Il riscatto della bellezza

ll 6 novembre 1966, appena due giorni dopo l’Alluvione, pochi trattennero le lacrime davanti all’imponente Crocifisso di Cimabue sfigurato nella sua quasi totalità.
Sicuramente non le trattennero Ugo Procacci, allora soprintendente di Firenze ed eroico monument man civile durante la II Guerra Mondiale, e Umberto Baldini, direttore del Gabinetto dei Restauri. Accorso in Santa Croce all’alba del 6, dopo una segnalazione dei gravi danni che avevano colpito la Basilica e il suo Museo, Procacci registrò che “la rovina della grande opera d’arte era ancora maggiore di ogni più infausta previsione; e fu questo forse per me il più tragico di questi tragici giorni”. Non un’ora ancora poteva essere ancora rimandata per tentare di salvare l’enorme tavola, capolavoro di ebanisteria e di pittura, opera simbolo di tutta l’arte medievale italiana. Fu così che, come come continuò a registrare Procacci nella relazione stilata per il Ministero della Pubblica Istruzione il 30 novembre 1966, “chiesto invano l’intervento e l’aiuto dei vigili del fuoco, la cui opera era invocata ovunque, si dové operare da soli”, come lo “smontaggio della smisurata croce dal supporto, eseguito in condizioni veramente disastrose, tra il fango altissimo con il solo aiuto di alcuni operai delle ditta Mugelli”.
il-crocifisso-di-cimabue-irrimediabilmente-danneggiatoIl Crocifisso di Cimabue fu sicuramente uno dei simboli della devastazione che colpì una quantità incredibile di opere d’arte, danneggiate sia dalla violenza dell’acqua che travolse oggetti anche pesantissimi, sia dall’azione chimica dovuta alla prolungata immersione e al conseguente deposito di fango, detriti, nafta, olio combustibile. Secondo i dati riportati da “Il Corriere UNESCO” del 1967 15 furono i musei colpiti, fra cui il Museo Nazionale del Bargello, il Museo dell’Opera del Duomo, il Museo dell’Opera di Santa Croce, i Chiostri monumentali di Santa Maria Novella, il Museo Horne, il Museo Bardini, il Museo Mediceo, Casa Buonarroti, il Museo di San Salvi, il Museo di Storia della Scienza; 18 le chiese monumentali invase dalle acque con conseguente danneggiamento di tutti gli oggetti artistici ivi conservati; un migliaio circa le opere d’arte complessivamente colpite, tra le quali 321 dipinti su tavola, 413 dipinti su tela, 3000 metri quadri di cicli di affreschi, 14 complessi di sculture, 144 sculture singole. Un complesso imponente, tra cui si ricordano la porte bronzee del Battistero, con le cornici spezzate e le formelle cadute, e la Maddalena lignea di Donatello.
Gli stessi Uffizi, così vicini all’Arno e fin da subito assediati dalle acque, avevano vissuto momenti di grande drammaticità; solo la presenza in loco del personale e la repentina messa in sicurezza delle opere collocate al piano terra impedì perdite ancora più ingenti. Verso le nove e mezzo di mattina del 4 novembre il museo era già diventato irraggiungibile da parte di chiunque; rimasero isolati e arroccati tra la furia delle acque Procacci e una quindicina di dipendenti, tra cui la direttrice degli Uffizi Luisa Becherucci e Umberto Baldini, “tagliati fuori da ogni comunicazione anche telefonica, e uniti solo attraverso il soprapassaggio con Palazzo Vecchio, dove erano assediati come noi il Sindaco e diverse altre persone”, ricorda il Soprintendente. Fin dalle prime ore della mattina si cercò di contrastare i danni della velocissima inondazione dei locali posti al piano terra degli Uffizi, adibiti a deposito di opere in attesa di restauro, per cui “senza perdere neanche un minuto furono incominciati a trasportare subito ai piani superiori numerosissimi quadri che si trovavano al piano terreno della Vecchia Posta. Questo intervento, fatto affannosamente, mentre l’acqua già invadeva i locali, crescendo poi con notevole velocità, valse la salvezza di un gran numero di dipinti di eccezionale importanza, ed evitò quindi una catastrofe di immense proporzioni: basti citare tra i tanti quadri posti in salvo il polittico di Giotto della Badia, la Incoronazione di Filippino Lippi degli Uffizi, la tavola centrale del trittico di Masaccio della Chiesa di San Giovenale a Cascia”. Mentre alcuni uomini trasportavano a mano, per le scale, tali opere (in alcuni casi di ingenti dimensioni), altri si precipitarono nel Corridoio Vasariano per rimuovere, in una lotta contro il tempo, tutta la collezione -unica al mondo- degli Autoritratti di artista. Il terrore di quei momenti fu infatti che la furia delle acque potesse travolgere, da un momento all’altro, il Ponte Vecchio e il loggiato. Solo nel tardo pomeriggio del 4 novembre, con il defluire delle acque, i colleghi della soprintendenza da Palazzo Pitti si avventurarono con coraggio lungo il Corridoio Vasariano per portare i primi viveri a coloro che erano rimasti agli Uffizi.
Alla devastazione delle opere d’arte si era quindi aggiunto il danneggiamento dei luoghi della conservazione: il Laboratorio della Vecchia Posta presso gli Uffizi era stato inondato e oramai impraticabile e i relativi macchinari completamente fuori uso.
5-13-gli-angeli-del-fango-alla-biblioteca-nazionaleNonostante la mancanza di luoghi e strumenti, Procacci decise con repentina lucidità che il grande cantiere per il salvataggio delle opere d’arte dovesse essere allestito a Firenze e non altrove. In una Firenze che, già moralmente colpita, non avrebbe visto la partenza di tutte le opere d’arte alluvionate, con l’ulteriore rischio di danneggiamenti dovuti ai trasferimenti in laboratori di restauro italiani ed europei. I luoghi di ricovero allestiti in tempi record furono Villa Petraia e alcuni ambienti di Palazzo Pitti per i mobili, il salone grande della Galleria dell’Accademia per le tele, il Forte Belvedere per la maggioranza dei libri, Palazzo Davanzati per le sculture e le arti minori e la Limonaia di Boboli per le tavole. Quest’ultime, appena conclusa la prima fase di deumidificazione, furono trasferite nel nuovo Laboratorio di restauro costruito appositamente alla Fortezza in un capannone militare in disuso.
Superati i primissimi giorni di emergenza, arrivarono immediatamente contributi economici e scientifici dai più importanti centri e istituti italiani e mondiali. Fu così, che, come auspicato da Ugo Procacci, la città riuscì, grazie anche agli uomini e agli strumenti messi a disposizione da pioneristici istituti e laboratori- a curare i propri malati e sfruttare la grande tragedia da cui era stata colpita per risollevarsi e crescere, per diventare un polo d’avanguardia del restauro e della cultura, per riscattarsi nuovamente in nome della bellezza e di un patrimonio artistico amato e aiutato da tutta la comunità internazionale.

Le immagini qui sono tratte da M. Carniani, P. Paoletti, Firenze. Guerra e Alluvione, Firenze, Becocci Editore, 1991.

Articolo pubblicato nel novembre del 2016.




Piovve sul bagnato

Mercoledì 16 novembre in Sala Gonfalone, Palazzo del Pegaso, via Cavour n. 4, il Consiglio regionale della Toscana invita alla presentazione del libro di Edoardo Antonini Piovve sul bagnato, sugli effetti dell’alluvione del ’66 sull’empolese.

Saluti di Eugenio Giani, Presidente del Consiglio regionale

Intervengono:

Enrico Sostegni, consigliere regionale

Alessandro Giunti, Sindaco del Comune di Capraia e Limite

Franco Mariani, Giornalista e presidente dell’Associazione FirenzePromuove

Monia Balsanello, editore

Sarà presente l’autore




Performance teatrale: “L’Arno racconta…La stanga, il pan di legno e l’acque bianche”

Sabato 12 novembre 2016, a Firenze, alle ore 11.30 presso l’Auditorium dell’Archivio di Stato (Viale Giovine Italia, 6), si svolgerà la Performance teatrale: “L’Arno racconta…La stanga, il pan di legno e l’acque bianche”, nell’ambito della mostra “ARNO: FONTE DI PROSPERITÀ, FONTE DI DISTRUZIONE. Storia del fiume e del territorio nella carte d’archivio”
Ingresso libero fino a esaurimento posti

L’evento teatrale presentato dall’Archivio di Stato in collaborazione con Archeologia Narrante, vuole riprendere ed approfondire alcuni temi della mostra “ARNO: FONTE DI PROSPERITÀ, FONTE DI DISTRUZIONE. Storia del fiume e del territorio nella carte d’archivio”, organizzata in occasione del 50° anniversario dell’alluvione di Firenze del 1966 ed attualmente in corso presso questo Istituto fino al 4 febbraio 2017.
Sarà raccontata la storia di un navalestro (barcaiolo) scampato alle acque dell’Arno, con Alessio Sardelli e commento storico-documentario di Simone Bellucci, Giuseppina Carlotta Cianferoni.

Nell’occasione sarà possibile partecipare alle ore 10,30 (prima dello spettacolo) alla visita guidata all’interessante mostra documentaria sulla storia dell’Arno, a cura della proff.ssa Carla Giuseppina Romby.

PROGRAMMA
Saluti Carla Zarrilli, Direttrice dell’Archivio di Stato di Firenze

Testo di
Alessandro Fani
Musiche dal vivo di
Alessandro Masini
Regia di
Carlo Sciaccaluga
Costumi di scena
Ceri Vintage e Laboratorio di Costumeria Teatrale della Pergola
Elementi scenici
Fattoria di Murlo

INFO:
Dott. Sonia Cafaggini
Funzionario per la Promozione e Comunicazione
Archivio di Stato di Firenze
www.archiviodistato.firenze.it – sonia.cafaggini@beniculturali.it – 055/26320238




La forza delle donne




L’Atlante delle stragi nazifasciste a Massa

anpi-atlante-delle-stragiLa sezione ANPI “Patrioti Apuani-Linea Gotica” di Massa,  organizza la presentazione dell’Atlante delle Stragi nazifasciste che si terrà venerdì 2 dicembre 2016 alle ore 17.30 presso la Sala della Resistenza di Palazzo Ducale a Massa. A tale iniziativa oltre a relatori locali, sarà presente il Prof. Paolo Pezzino, coordinatore nazionale della ricerca frutto di un accordo tra l’ANPI Nazionale e il Goverrno della Repubblica Federale Tedesca.




Sulle ali degli angeli del fango

hello-3In occasione del 50° anniversario dell’alluvione di Firenze, l’Istoreco (Istituto Storico della Resistenza e della Società contemporanea nella provincia di Livorno) organizza un pomeriggio d’incontro per presentare il volume Sulle ali degli angeli del fango e undici racconti di viaggio (Robin edizioni 2016), scritto da Fabio Baldassarri. L’iniziativa si terrà giovedì 17 novembre 2016 alle ore 17.00 presso la sala conferenze dell’Istoreco (Complesso della Gherardesca, via Galilei 40, Livorno). A presentare il libro, oltre all’autore, sarà il professor Davide Puccini. Modererà l’incontro la direttrice Istoreco Catia Sonetti.

Baldassari nel volume racconta importanti momenti vissuti dalla sua generazione tra l’alluvione di Firenze del 1966 e il cinquantesimo del 2016. Il romanzo breve “Sulle ali degli angeli del fango” (scritto in terza persona) e “Undici racconti di viaggio” (scritti in prima persona) sono parti di un unico percorso.

Quando parla di sé, l’autore non separa mai le esperienze personali da quelle che furono proprie di quanti vissero vicende, se non uguali, almeno analoghe alle sue. Aggiunge, semmai, il colore e l’inventiva necessari a un’opera che vuole collocarsi tra il versante della memorialistica e quello della narrativa.




A Vaiano: “Due vite, un ideale”

Venerdì 18 novembre alle ore 21.00, alla Casa del Popolo di Vaiano (via G. Braga 185), Andrea Giaconi presenta il libro di Alessandro Affortunati, Due vite, un ideale. Battista tettamanti e Teresa Meroni, con interventi di Alessia Cecconi e Luisa Ciardi (CDSE), Luciana Brandi (autrice di un saggio nel volume).,

Sarà presente l’autore.

Coordina Irene Collini.




“Profeta in Vaticano” un nuovo libro su Arturo Paoli

locandina2dic2016Profeta in Vaticano è il titolo del libro che raccoglie gli scritti di don Arturo Paoli vice-assistente nazionale della Gioventù di Azione Cattolica tra il 1950 e il 1954.

Curato dallo storico Sergio Soave su proposta del Fondo Documentazione Arturo Paoli, per le Edizioni Dehoniane, il libro sarà presentato in anteprima a Lucca venerdì 2 dicembre alle ore 18 nell’Auditoriium della Fondazione (piazza San Martino).

Oltre al curatore, interverranno il dott. Emmanuele Milano (membro dell’ufficio dirigenti della Gioventù cattolica negli anni di Arturo Paoli, poi dirigente Rai e direttore di rete) e la prof.ssa Bruna Bocchini (storica, responsabile scientifica del Fondo Arturo Paoli).

Introduce il presidente della Fondazione Banca del Monte, Oriano Landucci.