Bisenzio

Fino a quando, a seguito della smobilitazione dei Lanifici negli anni Cinquanta, l’arrivo dei carbonizzi e delle tintorie non iniziò a inquinare le acque limpide del fiume, il Bisenzio non era solo un corso d’acqua sulle cui sponde erano nate le principali industrie del pratese.

Era il palcoscenico dei divertimenti estivi di tutti i ragazzi che trascorrevano ore nelle pozze d’acqua create dalle pescaie o nei canali delle gore; era una fonte di alimento e guadagno, attraverso la pesca e il duro lavoro dei renaioli; era il luogo dove le donne, chine sui sassi, lavavano panni e indumenti.

Proprio le testimonianze dei ragazzi d’allora, raccolte con cura dal Centro di Documentazione Storica della val di Bisenzio negli ultimi trent’anni, permettono di rievocare con vivacità i mille legami intessuti tra la gente del posto e un corso d’acqua: uno scambio continuo e infinito, dove ogni singola risorsa offerta dal fiume era sfruttata o piegata ai bisogni primari e secondari della comunità.

E sicuramente l’aspetto ludico era tra i bisogni secondari pienamente soddisfatti dal fiume: tutti i ragazzi, dal più piccolo al più grande, sapevano nuotare con sicurezza: prima nelle piccole pozze confortati dagli alti massi che fuoriuscivano dall’acqua, per poi affrontare le varie pescaie che accompagnavano il corso del Bisenzio, mentre nelle gore si facevano gare di nuoto per varie categorie d’età, a eliminazione, perché più che due per volta non si poteva gareggiare per lo stretto margine delle due sponde.

Nella vita sociale prima della Seconda guerra mondiale il Bisenzio era ancora l’ambiente deputato al benessere e alle attività fisiche dei bambini: in epoca fascista, infatti, le principali colonie elioterapiche erano dislocate lungo il fiume, e l’aria fresca del Bisenzio accompagnava i disciplinati bagni di sole e di fiume, i saggi ginnici e i giochi.

Tra fabbrica e fabbrica, tra pescaia e pescaia, il fiume era pulito, trasparente. La buona qualità delle acque permetteva anche la presenza di pesci delle più varie specie -broccioli, lasche, codinelle, barbi, boghe, anguille- da catturare con peculiari specializzazioni: con le mani e le forchette; in apnea frugando tra gli scogli; con l’amo e il tramaglio (una rete alta e lunga); “a rintrono”, facendo uscire storditi i pesci da un anfratto dove era stato scagliato un sasso sopra l’altro; a “frugnolo”, dove, nelle ore notturne, a lume di carburo con un retino piccolo si illuminavano i pesci che rimanevano fermi, o ancora “a corda”, con cordicelle che facevano girare i fusi delle filande presi in filatura. Molti di questi sistemi erano proibiti dalla legge e non passava settimana, nel periodo dalla fine di marzo a ottobre, che non ci fosse qualche inseguimento da parte della Guardia Forestale e dei Carabinieri. Pochissimi avevano la licenza di pesca e quasi tutti rischiavano: alcuni lo vendevano, arrotondando la paga della fabbrica, ma per la maggior parte dei pescatori di frodo il pesce era una delle basi dell’alimentazione. Il ristorante “Il Bongino” presso La Tignamica (Vaiano) si era specializzato nella frittura di pesciolini di Bisenzio e il lunedì -quando a Prato chiudevano i negozi e le attività- molti cittadini si riversavano sulle sponde del fiume a pescare per poi pranzare alla celebre locanda.

4-giovani-donne-a-lavare-panni-e-indumenti-nel-bisenzioAltra fonte di guadagno era costituita dalla rena, creatasi dall’arrotatura della pietra arenaria prodottasi nel fiume durante le piene, scavata e raccolta con fatica dai renaioli nei vari posti di prelievo autorizzati. Nella maggior parte dei casi i renaioli erano anziani che conoscevano bene il fiume e sapevano dove scavare il greto; per arnesi avevano un picco, un badile e una rete metallica inchiodata ad un telaio in legno rettangolare” strumentale alla divisione tra ghiaia e rena, venduta poi ai muratori come collante per la calce e il cemento.

Le rischiose inondazioni del Bisenzio, che più di una volta avevano travolto uomini e animali (come il direttore dello stabilimento Sbraci Godi Noris nel 1932) ed erano state indagate dai più illustri fisici e ingegneri (come Galileo Galilei nel 1631) erano ancora una volta sfruttate a fini economici: oltre alla rena, la piena era attesa per i pezzi di indumenti (rivenduti agli stracciaioli) e le tavole di legno (utilizzate per scaldarsi) che la furia delle acque portava a valle, ripescate con rudimentali ganci attaccati ad aste lunghe anche dieci metri.

Ad utilizzare il fiume principalmente per lavare erano ovviamente le donne, e per alcune “fare la lavandaia in Bisenzio” era un’occupazione professionale. Il lavoro era particolarmente duro: nella Val di Bisenzio quasi tutte le donne erano operaie nelle numerose fabbriche e, uscite dal turno, ad ogni stagione si dirigevano con i panni sporchi sugli argini del fiume, in ginocchio sui sassi. Ambiti ma rari erano i pozzi o le gore che talvolta si trovano lungo i fossi dei vari paesi.

Come un piccolo mare, il Bisenzio tra le due guerre era l’elemento principe nella vita delle varie comunità dislocate lungo il fiume: un ecosistema di relazioni e affetti, di svaghi e preoccupazioni, di lavoro e sostentamento.

Articolo pubblicato nell’ottobre del 2016.




Un banco di prova. La legislazione sul Vajont dalle carte di Giovanni Pieraccini

Venerdì 21 ottobre 2016 alle ore 17.00, presso la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Lorenzo Viani (Palazzo delle Muse Piazza Mazzini, Viareggio) il Commissario Prefettizio, Fabrizio Stelo,invita alla presentazione del volume:
UN BANCO DI PROVA
La legislazione sul Vajont dalla carte di Giovanni Pieraccini
(1963/1964)

di Gianni Silei

(Piero Lacaita editore)
Intervengono:

Alessandro Volpi
Docente di Storia Contemporanea, Università degli Studi di Pisa

Giovanni Pieraccini
Presidente Associazione Versilia Unita

 
ingresso gratuito

 




Un’idea di libertà. 70° anniversario della nascita della Repubblica

Ciclo di lezioni per studenti e insegnanti delle scuole superiori proposto dalla Biblioteca “Franco Serantini” in collaborazione con CGIL Pisa e Amici della Biblioteca Franco Serantini e con il patrocinio della Regione Toscana.

Gli incontri si terranno alla Camera del Lavoro di Pisa alle ore 17.00

Giovedì 27 ottobre, Giancarlo Falco, L’Italia e la ricostruzione nel secondo dopoguerra

Giovedì 3 novembre, Stefano Gallo, L’eredità della Seconda guerra mondiale e i governi del CLN

Venerdì 11 novembre, Tiziana Noce, la partecipazione delle donne alla vita politica del Paese negli anni della ricostruzione

Giovedì 17 novembre, Mauro Stampacchia, Le forze e le idee politiche in campo al tempo del referendum: un quadro d’insieme

Venerdì 25 novembre, Alessandro Breccia, Il referendum istituzionale e la nascita della Costituente: aspetti giuridici e politici

All’interno del ciclo, mercoledì 16 novembre: presentazione del volume “Archivi della politica” e del Quaderno Archimeetings dedicato all’Archivio storico della Serantini, con Monica Valentini, curatrice del volume, Caterina Del Vivo, Presidente ANAI Toscana, Andrea Ferrante Assessore alla Cultura del Comune di Pisa, Gianfranco Francese, Segretario generale CGIL di Pisa, Mauro Stampacchia, storico, Franco Bertolucci, direttore Biblioteca F. Serantini.




A Pisa “Catalogna bombardata”: la mostra

Sarà allestita dal 2 al 12 novembre p. v., presso la Biblioteca di Filosofia e Storia (via P. Paoli 9, Pisa), la mostra “Catalogna bombardata” in occasione dell’80 anniversario della guerra civile spagnola (orario lu-ve 9-20, sa 9-13) a cura della Biblioteca “Franco Serantini”.

In questo ambito, venerdì 4 novembre alle ore 17, nell’aula LIVA del Dipartimento di Civiltà e forme del sapere, conferenza del professor Michele Olivari, Spagna 1936-39: democrazia, rivoluzione, dittatura.

 




Celebrazione del 60° anniversario delle rivoluzione ungherese

Giovedì 20 ottobre alle ore 17.00 in Sala delle Feste, Palazzo Bastogi, via Cavour 18, il presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani invita alla celebrazione del 60° anniversario della rivoluzione ungherese.

Saluti di benvenuto del presidente Giani

Interventi di Ferenc Ungar console generale onorario di Ungheria e di Peter Paczolay Ambasciatore di Ungheria a Roma

In occasione del 130° anniversario della morte del compositore F. Liszt, concerto “F. Liszt e l’Italia”

 




L’alluvione e il restauro: dalla Biblioteca circolante alle carte di Carlo Emilio Gadda

Giovedì 20 ottobre alle ore 11, il Gabinetto Vieusseux vi invita all’inaugurazione della mostra “L’alluvione e il restauro. Dalla Biblioteca circolante alle carte di Carlo Emilio Gadda”, presso l’Archivio contemporaneo “Alessandro Bonsanti”, Palazzo Corsini Suarez, via Maggio 42.

Saluti di Gloria Manghetti

Interventi di:

Sandra Bonsanti, Maurizio Copedé, Giuseppe Matulli, Diana Toccafondi

Mostra fotografico-documentaria a cura del Laboratorio del Restauro del Gabinetto Vieusseux.

La mostra restarà aperta fino al 20 febbraio 2017




L’arno in città

L’Arno in città. La tua storia la nostra storia, la città nelle foto dei cittadini

L’alluvione del 4 novembre 1966 nella memoria dei fiorentini

Inaugurazione Mostra
Mercoledì 26 ottobre ore 17.00

Archivio Storico del Comune di Firenze
Sale espositive – Via dell’Oriuolo 35

La mostra sarà visitabile dal 27 ottobre 2016 al 31 gennaio 2017
dal Lunedì al Venerdì: ore 10.00 – 13.00
sabato e domenica chiuso
Tel. 055-2616527 e-mail archstor@comune.fi.it
Ingresso libero fino ad esaurimento posti




Bisenzio. 100 anni di vita sul fiume.

A Vaiano, Villa del Mulinaccio, dal 22 ottobre al 4 dicembre 2016, sarà allestita la mostra Bisenzio: 100 anni di vita sul fiume, promossa e organizzata dal comune di Vaiano con il patrocinio della Provincia di Prato, curata dalla Fondazione CDSE.

Orari apertura mostra sabato 15-19; domenica 10-13; 15-19.

La mostra, con fotografie storiche, illustrazioni e installazioni multimediali intende rievocare i legami intessuti tra la comunità e il Bisenzio: uno scambio continuo e infinito, dove ogni singola risorsa offerta dal fiume era sfruttata o piegata ai bisogni primari e secondari del territorio.