Immagini del ‘900 dalla collezione di Carlo Pepi

Sabato 15 dicembre a Montale, a Villa Smilea, inaugurazione della mostra pittorica “Immagini del ‘900 della collezione di Carlo Pepi”.

La mostra resterà aperta fino al 13 gennaio.

Per info: 0573/952234/65

 




Dalla parte del mare. Tobino e la Versilia nel Novecento.

Venerdì  14 dicembre  presso la Galleria d‘Arte Moderna e Contemporanea “Lorenzo Viani”   (GAMC)  Palazzo delle Muse,  Piazza Mazzini  –  Viareggio: il convegno  Dalla parte del mare. Tobino e la Versilia nel Novecento presenta i primi risultati di un’ampia e organica ricerca, ideata e programmata dalla Fondazione Mario Tobino, sulle vicende della cultura della Toscana nord-occidentale dall’Ottocento agli anni più recenti:  una cultura che, tra Lucchesia, Versilia, Garfagnana, tra Bocca di Serchio e Bocca di Magra, ha visto una fitta serie di rapporti e presenze internazionali, di eccezionale creatività nei più vari orizzonti, dalle arti plastiche alla letteratura al cinema alla musica, alla stessa costruzione del quotidiano.

La maggior parte dei saggi presentati per l’occasione, toccano situazioni e momenti determinanti della storia culturale di Viareggio e della Versilia, di forte rilievo pubblico e di grande risonanza nazionale e internazionale; e tutti offrono un contributo all’approfondimento dell’identità e della creatività di un territorio il cui fascino ambientale è sempre stato sostenuto da un integrale impegno umano e culturale.

A cura di Giulio Ferroni   –  Coordinatore scientifico  Marco Natalizi

 

Questo il programma degli interventi  (dalle  9 alle 13)

Saluti istituzionali  e della presidente della Fondazione Mario Tobino, Isabella Tobino

Franco Contorbia  I grandi giornalisti

Nunzio Ruggiero  Intellettuali in vacanza tra Versilia e Lunigiana

Giulio Ferroni  Sulla spiaggia e di là dal molo: Tobino a Viareggio

Simona Costa  Il premio Viareggio

Emiliano Morreale  Mario Monicelli e la Versilia

 

Dalle ore  15

Simone Villani Un set cinematografico

Alessandro Bratus  Fasti della canzone italiana

Carlo Alberto Di Grazia  Il carnevale di Viareggio

 

Fondazione Mario Tobino  www.fondazionemariotobino.it

Via di Fregionaia, 692  Maggiano –  Lucca  Tel. 0583 327243

Ufficio Stampa  Demetrio  Brandi 3356141086




Presentazione delle “Antiche villeggiature” a Monsummano

Nell’ambito della mostra documentaria “M’istruisco, dunque sono: iniziative d’istruzione nella Valdinievole ed oltre”, in corso fino al 17 marzo 2019 al Museo della Città e del Territorio, mercoledì 12 dicembre, alle ore 21.15, si terrà la presentazione del volume “Antiche villeggiature. Val di Bisenzio e Montepiano tra Ottocento e Novecento” (Fondazione CDSE, 2018), di Annalisa Marchi, Alessia Cecconi, Luisa Ciardi e Cinzia Bartolozzi nella Sala “Walter Iozzelli” della Biblioteca comunale “Giuseppe Giusti” di Monsummano Terme.

La Toscana delle antiche villeggiature riemerge grazie a questo volume, dedicato a quei borghi dell’Appennino settentrionale che furono amati luoghi di soggiorno estivo e vacanze borghesi. Alla fine dell’Ottocento la Val di Bisenzio e di Montepiano, similmente a quanto accadde per le vicine Monsummano e Bagni di Montecatini, iniziarono ad attrarre turisti, escursionisti e villeggianti da tutta l’Italia (in alcuni casi anche dall’estero). Ne nacque una moda che si aggiunse alla secolare frequentazione da parte delle famiglie signorili fiorentine che trascorrevano i periodi estivi in sontuose ville-fattorie di campagna.

Montepiano, che si arricchì di ville e villini e ospitò anche numerose colonie terapeutiche, visse proprio allora la sua belle époque, frequentata com’era da celebrità ed esponenti di spicco della comunità ebraica, a cominciare dalla famiglia degli antifascisti fratelli Rosselli.

Durante la presentazione, a cui saranno presenti le autrici, sarà ripercorsa la storia sul filo rosso della villeggiatura, fenomeno che tra fine Ottocento e inizio Novecento ha tanto connotato la storia di Montepiano, quanto quella di altre località toscane, come Monsummano e Bagni di Montecatini.

Modera l’incontro Chiara Martinelli.
Cinzia Bartolozzi, architetto, lavora come istruttore tecnico presso il Comune di Prato ed è autrice di numerosi studi sulle architetture di palazzi signorili.

Alessia Cecconi, storica dell’arte, lavora come Direttrice della Fondazione CDSE. Ha ricercato a lungo sul recupero delle opere d’arte durante la Seconda Guerra Mondiale, tema a cui ha dedicato volumi e mostre.

Luisa Ciardi, storica, è la responsabile della Segreteria scientifica della Fondazione CDSE. Sta attualmente seguendo un progetto sul recupero delle identità dei soldati che trovarono la morte nel 1941 con il naufragio, in Grecia, del Piroscafo Oria.

Annalisa Marchi, insegnante di lettere, è la Presidente della Fondazione CDSE e ha all’attivo più di quaranta pubblicazioni sulla storia di Prato.
Per l’occasione, i partecipanti alla serata potranno visitare la mostra documentaria “M’ISTRUISCO, DUNQUE SONO: INIZIATIVE D’ISTRUZIONE NELLA VALDINIEVOLE ED OLTRE (orario di apertura: lunedì, mercoledì, venerdì 9-13; martedì e giovedì 9-13/15.30-17.30. Chiuso sabato e domenica e festivi eccetto aperture straordinarie).

Con il contributo della Regione Toscana.

Ingresso libero.

Info: Biblioteca “Giuseppe Giusti” tel. 0572 959500. biblioteca@comune.monsummano-terme.pt.it




Commemorare è riflettere Razzismo e antisemitismo fascista

Martedì 11 dicembre alle ore 19:00 l’ANED di Firenze vi aspetta presso la propria sede in Palazzo Coppi, via Buonarroti 13 a Firenze per
Commemorare è riflettere
Razzismo e antisemitismo fascista
Seminario per l’ottantesimo delle leggi antiebraiche italiane in collaborazione con l’Istituto storico toscano della Resistenza e dell’età contemporanea e con il Museo della Deportazione e della Resistenza.
Saluti – Matteo Mazzoni, direttore ISRT
Interventi di:
1. Ugo Caffaz, Introduzione
2. Matteo Mazzoni, I “nuovi” italiani e i razzismi del fascismo
3. Marta Baiardi, Antisemitismo
4. Daniel Vogelmann, Testimonianza
5. Camilla Brunelli, I musei: opere democratiche per costruire la storia e preservare la memoria. Il caso di della Fondazione di Figline e altri esempi

Discussione

Saluti finali – Alessio Ducci, presidente ANED Firenze




La città in guerra. Cittadini e profughi tra il 1915 e il 1918

La mostra La città in guerra. Cittadini e profughi a Pistoia dal 1915 al 1918, allestita a cura dell’Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea di Pistoia e dell’Associazione “Storia e Città” di Pistoia, è nata dall’unione di due distinti progetti per soddisfare molteplici obbiettivi. Sull’onda del “Centenario della Grande Guerra” e della nomina di Pistoia a “Capitale italiana della Cultura 2017”, La città in guerra è stata un tassello cardine di un ciclo divulgativo pluriennale su Pistoia durante il primo conflitto mondiale, inaugurato nell’autunno 2015 dall’Associazione “Storia e Città” con la mostra Pistoia 1914-1915. Dalla neutralità all’intervento e che si concluderà nel 2019, con un allestimento dedicato alla memoria e all’eredità culturale, sociale e politica della Grande Guerra.

L’allestimento ha cercato di fare una divulgazione esteticamente efficace e scientificamente rigorosa, con l’obbiettivo di indurre una riflessione su un momento storico di fondamentale importanza, raccontando il conflitto bellico in tutta la sua complessità, in un continuo dialogo tra il piano generale e locale. In ragione di questo, si è sottolineato come il conflitto abbia causato profonde trasformazioni politiche, economiche, sociali e culturali anche a Pistoia, nonostante la città si trovasse distante dalla zona di guerra. La città e i suoi spazi hanno avuto un ruolo centrale nel percorso espositivo, rimarcando gli snodi dell’esperienza bellica pistoiese: le difficoltà dell’approvvigionamento annonario, l’ospitalità ai profughi, la gestione dell’apparato economico, il ritorno dei feriti dal fronte, l’organizzazione degli spazi culturali e di propaganda, le lettere e i diari dei soldati, l’opera dei comitati di mobilitazione civile, il comportamento del clero e delle forze politiche.

I due enti organizzatori hanno scelto di concentrare l’attenzione su Caporetto e sulla fase successiva, in modo da concedere ampi spazi alla vicenda dei profughi veneti e friulani, provenienti dai territori invasi: un fatto storico di grande interesse. Gli esuli riparati nel fronte interno diventarono un segno concreto di una guerra vicina e incombente. Inoltre, l’accoglienza si rivelò problematica, non soltanto a causa della situazione interna italiana, ma pure per difficoltà d‘integrazione tra le popolazioni ospitate e ospitanti. Tenendo sempre in considerazione le vicende nazionali, il progetto si è focalizzato sui profughi ospitati a Pistoia, provenienti in buona parte da Belluno e Treviso, con le rispettive amministrazioni comunali e vari enti economici delle due città. A riprova di questo legame, le amministrazioni comunali della due città hanno concesso il loro patrocinio e il Comune di Belluno ha presentato i materiali già esposti nella mostra didattica “An de la fan. Belluno invasa, 10 novembre 1917 – 1 novembre 1918”, tenutasi nelle scuole superiori di Belluno nel biennio 2015-2017 e curata dall’Archivio storico del Comune di Belluno. Parlare del caso di Pistoia era importante anche per osservarne alcune peculiarità, poiché – secondo lo storico Giampaolo Perugi – il fenomeno causò meno problemi che altrove, sebbene la complessità del tema e varie lacune nelle fonti non permettano di giungere a un giudizio storico adeguatamente comprovato.

L’incontro tra diverse sensibilità storiche ha poi fatto sì che la mostra avesse un approccio multidisciplinare, affrontando tematiche di storia culturale, storia politico-istituzionale, storia sociale, storia militare e storia dell’esperienza. L’allestimento si dipanava lungo quattro sale tematiche, rispettivamente dedicate al conflitto combattuto al fronte, al rapporto tra Cinema e Grande Guerra, ai profughi e, infine, alle vicende di Pistoia durante il conflitto. La narrazione storica è stata fatta soprattutto attraverso pannelli divulgativi a parete, con testo e immagine o una testimonianza diretta d’accompagnamento. A fianco di questa soluzione, la mostra ospitava vari supporti multimediali, interattivi e non, e sagome di soldati e civili, ricavate da foto dall’Archivio storico del Comune di Belluno e parte della mostra An de la fan. La mostra esponeva anche  documenti e oggetti d’uso comune, sia bellici che civili, provenienti da archivi pubblici e collezioni private, con l’idea di fare un’operazione di “archeologia viva”, ossia far conoscere la storia attraverso il manufatto e l’oggetto.

I molteplici dispositivi divulgativi hanno permesso di raggiungere un vasto pubblico, grazie anche a una campagna promozionale fatta tramite volantinaggio, social network e passaparola. Infatti, sono stati registrati più di 5.000 visitatori. Sono state attratte varie fasce d’età, in particolare persone tra i 40 e i 50 anni, anche se ha sorpreso vedere sparuti gruppi di giovani visitare l’allestimento negli orari extra-scolastici e soffermarsi a lungo sulle vicende raccontate. Visitatori non soltanto pistoiesi, ma anche di altre città italiane ed europee, che sono passati in visita alla mostra richiamati a Pistoia per la sua nomina a Capitale italiana della Cultura.

Articolo pubblicato nel dicembre del 2018.




CONOSCERE LA COSTITUZIONE, VIVERE DA CITTADINI – Si aprono le iscrizioni al nuovo progetto dell’ISRT con le scuole per il 2019

CONOSCERE LA COSTITUZIONE, VIVERE DA CITTADINI

L’ISRT, grazie al contributo della Fondazione Marchi, per un nuovo anno insieme alle-agli studenti, per parlare di Costituzione, per vivere da cittadini.
Sono aperte, a partire da oggi, le iscrizioni da parte delle scuole per aderire al progetto.

– in allegato la schede informativa –

il progetto
Sulla scia delle esperienze condotte nello scorso triennio, l’Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell’Età contemporanea (Onlus), grazie al contributo della Fondazione Marchi, propone per il 2019 un nuovo progetto didattico per le classi quarte delle scuole superiori, per l’approfondimento dello studio della Costituzione. Il progetto non ha oneri per le classi aderenti.

i destinatari
Classi IV a.a. 2018/2019.
Potranno aderire al progetto 5 scuole superiori dell’area Firenze-Prato-Pistoia con classe singola o con due classi, che seguiranno in modo congiunto i lavori. Le scuole saranno selezionate sulla base della data di presentazione della domanda.
Un posto sarà riservato alla provincia di Pistoia e uno alla provincia di Prato.

gli obiettivi
1. Diffondere nelle nuove generazioni la conoscenza della Costituzione, in particolare dei suoi principi fondamentali, a partire dai valori di uguaglianza, solidarietà, libertà, per analizzarne influenze e resistenze nei comportamenti sociali reali. La scuola è la palestra dove i giovani si
formano alla cittadinanza e alla pratica di una civile convivenza con gli altri; 2. promuovere il protagonismo intellettuale dei giovani, stimolandone lo spirito critico e favorendo una fruizione attiva del progetto, di cui dovranno essere attori e non uditori.

la struttura
1. Modulo didattico di 4 ore rivolto alla classe dedicato all’approfondimento dei principi fondamentali della Costituzione. ogni modulo prevede due lezioni: a) la prima sulle origini della Carta; b) la seconda a scelta fra: Costituzione: diritti e doveri di cittadinanza, Costituzione e religione, Costituzione e lavoro, Costituzione e giustizia, Beni comuni e solidarietà sociale, Il valore della diversità;
2. Ogni classe adotta una tematica e si impegna a realizzare un lavoro compiuto che sarà presentato in iniziative specifiche nelle scuole o in eventi pubblici per la cittadinanza, durante la Settimana della Costituzione, organizzata e promossa dall’ISRT a novembre 2019.
Il lavoro degli insegnanti e degli studenti sarà seguito da tutor.

quando?
Febbraio/marzo: svolgimento dei corsi nelle scuole
Marzo/maggio, settembre/ottobre: lavoro in classe
Novembre: presentazione dei lavori durante la Settimana della Costituzione




Il ruolo della memoria: ricerca e disseminazione della Shoah

Il 29-30 Novembre si è tenuto presso la Scuola di Alti Studi di Lucca, un convegno di due giorni, organizzato dall’IMT in collaborazione con il MIUR dal titolo “Il ruolo della memoria: ricerca e disseminazione della Shoah”, in occasione dell’ottantesimo anniversario delle leggi razziali. Le lezioni sono state tenute dai proff. Paolo Coen, dell’università di Teramo, e Ilaria Pavan, della Scuola Superiore Normale di Pisa, fra i massimi esperti a livello nazionale e internazionale sul tema.

La lezione del Prof. Coen ha avuto un taglio innovativo e perciò interessantissimo. Egli, infatti, è docente di Storia dell’Arte Moderna e insegna Storia e teoria del Museo. La sua relazione, dunque, ha coniugato la Memoria della Shoah e la museologia.

Il desiderio di commemorare la Shoah è nato mentre essa era in corso. Infatti gli Ebrei iniziarono a pensare all’arte come strumento di testimonianza, per trasmettere la memoria di ciò che stava accadendo. Finita la guerra, il ruolo di guida sul piano della museologia fu ricoperto dal neonato stato di Israele (anche quando era ancora protettorato britannico) fra il 1947 e il 1949 attraverso la fondazione del museo dell’Olocausto nella cosiddetta Ghetto Fighters’ House e ancor di più tramite la creazione dello Yad Vashem, che ancora resta il più grande complesso museale e centro di documentazione sulla Shoah al mondo. Vengono poi ripercorsi vari Musei dell’Olocausto nel mondo, passando per Parigi, Berlino, Washington (i musei fuori da Israele iniziano ad essere costruiti dagli anni ’60) ed arrivando in Italia. A tale proposito è stato citato Primo Levi (Coen arriva a dire che la sua più grande opera d’arte non sono gli scritti ma l’allestimento del blocco 21 di Auschwitz), che insieme a Belgioso e Samonà ha progettato il memoriale italiano all’interno di Auschwitz1. Tale memoriale ha avuto una storia travagliata: smontato e rimosso dal luogo per il quale era stato ideato, per volere del direttore del Museo, con la pretestuosa motivazione di non essere in linea con le normative che prevedevano “un allestimento di taglio pedagogico-illustrativo”, alla fine è approdato a Firenze, dove però verrà montato in una sorta di hangar nello spazio ex Ex3 del quartiere Gavinana, in una zona commerciale, fuori città. Sempre per l’Italia Coen tratta in tono di encomio del Museo del Deportato di Carpi e si auspica la fine della realizzazione del Muse a Villa Torlonia e Roma e del MEIS a Ferrara.

La conferenza di Ilaria Pavan, corredata di documenti e strumenti biografici e critici, è iniziata trattando dell’emanazione dei primi decreti antiebraici fascisti nel settembre del 1938, visti come punto di approdo di un processo politico e ideologico, elaborato dal regime nel corso dei mesi e degli anni precedenti. Infatti a partire dall’epopea imperialista nel Corno d’Africa, il regime aveva iniziato a redigere leggi e normative di stampo razziale e coloniale, come quella del 5 agosto 1936 che di fatto introduce l’apartheid o il decreto dell’aprile ’37 “sanzione per i rapporti di indole coniugale fra cittadini e sudditi” (per contrastare il madamato). L’entrata in guerra dell’Italia nel 1940 e l’istituzione della Repubblica Sociale di Salò nel tardo autunno del 1943 rappresentano poi altrettanti momenti di svolta e di ulteriore radicalizzazione di una legislazione antiebraica che si era dipanata e svolta nell’arco di sette anni.




SANDBOSTEL, Sabbia grigia con barchette, in scena all’EXFila a Firenze

Venerdì 7 dicembre 2018 – dalle 21
@ Ex Fila Connessioni Metropolitane, Firenze

 

SANDBOSTEL sabbia grigia con barchette

Debutta il nuovo spettacolo di Fa.R.M. sostenuto da Regione Toscana Bando Memoria 2018, in collaborazione con ARCI e Comune di Pontassieve.
Un punto di vista originale e non celebrativo della realtà e della storia. Uno “storytelling sonoro” che con parole, musica e rumori accompagna negli stati d’animo e nelle motivazioni di chi scelse di rimanere nei lager rifiutando di combattere per la Repubblica di Salò.
Autrici e interpreti Fiamma Negri e Giusi Salis che, con la regia di Marino Giuseppe Sanchi e la sonorizzazione curata da Stefano Bartoli, raccontano la storia della Resistenza  degli IMI, Internati Militari Italiani, che furono rinchiusi a Sandbostel nello Stalag XB, uno dei campi del sistema concentrazionario progettato dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale .

Questa storia è pressoché sconosciuta, raccontata solo nei memoriali di reduci: Alessandro Natta, Giovannino Guareschi, Gianrico Tedeschi e tanti altri meno noti.
Una Resistenza insolita: lezioni di storia, teatro, la costruzione della cappella e la messa. E soprattutto “Radio Caterina”, una radio clandestina, una porta sul mondo, le notizie di Radio Londra. E alla fine la grande beffa che coglierà di sorpresa le SS.

PRENOTAZIONI: fabbricaraccontimemoria@gmail. com – 329 8457073
Biglietto unico: 8 euro
Evento riservato ai soci ARCI
https:// fabbricaraccontimemoria. wordpress.com/

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