Presentato da Isrec Lucca il libro di Marco Rovelli Siamo noi a far ricca la terra: Romanzo di Claudio Lolli e dei suoi mondi.

Chiara Nencioni - Isrec Lucca

13 novembre 2021 - Lucca
image_pdfimage_print

Venerdì 12 novembre, presso la Casa del Popolo di Verciano (Lucca) si è tenuta la presentazione del libro di Marco Rovelli Siamo noi a far ricca la terra: Romanzo di Claudio Lolli e dei suoi mondi, organizzata dall’ISREC di Lucca in collaborazione con la Società popolare di mutuo soccorso “Giuseppe Garibaldi” e ANPI.

Il libro è un lavoro di acribia storica, un romanzo scritto  però attraverso i diari, le interviste a parenti e amici, incontro con la fidanzata di un tempo e con la moglie e i due figli, con gli ex studenti.

Ma perché presentare un libro di Claudio Lolli da parte dell’ISREC?

Perché Lolli ha cantato la storia dell’Italia dagli anni ’70 al primo decennio di questo secolo, sia la storia sociale, sia quella politica.

Già nel suo primo disco, Aspettando Godot del 1972, Lolli si fa portavoce della protesta giovanile più radicale e incupita. Il suo stile divenne immediatamente riconoscibile, simbolo dell’insoddisfazione più profonda e letteraria della canzone politica post ’68.

La storia sociale si fa strada nei suoi testi ad esempio attraverso la critica alla piccolo-borghesia, classe sociale di appartenenza presto rinnegata, proprio all’inizio del periodo delle grandi manifestazioni antiborghesi di piazza

Vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia
Non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia

Questa canzone rappresenta Edipo che lotta contro la parola del padre. Edipo è la generazione del ’68”, dice Marco Rovelli che, essendo cantautore oltre che scrittore, intona anche questa canzone accompagnandosi con la chitarra. Rovelli canta poi anche La giacca, canzone che nel suo ultimo album ha inciso proprio con il cantautore bolognese.

Lolli denuncia il disagio delle periferie in Hai mai visto una città, o la piaga dei suicidi dei soldati nelle caserme in Morire di leva.

Molto presente nelle canzoni del cantautore bolognese è l’impegno politico: Lolli era comunista.

Nel suo secondo album, uscito l’anno dopo, nel ’73, Canzoni di morte, canzoni di vita, ad esempio celebra Gramsci in Quello lì (compagno Gramsci), che racconta le vicende del giovane Antonio, ancora studente a Torino, viste con gli occhi di un suo vicino di casa.

Ne è un esempio paradigmatico il famosissimo album, uscito nel settembre 1977, Disoccupate le strade dai sogni, strettamente legato all’attualità, in particolar modo ai fatti di Bologna dell’11 marzo 1977 e all’uccisione dello studente Francesco Lorusso.

Forte è il suo messaggio politico relativo ai fatti del 1968 e del 1977 in particolare, e le tensioni sanguinose fra i militanti della sinistra, della destra extraparlamentare e lo Stato durante tutti gli anni ’70, chiamati appunto anni di piombo, con canzoni come Agosto da Ho visto anche degli zingari felici del 1976, in cui si ricordano i fatti dell’Italicus, avvenuti il 4 agosto 1974 e Piazza, bella piazza, ovviamente Piazza Maggiore a Bologna, dove “siamo stanchi di ritrovarci / solamente a dei funerali”. Infatti lì si è celebrato il funerale, il 9 agosto 1974, dei 12. morti dell’Italicus. E ricordiamo che in quella stessa piazza si sono tenuti anche i funerali, nell’agosto 1980, degli 85 morti della strage della stazione di Bologna.

E non dimentichiamo l’arrangiamento di La ballata del Pinelli, la canzone che venne improvvisata la sera del 21 dicembre 1969, ossia il giorno dopo i funerali dell’anarchico Giuseppe.

Nel canzoniere di Lolli si possono ritrovare anche riferimenti a fatti di politica estera come nella canzone Primo maggio di festa, contenuta in Ho visto anche degli zingari felici, nella quale celebra la fine della guerra nel Vietnam e l’ingresso delle truppe nordvietnamite vittoriose a Saigon il 30 aprile 1975.

Nella seconda metà degli anni ’70 Lolli coltiva il grande sogno, la grande utopia rivoluzionaria di un nuovo ordine sociale, di una vita fatta per i bisogni e la felicità della gente. Utopia con realismo e un senso di inadeguatezza.

L’impegno di Lolli, che contemporaneamente porta avanti anche la sua attività di scrittore, sia di prosa che di poesia e di docente (ha insegnato fino alla pensione al Liceo scientifico di Casalecchio di Reno) continua fino a 4 anni fa. Ci piace ricordare che il 25 settembre 2010 suona al Forum Sociale Antimafia del Nord, dopo la manifestazione per ricordare Peppino Impastato, che il 19 luglio 2012 si esibisce a Brolo, e poco dopo ad Acitrezza, in un grande raduno per ricordare Paolo Borsellino, assieme a numerosi volti dello spettacolo e della canzone italiana.

Un anno dopo il suo ultimo album Il grande freddo, che vince la Targa Tenco nella categoria “Miglior disco dell’anno in assoluto”, muore di cancro a 68 anni.

Lolli è dunque l’intellettuale che ha raccontato e cantato 40 anni di storia italiana, che, per dirla con le parole di Marco Rovelli “intramava nella stessa piega l’interiore e l’esteriore, il personale e il pubblico, cantando se stesso e il mondo”.

  • (will not be published)
  • Chi sei?

  • Titolo del tuo contributo*


  • Iscriviti alla newsletter di ToscanaNovecento
  • Puoi usare codice html: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>