Palazzo Pitti

Daniela Quadrelli - Stagista ISRT

I luoghi della guerra e dell'occupazione

imagesOQXNUBXU
image_pdfimage_print

Alle ore 15 del 29 luglio del 1944 la popolazione che abitava sulle rive del fiume Arno abbandonarono le proprie case a seguito di un ordine di evacuazione del comando tedesco.

Gli Alleati stavano arrivando da sud per liberare la città. Il manifesto affisso pubblicamente dai tedeschi riportava la seguente e falsa motivazione: «al fine di prevenire eventuali attentati ai ponti sull’Arno». Un folla di donne, bambini, giovani e anziani furono strappati dalle proprie case e si trovarono in strada pieni di paura, carichi di bagagli e affetti personali. Il comune offrì, oltre ad una serie di locali pubblici che disponeva (scuole, caserme, circoli), anche il magnifico Palazzo Pitti, reggia medicea che accolse una parte dei 50.000 sfollati.

Le sale, gli scaloni ed ogni angolo disponibile fu riempito dagli sfollati. Le condizioni igieniche erano precarie, piatti, pentole e letti di fortuna adagiati ovunque, carretti attraversavano il palazzo trasportando viveri e indumenti: la reggia era diventata un accampamento.

  • (will not be published)
  • Chi sei?

  • Titolo del tuo contributo*


  • Iscriviti alla newsletter di ToscanaNovecento
  • Puoi usare codice html: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>