Svoltasi a Firenze la VI Conferenza Nazionale Istituti e politica culturale organizzati dall’AICI, Associazioni Istituzioni Cultura Italiane

Chiara Nencioni - insegnante

9 novembre 2019 - Firenze
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A Firenze, dal 7 al 9 novembre si è tenuta la VI Conferenza Nazionale Istituti e politica culturale organizzati dall’AICI, Associazioni Istituzioni Cultura Italiane.

Sotto lo slogan “Italia è cultura” , presieduta da Valdo Spini, l’AICI raccoglie 115 fra fondazioni, istituti e associazioni.

L’Italia è cultura e la cultura è identità, non deve essere qualcosa da contemplare ma risorsa dinamica. La cultura non si salva, si fa. E allora Firenze non deve diventare una Disneyland del Rinascimento e l’Italia una cartolina” dice Nardella portando i saluti in apertura di conferenza.

Valdo Spini, citando Edgar Morin, definisce la cultura come “l’insieme di abitudini costumi pratiche, sapere, regole, valori che si ripetono di generazione in generazione”. E aggiunge “la cultura si mangia ed è anche un buon sapore” in opposizione a chi sosteneva il contrario tagliando i finanziamenti alla cultura. Poi ricorda l’importanza per le istituzioni culturali di “fare rete” e di sviluppare il confronto europeo, consapevoli della coscienza di una cultura comune delle Nazioni e dei popoli europei. Ed è a questo fine che ha invitato a questa conferenza l’ex presidente della Repubblica Francese, Francois Hollande, il quale riconosce che “l’Unione Europea non ha mai iscritto la cultura nelle sue priorità   … riservando ad essa una fetta irrisoria del budget europeo…. Certo, nei trattati che costituiscono l’Unione Europea vengono ricordati le radici la storia e valori comuni di cui la cultura è parte … Ma nei suoi 60 anni di vita l’Unione Europea non ha avviato nessun grande cantiere culturale su vasta scala”. “Di fronte al rischio della disgregazione europea la cultura può fungere da cemento. Se i populisti ce l’hanno così tanto con l’Europa è perché la democrazia non gli piace! Ecco perché l’Europa ha così tanto bisogno della cultura e dei professionisti che la creano”.

Sul problema degli investimenti per la cultura interviene anche il ministro Franceschini, il quale afferma che “investire in cultura è un investimento in ciò di cui c’è più bisogno oggi: la conoscenza. Infatti i populisti cavalcano paure reali; la cultura può trovare lo strumento per scardinare dalle paure: la conoscenza”.

Nel pomeriggio si sono susseguiti vari workshop: le professioni della cultura; patrimonio culturale tangibile; patrimonio culturale intangibile; patrimonio culturale naturale; patrimonio culturale digitale.

In questa ultima sezione interviene, fra gli altri, Paolo Pezzino, presidente dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri, rete degli istituti per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea. Presenta il metaportale Guerra in Italia 1943-1945, realizzato dall’Istituto Parri e dall’istituto storico germanico di Roma, finanziato dalla Repubblica federale di Germania. Il metaportale fa dialogare 4 banche dati: 1) atlante delle stragi nazifasciste in Italia 2) stampa clandestina 1943-1945 3) presenza militare tedesca in Italia 4) stampa clandestina della RSI. Pezzino parla anche delle polemiche sorte sulla questione del risarcimento delle vittime di stragi, che la Germania, sulla base della sentenza del tribunale dell’Aia, ha negato, creando il fondo Italo tedesco per il futuro per finanziare progetti e luoghi della memoria relativi ai crimini commessi in Italia durante l’occupazione.

Il giorno dopo la conferenza si conclude con una sessione di grande attualità dedicata a una politica culturale nel quadrante mediterranei, riflettendo sia sul ruolo che può avere l’Italia sia sullo scottante tema della cultura, religione e diritti civili,  con la partecipazione alla tavola rotonda, fra gli altri, dell’ambasciatore tunisino in Italia.

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