“Any battle and bombardment against the town is nonsense”.

Francesca Gori - ISREC Lucca

La liberazione di Lucca: l'attività dei partigiani della "Bonacchi" e degli americani del 370° Combat Team della 92ª Divisione "Buffalo"

Soldati del 370° Combat Team della 92ª Divisione "Buffalo" a Porta San Pietro (Fonte www.loschermo.it)
alleati porta san pietro (loschermo)
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Dopo la liberazione di Pisa le truppe americane procedono verso Lucca, attraverso la bassa valle del Serchio. Il 2 settembre infatti il 3° battaglione della 92° Divisione “Buffalo”, dopo aver superato l’Arno, nei pressi di Cascina, costeggia il versante occidentale del Monte Pisano e giunge, prima a Pappiana poi a Ripafratta, dove si scontra con le truppe tedesche.

Le retroguardie tedesche della 65° divisione e della 16° divisione SS arretrano nel settore costiero e nei dintorni meridionali di Lucca. Anche i distaccamenti e i presidi della 36° Brigata nera Mussolini, dopo essere stati fatti convergere su Lucca a partire dal 31 agosto, nelle prime ore del 2 settembre, lasciano la città e si trasferiscono a Bagni di Lucca. Nonostante il ripiegamento nazista e fascista repubblicano però, proprio in questi giorni concitati, si consuma nel territorio lucchese un grave rastrellamento, quello dei monaci della Certosa di Farneta. Nella notte tra il 1 e il 2 settembre infatti un gruppo di soldati della 16° Divisione SS irrompe nel convento, dove, da diversi mesi, i monaci, con il sostegno dell’arcivescovo di Lucca Antonio Torrini, offrono assistenza e ospitalità a ebrei, partigiani e perseguitati politici. La guerra messa in atto dai nazisti, non si rivolge dunque solo ai civili e agli oppositori politici, ma anche al clero. Il rastrellamento conferma i sospetti tedeschi, e dunque sia i civili accolti nella Cerosa, sia i monaci, vengono catturati e trasferiti a Nocchi, dove vengono sottoposti a torture e sevizie. Il primo massacro dei rastrellati a Farneta si consuma il 4 settembre, a Pioppeti, dove vengono fucilati 21 civili. Il 6 settembre invece due certosini, mentre vengono trasferiti al carcere di Massa, per avere lamentato di non riuscire a proseguire nel percorso, vengono freddati. Infine il 10 settembre vengono uccise a colpi di arma da fuoco 37 persone, tra cui 10 certosini e 7 civili rastrellati a Farneta.

Nonostante la presenza tedesca si faccia ancora sentire attraverso la politica del terrore, l’impossibilità di una seria difesa di Lucca e il ripiegamento verso le prime alture della città e la Linea Verde, allontanano lo spettro di consistenti combattimenti intorno al capoluogo. Gli alleati continuano ad avvicinarsi e, conquistato il Monte Pisano, si appostano intorno a Vorno, poco distante dalla linea difensiva tedesca sull’Ozzeri, a pochi chilometri a sud di Lucca, e dispongono per il cannoneggiamento della città.

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Il ponte a Monte S. Quirico approntato dagli alleati (Fonte Archivio ISREC Lucca)

La sera del 3 settembre i partigiani della formazione “Bonacchi” approntano dunque un piano d’azione: circa duecento uomini sono mobilitati e, mentre alcuni sono impegnati a piegare gli ultimi baluardi nazisti, anche nel centro storico, altri stabiliscono un contatto con i reparti alleati. Il commissario del Cln Vannuccio Vanni e il comandante della brigata Mario Bonacchi decidono di inviare una squadra di uomini con un messaggio che invita a non bombardare la città. All’alba del 4 settembre i partigiani avviano uno scontro a fuoco con i nazisti, asseragliati sull’Ozzeri, e presso il ponte di Frati, riescono a piegare l’ultimo baluardo tedesco e a passare. Raggiunto il comando alleato, consegnano il messaggio di Vanni al colonnello J.R. Schermann, che decide di inviare un gruppo di soldati alleati in esplorazione l’indomani mattina presto, assieme ad alcuni partigiani, per verificare la situazione in città.

La Relazione sull’attività svolta dalle squadre d’azione patriottica appartenenti alla formazione “M. Bonacchi” riporta che “le squadre che avevano operato sull’Ozzeri, inquadrate e con bandiera in testa, alle 8 del 5 settembre entrarono per Porta S. Pietro e, tra le acclamazioni della folla, si portarono al Palazzo del Governo, già occupato e presidiato dalle squadre rimaste in città”. Appurata quindi la veridicità del messaggio di Vanni, le truppe americane possono avanzare liberamente e alle 11.45 del 5 settembre, la prima pattuglia americana del 370° Combat team, al comando del capitando C.F. Gandy, entra in città da Porta S. Pietro. I tedeschi si ritirano definitivamente verso la Garfagnana, spinti anche dalle truppe alleate e partigiane che utilizzano un ponte provvisorio sul Serchio a Monte San Quirico.

In città il Cln tiene la sua prima assemblea libera, alla presenza di Renato Bitossi e Giuseppe De Gennaro per il Pci, Aldo Muston per il Pda, Ferdinando Martini per la Dc, Frediano Francesconi e Giulio Mandoli per il Pri, e Enea Melosi per il Pli e in quell’occasione il socialista Gino Baldassari viene nominato sindaco di Lucca. Inizia così una nuova fase della storia della città: quella della pacificazione e della ricostruzione.

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