Valchiria Gattavecchi: un’educatrice nell’Italia repubblicana

Dolci sorelle, siate benedette: nelle prove che avete dato avete superato gli uomini, perché, fino all’ultimo, il vostro eroismo non è stato disgiunto dalla carità.
(parole di Piero Calamandrei negli appunti di Valchiria Gattavecchi)1

Le parole riportate da Valchiria Gattavecchi, citando Piero Calamandrei sul tema delle donne nella Resistenza, nei suoi appunti manoscritti sembrano identificare un filo rosso che ha contraddistinto la sua intera vita. Gli elementi chiave sono la Resistenza, l’impegno per far sì che alle donne venisse riconosciuto il ruolo svolto nella stessa e l’assistenza, soprattutto dei più giovani, fin dalla necessità di ricostruzione che si presenta al momento della Liberazione di una città distrutta dai bombardamenti.

Valchiria Gattavecchi

Nata ad Asciano nel 1921, in provincia di Siena, Valchiria e la sua famiglia si trasferiscono dapprima a Venezia per poi stabilirsi nel 1930 a Livorno.

Gattavecchi cresce in un ambiente familiare in cui il volto del regime fascista era sempre emerso, certamente anche perché la sua stessa famiglia ne era stata toccata. I fratelli della madre vengono licenziati dalla ferrovia perché comunisti e il padre retrocesso da macchinista a fuochista perché aveva svolto attività sindacale. Il nonno poi, presidente della società operaia del suo paese, anche quando gravemente malato di tubercolosi e costretto a letto, subisce poco prima di morire una perquisizione dai fascisti, come ricorda Valchiria nei suoi appunti.

In tale contesto, in cui il libro di testo a scuola era Il balilla Vittorio e in cui la maestra osannava la fine degli scioperi in Italia e la Festa dei lavoratori in concomitanza con quella del Natale di Roma, Valchiria ricorda la nostalgia del padre nel rievocare il primo maggio, la Festa dei Lavoratori e l’inno, sull’aria del Nabucco, rimasto impresso nella sua memoria: «Vieni o maggio ti aspettan le genti, ti salutano i liberi cuori dolce Pasqua dei lavoratori, vieni e splendi alla luce del sole».

Dopo il bombardamento del 28 maggio del 1943 e quando ormai «la vita nelle città si fa improponibile»2, Valchiria sfolla insieme alla madre ad Asciano, mentre il padre rimane a Livorno per lavoro.

Nelle sue note ricorda di come presero parte, lei e le donne della sua famiglia, alla Resistenza:

[…] In uno di questi giorni subito dopo l’8 settembre venne in casa nostra la cugina di mio padre che ci disse: Mario (cioè suo figlio) è andato coi ribelli[,] poi rivolgendosi a me[:] e ti manda questi: erano 2 volantini di Giustizia e Libertà di propaganda antifascista che invitavano i giovani a non presentarsi alla chiamata militare. […]

Così iniziò la mia collaborazione alla resistenza ma si può dire non solo la mia ma di tutte le donne della mia famiglia essendo rimaste solo mia madre e mia zia.3

Appunti manoscritti di Valchiria Gattavecchi

Nonostante non farà mai domanda per il riconoscimento di Patriota dopo la Liberazione4 infatti, il suo contributo fu prezioso, e allo stesso tempo caratterizzato dalla consapevolezza dei rischi in cui incorreva. Oltre al reperimento dei vettovagliamenti e dei medicinali, fu determinante il fatto che la sua famiglia aveva tenuto con sé una radio, grazie alla quale Valchiria trascriveva le notizie di Radio Londra da far avere ai partigiani: «La radio, lo sapevi, non si poteva avere e noi ce l’avevamo a rischio di esser fucilati come minimo»5.

Questa consapevolezza e questo impegno si riscontrano nella riflessione di Gattavecchi in merito alla partecipazione delle donne alla lotta antifascista. In un’intervista rilasciata a Tiziana Noce, Valchiria Gattavecchi dice che «[…] le donne sono sempre state sottovalutate. In quell’epoca non ci si faceva caso, in quell’epoca c’era proprio la parità, senza le pari opportunità, nell’epoca della Resistenza eravamo piombati nella parità uomo donna. Perché? Perché i rischi erano uguali. […] il riconoscimento ufficiale non c’è stato, per gli uomini c’è stato, per noi non c’è stato»6.

È proprio nell’ambito di un contesto in cui sono protagoniste le donne, quello dell’UDI, che Valchiria si adopera fin da subito per l’assistenza di bambini e ragazzi che erano sopravvissuti ai bombardamenti.

Quello della ricostruzione è un impegno immediato e percepito come urgente, ma allo stesso tempo normale e spontaneo; come racconta a Tiziana Noce: «è stato normale ricostruire, era stato tutto buttato giù, demolito, dovevamo ricostruire e non ci sembrava giusto restare al di fuori di questa ricostruzione. Le associazioni sono rinate, i partiti sono rinati, per cui mettiamoci in queste associazioni, mettiamoci in questi partiti.»7

È quello che fa Valchiria, iscrivendosi al PCI ed essendo attiva nell’UDI. Nel PCI Gattavecchi lavorerà per sei anni come funzionaria e nel 1965 verrà eletta in Consiglio comunale, occupandosi in particolare del problema degli asili.

Per quanto riguarda l’attività all’interno dell’UDI invece, sarà fin da subito coinvolta nell’organizzazione delle colonie, essendone direttrice. Come ricorda lei stessa nella medesima intervista a Tiziana Noce: «[…] io fui subito proposta per fare la direttrice di colonia, non so per quanti anni ho fatto la direttrice di colonia, tu non ne hai idea, che ho visto tutto, proprio tutto. Anche lì ritorna la solidarietà»8.

La ricostruzione implica quindi certamente un impegno di carattere, Valchiria e le altre donne si occupano di prendere bambini lasciati soli la mattina e se ne occupano vestendoli e nutrendoli; ma è anche una ricostruzione di valori umani quali la solidarietà e l’assistenza. Le disponibilità non sono infatti sufficienti, il cibo viene reperito grazie alla medesima solidarietà che i venditori al mercato o in altri luoghi dimostrano.

Valchiria Gattavecchi (Credits: (R)esistenze. Le immagini, di Giovanna Bernardini e Ippolita Franciosi, Bandecchi & Vivaldi, 2006)

Si tratta di valori che contraddistinguono la vita di Gattavecchi, che fonda l’Associazione Ragazze Italiane (ARI) divenendone responsabile, e nel 1953 dà vita all’organizzazione degli Studenti Livornesi. Nella vita di Valchiria infatti, l’assistenza è sempre stata legata all’insegnamento. Non è un caso che i titoli che consegue siano strettamente legati a quest’attività; dapprima consegue il diploma di assistente sociale presso l’Università di Firenze l’abilitazione all’insegnamento; nel 1970 poi, si laurea in sociologia a Urbino con una tesi sui movimenti giovanili.

Negli anni dell’insegnamento sono numerosissimi gli spettacoli e le iniziative che organizza con al centro il tema della Resistenza.

Iniziata la pensione dalla scuola Gattavecchi consegue la sua terza laurea, in Giurisprudenza, con il medesimo scopo di poter continuare ad aiutare giovani svantaggiati, cosa che fa lavorando come volontaria presso il Tribunale dei minori di Livorno.

Nei suoi appunti si legge una frase: «La donna nella Resistenza porta sempre il calore di un sentimento»9. Questo calore Valchiria sembra averlo portato in tutte le attività svolte anche nell’Italia repubblicana.

 

NOTE

1 Le parole di Piero Calamandrei sono rivolte alle due partigiane fiorentine Tina Lorenzoni e Anna Maria Enriques in occasione del discorso Agli studenti dell’Università di Firenze caduti per la Libertà che tiene in qualità di rettore per l’inaugurazione dell’anno accademico il 16 novembre 1945. Si veda P. Calamandrei, Uomini e città della Resistenza. Discorsi, Scritti ed epigrafi, (a cura di) Sergio Luzzatto, Bari, Laterza, ed. 2006, p. 167.

2 Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea nella provincia di Livorno (ISTORECO) – ETS, Fondo Valchiria Gattavecchi, busta 9, fasc. 5, p. 4.

3 Ibidem.

4 F. Cavarocchi (a cura di), Resistenze, femminile plurale. Storie di donne in Toscana, Consiglio regionale della Toscana, Commissione regionale pari opportunità, Quaderno n. 68, p. 82

5 T. Noce, Nella città degli uomini: Donne e pratica della politica a Livorno fra guerra e ricostruzione, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2004, p. 105.

6 Ivi, p. 107.

7 Ivi, p. 157.

8 Ivi, p. 221.

9Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea nella provincia di Livorno (ISTORECO) – ETS, Fondo Valchiria Gattavecchi, busta 9, fasc. 5.

Articolo pubblicato nel maggio 2026.