Un eurocomunista livornese

Bruno Bernini nasce a Livorno nel 1919, e, dopo essersi avvicinato all’antifascismo, partecipa alla Resistenza. Nel dopoguerra rimane coinvolto su più livelli con il Partito Comunista Italiano: membro della segreteria della Federazione giovanile comunista italiana (FGCI) dal 1948 al 1953, presidente della Federazione Mondiale della Gioventù democratica (FMGD) dal 1953 al 1959, segretario della Federazione provinciale del PCI di Livorno dal 1963 al 1972, deputato alla Camera dal 1972 al 1983, dove fa parte prima della Commissione Bilancio e Programmazione e poi della Commissione Difesa e Armamenti e, a seguito dell’ingresso dei comunisti italiani nel Consiglio d’Europa nel 1976, rappresentante della Camera dei deputati nel Consiglio d’Europa e nell’Assemblea Parlamentare dell’Unione dell’Europa occidentale (UEO).
Questo aspetto della biografia di Bernini risulta estremamente affascinante: la
svolta del PCI di Berlinguer verso un europeismo sempre più convinto, con la partecipazione diretta dei rappresentanti comunisti alle assemblee europee, vide la convinta adesione di Bernini, che avrebbe ricoperto, tra il 1976 e il 1984, l’incarico prima di segretario e poi di vicepresidente del Gruppo comunista presso le Assemblee del Consiglio d’Europa e dell’UEO.
L’esperienza «gratificante» presso le due assemblee avrebbe permesso a Bernini di approcciare tematiche fondamentali per l’evoluzione della posizione internazionale del partito: nel Consiglio d’Europa Bernini entrò a far parte della Commissione economia e sviluppo, dove ebbe modo di partecipare a dibattiti riguardanti lo sviluppo di nuove tecnologie, la cooperazione con il Terzo Mondo e i negoziati commerciali multilaterali internazionali[1]. Intervenne inoltre su questioni politiche come la protezione dei diritti umani in casi di violazioni trasversali ai due blocchi della Guerra Fredda, come dimostrato in occasione delle sue iniziative contro le violazioni commesse dai nuovi governi militari di Turchia e Polonia a seguito dei colpi di stato del 1980-81[2].
Ancor più importante, per Bernini, fu l’esperienza come membro dell’Assemblea dell’Unione Europea Occidentale: l’UEO era infatti, all’epoca, l’unico organismo europeo abilitato a discutere di questioni di difesa, e la partecipazione dei comunisti italiani all’assemblea «apriva …le porte fino ad allora … chiuse della Nato» permettendo al PCI una «valutazione … meno ideologica dell’Alleanza Atlantica»[3]. Bernini, inizialmente membro della Commissione scienza, tecnologia e aerospaziale, divenne, dal 1979 al 1984, membro della Commissione armamenti, la più importante dell’Assemblea. Con questo incarico, ebbe modo di interessarsi alla problematica della difesa europea in un periodo particolarmente complesso, caratterizzato dal rinnovarsi delle tensioni della Guerra Fredda e dalla crisi degli euromissili. I suoi interventi all’Assemblea si contraddistinsero per un impegno sempre coerente in favore della distensione tra i due blocchi, della progressiva riduzione degli armamenti nucleari e dell’acquisizione di una maggior autonomia dell’Europa Occidentale all’interno della Nato, senza però attribuire compiti di difesa alla Comunità Europea[4]. Tra i contributi più importanti di Bernini nella sua esperienza all’UEO va sicuramente annoverata la proposta sua e di un altro rappresentante del PCI, Ugo Pecchioli, di analizzare il possibile ruolo delle Forze Armate in caso di calamità naturali. Bernini collaborò con Pecchioli alla stesura della Relazione, svolgendo le consultazioni presso i Ministeri della Difesa di vari Paesi europei, come Francia, Belgio, Lussemburgo, Italia, Germania Ovest, Norvegia, Danimarca, Regno Unito, Olanda, Portogallo, Grecia e Turchia[5]. La relazione e la risoluzione, presentate all’Assemblea nel novembre del 1983 da Pecchioli, vennero adottate all’unanimità: nella risoluzione veniva menzionata l’importanza della collaborazione internazionale in caso di disastri naturali nel nome della solidarietà tra nazioni, e si richiedeva ai paesi membri dell’UEO di promuovere la cooperazione tra gli stati membri attraverso scambi di informazione e la preparazione di esercizi di protezione civile transfrontalieri[6].
Bernini ebbe inoltre occasione di partecipare ai viaggi delle delegazioni dell’Assemblea dell’UEO presso i paesi membri dell’Alleanza Atlantica al fine di intrattenere contatti con i vertici militari, tra gli altri, di Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, Portogallo, Spagna, Grecia e Turchia[7]. Nel 1984 l’esperienza di Bernini presso l’UEO e il Consiglio d’Europa si concludeva, lasciandogli nuove competenze acquisite nel campo della difesa e della politica internazionale. Avrebbe infatti fornito il suo contributo alla definizione della politica del PCI sul tema della difesa nella seconda metà degli anni Ottanta, posizionandosi contro una riconversione dell’industria bellica italiana indiscriminata, che avrebbe finito per produrre «la totale dipendenza dall’industria estera – europea e americana per l’approvvigionamento degli armamenti per le nostre F.A» e una «rinuncia alla autonomia, alla sovranità e alla piena partecipazione dell’Italia alla soluzione dei problemi della difesa e della sicurezza europea»[8]. In questo senso, Bernini contribuì in maniera originale alla definizione delle politiche del PCI negli ambiti di difesa e integrazione europea tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta.
Note
[1] B. Bernini, Ricordi, riflessioni, momenti significativi, della mia non comune esperienza nazionale e internazionale di comunista italiano, in Archivio dell’Istituto Storico della Resistenza di Livorno (ISTORECO), Fondo Bernini, 200/1-212.
[2] “La Turchia, nota del signor Bernini”, in ISTORECO, Fondo Bernini, Busta 13, 1.
[3] B. Bernini, Ricordi, riflessioni, cit., 219.
[4] “Note per una discussione sulla politica militare e sul modello di difesa dell’Italia, Bruno Bernini, 25 giugno 1982”, in ISTORECO, Fondo Bernini, Busta 20, 9-10.
[5] B. Bernini, Ricordi, riflessioni, cit., 222/1.
[6]“Draft Recommendation on the role and contribution of the armed forces in the event of natural or other disasters in peacetime”, in Archivi Storici dell’Unione Europa, Western European Union, Busta 29, 1983, 213.
[7] B. Bernini, Ricordi, riflessioni, cit., 223-234.
[8] “Note per il compagno A. Rubbi, 23 novembre 1988” in ISTORECO, Fondo Bernini, Busta 23, 1.
Articolo pubblicato nell’ottobre 2026



