Palazzi e Ville occupati dai nazisti

Daniela Quadrelli - Stagista ISRT

I luoghi della guerra e dell'occupazione.

Villa Palmieri
villa Palmieri
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1.Villa Torrigiani

Indirizzo: tra via dei Serragli, via del Campuccio e viale Petrarca

Fino all‘8 settembre 1943, il giorno dell’armistizio, presso la Villa Torrigiani vi aveva la propria sede il comando della Quinta armata del Regio esercito italiano, guidato dal generale nobile Mario Caracciolo di Feroleto.

Dopo la fuga del generale e lo sgombero dei locali si insediarono in villa i tedeschi, i quali impiantarono il comando della gendarmeria militare (Feld-Gendarmerie).

Presto per intimare la loro fuoriuscita fecero irruzione i gappisti: l’11 febbraio 1944 lanciando sette bombe nell’edificio e il primo aprile facendo esplodere un ordigno ad una finestra alle ore 20.

Il 4 agosto 1944 in villa subentrò il comando alleato e nei dintorni si insediarono le brigate partigiane. Sempre presso la villa il 6 agosto si concluse la trattativa tra Potente e gli ufficiali alleati sul piano per il rastrellamento di alcune zone dell’Oltrarno. Gli Alleati dovettero ritirare l’intenzione di disarmare e smobilitare i partigiani.

2. Palazzo Comiliter

Il 12 settembre 1943 i tedeschi collocano il Comando Militare Territoriale nel palazzo di piazza San Marco, occupando il Comando del Corpo d’Armata e affidando la direzione al colonnello von Kunowski. Il colonnello si apprestò ad affiggere in città un manifesto in cui incitava i cittadini a consegnare le armi con la minaccia di morte.

Il comando prima dell’arrivo dei tedeschi era retto dal generale Chiappi Armellini il quale si era rifiutato di armare il popolo contro l’invasione tedesca, ma aveva inviato il generale Giorgio Morigi a contrastare l’avanzata dei tedeschi sul Passo del Brennero. Ben presto però i tedeschi riuscirono a percorrere le strada per Firenze e ad entrare in città.

L’ultimo colonnello tedesco insidiatosi nel palazzo di San Marco fu Adolf Fuchs, il 23 luglio 1944, il quale si occupò della ritirata dell’esercito tedesco della IV Divisione dei Paracadutisti.

3. Villa la Cisterna

Indirizzo: via Santa Marta 31

Villa la Cisterna, residenza dei Savoia, divenne dopo l’armistizio luogo incontaminato fino a luglio 1944 quando vi si insediò la IV Divisione dei Paracadutisti tedeschi. Durante la ritirata il 9 agosto 1944 prese il loro posto il comando del colonnello tedesco Fuchs che nella villa convocò per l’ultima volta i notabili della città.

Il 25 agosto 1944 una pattuglia di partigiani della brigata V e canadesi tentò di cacciare i tedeschi dalla villa, ma l’obbiettivo venne raggiunto solo tre giorni dopo.

Nel giardino della villa venne trovato il corpo della staffetta e crocerossina di 25 anni, Tina Lorenzoni, uccisa pochi giorni prima (il 21 agosto) dopo aver tentato la fuga dalla villa nella quale era stata arrestata. Nel tentativo di salvare la figlia morì il padre, Giovanni Lorenzoni, in via Bolognese colpito da una granata.

Tina durante l’occupazione tedesca aveva partecipato alla lotta per la liberazione, impegnandosi nella difesa degli Israeliti e si era assunto il compito rischioso di infiltrarsi nelle forse nemiche per scoprirne le postazioni. Ha ricevuto la medaglia d’oro alla memoria.

4. Villa Palmieri

Indirizzo: via Giovanni Boccaccio

La villa situata sulle pendici di San Domenico fu luogo di rifugio per molte famiglie che abitavano nelle vicinanze fino a quando non si insediarono i tedeschi, con il comando che coordinava la difesa nei rioni delle Cure e di San Gervasio.

Nei pressi della villa ebbero luogo molte fucilazioni tra cui il portiere Giuseppe Corsi e la nipote Evelinda Agostini. Venne ucciso anche il capo della famiglia Andrei, che teneva il diritto di coltivazione nell‘area circostante la villa, uno sconosciuto che l‘11 agosto tentò di oltrepassare Ponte al Pino ed un giovane patriota.

 

5. Hotel Excelsior

Indirizzo: piazza Ognissanti n°3

L’Hotel Excelsior, di proprietà dello svizzero Gerhard Kraft, divenne la residenza di alti ufficiali del comando tedesco e luogo di festini e impudicizie. Vi soggiornò per un periodo anche il segretario del Partito Fascista Republicano (PFR), Alessandro Pavolini, durante l’organizzazione dei franchi-tiratori a Firenze.

Il 15 gennaio 1944 esplosero due bombe poste sulle finestre dell’Hotel. Queste facevano parte di una serie di ordigni collocati dai gappisti in sedi nazifasciste dislocate in città.

La sera del 31 luglio 1944 l’Hotel venne sgomberato da un ordinanza fascista, come tutti i locali vicini alla riva del fiume. Negli ultimi giorni che precedono la liberazione dell’Oltrarno, i fascisti fecero esplodere diversi palazzi, abitazioni e quattro ponti. Il 3 agosto l’Hotel venne salvato dall’esplosione di alcuni ordigni collocati nella vicina pescaia di Santa Rosa. L‘8 agosto i partigiani della brigata Sinigaglia e Lanciotto attraversarono l’Arno e liberarono l’Hotel Excelsior e il resto della città dalle occupazioni tedesche.

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