Fino al cuore della rivolta Festival della Resistenza – XI edizione

PROGRAMMA

Venerdì 29 luglio– Museo Audiovisivo della Resistenza

Ore 16.30
Presentazione dell’iniziativa e saluto delle istituzioni
Massimo Dadà (Presidente MaR), Elena Pianea (Responsabile settore Musei ed Ecomusei della Regione Toscana), Mario Celi (Rete museale provinciale Massa Carrara “Terra dei Malaspina e delle Statue Stele”), Carola Baruzzo (Consigliera Provincia della Spezia), Irene Baratta (Ass. Cultura Fosdinovo), Francesco Pietrini (Sindaco Ortonovo), Katia Cecchinelli (Ass. Cultura Castelnuovo Magra), Giovanna Bernardini (Ass. Cultura Carrara), Gianni Neri (Direttore MaR), Sara Accorsi (Ass. Cultura Sarzana), Cristiano Ruggia (Vicesindaco Comune della Spezia), Mauro Fiori (Ass. Cultura Massa), Matteo Bartolini (Presidente ARCI Massa Carrara), Valentina Rossi (ARCI Val di Magra), Paolo Pucci (Presidente ANPI La Spezia), Alessandro Conti (Presidente ANPI Massa Carrara).

Ore 18.00
Dibattito/1
Il confino fascista: mito, antimito e realtà
con Angelo d’Orsi (Università di Torino), Camilla Poesio (Università Ca’ Foscari di Venezia)

Ore 21.00
Guido Catalano
“Grand tour”
reading poetico di e con Guido Catalano

Ore 22.00
Bobo Rondelli
“Ciampi ve lo faccio vedere io”
spettacolo-concerto con Bobo Rondelli (chitarra e voce), Fabio Marchiori (tastiere) e Filippo Ceccarini (tromba)
Dopo spettacolo/1
Le urla di Hank
Jonathan Lazzini (voce, testi), Francesco Baldini (chitarra), Lorenzo Cosci (batteria), Maria Khash (violino)

Sabato 30 luglio – Museo Audiovisivo della Resistenza

Ore 16.30
Dibattito/2
Guerra di Spagna: storie di donne combattenti
conPina Sardella (storica del movimento delle donne – Icei – Istituto Cooperazione Economica Internazionale) e Lorena Canottiere (autrice del graphic novel “Verdad”). Coordina Italo Poma (AICVAS – Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti di Spagna)

Ore 18.00
Dibattito/3
Operazione Mein Kampf: la banalizzazione del male
conPaolo Cesari (Orecchio Acerbo Edizioni), Angelo d’Orsi (Università di Torino), Sotera Fornaro (Università di Sassari), Paolo De Simonis (IDAST – Iniziative Demo-Etno-Antropologiche e di Storia Orale in Toscana). Coordina Federico Bogazzi (giornalista)

Ore 21.00
Angelo d’Orsi
Editoriale dal palco

Ore 21.15
I Giorni cantati di Calvatone e Piadena
“Guarda giù dalla pianura”
con Enrico Tavoni, Bruno Fontanella, Dalido Malaggi, Giusy Bricchi, Maria Teresa Ariazzi, Donata Mauroner, Camilla Malaggi, Maurizio Corda

Ore 21.30
Pardo Fornaciari e il Coro Garibaldi d’Assalto
“Momenti di passione”
Pardo Fornaciari e il Coro Garibaldi d’Assalto cantano la resistenza e la rivolta

Ore 22.30
Lercio.it
“Lercio. Lo sporco che fa notizia arriva a Fosdinovo”
Incontro con alcuni autori di Lercio.it

Dopo spettacolo/2
Reparto numero 6
Samuele Dessì (voce, chitarra classica), Andrea Boscaro (colori, rumori), Enrico Caruso (fisarmonica)
Domenica 31 luglio

Ore 12.30
Pranzo sociale di sottoscrizione per il festival (info e prenotazioni al 339.3482891) con sorprese musicali
Ore 16.30 – Piazza Camposanto vecchio – Fosdinovo
Dibattito/4
“Venghino, signori, venghino”. Contrasti in ottava rima, burattini e canzoni
Conferenza-spettacolo con Paolo De Simonis (IDAST – Iniziative Demo-Etno-Antropologiche e di Storia Orale in Toscana), Remo Melloni (Scuola Paolo Grassi), Stefano Arrighetti (Istituto Ernesto de Martino), i poeti in ottava rima Realdo Tonti e Emilio Meliani e il burattinaio Dimmo Menozzi. Interventi musicali degli ospiti del festival

Ore 18.30 – Fosdinovo – Museo Audiovisivo della Resistenza
Camminata per i Sentieri della Resistenza dedicata a Ivan Bernardini
a cura del Comitato Sentieri della Resistenza. Partenza dal borgo di Fosdinovo, arrivo al Museo Audiovisivo della Resistenza. Tempo previsto 45 minuti (per il ritorno sarà disponibile un servizio navetta fino al borgo di Fosdinovo)
Ore 21.00 Museo Audiovisivo della Resistenza
Lella Costa e Yo Yo Mundi
“Cesare Pavese and America”
Lettura scenica e recital di canzoni con Lella Costa (voce recitante), Paolo Enrico Archetti Maestri (voce, chitarra, armonica), Chiara Giacobbe (violino, harmonium), Andrea Cavalieri (basso elettrico e contrabbasso), Eugenio Merico(batteria), Dario Mecca Aleina (pianoforte, tastiere), Ivano A. Antonazzo (visuals e proiezioni)

Ore 22.00
Casa del vento
“Semi nel vento”
concerto con Luca Lanzi (voce e chitarra), Sauro Lanzi (fisarmonica, tromba, flauti, tastiere), Massimiliano Gregorio (basso); Fabrizio Morganti (batteria), Andreas Petermann (violino)

Dopo spettacolo/3
Fooga & Nico
Nicola Farinello (voce, chitarra acustica), Carlo Guardamagna (chitarra elettrica, piano), Alberto Fiorani (basso), Andrea Garavelli (batteria)

Lunedì 1 agosto – Museo Audiovisivo della Resistenza
Ore 16.30
Dibattito/5
Memoria e pensiero critico ai tempi dei social
conEnrico Bisenzi (Freelance media educator – www.infoaccessibile.com), Adriana Dadà (Università di Firenze), Paolo De Simonis (IDAST – Iniziative Demo-Etno-Antropologiche e di Storia Orale in Toscana)

Ore 18.00
Dibattito/6
Foibe: caso di studio o caso mediatico?
conAngelo d’Orsi (Università di Torino), Federico Tenca Montini (Università di Teramo)

Ore 21.00
David Riondino
“Lo sgurz”
spettacolo di e con David Riondino

Ore 22.00
Alessio Lega e i Malfattori
“Sottosopra: canti per rovesciare il mondo”
con Alessio Lega (voce e chitarra), Giusi Delvecchio (voce e cembalino), Nicola Zamagna (basso), Roberto Zamagna (chitarra acustica, resofonica e voce)

all’interno del concerto interverranno
Paolo Ciarchi e Davide Giromini
Paolo Ciarchi (voce, chitarra, rumorismi), Isabella Cagnardi (voce), Davide Giromini (voce, fisarmonica)

Dopo spettacolo/4
Slim river boys
Marino Chiesa (voce, banjo), Michele Angelotti (mandolino), Dario Parmigiani (contrabbasso), Filo Garilli (chitarra e armonica)
Martedì 2 agosto – Museo Audiovisivo della Resistenza

Ore 16.30
Dibattito/7
Paesaggi della memoria: difficoltà ed opportunità per una rete italiana dei musei della Resistenza
conPaolo Pezzino (Università di Pisa, Presidente Comitato scientifico MaR), Giuseppe Masetti (Direttore Istituto storico della Resistenza di Ravenna), Mirco Carrattieri (Direttore Istituto storico della Resistenza di Reggio Emilia). Coordina Massimo Dadà (Presidente MaR). Saranno presenti altri rappresentanti dei musei che partecipano al progetto www.paesaggidellamemoria.it

Ore 18.00
Dibattito/8
Storia e storiografia tra il vero e il falso
conAngelo d’Orsi (Università di Torino), Monica Di Barbora (redazione «Zapruder. Storie in Movimento»), Paolo De Simonis (IDAST – Iniziative Demo-Etno-Antropologiche e di Storia Orale in Toscana)

Ore 21.00
Têtes de bois & Sergio Staino
“Extra”
concerto con Andrea Satta (voce), Carlo Amato (basso), Luca De Carlo (tromba), Angelo Pelini (tastiere). Con la partecipazione straordinaria e i disegni dal vivo di Sergio Staino.

Ore 22.00
Banda Osiris
“Superbanda”
con Gianluigi Carlone (sax soprano, flauto, voce), Roberto Carlone (basso, trombone, tastiere), Giancarlo Macrì (percussioni, basso tuba), Sandro Berti (mandolino, chitarra, trombone)

Dopo spettacolo/5
De’ Soda Sisters
“Amore ribelle tra ficattole e zonzelle”
con Lisa Santinelli (voce, mandolino), Benedetta Pallesi (voce, chitarra, kazoo), Veronica Bigontina (voce, tamburello, cucchiai, grattugia e nacchere)
a seguire
«Mucchio selvaggio». Assemblea musicale di fine festival

INGRESSO GRATUITO PER TUTTI GLI SPETTACOLI
Il Museo Audiovisivo della Resistenza effettuerà la seguente apertura straordinaria: 10-21 per tutti i giorni del festival. È possibile fare visite guidate (info 0187 680014 www.museodellaresistenza.it). Il Circolo culturale enogastronomico Archivi della Resistenza sostituirà il normale servizio di ristorazione con la tradizionale offerta gastronomica all’esterno, per agevolare la fruizione degli spettacoli. IMPORTANTE: per raggiungere il Museo utilizzare il servizio navettagratuito con partenza dal campo sportivo di Fosdinovo attivo dalle 19 alle 00.30 per tutti i giorni del festival.
Come arrivare

GASTRONOMIA DALLE 19.30

Contatto Radio Popolare Network è la radio ufficiale del festival FM 89,500 Mhz www.contattoradio.it

Per il festival info: 329.0099418 / 339.3482891
info@archividellaresistenza.it;www.archividellaresistenza.it

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Il festival continua anche dopo che è finito…

Museo Audiovisivo della Resistenza

Sabato 6 e domenica 7 agosto
Notte sotto le stelle al Museo
Campeggio per famiglie con favole, asini e burattini
(in collaborazione con Ass. Raglio Forte)

Lunedì 15 agosto
Dalle ore 19
Maurizio Maggiani
Cena di Ferragosto con lo scrittore
(prenotazioni al 3290009418)




Una targa per i soldati Sikh che liberarono Firenze

Mercoledì 10 agosto alle ore 18.30, sul lato esterno della Stazione Leopolda, via Elio Gabbuggiani (Firenze), cerimonia di scoprimento della targa in memoria dei soldati Sikh che contribuirono alla liberazione della città dal nazifascismo.




Le iniziative di Lucca e Pescaglia per il 72° anniversario della morte di Don Aldo Mei

Don Aldo Mei (1912-1944), parroco di Fiano di Pescaglia, Medaglia d'argento al valor militare alla memoria, fu fucilato dai nazisti a Lucca per aver offerto ospitalità ad ebrei, renitenti alla leva e perseguitati politici.

Don Aldo Mei (1912-1944), parroco di Fiano di Pescaglia, Medaglia d’argento al valor militare alla memoria, fu fucilato dai nazisti a Lucca per aver offerto ospitalità ad ebrei, renitenti alla leva e perseguitati politici.

In occasione del 72° anniversario della morte di Don Aldo Mei, i Comuni di Capannori, Lucca e Pescaglia, l’Unione dei Comuni della Media Valle del Serchio, la Provincia di Lucca, l’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea in Provincia di Lucca e l’Arcidiocesi di Lucca organizzano per il prossimo 4 agosto 2016 una fitta giornata di iniziative in memoria del giovane sacerdote capannorese, parroco del paesino di Fiano (Pescaglia, Lu), fucilato dalle SS nel 1944 fuori dalle mura di Lucca per aver prestato aiuto e protezione ad oppositori politici, ebrei e renitenti alla leva nel periodo dell’occupazione nazista. Il primo appuntamento è dunque previsto per le ore 10:00, quando, presso la Chiesa della Santissima Trinità in Via Elisa a Lucca, verrà officiata una Santa Messa in memoria del religioso: a seguire, i partecipanti potranno assistere alla deposizione di una corona presso il Cippo commemorativo dedicato allo stesso Don Mei appena fuori Porta Elisa. La sera, pure la Chiesa parrocchiale di Fiano tributerà un omaggio a Don Aldo, celebrando alle ore 18:00 una messa in ricordo del sacerdote, che proprio della canonica del borgo cercò di fare rifugio per tutti i perseguitati sul territorio. Alle 20:30, infine, presso la Pia Casa di Lucca in Via Santa Chiara, storico luogo di detenzione nazifascista dove anche Don Aldo Mei fu condotto e tenuto prigioniero dopo l’arresto del 2 agosto 1944 fino al giorno della sua esecuzione, prenderà avvio un’interessante rappresentazione teatrale della vita del religioso, messa in scena dall’attore Marco Brinzi: il corteo itinerante si sposterà perciò lungo le vie dell’ultimo viaggio di Don Mei, per concludersi presso il Cippo commemorativo di Porta Elisa, dove la raffigurazione visiva della fucilazione sarà accompagnata dalle note dell’Associazione Musicale Lucchese, con musiche di Johann Sebastian Bach a cura di Alberto Bologna.

In allegato, la locandina della giornata in .pdf.

Per ulteriori informazioni: 0583/417481 – scuolapace@provincia.lucca.it




La memoria nell’arte

uLA MEMORIA NELL’ARTE – MONUMENTO VIVENTE. Testimonianze, letture,  poesia, pittura, musica e danza.
E’ il titolo dell’iniziativa che si terrà martedì 26 luglio dalle ore 19:45 alle ore 23:00 presso il Mondadori Store – Piazza Bertagnini – a Massa.

Di seguito il PROGRAMMA:

ore 19:45 inizio opera di Maurizio Fruzzetti

Ore 21:30 presentazione libri “Pagine da non dimenticare” e “Albertina e le altre” di Angela Maria Fruzzetti

Ore 22:15 performance di danza

Ore 23:00 conclusione del monumento vivente

Interventi: Ass. Elena Mosti, Nino Ianni, Stefano Alberti, Michele Scuto

Conducono i giornalisti Rossana Lazzini e  Massimo Benedetti

Sarà presente l’autrice

Letture e poesie dei Poeti: Marina Marini Danzi, Stefano Carloni, Marcella Cardone, Benedetta Cardone, Marco Alberti, Egizia Malatesta

Chitarra: Maestro Massimo Montaldi

Patrocinio del Comune di Massa, ANPI sezione Massa, Caffè Artistico Letterario Apuano, commercianti di Piazza Bertagnin




L’Archivio Furio Scarpelli donato al Centro Studi Commedia all’Italia di Castiglioncello

Il Centro Studi Commedia all’italiana diventa sede dell’Archivio di Furio Scarpelli.
Scarpelli, nato a Roma nel 1919 dove è morto nel 2010, è stato sceneggiatore, giornalista, scrittore e disegnatore. Furio eredita dal padre la passione per il disegno e collabora con molti giornali fra cui il mitico “Marc’Aurelio”. L’approdo con il cinema avviene nel 1948 con “Totò cerca casa” di Monicelli e Steno. Insieme ad Age (Agenore Incrocci) Scarpelli ha scritto gran parte dei film di maggior successo per cui si può dire che gli anni d’oro del cinema italiano portano la firma di questa indivisibile coppia. Insieme hanno collaborato con registi quali Mario Mattoli, Mario Soldati, Antonio Pietrangeli, Eduardo De Filippo, Sergio Leone, Ettore Scola, Mario Monicelli e Dino Risi. Age e Scarpelli con il regista Monicelli possono essere considerati i padri della commedia all’italiana. Il generoso dono comprende le sceneggiature originali di “C’eravamo tanto amati”, “I compagni”, “Dramma della gelosia”, “Tutti a casa”, “Il medico e lo stregone”, “Il postino”; i trattamenti di “Bravissimo”, “Spaghetti house”, “La grande guerra” e cartelle di progetti svolti. Questi sono solo alcuni dei lavori che il figlio di Furio Scarpelli ha regalato al Centro Studi. Tale donazione è frutto del riconoscimento della serietà con cui il Centro Studi ha operato in questi anni e dell’amicizia e stima reciproca tra Giacomo Scarpelli e Massimo Ghirlanda. Nei prossimi mesi il Centro Studi sarà impegnato nella catalogazione e digitalizzazione del materiale che sarà messo a disposizione di docenti e studenti universitari.
Responsabile dell’Archivio è stata nominata dal Consiglio Direttivo Anna Pala Spagnoli.




La proiezione del corto d’autore “L’equilibrista”

l'equilibristaIn occasione del 73 anniversario della caduta del fascismo, il caffé-libreria “Le Cicale Operose” propone il 25 luglio la proiezione del corto d’autore “L’equilibrista” di Fabio Micera sulle Quattro Giornate di Napoli, presso la terrazza dell’associazione in Corso Amedo 101. Prima del cortometraggio, verrà letto un commento dell’autore. Stefano Gallo, collaboratore Istoreco, introdurrà la serata con una relazione sugli accadimenti del 25 luiglio 1943 a Livorno. Prima della proiezione è prevista un’apericena.




“Caterina la Santa”. Il film “fascista” che non vide mai la luce

Nelle ultime settimane del 1934, poco tempo dopo il suo approdo alla Direzione generale della cinematografia fascista, Luigi  Freddi, scrisse a Galeazzo Ciano, allora sottosegretario di Stato per la stampa e la propaganda, prospettandogli la realizzazione di un nuovo film. «Il tema per un film su Caterina la Santa, – spiegava Freddi – […] è enormemente suggestivo. Si è in piena atmosfera di italianità, di poesia, di sacrificio, di passione, di fede. Un soggetto cinematografico di tal natura porterebbe sullo schermo un magnifico materiale, universalmente ammirato (Siena e tutta la pittura religiosa dei primitivi italiani) ed esprimerebbe sentimenti di alta portata spirituale, oltre a mettere in particolare rilievo la coscienza di italianità professata dalla Santa e ad elevare il sentimento della massa in un’atmosfera di bontà e di volontà». Freddi completava il quadro, aggiungendo dettagli tesi a esaltare col film il patrimonio artistico italiano e il ruolo di Siena come custode d’arte. «Alle opere d’arte figurative dei primitivi (di cui la Pinacoteca di Siena può fornire gli spunti più impensati e commoventi) – scriveva il “gerarca di celluloide” – dovrebbe essere unito, quale commento fonico, il patrimonio dell’arte musicale della nostra Rinascenza, tipica creazione della nostra razza che dal canto gregoriano si umanizza attraverso il Palestrina per giungere poi alle melodie inarrivabili del Carissimi, fornendo quindi tutti gli elementi intimi e poetici necessari ad un commento musicale adeguato».

patrona giovani

Immaginetta devozionale di Santa Caterina, patrona delle Giovani italiane (foto tratta da www.biagiogamba.it)

Tra i molti risvolti della Conciliazione del 1929 tra l’Italia fascista e la Santa Sede, tra i meno conosciuti c’è probabilmente il processo che portò all’affermarsi di una santità nazionale al servizio della ritualità di regime. Un processo composito, articolato in momenti di osmosi, ma anche di competizioni e concorrenze tra le forme di costruzione degli apparati simbolici e rituali di cattolici e fascisti. L’idea di una santità italiana, già comparsa nel cattolicesimo liberale di metà Ottocento, aveva trovato nel periodo fascista l’humus più adatto per proliferare, sull’onda lunga del suo rilancio col nazionalismo di inizio Novecento. Forte di potenti gruppi di pressione Caterina da Siena occupò il posto più alto nella gerarchia della santità nazionale nell’Italia fascista, insieme a Francesco d’Assisi e Giovanni Bosco. Non a caso per Francesco e Caterina, la parabola di santi nazionali per eccellenza doveva suggellarsi con la proclamazione a patroni d’Italia nel giugno 1939. In questo quadro non stupisce che proprio su queste tre figure si fossero concentrati fino a quel momento i più reiterati progetti di narrazione agiografica a mezzo cinema. Ma se per il santo assisiate, col film Frate Francesco di Giulio Antamoro uscito nel 1927, e per il santo di Valdocco, portato sugli schermi da Goffredo Alessandrini col Don Bosco del 1935, i progetti cinematografici trovarono uno sbocco, per la santa senese le idee di trasposizione sul grande schermo si fermarono alle battute iniziali.

Eppure Luigi Freddi, che più di tutti lavorò ad una fascistizzazione del cinema, aveva puntato molto sull’operazione agiografica legata alla santa di Fontebranda. Nelle sue intenzioni il progetto si prestava a convalidare esplicitamente l’abbraccio della cinematografia fascista con il mondo cattolico avviatosi col suo arrivo alla testa della Direzione generale per il cinema. Freddi del resto non aveva nascosto agli emissari pontifici la volontà di inserire i cattolici nel suo piano di “rivoluzione” della cinematografia di regime, incardinato su un nuovo slancio per una produzione che fosse «prettamente italiana e profondamente morale». Ai suoi occhi, santa Caterina – come rivela nelle sue memorie postbelliche – rappresentava il modello perfetto per inaugurare il nuovo corso. La svolta del Concordato aveva d’altra parte fornito anche al culto di santa Caterina – fino ad allora legato a doppio filo al papato – l’occasione per diventare un culto nazionale, di cui il fascismo fosse non solo spettatore, ma promotore attivo.

Luigi Freddi (foto tratta da: www.wolfsoniana.it)

Luigi Freddi (foto tratta da: www.wolfsoniana.it)

L’iniziativa di Freddi si inseriva in un solco già ben avviato: nel febbraio 1930 l’anniversario della Conciliazione era stata occasione per l’Ordine domenicano e per la Corporazione dei caterinati di rinvigorire la campagna per la proclamazione di Caterina patrona d’Italia, processo che avrebbe avuto un nuovo impulso in occasione dell’Anno Santo straordinario del 1933 quando a questo scopo la Società di Studi Cateriniani si fece promotrice di un voto della città di Siena. Freddi provò a dare ali al suo progetto coinvolgendo Piero Misciattelli che nella città del Palio era stato tra i promotori più ferventi di una cattedra di Studi cateriniani all’Università locale e tra i primi a intravedere le potenzialità nazionaliste del misticismo cateriniano.

Ma il vero salto di qualità culturale dell’operazione doveva essere il coinvolgimento del poliedrico intellettuale fiorentino Giovanni Papini, che, dopo la Grande Guerra, con la sua fertile penna era divenuto uno degli alfieri più intransigenti del progetto ierocratico di restaurazione della societas christiana. Come molti della sua generazione, il dirigente fascista era rimasto impressionato dalla “giravolta” di Papini consumatasi nell’arco di un decennio. L’autore blasfemo delle Memorie d’Iddio (1911), divenuto il convertito di grande successo editoriale della Storia di Cristo (1921), agli occhi di Freddi aveva il giusto profilo per partorire la sceneggiatura perfetta che ponesse il sigillo all’«italianità» della santa di Fontebranda e che, nel contempo, potesse divenire simbolica rappresentazione dell’abbraccio cattolico-fascista. Pur se Papini non rimase estraneo al fascino dell’“ideologia italiana” adottata e promossa dal fascismo, è difficile credere che si prestasse a sposare in pieno un progetto con connotati così smaccatamente ideologici. Motivi politici che influirono probabilmente anche sul fallimento definitivo dell’operazione del film su Santa Caterina nella sua fase di decollo: il primo interlocutorio contatto preso da Freddi nel novembre 1934 con Ruffo della Scaletta e Corazzin, i rappresentanti meno filofascisti dell’Ecer e della Lux Christiana —  i due enti cinematografici cattolici al centro allora di una complessa operazione di restyling  — non avrebbe avuto alcun seguito.

Giovanni Papini (foto tratta da Wikipedia)

Giovanni Papini (foto tratta da Wikipedia)

È certo però che l’idea della pellicola sulla Senese, tramite la «Minerva Film», nei mesi successivi passò nelle mani del grande regista del realismo francese Julien Duvivier, perdendo sempre più i contenuti ideologici con cui era stata battezzata, ma senza mai trovare uno sbocco produttivo. Papini continuò a rivedere il soggetto almeno fino al 1937, avendo modo di parlarne in diverse occasioni attraverso interviste concesse a giornali e riviste. In esse l’intellettuale toccava i temi al centro del delicato dibattito sulla rappresentabilità dei soggetti religiosi, tutti interni alla cultura cattolica. «Un film che abbia a protagonista santa Caterina da Siena – dichiarò Papini, nel febbraio 1937, all’intervistatore de “L’Osservatore Romano della Domenica” – non può essere concepito come uno dei moderni film di fantasia e d’avventura. La ragione d’essere della Vergine senese è la santità, e per conseguenza, ogni spettacolo che intenda rappresentare la sua vita, deve in qualche modo ricordare e arieggiare una sacra rappresentazione».

Solo nel dopoguerra l’idea di trasporre la vita della santa senese poté trovare una concretizzazione. Niente a che vedere però con le raffinate elaborazioni culturali e artistiche che avevano accompagnato i progetti Duvivier-Papini. A raccogliere il testimone fu infatti il regista Oreste Palella che in ben due film prodotti a distanza di circa dieci anni, non riuscì ad incontrare i favori di critica e pubblico. Se Caterina da Siena del 1947 fu apertamente mal giudicato dalla rivista «Intermezzo» («A certi argomenti – così la recensione – e a certi personaggi bisognerebbe accostarsi con maggiore preparazione, con mezzi meno limitati ed anche con una buona dose di rispetto. […] a vedere il film si ha l’impressione che ad un certo momento sia sorta la necessità di condurlo rapidamente a termine, bene o male»), non miglior sorte toccò a Io Caterina del 1956 stroncato senza mezzi termini dalle Segnalazioni Cinematografiche, elaborate dal Centro cattolico cinematografico che era una diretta emanazione dell’Azione cattolica italiana: «E’ un film di modesta fattura, semplicistico nel suo svolgimento, interpretato con scarsa convinzione. Ambientazione di maniera».

*Gianluca della Maggiore è dottore di ricerca in Storia. Collabora con l’Università degli studi di Milano nell’ambito del PRIN “I cattolici e il cinema in Italia tra gli anni ’40 e gli anni ’70”. E’ membro del coordinamento di redazione di ToscanaNovecento e collabora con l’Istoreco di Livorno. Autore di studi sul mondo cattolico, si occupa di cinema, Resistenza e movimenti politici. Tra i suoi ultimi saggi Il Don Bosco di Alessandrini tra fascismo e universalismo cristiano, in “Immagine. Note di storia del cinema”, 10, luglio-dicembre 2014.

Articolo pubblicato nel luglio del 2016.




Ready, study, go!!! Borse di studio di Fondazione Caript per i giovani pistoiesi.

Negli ultimi anni la mobilità internazionale è cresciuta moltissimo, infatti sono sempre di più i giovani che decidono di studiare all’estero, non solo per perfezionare la conoscenza di un’altra lingua, ma soprattutto per acquisire qualifiche e competenze professionali e personali che arricchiranno il curriculum, rendendolo più appetibile sul mercato del lavoro. E se un tempo si andava all’estero principalmente per fare ricerca post laurea, adesso sono soprattutto i giovanissimi, appena diplomati, che decidono di intraprendere un percorso di studi lontano da casa.

È per rispondere alle esigenze delle nuove generazioni che la Fondazione Caript lancia il nuovo bando READY, STUDY, GO! per l’assegnazione di 10 borse di studio per il conseguimento di laurea triennale e magistrale all’estero, rivolto ai giovani residenti in provincia di Pistoia che intendano intraprendere o completare il proprio percorso formativo presso università straniere aventi sede nell’Unione Europea o negli Stati Uniti.

La borsa di studio, che sarà concessa per l’intero corso di studi in base agli anni accademici regolarmente previsti dall’ordinamento, coprirà fino al 70% delle spese che il giovane dovrà sostenere – comprese le tasse universitari e le spese di trasporto, vitto e alloggio – fino ad un massimo di 15.000 euro annui (20.000 euro nel caso di università americane).
Alla documentazione il richiedente dovrà allegare una relazione dettagliata che illustri le motivazioni della sua scelta, il programma di studio, e gli obiettivi scientifici e professionali che intende perseguire.
La modulistica ed il bando, in cui sono specificati tutti i requisiti necessari per la partecipazione, sono scaricabili dal sito www.fondazionecrpt.it sezione “Bandi e contributi”.

Termine ultimo per la presentazione delle domande: 16 settembre 2016.

Francesca Vannucci
Comunicazione e Ufficio Stampa
Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia
francesca.vannucci@fondazionecrpt.it
T. 0573 974228