Che cosa significa raccontare il passato nello spazio pubblico? Quali linguaggi utilizziamo per trasformare la ricerca storica in conoscenza condivisa? E in che modo il pubblico partecipa alla costruzione delle interpretazioni storiche? Da queste domande prendono forma la seconda edizione del Farestoria Festival e la sesta edizione del Docufilm Festival organizzati dall’Istituto Storico della Resistenza e dell’età contemporanea in provincia di Pistoia (ISRPT) nei mesi di giugno e luglio 2026.
La scelta di organizzare una serie di rassegne di Public History a Pistoia non è casuale. La città è da anni attraversata da una ricca offerta di festival, incontri e iniziative culturali che hanno contribuito a trasformare lo spazio urbano in un luogo di ricaduta del sapere, al di fuori delle sedi accademiche o istituzionali. Nel panorama dei festival culturali contemporanei, tuttavia, questa funzione tende spesso ad assumere una forma che affida la legittimazione degli eventi alla presenza di figure di alto profilo pubblico, costruendo un’esperienza che valorizza la qualità dei contenuti ma la veicola attraverso una logica in parte spettacolare, in cui il pubblico è chiamato ad assistere più che a partecipare.
In questo contesto, il Farestoria e il Docufilm Festival si propongono con l’intenzione di interrogarsi su come la conoscenza storica viene prodotta e condivisa. Il modello adottato non rinuncia né alla qualità né alla presenza di interlocutori autorevoli, ma privilegia al contempo la costruzione di uno spazio in cui quella competenza diventa materia di discussione collettiva, piuttosto che oggetto di fruizione. Se la divulgazione tende infatti spesso a muoversi in una direzione univoca (dall’“esperto” al fruitore), il modello di Public History proposto dall’ISRPT intende ribaltare questa logica, interrogandosi su quali forme di conoscenza possano nascere dall’incontro e dal confronto fra saperi diversi.
È da questa convinzione che nasce il concept scelto per questa edizione, “Narrazioni”: un invito a interrogare i processi che stanno alla base di ogni racconto storico, a rendere visibili le scelte di linguaggio e di formato che trasformano la ricerca in narrazione condivisa. La narrazione è infatti una delle dimensioni privilegiate attraverso cui la conoscenza prende forma e acquisisce rilevanza sociale e politica nel corso dei secoli. Lungi dal ridurre la storia ad un racconto arbitrario o tantomeno mettere in dubbio il rigore della ricerca, parlare di “narrazioni” significa riconoscere che ogni forma di conoscenza storica passa attraverso scelte (di fonti, di significati, di forme di restituzione) e rendere visibili quelle scelte è essa stessa una pratica scientifica.
Quella del formato non è poi una questione secondaria rispetto ai contenuti. Un festival di Public History può infatti configurarsi come uno spazio in cui ricerca, comunicazione e partecipazione si incontrano secondo modalità che altri contesti più rigidi difficilmente consentono. A partire da questo presupposto, il Farestoria e il Docufilm Festival provano a mettere in pratica questa idea attraverso una programmazione volutamente eterogenea – tavole rotonde con ricercatrici e ricercatori, insegnanti, artiste e artisti; letture teatrali; giochi da tavolo; proiezioni – nella convinzione che la pluralità dei linguaggi non sia un elemento accessorio, ma costituisca essa stessa una presa di posizione sul modo in cui la conoscenza storica può essere prodotta e condivisa nello spazio pubblico.
La centralità del tema delle narrazioni emerge in forme differenti all’interno dell’intero programma. Gli incontri di avvicinamento al Farestoria Festival dedicati al volume di Francesco Casales L’invasione immaginata (24 giugno) e al tema della memoria delle stragi nazifasciste (2 luglio) affrontano due questioni fondamentali per la storiografia contemporanea: il rapporto tra produzione culturale e immaginari del passato e del futuro, e quello tra memoria, testimonianza e interpretazione del passato.
Dal 6 al 9 luglio il Polo culturale Puccini-Gatteschi ospiterà poi il cuore della manifestazione. Ad inaugurare la rassegna sarà l’evento Cosa resta. Festival, archivi e storia audiovisiva: una riflessione collettiva sulla costruzione di archivi del tempo presente a partire dalle fonti audiovisive. A seguire si terrà la prima delle tre proiezioni del Docufilm Festival con I diari di mio padre di Ado Hasanović, il quale partendo dalle riprese amatoriali e dai diari del padre, testimone della vita quotidiana a Srebrenica durante la guerra, ricostruisce dall’interno la storia di un genocidio. L’unione, nella giornata del 6 luglio, delle due esperienze del Farestoria e del Docufilm consentirà di riflettere a tutto tondo sul documentario non soltanto come prodotto culturale, ma come dispositivo di costruzione della memoria e della narrazione del passato.
Lo stesso approccio caratterizza la tavola rotonda dedicata al rapporto tra storia e fumetto (7 luglio). Negli ultimi anni la graphic novel storica si è infatti affermata come un importante e diffuso strumento di diffusione della conoscenza storica presso pubblici ampi e diversificati. Discuterne significa interrogarsi sulle opportunità e sui limiti di un linguaggio che traduce la ricerca in immagini, sequenze narrative e forme di immedesimazione emotiva. Una riflessione analoga attraversa l’incontro dedicato alla didattica della storia (8 luglio), in cui il problema della narrazione si declina nella sua forma più concreta legata alla trasmissione e al coinvolgimento di studentesse e studenti. Il 9 luglio si terrà poi un incontro dedicato ad una riflessione di lungo periodo sulle culture della protesta e sulle forme della partecipazione politica dal basso.
Anche gli appuntamenti serali contribuiscono a sviluppare il tema del festival. Il reading musicale Provate a riparare il mondo dedicato alla storia dell’ecologismo contemporaneo e accompagnato da una discussione a partire dalla figura di Alexander Langer (7 luglio), mostra come la combinazione tra parola, musica ed esperienza performativa possa diventare uno strumento di riflessione. L’incontro sugli usi politici dell’opera di Tolkien insieme a Wu Ming 4 (8 luglio) affronta invece un altro aspetto cruciale della Public History: la circolazione pubblica delle narrazioni e la loro continua reinterpretazione, anche strumentale, in contesti politici e culturali differenti. Particolarmente significativa appare inoltre la scelta di dedicare una serata conclusiva ai giochi da tavolo di storia contemporanea. Negli ultimi anni il gioco è diventato un terreno sempre più frequentato da studiose e studiosi, poiché consente di sperimentare forme di apprendimento basate sulla partecipazione diretta e sulla simulazione. Anche in questo caso la questione centrale riguarda il rapporto tra esperienza e costruzione del racconto storico.
Il Pistoia Docufilm Festival si protrarrà poi con altri due appuntamenti serali. Il 13 luglio è prevista la proiezione di La Dea di Pietra di Michelangelo Ricci, documentario fondato su decine di testimonianze orali e dedicato alla memoria della strage di Vinca, lungo la Linea Gotica. Il 20 luglio chiuderà il ciclo Paura Non Abbiamo di Andrea Bacci, che ricostruisce le lotte per i diritti delle donne lavoratrici nell’Italia degli anni Cinquanta a partire dall’arresto di quattro operaie bolognesi.
Il Farestoria Festival fa parte della programmazione di Pistoia Capitale italiana del libro 2026 ed è realizzato con il contributo del Ministero della Cultura – Direzione generale Biblioteche e Istituti culturali, di Fondazione Caript, dell’Associazione italiana di Public History e di Unicoop Sezione soci Pistoia. Tutti gli eventi sono a ingresso gratuito. Il programma completo è disponibile sui canali dell’ISRPT.
Brenda Fedi ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Scienze Politiche presso l’Università di Pisa nel 2026. I suoi interessi di ricerca si collocano all’incrocio tra storia della musica, storia del lavoro creativo e storia dei movimenti sociali nel secondo Novecento. È vicepresidente dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’età contemporanea di Pistoia, dove coordina il gruppo “Paura Non Abbiamo” per la promozione della storia pubblica di genere.





