CENT’ANNI DOPO la Grande Guerra – San Quirico d’Orcia

16 novembre 2018 – ore 21.15
@ Teatrino Palazzo Chigi – San Quirico d’Orcia

 

Proiezione del film “Torneranno i prati”
di Ermanno Olmi




Il potere delle immagini in movimento. Cinema e Chiesa cattolica

Il potere delle immagini in movimento_15nov18Giovedì 15 novembre presso la Scuola Normale Superiore (Pisa, ore 15) si terrà il seminario di studi Il potere delle immagini in movimento. Cinema e Chiesa cattolica. Il seminario è promosso in occasione della pubblicazione del volume  di Gianluca della Maggiore e Tomaso Subini Catholicism and CinemaModernization and Modernity (Mimesis International, 2018).

Introduce: Vincenzo Barone, Direttore della Scuola Normale Superiore

Intervengono:

Mons. Dario Edoardo Viganò, Assessore del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede
Lucia Ceci, Università di Roma Tor Vergata
Tomaso Subini, Università degli Studi di Milano
Gianluca della Maggiore, Scuola Normale Superiore

Coordina: Daniele Menozzi, Scuola Normale Superiore




La Costituzione è giovane! Viaggio in Toscana tra i principi fondamentali della nostra democrazia

Quindi, voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica…

Nel 1955, a sette anni dall’entrata in vigore della Costituzione, in quello che è forse il suo più celebre discorso tenuto ai giovani, Piero Calamandrei rivolgeva alle nuove generazioni un accorato appello a tener viva la Carta fondamentale, quel «testamento di centomila morti» nato dalla guerra e dalla Resistenza, che, per quanto in parte già realtà, costituiva ancora un «ideale, una speranza, un impegno» per il futuro, da coltivare, affermare e mantenere vivo. Ai giovani, appunto, il compito di metter dentro quel «pezzo di carta» l’impegno, la volontà a mantenere e inverare, nel presente e di fronte alle sfide dei tempi, le promesse di quel programma fondamentale di eguaglianza e di libertà. Un compito non facile, considerata la «malattia» – l’indifferenza – che Calamandrei vedeva allora offendere già lo spirito della Costituzione e contagiare pericolosamente coloro a cui quella Carta avrebbe in futuro parlato: i giovani appunto.

Oggi, a settant’anni dalla promulgazione della Costituzione della Repubblica Italiana, la speranza di Calamandrei – che la Costituzione fosse cioè in grado di parlare ai giovani e che questi lo fossero di parlare per essa – rimane quanto mai attuale e la sfida ancora aperta. In una società in rapida e continua trasformazione, dove vecchie e nuove forme di indifferenza e di diseguaglianza insidiano la tenuta dell’originario patto costituzionale, c’è bisogno sempre più di saper parlare ai giovani affinché riscoprano le fondamenta storiche e ideali della nostra società democratica, ne prendano quindi consapevolezza sentendosi parte integrante di essa. Parlare ai giovani, dunque, della Costituzione, con serietà e passione, ma lasciando a loro la libertà di misurarsi con i principi fondamentali sanciti nella Carta, non astrattamente ma con uno sguardo alle situazioni del loro tempo e con la sensibilità derivante dalle esperienze del loro vivere presente; parlare ai giovani lasciando loro la libertà di capire – sotto la direzione di una “buona guida” – non solo “quando” e “perché” quei principi sono nati e in che modo e in che misura e con quali difficoltà si sono potuti affermare nella storia dell’Italia repubblicana, ma di scoprire soprattutto che essi continuano a parlare al nostro tempo al quale ancora pongono le stesse sfide delle origini, quelle cioè di costruire – come indicava e indica la Costituzione – una società più giusta, equa e democratica. La nostra Costituzione, infatti – diceva ancora Calamandrei – non è «immobile», né ha «fissato un punto fermo», ma apre invece «le vie verso l’avvenire».

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Enrico Pieri, sopravvissuto alla strage di S. Anna di Stazzema, racconta la sua storia – Dall’episodio “Là dove è nata la Costituzione” (Foto Rumi produzioni)

Parlare ai giovani e far parlare i giovani di Costituzione è la sfida raccolta da un innovativo progetto di web serie prodotto nell’ambito del programma “Costituzione: la nostra Carta d’Identità: 1948-2018” dall’Istituto Storico toscano della Resistenza e dell’Età contemporanea con la collaborazione della rete degli Istituti della Resistenza toscani e diretto dal regista Nicola Melloni (Rumi Produzioni). Affidandosi a una struttura narrativa fresca e dinamica ma con la serietà e il metodo dell’indagine storica assicurati dalla consulenza scientifica di docenti ed esperti (Simone Neri Serneri, Catia Sonetti, Matteo MazzoniMonica Rook) il progetto si propone di riflettere sui principi fondamentali della Carta, risalendo ai presupposti storici, ripercorrendone le principali tappe di attuazione e infine interrogandosi sulla attualità di quei principi nella società presente. Al centro della web serie sta un vero e proprio viaggio di scoperta compiuto in Toscana attraverso luoghi e storie personali capaci di rendere testimonianza del percorso storico di nascita e di affermazione dei nostri principi costituzionali, ogni volta affrontato tramite un costante dialogo generazionale tra “testimoni” del tempo e “protagonisti” di oggi. Quattro giovani tra i 17 e i 24 anni, Marta Casini, Elma Kamberi, Francesco Parsi e Davide Mandolini, ciascuno portatore di una propria storia personale in grado di metterlo in contatto e di farlo dialogare con problemi e aspetti al fondo della Costituzione, sono accompagnati e guidati lungo questo percorso da Monica Rook, insegnante della scuola secondaria. Questa, mettendoli in comunicazione con vicende e protagonisti rappresentativi delle battaglie compiute per l’affermazione e l’attuazione nella società dei principi costituzionali, li aiuta e li stimola a confrontarsi – sempre a partire dalla loro sensibilità, dalla loro esperienza e dai loro interessi – con alcuni aspetti chiave della cittadinanza repubblicana.

Sei i temi, le questioni e gli aspetti trattati (la tragedia della guerra e la rinascita dell’Italia; le lotte per la dignità del lavoro e contro il precariato; il diritto al sapere, che dev’essere per tutti; la tutela del bene comune; la diversità, che è ricchezza e non un ostacolo; l’impegno collettivo e la partecipazione), a ognuno dei quali sono legati uno o più principi costituzionali, un luogo e una storia significativi. Sei, dunque, gli episodi, i capitoli, di cui si compone la web serie, aperta e chiusa da due di questi che conferiscono in particolare al progetto una circolarità di senso e di tempo e che non a caso, a differenza degli altri, vedono la partecipazione di tutti e quattro assieme i giovani protagonisti.

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Riprese dell’episodio della web serie ambientato a S. Anna di Stazzema (foto Rumi Produzioni)

Come Calamandrei più di sessant’anni fa invitava i giovani a ricercare l’origine della Costituzione in quei luoghi dov’essa era nata (le montagne, le carceri, i campi dove caddero i partigiani e ovunque, in sostanza, «un italiano era morto per riscattare la libertà e la dignità»), la serie si apre con un episodio ambientato nel luogo in Toscana che più di altri lega a sé simbolicamente e moralmente la drammatica eredità del processo di uscita dalla Guerra civile europea, dando monito al contempo dei presupposti culturali, morali e politici sui quali la Costituzione repubblicana fonda le proprie basi. Per andare “La dove è nata la Costituzione” i quattro protagonisti scelgono infatti di recarsi accompagnati da Monica a Sant’Anna di Stazzema, luogo teatro dell’efferata strage di civili compiuta nell’agosto 1944 dalle truppe di occupazione naziste. L’ambientazione e la vicenda incarnano tristemente, divenendone ammonimento, le conseguenze di un’articolazione della società europea chiusa, basata su di un nuovo ordine politico (quello voluto dai regimi nazisti e fascisti) aggressivo, razzista e incardinato sulla sopraffazione e persecuzione efferata di chiunque a quell’ordine si fosse opposto o sottratto. Il ripudio della guerra come strumento di offesa, la volontà di costruire una società pacifica e inclusiva, sono invece elementi imprescindibili alle fondamenta del patto costituente sancito dalla Costituzione italiana. Temi questi sui quali i quattro giovani si confrontano a Sant’Anna attraverso il dialogo intrattenuto con Enrico Pieri, sopravvissuto alla strage e figura attivamente impegnata nel promuovere una cultura di pace, rispetto e tolleranza, e tramite una riflessione comune condotta assieme allo storico, docente e presidente dell’Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell’Età contemporanea Simone Neri Serneri.

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Enrico Pieri dialoga con i protagonisti della Web serie: (da sinistra a destra) Monica Rook, Elma Kamberi, Davide Mandolini, Marta Casini e Francesco Parsi (foto Rumi Produzioni)

Dal rifiuto di una società costruita in antitesi a un progetto comune, inclusivo e democratico, deriva l’importanza del riconoscimento e della salvaguardia degli interessi e dei bisogni comuni a tutti i contraenti del patto costituente. Il diritto-dovere alla tutela dei “beni collettivi” – un concetto ampio ma fondamentale che va dalla tutela del paesaggio naturale e dei beni culturali a quella della salute individuale e richiama l’impegno costituzionale a garantire la difesa di questo patrimonio pubblico costituito dai beni materiali e immateriali che appartengono alla collettività – è un altro tema di confronto al quale è dedicato il secondo episodio (“Beni collettivi, un patrimonio comune”). Qui sono le vicende riguardanti la storia dello sfruttamento dei bacini minerari del Val d’Arno Superiore e dell’evoluzione del complesso di Santa Barbara – da sito estrattivo massicciamente coltivato a centrale termoelettrica tra le più importanti d’Italia e, solo più recentemente, oggetto di riqualificazione ambientale – a offrire occasione per una riflessione sui possibili squilibri prodotti dall’eccessivo sfruttamento a fini economici di una risorsa naturale comune e di contro sulla necessità di tutelare una gestione equilibrata del bene collettivo coniugandola con le esigenze di sviluppo di un territorio e delle comunità che lo abitano. L’incontro che Marta Casini, giovane protagonista dell’episodio, farà accompagnata da Monica con Fabrizio Viligiardi, un amministratore locale impegnato attivamente nella gestione del territorio e nella riqualificazione paesaggistica e ambientale dei vecchi siti estrattivi, le permetterà di ampliare la riflessione sulla questione della tutela del “bene collettivo”, integrandola peraltro con la propria esperienza personale di giovane volontaria molto attiva nel campo sanitario e della pubblica assistenza.

Al diritto al sapere, inteso in senso ampio come piena e fattuale possibilità di libero accesso a tutti gli ambiti della cultura e della conoscenza, è dedicato invece il terzo episodio. L’ambientazione è offerta dalla scuola di Barbiana, luogo divenuto simbolo grazie a l’impegno di Don Milani di una battaglia condotta a favore di un’istruzione pubblica aperta a tutti, egualitaria e democratica, tale da garantire a ciascuno indistintamente e indipendentemente dal suo status sociale il raggiungimento di quel pieno sviluppo della persona umana garantito dalla Costituzione (art. 3), fattore di dignità sociale e mezzo col quale esercitare una cittadinanza attiva, libera e consapevole (“Sapere è potere”). È Francesco Parsi, giovane e dinamico studente delle superiori, che Monica accompagna a Barbiana. Qui, da prospettive diverse e ciascuno con la propria sensibilità, i due discutono e riflettono assieme a Francesco Carotti, uno degli ex allievi di don Milani, sulle battaglie combattute a Barbiana, e altrove nella società italiana, per l’attuazione di un diritto all’istruzione e al sapere egualitario, sulle conquiste conseguite ma anche sui limiti e sulle inadeguatezze della scuola di ieri e di quella di oggi.

Dedicato al tema dell’uguaglianza e al suo rapporto con la libertà è il quarto episodio. Al centro vi è la questione della tutela delle diversità come fattore di effettiva uguaglianza: due diverse storie personali di diseguaglianza generate da distinti fattori di diversità personale si confrontano, senza sovrapporsi e nelle loro specificità, entrando però in contatto su di un comune cammino di consapevolezza e rivendicazione. Da un lato, la storia di Giuliana Gentili, attivista dei diritti delle donne e tra le fondatrici a Grosseto, tra anni Settanta e Ottanta del Novecento, del Collettivo Femminista e del Centro Donna, dunque protagonista di lunghe battaglie contro forme di diseguaglianza di genere e a favore del pieno riconoscimento della parità dei diritti. Dall’altra, invece, la storia di Elma Kamberi, giovane ragazza nata e cresciuta in Italia da famiglia di origini kossovare e privata fino al diciottesimo anno di età della cittadinanza italiana, ottenuta a fatica solo dopo una lunga trafila burocratica e una non facile rivendicazione della propria identità personale segnata da pregiudizi e resistenze. Nel dialogo che si crea tra le due protagoniste e grazie al ruolo di mediazione esercitato da Monica, emerge una riflessione profonda e problematica sull’attualità dei diritti di eguaglianza sanciti dalla Costituzione e sull’impegno ancora necessario affinché, ieri come oggi,  a ogni cittadino, senza distinzioni di sesso, genere, religione, lingua, cultura e condizioni sociali, sia ancora assicurato di raggiungere quell’uguaglianza sostanziale che sola garantisce il pieno sviluppo della dignità personale e sociale necessaria alla sua libertà.

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Il regista Nicola Melloni (a sinistra) concorda gli ultimi dettagli con i testimoni Giorgio Molendi e Paolo Maiolini prima di girare una scena dell’episodio ambientato nelle acciaierie di Piombino (foto Davide Mandolini)

Al successivo episodio è invece affidato il tentativo di riflettere sul tema del lavoro e sulla sua effettiva capacità di costituire, oggi come in passato, un elemento ancora fondamentale alla cittadinanza repubblicana, nella sua duplice accezione di diritto – che la Repubblica si obbliga a rendere effettivo – e di dovere – per cui il cittadino è chiamato con esso a svolgere una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società (art. 4). Nel corso della storia dell’Italia repubblicana, perché queste premesse di cittadinanza fossero mantenute il lavoro ha richiesto – e ancora richiede – un continuo sforzo di adeguamento delle sue reali condizioni ai principi di tutela salariale, previdenziale e sindacale garantiti sulla carta dalla Costituzione. Per ripercorrere alcune tappe di questo processo, coglierne il senso e confrontarsi con storie di lotta alla precarietà e di difesa della dignità sul lavoro, Monica accompagna Davide Mandolini, il giovane protagonista dell’episodio, a visitare gli impianti delle storiche acciaierie di Piombino. A guidarli sono due operai in pensione ed ex sindacalisti, Giorgio Molendi e Paolo Maiolini, che testimoniano delle condizioni di vita e di lavoro vissute all’interno della fabbrica, di quanto fatto negli anni della contrattazione a difesa dei diritti di categoria nonché però delle successive trasformazioni  subite in anni più recenti dall’impiego con il ricorso a forme contrattuali a termine e interinali, incapaci di garantire adeguata tutela al lavoro. Nuove forme di precariato sulle quali riflettere e alle quali Davide, in un confronto tra diritti costituzionali e forme nuove e vecchie di mancata tutela sul lavoro, aggiunge quelle diverse ma analoghe derivanti dalla sua personale esperienza professionale di giovane fotografo freelance, privo di sufficienti sicurezze previdenziali e sindacali.

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Piombino – ultime prove tecniche prima delle riprese  Monica Rook (a sinistra) con la fonica Manuela Patti (foto Davide Mandolini)

La serie, apertasi a Sant’Anna di Stazzema quale luogo simbolo cui è legata l’origine dello spirito della Costituzione, si chiude in ciclica continuità con l’episodio finale ambientato a Firenze, luogo altrettanto emblematico per le radici storiche e morali della nostra democrazia a partire dal ruolo giocato dall’insurrezione cittadina dell’agosto 1944 e dall’esperimento di autogoverno democratico affidato ai partiti antifascisti del Comitato Toscano di Liberazione Nazionale. La modalità con cui la città esce dalla guerra sperimentando, nonostante le profonde cesure politiche generate dal conflitto, una forte solidarietà popolare, come pure le successive e analoghe esperienze di mobilitazione dal basso e di solidarietà tra cittadini e istituzioni di cui la città si rese protagonista in anni seguenti – quali tra tutti i movimenti di quartiere sorti a partire dalla fine degli anni Sessanta – aiutano a riflettere sul ruolo che l’impegno e la partecipazione popolare giocano sulla costruzione e sul mantenimento dal basso della democrazia. Una storia che i quattro giovani protagonisti guidati ancora da Monica ripercorreranno con un suggestivo itinerario lungo il percorso dell’Arno, dal centro storico al quartiere popolare dell’Isolotto: occasione questa che servirà anche a ciascuno di essi  per trarre, alla luce del viaggio compiuto nei precedenti episodi, una conclusione personale sul senso che la Costituzione mantiene con le radici della nostra storia e col nostro presente.

Della serie, che sarà pubblicata integralmente sul web entro la fine del 2018, saranno proiettate in anteprima alcune parti nell’ambito dei convegni didattici provinciali sul progetto Costituzione: la nostra Carta d’identità 1948-2018 che si terranno a Firenze il 12 novembre 2018 presso il Teatro della Compagnia e a Pistoia il 21 novembre presso la Biblioteca S. Giorgio.

Articolo pubblicato nel novembre del 2018.




La Garfagnana e la Grande Guerra attraverso un libro e una mostra

Castelnuovo di Garfagnana, 16 Novembre 2018 Castelnuovo Garfagnana, Sala Suffredini, ore 17,30

LA GARFAGNANA NELLA GUERRA 1915-1918 – Cento anni dopo

Presentazione di “La Garfagnana al fronte. Testimonianze della Grande Guerra dagli archivi del Corriere di Garfagnana” di Pier Luigi Raggi.

La Fondazione Paolo Cresci allestirà la mostra con documenti originali LA GRANDE GUERRA DI BENEDETTO “BENNY” MOSCARDINI
Storie di emigranti garfagnini: Dalle Americhe al Carso

 




Rosignano ricorda la fine del 1° conflitto mondiale con “La Grande Guerra” di Monicelli

Mercoledì 14 novembre alle ore 10,30 presso il Teatro Solvay proiezione del film La grande guerra di Mario Monicelli.
Introduzione di Massimo Ghirlanda.

L’iniziativa si inserisce all’interno di “Lanterne magiche”:  progetto della Fondazione del Sistema Toscana curato dal Centro Studi in collaborazione con l’Ufficio Cultura del Comune di Rosignano Marittimo e l’Associazione Decima Musa.




“Mille non sono tornati”

È appena uscito (Novembre 2018), a cura di GD edizioni di Sarzana, il saggio Mille non sono tornati di Ezio Della Mea e Enzo Menconi,  che si colloca nell’ambito delle celebrazioni per la fine della Prima Guerra Mondiale.

Il volume, completo di un’appendice di mappe e di un CD con un data base, è di facile consultazione: i caduti sono suddivisi per frazione di nascita e/o domicilio e se ne raccontano le vicessitudini militari, l’eventuale prigionia, le circostanze del ferimento e della morte, e della inumazione. Esso ricorda tutti i caduti carraresi durante la Grande Guerra, 960 uomini ed una donna, Argentina Dell’Amico.

Lei ha una storia particolare, che merita di essere raccontata: il suo nome compare alla base di un piccolo obelisco che ricorda i caduti. Inizialmente si era pensato ad una crocerossina ma ulteriori ricerche hanno permesso di accertare che ella è morta durante la Seconda Guerra Mondiale, il 20 gennaio 1945, nella zona di Minucciano, in Garfagnana, dove si era recata con altre donne di Carrara per scambiare il sale con farina e altri prodotti. Lì viene a sapere del bombardamento di Carrara e decide di tornare a casa per verificare le condizioni dei suoi familiari. Trovandosi a ridosso della Linea Gotica, rimane uccisa dagli spari dei militari tedeschi.

L’idea di questo saggio è frutto di un’assenza, quella a Carrara, a differenza delle altre città italiane, di un ricordo dei suoi caduti durante la Prima Guerra Mondiale” afferma il coautore Ezio della Mea. Solo recentemente la Regione Toscana ha stanziato il finanziamento per il restauro di una lapide della Grande Guerra nel cimitero di Gragnana, perché eccessivamente deteriorata.

Ed è proprio dalle lapidi che la ricerca alla base di questo libro è iniziata, attraverso la loro ricognizione nei 13 cimiteri carraresi, dopo lo spoglio al Ministero della Difesa dell’albo d’oro dei caduti del ’15-’18. E qui scopriamo che solo in Toscana essi sono stati 46.162, “uomini a cui si deve guardare con rispetto e come ammonimento per il futuro, senza qualsivoglia esaltazione retorica e bellicistica”, scrive Enzo Menconi nella Prefazione.

Le forze combattenti andavano dai 18 (17 se partivano come volontari) ai 43 anni, ma accanto a loro c’erano gli operai militarizzati (dai 12 ai 60 anni). Inoltre, dopo Caporetto, fu necessario richiamare dalle leve di mare soldati per la leva di terra.

Nelle trincee del Carso, sulla Bainsizza, sull’altopiano di Asiago, sul Pasubio, sul Grappa, sul Piave, sull’Isonzo ma anche nella penisola balcanica e in Libia caddero circa 700.000 italiani. 800 erano di Carrara […] Oltre il 50% di quei soldati erano lavoratori del marmo”, scrive Enzo Menconi. Di questi 321, circa il 40 %, sono morti per malattia (prevalentemente broncopolmonite dovuta alle alquanto insalubri condizioni in trincea), 60 muoiono in prigionia (di cui 15 non si sa dove), i restanti per le ferite riportate.

Un esempio dei prigionieri deceduti in mano nemica, è Nicoli Bruno (classe 1895) sepolto a Mauthausen (nome divenuto tristemente noto in epoca nazista), poiché spirato a seguito di una malattia.

A Carrara sono morti anche 88 soldati non carraresi, perché vi erano due ospedali militari. Le cause del decesso riportate nelle cartelle cliniche recitano principalmente congelamento, oltre che ferite. Alcuni sono stati fucilati per i disturbi psichici dovuti ai traumi di guerra, come Arnaldo Bruschi. Egli era stato riformato alla leva e ritenuto idoneo solo ai servizi sedentari, ma, chiamato per la mobilitazione generale del marzo 1917, viene inviato come soldato nella compagnia zappatori. La sua morte è stata oggetto di plurime falsificazioni: sul sito OnorCaduti è riportato che è morto in azione sul Carso il 24 agosto, mentre l’ufficiale alla matricola del distretto militare di Massa trascrive nel Foglio Matricolare di Bruschi che egli “è morto per ferita da arma da fuoco non in combattimento” in analogia a quanto certificato nell’atto di morte del registro del reggimento. Le due annotazioni nascondono una tragica verità: il testimone, tenente Ilio Panzani, riferisce che quel 24 agosto il soldato Bruschi tentava di “scaricare l’arma”, gesto dovuto allo squilibrio mentale causato dalle fatiche precedenti e dalle traumatizzanti impressioni subite. Bruschi viene così condotto al posto di medicazione, con l’indicazione di qualche giorno di riposo. Ma i segni di squilibrio mentale proseguono ed un generale, presente sul posto, ne ordina la fucilazione. Il tenente Panzani, però, al termine della sua relazione scrive che il soldato Bruschi, nel periodo passato alle sue dipendenze “tenne sempre un’ottima condotta e mai ebbi a lamentarmi di lui per nessun motivo”.

Analogamente fucilato, il caporale Ferrari Luigi, ferito da arma da fuoco nei combattimenti di San Michele a Monfalcone. Condannato per diserzione di fronte al nemico, fu eseguita la pena della fucilazione alla schiena. Nessuna lapide lo ricorda, ma dopo la fine della guerra, gli è stata conferita la medaglia commemorativa nazionale. Citando de André: “ora che è morto la patria si gloria / d’una medaglia alla memoria”.

I soldati provenienti da Carrara combatterono principalmente sul Carso, a quota 83, vicino a Monfalcone, in una località non a caso chiamata Monte Calvario.

Ma diamo un nome e una storia ad alcuni di questi soldati. Ci piace ricordare i  fratelli Tusini (Alessandro e Lorenzo) deceduti a distanza di 8 giorni uno dall’altro. Alessandro muore il 26 giugno 1916 in combattimento sull’altopiano di Asiago; Lorenzo il 2 luglio colpito al cuore da un proiettile negli stessi luoghi dove, pochi giorni prima, era caduto il fratello minore.

Tristemente analoga la sorte dei fratelli Papini di Colonnata, Olinto (01.05.1892 – 24.10.1915) e Rodolfo (31.10.1894 – 01.11.1915) deceduti a distanza di 8 giorni uno dall’altro. Il primo, mentre tentava con il suo reggimento, il 90°, di guadagnare quota 1100, viene ferito all’addome da arma da fuoco e muore in ospedale a Tolmino il 24 Ottobre. La sua salma è stata poi trasferita a Caporetto. Il secondo, nel 12° reggimento di fanteria nella brigata Casale, avanza con i compagni sulla linea alle falde del Podgora, sui trinceramenti nemici, superando una prima linea, difesa tenacemente dagli avversari; il giorno dopo viene espugnata la seconda linea e il 28 ottobre, nonostante le avverse condizione meteorologiche, anche la terza. Ma Rodolfo il 1° Novembre sul Podgora, colpito da arma da fuoco durante un combattimento, cade. La salma attualmente giace al sacrario militare di Oslavia, senza una lapide che lo ricordi. I due fratelli, morti quasi nella stessa settimana, non sono mai stati neppure inumati vicini.

Diversamente i fratelli Pantera di Bergiola Foscalina sono sepolti uno accanto all’altro nel sacrario di Redipuglia (loculo 27347 e 27346), mentre a Borgiola una lapide li ricorda. Andrea è deceduto il 17 settembre 1917 in un ospedale da campo a seguito delle ferite da schegge di shrapnel; Emilio è morto il 12 Gennaio a Trieste nel 1920 a seguito di una malattia contratta quando ormai la guerra stava finendo.

Concludiamo rendendo onore al più giovane dei caduti: Galeotti Ercole. Aveva soltanto 14 anni e 7 mesi. Era operaio del Genio Militare della Prima Armata ed è morto per malattia nel piccolo ospedale da campo di Salò il 22 Ottobre 1918.

Si rende vero onore a lui e a tutti i caduti se ci si impegna per un futuro diverso in una patria che veramente ripudia la guerra.

Questo libro è un monumento cartaceo ai caduti di una guerra di cui questo anno si celebra la fine, da alcuni vista come la quarta guerra di indipendenza e comunque l’ultima di unificazione nazionale. Tuttavia esso “non è e non vuol essere la celebrazione di una vittoria o il rinnovo di antiche contrapposizioni […] ma un piccolo contributo alla ricerca di quel comune legame di civiltà che unisce oggi i popoli di Europa, quel legame che le guerre, i totalitarismi e i nazionalismi non sono riusciti a cancellare”, afferma con vibrante convinzione Menconi.

La storia è un vaccino, ma, come i vaccini, ha bisogno di richiami.

Articolo pubblicato nel novembre del 2018.




Costituzione: la nostra carta d’identità 1948-2018. Percorsi didattici per una cittadinanza attiva

Il 21 novembre si terrà alla Biblioteca San Giorgio il convegno “Costituzione: la nostra carta d’identità”: è un convegno di restituzione dei seminari e dei progetti sulla Costituzione, svolti da cinque scuole pistoiesi e realizzata con il coordinamento regionale dell’Istituto storico toscano della Resistenza.

Questo è il programma dei lavori:

Biblioteca San Giorgio di Pistoia
9:30 Apertura dei lavori
9:45 Saluti di: Monica Barni (Vicepresidente Regione Toscana), Roberto Barontini (Presidente ISRPt), Aldo Bartoli (Comitato Provinciale Anpi Pistoia), Emanuele Gelli (Presidente Consiglio Comunale di Pistoia)
10:15 Presentazione dei progetti delle classi Alice Vannucchi (Responsabile didattica ISRPt)
10:30 La scuola di tuttiMonica Galfrè (Università degli Studi di Firenze)
11:30 Da regnicoli a cittadini: 100 anni di cammino verso la democrazia, IV A Ordinario Liceo Scientifico ”Amedeo di Savoia” – Docente Caterina Marini
12:00 L’identità italiana: analisi della storia degli uomini, dei luoghi e delle idee che ci hanno fatto quelli che siamoV A Servizi per l’agricoltura e lo sviluppo rurale IPSAAABI “De Franceschi” – Docente Giovanna Sgueglia
12:30 Proiezione web-serie sulla Costituzione attraverso luoghi e figure della Toscana
13:00 Pausa pranzo con buffet
14:30 Costituzione italiana: articolo 4Mariuccia Salvati (Università Alma Mater Studiorium di Bologna)
15:30 Cittadini italiani e europei, V A Tecnico-economico e V B Scienze Applicate ITCS “F. Pacini” – Docenti Paola De Pasquale e Paola Nelli
16:15 Fratelli d’Italia, di e con Ultimo Teatro Produzioni Incivili
Progetto realizzato da: ISRPT, Rete Degli Istituti Della Resistenza In Toscana. Sostenuto da: Regione Toscana. Patrocinato da: ANPI, CUDIR, Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana




1918-2018 Ottant’anni dalla promulgazione delle leggi razziali. La difesa della razza e la costruzione del nemico

Il 20 novembre alle ore 9.30 in Palazzo Vecchio, Salone dei 500, il Sindacato degli avvocati di Firenze e della Toscana vi invita al convegno su 1918-2018 Ottant’anni dalla promulgazione delle leggi razziali. La difesa della razza e la costruzione del nemico.

Il convegno è patrocinato da Comune di Firenze e Regione Toscana e realizzato in collaborazione con Associazione avvocati matrimonialisti italiani e Fratellanza militare Firenze

Sessione del mattino 9.30-13.30

Interventi di Simone Neri Serneri, Guido Barbujani, Valerio Onida, sen. Liliana Segre

Sessione del pomeriggio 15.00-18.30

Interventi di Luigi Manconi, Grazia Naletto, Vittorio Sgromo, Giuseppe Faso, Lorenzo Guadagnucci

In allegato il Programma dettagliato dei lavori.