Grazie a Archivi della Resistenza, a Castelnuovo Magra la mostra “La strada, la lotta, l’amore” dedicata a Letizia Battaglia, Tano D’Amico e Uliano Lucas

Chiara Nencioni - insegnante

22 settembre 2019 - Massa Carrara
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Gli archivi della Resistenza ripartono con le attività autunnali con un’ importante iniziativa: la mostra a Castelnuovo Magra intitolata “La strada, la lotta, l’amore” dedicata a Letizia Battaglia, Tano D’Amico e Uliano Lucas che, nei sei ripidi piani della Torre che contiene la mostra, espongono una sessantina di scatti. I tre sono tra i principali fotografi italiani viventi, riconosciuti a livello internazionale, i quali, con la loro opera, raccontano anche un pezzo di storia italiana (e non solo): dalla stagione della contestazione studentesca, agli scioperi degli anni ’70, ai morti di mafia a Palermo, fino ai nostri giorni -migranti di ieri e di oggi- in una sorta di autobiografia della nazione, composta da chi sa guardare alla società italiana con occhi aperti, con curiosità antropologica, senza negare le contraddizioni ma sapendo anche cogliere l’umanità latente. Sabato 21 settembre alle ore 17.30 in Piazza Querciola a Castelnuovo Magra Letizia Battaglia, 84 anni straordinariamente portati, capelli a caschetto biondi, sigaretta (anzi sigarette, perché praticamente non smette mai di fumare) e caffè, incontra generosamente il pubblico, autografa i cataloghi (e la sua firma, enorme, che denota la sua preponderante personalità, è essa stessa un’opera d’arte), e parla a ruota libera.

Alla prima domanda sulla sua carriera, tranchant, risponde “Non ho fatto carriera, ma lavoro”. “Sono diventata me stessa a 37 anni con una macchina fotografica in mano. Allora ho potuto esprimermi, e sono diventata migliore, più ricca dentro”.

Poi la giornalista, non senza difficoltà, vita sui temi preferiti dalla fotografa e Letizia parte dalle bambine. “Ricerco bambine, perché nella mia infanzia a Trieste correvo nelle strade, libera; arrivata a Palermo, le condizioni erano culturalmente diverse e mi sono ritrovata reclusa. Ricerco le bambine per ritrovare i sogni di quella bambina di 10 anni che ero io, che voleva essere libera ma che venne rinchiusa in casa perché importunata a Palermo”.

Poi Letizia accenna al suo matrimonio a 16 anni, al fare la donna che tutti nel meridione si aspettavano che lei dovesse essere. Fino al coraggio di andare in analisi a cercare se stessa. E a trovarsi così con una macchina fotografica in Lombardia. Dopo un periodo a Milano, richiamata per lavoro a Palermo, si trova a fare la reporter per il giornale “L’ora” a fotografate per 19 anni la guerra mafia, con paura ma a testa alta, “costi quel che costi”.

Occuparsi di mafia a porta a interessarsi alla politica. Così racconta la sua esperienza come assessore nella Rete di Leoluca Orlando “questo è stato il periodo più bello della mia vita; là dove c’era stato lo scempio edilizio ho piantato i fiori, ho pulito dove c’era la spazzatura…Poi sono diventata deputato, e questo è stato il periodo peggiore della mia vita, perché tutto era stato già deciso, eravamo solo due donne, inutili e ci annoiavamo”.

Data la concomitanza di questo incontro con l’uscita nelle sale cinematografiche del film di Franco Maresco, premiato a Venezia, “La mafia non è più quella di una volta” il discorso scivola su di esso. Film sarcastico, feroce. “La mafia è veramente la cambiata: adesso profuma, parla inglese, fa studiare i figli in Svizzera, si dedica alla politica e muove capitali, mi chiedo come farei ora a fotografarla…

E quindi adesso di cosa si occupa? “Il progetto a cui sto lavorando ora è “Palermo nuda”: fotografo donne di ogni età nude, non sexy, non giovani, non belle. È una piccola lotta anche questa”.

In conclusione di incontro afferma “Vorrei donare il mio archivio, vorrei che restasse in Italia, anche se credo che il governo italiano non voglia acquisirlo, perché le mie foto raccontano lo schifio politico di questo paese, comprese 7 foto che ritraggono Andreotti con i mafiosi e che sono state utilizzate come prova al processo finito poi in prescrizione non in assoluzione!”.“e dopo che avrò donato l’archivio, mi comprerò una casetta vicina alla spiaggia e andrò al mare”.

Che cos’è una fotografia? In sé è solo un pezzo di carta sporco di inchiostro, ma se vampirizza un po’ di quella vita che imprime, allora diventa immagine, scrive nella prefazione al catalogo l’amico e collega Tano D’amico.

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