Il Premio Città di Massa Marittima a Umberto Lenzi e al suo cinema

lenzi-umberto-manifestoIl prestigioso Premio Città di Massa Marittima, è stato assegnato quest’anno ad Umberto Lenzi, massetano di nascita, divenuto sceneggiatore e regista di fama internazionale. La cerimonia di consegna del riconoscimento si terrà  sabato 22 ottobre alle ore 17 nella sala del Palazzo dell’Abbondanza. Lenzi, nato a Massa Marittima il 6 agosto 1931, ha portato il nome della città in tutto il mondo, grazie alla sua incredibile carriera; annoverato dal famoso regista Quentin Tarantino tra i suoi maestri, negli ultimi anni è divenuto anche noto scrittore di gialli. Tra le pellicole nate dal suo genio cinematografico si ricordano film bellici come “Il grande attacco” interpretato tra gli altri da Henry Fonda, Helmut Berger e John Huston, gialli come “Sette orchidee macchiate di rosso”, film horror, ma soprattutto produzioni sul genere “poliziottesco” degli anni ‘70 che hanno regalato al regista grande celebrità con il film come “Milano odia: la polizia non può sparare” (1974) o “Roma a mano armata” (1976), con la coppia Tomas Milian e Maurizio Merli. Per rendere omaggio a questo grande maestro è stata organizzata una rassegna cinematografica speciale, dedicata ad alcune delle sue opere, che saranno proiettate nelle serate del 19 e 20 ottobre, al Nuovo Cinema Goldoni, Palazzo dell’Abbondanza.

L’evento è realizzato in collaborazione con la Cooperativa Ape Regina ed i film sono stati scelti dal critico cinematografico Fabio Canessa che li introdurrà. Nel pomeriggio di sabato 22 dalle 17, sempre al Palazzo dell’Abbondanza sarà presente Umberto Lenzi  che parlerà della sua vita ed opere cinematografiche. In programma, in collaborazione con la Torre Massetana, anche la presentazione del libro “Umberto Lenzi, una vita per il cinema” di Tiziano Arrigoni e Silvia Trovato. Nella stessa occasione, sarà proiettato il documentario su Massa Marittima e le attività minerarie “Dalle tenebre al mare” girato da Lenzi negli anni ’50 del Novecento e presentato alla mostra del Cinema di Venezia nel 1955. Al termine, il conferimento del “Premio Città di Massa Marittima” con la donazione a Lenzi di un’opera d’arte realizzata dallo scultore Aviero Bargagli. “Ospitare un massetano così illustre è un’occasione importante per la città.- commenta l’assessore alla Cultura Marco Paperini- E’ un piacere assegnare al regista il nostro riconoscimento con un pubblico ringraziamento, tanto più doveroso, se ricordiamo una delle sue prime opere interamente dedicata a Massa Marittima, diffusa poi in Italia e nel mondo. Premiare un personaggio importante come Lenzi nell’arte cinematografica, ci offre anche la possibilità di rilanciare il Cinema a Massa Marittima, intento che l’Amministrazione sta perseguendo, promuovendo le proiezioni appena riprese al Palazzo dell’Abbondanza e progettando eventi connessi al tema ed un cinema estivo all’aperto”.




A fronte alta davanti al padrone.

Il 7 novembre 2016 abbiamo avuto un interessante colloquio con Gennaro Meli, responsabile della Federterra di Carmignano negli anni Cinquanta-Sessanta. Proponiamo il testo dell’intervista ai lettori di ToscanaNovecento.

Quando e dove sei nato? Che ricordi conservi della tua infanzia?
Sono nato a Carmignano il 31 gennaio 1922, in una famiglia di mezzadri. I miei genitori lavoravano in un podere che era di proprietà di diversi padroni. La Carmignano di quand’ero ragazzo era un paese che si reggeva sull’agricoltura, dove i rapporti interpersonali erano diversi, molto diversi, da come sono oggi. Rammento ancora quando ci si riuniva, per esempio in occasione della vendemmia: c’era quello che cantava di poesia, quello che suonava, ed il clima era festoso, riuscivamo a scordare, per un momento, le difficoltà della vita. Non c’era, allora, l’individualismo che c’è oggi, la solidarietà, anche quella di classe, non era una parola vuota e questo rappresentava un punto di forza per gli organizzatori, per il movimento contadino.

Come ti sei avvicinato al sindacato e quali cariche hai coperto al suo interno?
Tornato dal servizio militare, fui colpito dall’impegno che, tanto a livello locale quanto a livello nazionale, i dirigenti del Partito comunista e della CGIL mettevano per migliorare le condizioni di vita dei contadini. Fu così che decisi di impegnarmi a mia volta, di cercare di dare il mio contributo. Si trattò di una scelta non facile e non priva di conseguenze perché, allora, chi militava attivamente nel sindacato veniva boicottato dai padroni e spesso non riusciva a trovare lavoro: io ho provato questo sulla mia pelle. In seguito sono diventato responsabile della Federmezzadri di Carmignano che, almeno fino alla fine degli anni Cinquanta, gravitava su Firenze più che su Prato. Io avevo rapporti diretti con Vittorio Magni, segretario della Federmezzadri provinciale, e spesso mi recavo in via dei Servi, dove avevano sede il partito e la Camera del lavoro. Ho pubblicato anche diversi articoli sui problemi dei contadini della mia zona sull’Unità e su Toscana nuova.

Puoi dirci qualcosa sulle condizioni dei contadini del Carmignanese negli anni Cinquanta-Sessanta?
Molto dipendeva dal tipo di podere che il mezzadro coltivava: se il podere dava olio, vino, frutta il contadino stava meglio, ma, in generale, si può parlare di condizioni di vita difficili: in tanti dovevano tirare la cinghia. I carichi di lavoro erano pesantissimi, la meccanizzazione insufficiente, le condizioni delle abitazioni pessime. In molte case i servizi igienici mancavano od erano cattivi, non c’era la corrente elettrica, non c’era l’acqua. Dove abitavo io, ad esempio, per procurarsi l’acqua bisognava fare un chilometro a piedi per arrivare ad una sorgente, portandosi dietro le mezzine. Nella fattoria di proprietà della contessa Lepri, nella zona di Artimino, le case dei contadini erano dei veri tuguri. Ricordo che quando andai a parlare con la contessa per chiederle di far eseguire dei lavori di miglioramento, mi voleva denunciare. “Non vedo l’ora – le dissi –, mi denunci, così poi ci facciamo due risate insieme”.

Quali erano le principali rivendicazioni dei mezzadri di Carmignano?
Oltre al miglioramento delle coloniche, le richieste più importanti riguardavano, come altrove, i contributi unificati, l’imponibile di manodopera, la meccanizzazione ed una modifica del riparto dei prodotti che, tenendo conto degli apporti reali, assegnasse al mezzadro una quota superiore al 50%.
Io avevo organizzato in modo capillare la Federterra, creando più gruppi di dieci-quindici contadini, ognuno con un suo capogruppo, per un totale di circa cinquecento mezzadri. Quando si trattava di fare una riunione, portavo l’avviso ai capigruppo e nelle case di campagna. Per parlare con la controparte, si formava una delegazione. I proprietari, spesso, non si presentavano e le trattative si svolgevano coi fattori, che adottavano una tattica dilatoria, sostenendo di dover riferire al padrone perché non potevano prendere determinate decisioni e così via. Con alcuni proprietari ci furono scontri molto duri, in specie col conte Contini Bonacossi, proprietario della Fattoria di Capezzana, la più grande della zona. Il conte aveva incaricato il fattore, un certo Del Giallo, di discutere con noi la questione dell’addebito ai mezzadri dei contributi unificati. I contadini erano stati costretti a firmare un documento in cui accettavano di pagare i contributi. Io però riuscii a convincerli a ritirare la firma. Si costituì poi una delegazione composta di una ventina di mezzadri e si andò da Del Giallo che, con fare altezzoso, rifiutò di riceverci. Io gli risposi a tono ed alla fine la battaglia fu vinta.

Il sindacato cattolico era forte tra i contadini della zona?
La CISL era forte dove c’erano molti coltivatori diretti, ma fra i mezzadri la sua presenza era una presenza minoritaria. Nel Carmignanese il sindacato cattolico era radicato in certe zone di tradizione bianca, moderata, Era questo il caso di Artimino: rammento che una volta io e Vieri Bongini, responsabile del movimento contadino pratese, giunti ad Artimino per un comizio, ci trovammo di fronte alla piazza completamente vuota. Il comizio però andava fatto perché i contadini conoscessero le nostre idee, le nostre proposte: “Non ti preoccupare – dissi a Vieri –, tanto nelle case ci sentono”. E parlammo lo stesso.

Che giudizio dai oggi della mezzadria e come hai vissuto la sua crisi?
L’istituto mezzadrile era un istituto superato perché non riusciva a soddisfare i bisogni della famiglia colonica, perché non garantiva un reddito soddisfacente ai contadini. Questo è sicuro. Però alla fine della mezzadria non è seguito qualcosa di meglio, è seguito il nulla. Occorreva una riforma agraria strutturale, che desse ai contadini la terra ed i mezzi per lavorarla. Ma questo non è mai avvenuto a causa delle resistenze dei proprietari. Come risultato abbiamo avuto lo spopolamento delle campagne, e questo, certamente, è stato un male.

Articolo pubblicato nell’ottobre del 2016.




Le storie dell’alluvione ritratte dal fotografo Roberto Germogli a Tavarnelle

Storie, fatti e persone nella mostra fotografica che ripercorre alcuni dei momenti più drammatici dell’alluvione che devastò e cambiò il volto di Firenze il 4 novembre del 1966. “L’alluvione e non solo…” di Roberto Germogli è l’iniziativa che Palazzo Malaspina, nel cuore di San Donato in Poggio (frazione del Comune di Tavarnelle Val di Pesa), ospiterà dal 15 ottobre al 27 novembre 2016. La Pro Loco di San Donato in Poggio e l’Unione comunale del Chianti Fiorentino organizzano un evento espositivo dedicato all’anniversario dei 50 anni dalla tragedia dell’alluvione. La mostra apre i battenti sabato 15 alle ore 17.30 alla presenza del sindaco di Tavarnelle David Baroncelli, del presidente dell’Unione comunale del Chianti Fiorentino Giacomo Trentanovi e del presidente della Pro Loco di San Donato Tamara Galletti.

L’autore, Roberto Germogli, è nato a Firenze il 14 febbraio 1941. Fotografo e giornalista pubblicista, collabora con diversi settimanali e periodici e, dal 1958, con il quotidiano La Nazione. Ha documentato attraverso le sue immagini i più importanti fatti di cronaca dagli anni sessanta ad oggi. Titolare, insieme al figlio Riccardo, dell’Agenzia Fotocronache di Firenze, nel 2003 è stato insignito del premio Firenze «Fiorino d’Oro» per la fotografia. Ha pubblicato i volumi Nella terra del Tufo (2002), Omaggio a Sorano (2003), Le vie cave (2005), La terra degli Etruschi (2006), Sorano (2006). Orario di apertura della mostra: nel mese di tutti i giorni tranne il mercoledì ore 9:30-12:30 e 16-19, nel mese di novembre venerdì ore 16 – 19 sabato 9:30 – 12:30 e 16- 19 domenica 9:30 – 12:30 e 16 – 19. Info: http://www.unionechiantifiorentino.it.




Il culto dei caduti della grande guerra. Il monumento di Mario Moschi a Poggio a Caiano

Venerdì 21 ottobre, ore 21.15, nella saletta “Niccolò Tribolo” delle Scuderie medicee di Poggio a Caiano avrà luogo la presentazione del libro di Barbara Taverni e Luigi Corsetti: Il culto dei caduti della grande guerra. Il monumento di Mario Moschi a Poggio a Caiano. La pubblicazione, edita dall’Associazione Culturale “Ardengo Soffici” e dal Comune di Poggio a Caiano  (18° numero dei “Quaderni Sofficiani”), si avvale della presentazione del Sindaco Marco Martini e dell’introduzione  dello storico dell’arte Luigi Cavallo.

Barbara Taverni ripercorre nel suo saggio il dibattito storiografico sulla controversa edificazione del mito della vittoria nel primo dopoguerra, il processo di rielaborazione del lutto di massa e di costruzione della memoria collettiva e la consacrazione del culto dei caduti che vide misurarsi non solo la classe politica liberale e poi fascista, ma anche il mondo intellettuale, giornalistico ed artistico nel corso degli anni Venti e Trenta.

Luigi Corsetti ricostruisce, invece, tramite il carteggio fra Ardengo Soffici, Antonio Maraini e Mario Moschi, le tappe che portarono alla costruzione del Monumento ai caduti di Poggio a Caiano: dalla nascita nel 1923 del primo comitato cittadino, che in breve tempo raccolse quasi 40.000 lire nonostante le difficoltà della ripresa economica post-bellica, fino alla committenza del monumento allo scultore di Lastra a Signa, Mario Moschi, per arrivare al giorno dell’inaugurazione, avvenuta il 9 novembre 1930, alla presenza del  Ministro delle Corporazioni Giuseppe Bottai e del Vescovo di Prato e Pistoia, Gabriele Vettori.

Il Monumento si presenta come un grande parallelepipedo rettangolo in marmo bianco di Carrara e reca tre lati scolpiti a bassorilievo raffiguranti le parti salienti della vita del Milite: la Partenza, la Battaglia e la Vittoria. Il tono delle immagini scolpite è solenne e drammatico, ma nel complesso l’armonia e l’eleganza spiccano grazie all’estrema pulizia, dignità e sobrietà dei soggetti.

La pubblicazione, arricchita da un notevole apparato fotografico proveniente principalmente dalle collezioni private di Antonio Belli e Gianfranco Desii, sarà presentata dal Sindaco Marco Martini, dal Prof. Pier Luigi Ballini, dallo storico dell’arte Luigi Cavallo, da Mons. Mauro Tramontano Cappellano militare dei Carabinieri. Moderatori il giornalista Mauro Banchini e l’Assessore alla cultura Giacomo Mari.




Museo Soffici

Sede e contatti
Via Lorenzo Il Magnifico 9, presso ex Scuderie Medicee, Poggio a Caiano (Prato)
Telefono: 055.8701287/0/1
E-mail: info@museoardengosoffici.it
Sito web: http://www.museoardengosoffici.it/index.php
Orari di apertura: 1 aprile-30 settembre: dal giovedì alla domenica 10-13 e 14.30-19; 1 ottobre-31 marzo: sabato, domenica e festivi 10-13 e 14.30-17.30
Biglietto d’ingresso: adulti 3,00 euro.

Organi direttivi
Ufficio Cultura: Luigi Corsetti (l.corsetti@comune.poggio@caiano.po.it)

Breve storia e finalità
Inaugurato il 16 maggio 2009 a Poggio a Caiano, al primo piano delle restaurate Scuderie Medicee, adiacenti alla Villa di Lorenzo Il Magnifico, il Museo Ardengo Soffici possiede una mostra permanente delle opere dell’artista e un Centro studi dedicato alla conoscenza di questo grande protagonista della cultura del Novecento.
Il Museo Soffici è un omaggio del Comune di Poggio a Caiano a quest’intellettuale che scelse di vivere in questi luoghi e immortalarne la campagna in tante sue opere; dal 2012, il museo ha assunto la dicitura di “Museo Ardengo Soffici e del ‘900 italiano”, con la volontà di  rappresentare, attraverso l’artista e i suoi numerosissimi contatti nel panorama culturale italiano, uno spaccato dell’arte del Novecento.

Ardengo Soffici (1879-1964), pittore, scrittore e critico d’arte, è stato uno dei personaggi più importanti del secolo scorso. Nacque a Rignano sull’Arno nel 1879, ma trascorse tutta la vita a Poggio a Caiano, cittadina scelta al suo ritorno da Parigi, nel 1907, dopo un soggiorno settennale in cui aveva conosciuto i maggiori protagonisti dell’avanguardia francese, da Picasso, ad Apollinaire, Max Jacobs, Braque. Rientrato in Italia con un bagaglio culturale aggiornato sulle correnti d’Oltralpe, fu il primo a scrivere di Cezanne, Rimbaud, Medardo Rosso, dei cubisti Picasso e Braque, oltre ad organizzare a Firenze, nel 1910, la prima mostra degli impressionisti in Italia. Successivamente fondò la rivista Lacerba con Papini, abbracciò il Futurismo, poi tornò ad un naturalismo più oggettivo, che lui definiva “realismo sintetico”.

Escluse le interruzioni per la guerra 1915-1918, per il lavoro giornalistico a Roma, 1923-1924, e per le vicissitudini politiche del 1944-1946, Poggio a Caiano è stato per Soffici il suo quartier generale, da cui l’artista è riuscito a tenersi in contatto con la cultura del suo tempo. Aprirsi al mondo da un paese di Toscana non era certo agevole in un tempo preinformatico: le sue risorse stavano nella fecondità del lavoro, nel prestigio che si era meritato.

Per l’opera di Ardengo Soffici scrittore e pittore possiamo dire che Poggio a Caiano sia il suo museo a cielo aperto: gli ha prestato le forme del panorama naturale e umano, e ne ha ricevuto la forma lirica e plastica, fino all’identificazione del paese con l’interprete.

Patrimonio
I 50 dipinti di Soffici, custoditi in diverse raccolte pubbliche e private, sono presentati in questo Museo in rassegna estesa, dal 1904 agli anni Sessanta: è così possibile ricostruire l’iter pittorico e seguire il contributo stilistico, ormai storicizzato, di questo artista dal carattere europeo, ancor più significativo per aver mantenuto un profilo ben radicato in una terra.

Il percorso espositivo, suddiviso in piccole sezioni dedicate alle principali tappe della sua carriera artistica (artista europeo, cubismo e futurismo, la famiglia, il dopoguerra, il paesaggio, la pittura murale), termina nella saletta video, in cui è possibile vedere, per concessione Rai, un’intervista a Soffici, realizzata a Poggio a Caiano nel 1957.

Dal Museo si può accedere ad una Biblioteca specializzata con le prime edizioni delle opere a stampa dell’artista toscano, una raccolta della bibliografia critica, la collana completa delle riviste da lui dirette o alle quali collaborò (in particolare Leonardo, La Voce, Lacerba, Rete Mediterranea, Galleria) e un archivio d’immagini e documenti a lui riconducibili.




LA PIRA E LA RUSSIA: leggere il documento di Cuba di Papa Francesco e del Patriarca KirillILL

Sabato 15 ottobre, a Firenze, la Fondazione La Pira vi invita a questa importante giornata di riflessione:

ORE 12.00

CHIESA ORTODOSSA RUSSA DELLA NATIVITÀ

(VIA LEONE X, 8 FIRENZE)

PREGHIERA MARIANA DELL’AKATISTOS

GUIDATA DALL’ARCIPRETE GHEORGHIJ BLATINSKIJ

 

* * *

 

ORE 15.00

SANTA MARIA NOVELLA

SALA MULTIMEDIALE DEL COMUNE

INGRESSO PIAZZA STAZIONE 4/A, FIRENZE

 

 

INCONTRO ECUMENICO

SULLA DICHIARAZIONE COMUNE DI CUBA

DI PAPA FRANCESCO E DEL PATRIARCA KIRILL

 

SALUTI

PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE GIORGIO LA PIRA MARIO PRIMICERIO E

DEL PRIORE DI SANTA MARIA NOVELLA PADRE DANIELE CARA O.P.

 

“PERCHÈ LEGGERE A FIRENZE IL DOCUMENTO DI CUBA?”

GIULIO CONTICELLI

(VICE PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE GIORGIO LA PIRA)

 

“SIGNIFICATO STORICO ED ECCESIALE DELLA DICHIARAZIONE COMUNE DI CUBA PER LA CHIESA CATTOLICA

E LA CHIESA ORTODOSSA.”

PADRE HYACINTHE DESTIVELLE O.P.

(PONTIFICIO CONSIGLIO PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI)

 

“IL LUNGO CAMMINO DEL DIALOGO TRA LA CHIESA CATTOLICA E LA CHIESA ORTODOSSA”

BASILIO PETRÀ

(FACOLTÀ TEOLOGICA DELL’ITALIA CENTRALE)

 

ORE 16.45

PRESE DI PAROLA

“FIRENZE, LA RUSSIA  E DON DIVO BARSOTTI”

PADRE AGOSTINO ZIINO (CFD DELLA COMUNITÀ DI SAN SERGIO)

“PINO ARPIONI, IL MESSAGGIO DI LA PIRA

E LO SGUARDO ALLA RUSSIA”

OPERA PER LA GIOVENTÙ GIORGIO LA PIRA

“FIRENZE E LA RUSSIA OGGI”

ANNA WORONTZOFF (CHIESA RUSSA DI FIRENZE)

 

ORE 17.30

CONCLUSIONI

DEL PRESIDENTE MARIO PRIMICERIO

 

ORE 18.00

BASILICA DI SANTA MARIA NOVELLA

LITURGIA EUCARISTICA




La Lucchesia e il suo folklore

Sabato 15 ottobre, alle ore 16, presso la biblioteca Carlo Cassola di Montecarlo (Via Roma 3) si terrà la presentazione del volume di Giampiero Della Nina La Lucchesia e il suo folklore, frutto di una lunga ricerca dell’autore sul linguaggio, le tradizioni, i riti, le usanze e i modi di dire relativi al territorio lucchese.

L’evento è realizzato dalla sezione Pescia-Montecarlo/Valdinievole dell’Istituto Storico Lucchese in collaborazione con il comune di Montecarlo.

Presenteranno il volume

Dario Donatini – direttore della sezione

Davide Nannini – guida escursionistica ambientale AGAE

Al termine della presentazione il poeta Renzo Tori reciterà alcune sue poesie inerenti alla tematica del folklore lucchese.

La S.V. è invitata all’evento (si allega locandina).




Fascismo, guerre, antifascismo

Lo scontro fra fascismo e antifascismo nel contesto dell’Europa degli anni Trenta, le guerre del regime, il conflitto epocale degli anni Quaranta non sono solo pagine del passato da ricordare in occasione di anniversari più o meno significativi, ma passaggi essenziali della nostra storia.
Torniamo a riflettere sulle radici del nostro presente, discutendo con storici e studiosi qualificati ed esperti i risultati della più recente storiografia, con questo nono ciclo delle “Conversazioni sul Novecento” promosse dall’Istituto Storico della Resistenza in Toscana per la prima volta in collaborazione con il Museo Novecento di Firenze.

Gli incontri si terranno nell’Altana del Museo Novecento, alle ore 17.00

Programma degli incontri

15 novembre 2016: Enrico Acciai, Antifascismo, volontariato e guerra civile in Spagna. La sezione italiana della colonna Ascaso, Unicopli, 2016. Intervengono: G. Santomassimo (Università di Firenze), S. Neri Serneri (Università di Siena – Presidente ISRT), C. Spagnolo (Università di Bari).

22 novembre 2016: Nicola Labanca, La guerra d’Etiopia 1935-’41, il Mulino, 2015. Intervengono: B. Bagnato (Università di Firenze), P. Dogliani (Università di Bologna), F. Focardi (Università di Padova)

29 novembre 2016: Un bilancio storiografico del Settantesimo della Resistenza, a partire dalle pubblicazioni promosse dall’Istituto per la storia del movimento di liberazione in Italia: 1943. Strategie militari, collaborazionismi, Resistenze, a cura di M. Fioravanzo e C. Fumian, Viella, 2015; 1943. Mediterraneo e Mezzogiorno d’Italia, a cura di F. Soverina, Viella, 2015; 1943. Guerra e società, a cura di L. Alessandrini e M. Pasetti, Viella, 2015; 1944-1945. L’Italia nella guerra europea dei trent’anni, a cura di S. Neri Serneri, Viella, 2016. Intervengono: Barbara Berruti (Vice Direttore Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti”), G. D’Agostino (Presidente Istituto Campano per la Storia della Resistenza), A. De Bernardi (Università di Bologna – Vicepresidente Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia), S. Neri Serneri (Università di Siena – Presidente ISRT). Modera Carlo Pestelli (giornalista).