L’assistenza agli ebrei a Firenze durante la Shoah

Francesca Cavarocchi*, Elena Mazzini* - Isrt

L'anteprima di un'importante ricerca in corso

Il cardinale Elia Dalla Costa ed il suo segretario Giacomo Meneghello nel primo dopoguerra (Arcidiocesi di Firenze)
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L’opera di soccorso e di protezione verso la popolazione ebraica presente a Firenze fra il settembre 1943 e l’estate del 1944 attuata dalla curia arcivescovile e dalle istituzioni cattoliche locali per impulso del cardinale Elia Dalla Costa è l’oggetto di una ricerca che ora vede i propri risultati illustrati in un volume edito dalla casa editrice Viella, La Chiesa fiorentina e il soccorso agli ebrei, 1943-1944.

Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo della Chiesa fiorentina e del suo vescovo, nella costruzione di una rete clandestina che nascose i perseguitati ebrei presso istituti religiosi disseminati in vari quartieri della città. Queste strutture risposero in vario modo alle direttive impartite dal vertice, rifiutando o accettando di accogliere nuclei familiari o singoli individui dentro le proprie mura.

Elia Dalla Costa affidò il compito di coordinare l’attività di soccorso ad alcuni suoi collaboratori, fra i quali il suo segretario Giacomo Meneghello e don Leto Casini, parroco di Varlungo, che ebbero fra l’altro il compito di distribuire sussidi agli ebrei nascosti. I risultati della ricerca hanno permesso di comprendere meglio i rapporti fra il vertice e la base dell’istituzione ecclesiastica e di conseguenza hanno evidenziato le diverse modalità di salvataggio attuate dalle singole strutture di religiosi e di religiose. L’analisi della realtà fiorentina è stata condotta senza perdere mai di vista le posizioni assunte tanto dall’episcopato nazionale quanto dalla Santa Sede, con lo scopo di sottolineare sia le affinità che le differenze intercorse fra la Chiesa fiorentina e altri contesti locali. Nel caso di Firenze un ruolo decisivo ebbe il coinvolgimento dello stesso vescovo nell’attivazione della rete dei soccorsi fin dall’autunno del 1943, che in altri casi mancò o non fu così tempestiva.

Un ulteriore nucleo tematico dell’indagine ha riguardato la Delegazione per l’assistenza degli emigranti ebrei, meglio conosciuta con il suo acronimo: Delasem. Questo organismo, nato nel 1939 in ambito ebraico, in principio era stato creato per aiutare gli ebrei profughi dall’Europa centro-orientale in fuga dalle persecuzioni naziste. All’indomani dell’8 settembre la Delasem entrò in clandestinità e si attivò per aiutare anche gli ebrei italiani a sfuggire alle deportazioni. Le mansioni della Delasem erano quelle di assicurare agli ebrei – italiani e stranieri – l’emigrazione attraverso la produzione di passaporti e documenti falsi, o di trovare luoghi di rifugio dove potersi nascondere e dunque salvarsi. Della Delasem fiorentina facevano parte, insieme ad altri, il rabbino Nathan Cassuto e Raffaele Cantoni, una delle figure più rappresentative del mondo ebraico italiano.

Raffaele-Cantoni

Raffaele Cantoni. Autorevole personalità dell’ebraismo italiano e membro attivo della Delasem fiorentina.

Nel libro di memorie scritto da uno dei principali protagonisti della Delasem romana, Settimio Sorani, il contesto fiorentino viene descritto come particolarmente unito nel prestare soccorso ai perseguitati tramite l’emigrazione ma anche attraverso la rete delle strutture di accoglienza, religiose e non, presenti nella città. Dopo l’arresto di quasi tutti i responsabili ebrei del comitato di soccorso fiorentino, avvenuto fra il 26 ed il 29 novembre 1943 a causa di un delatore, l’assistenza passò nelle mani della sola componente cattolica; continuarono a prestare la loro collaborazione la giovane Matilde Cassin ed Eugenio Artom, dirigente della Comunità e membro del Comitato toscano di liberazione nazionale.

L’indagine ha allargato i suoi confini temporali all’immediato secondo dopoguerra, allorché la Delasem continuò ad operare in favore dei sopravvissuti ai campi di concentramento assistendoli in termini sia morali sia materiali. Inoltre l’indagine sul periodo “post-Shoà” ha fatto emergere anche le diverse memorie che i protagonisti di quell’esperienza hanno elaborato intorno al biennio ’43-’45 e intorno alle differenti attività svolte in favore dei perseguitati.

Contestualmente a questo lavoro di scavo archivistico e di interpretazione storiografica basata su ciò che i documenti hanno mostrato, è stata avviata una ricerca sistematica sui singoli istituti religiosi che hanno lasciato un qualche tipo di traccia documentaria relativa alle loro attività di aiuto: si tratta di circa 40 fra conventi, convitti, istituti scolastici e parrocchie presenti nelle varie zone della città. Tali istituti sono stati individuati grazie alla lettura di una ricca memorialistica e grazie anche ai documenti custoditi presso gli archivi dell’Arcidiocesi e della Comunità ebraica di Firenze.

Questo lavoro ha portato a risultati di un certo rilievo poiché è stato possibile verificare i tempi e le modalità di accoglienza dei perseguitati, che spesso dovettero passare da un luogo di rifugio all’altro nel timore di razzie o perquisizioni da parte delle forze di polizia. E’ possibile avanzare una stima di circa 400 persone aiutate in vario modo, attraverso la fornitura di rifugi, la distribuzione di sussidi o l’organizzazione di viaggi verso la Svizzera o verso l’Italia meridionale. L’affresco che ne è emerso si è rivelato originale perché ha sottolineato aspetti inediti dell’organizzazione dei soccorsi e dati finora sconosciuti sui percorsi della sopravvivenza degli ebrei presenti in città e sull’operato dell’istituzione ecclesiastica locale.

Francesca Cavarocchi, dottore di ricerca in discipline storiche all’Università di Bologna, è collaboratrice dell’Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell’Età contemporanea. Ha svolto studi sulla propaganda fascista, sulla persecuzione antiebraica, sull’occupazione nazista della Toscana e sull’attività di soccorso della Chiesa a favore degli ebrei. Tra le sue pubblicazioni si ricordano il volume “Avanguardie dello spirito. Il fascismo e la propaganda culturale all’estero” (Carocci, 2010) e vari saggi contenuti in E. Collotti (a cura di), “Razza e fascismo. La persecuzione contro gli ebrei in Toscana. 1938-1943″ (Carocci, 1999) e Id. (a cura di) “Ebrei in Toscana tra occupazione tedesca e RSI. Persecuzione, depredazione, deportazione. 1943-1945″ (Carocci, 2007).

* Elena Mazzini, dottore di ricerca in storia contemporanea all’Università degli Studi di Firenze, è stata post-doctoral fellow al Deutsche Historische Institut di Roma. Nei suoi studi si è occupata di varie tematiche inerenti l’ebraismo, l’antisemitismo, la Shoah e la storia  della Chiesa. Tra le sue pubblicazioni si ricordano: “L’antiebraismo cattolico dopo la Shoah. Culture e tradizioni nell’Italia del secondo dopoguerra” (Viella, 2012); “Ostilità convergenti. Stampa diocesana, razzismo e antisemitismo nell’Italia fascista. 1937-1939″ (ESI, 2013); e (con G. Viann) “La Chiesa di Pio XI e le minoranze religiose” (Clueb 2013).

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