La memoria dei bombardamenti nella città di Livorno

Uno degli aspetti che emerge con maggior forza dalle memorie delle persone comuni riguardo la Seconda guerra mondiale è sicuramente il ricordo delle distruzioni provocate dalle incursioni aeree. Tale memoria tuttavia, per molto tempo non ha trovato del tutto spazio nella narrazione del conflitto e in quella della Liberazione, dal momento che le truppe alleate hanno dato un decisivo contributo alla sconfitta degli occupanti nazifascisti. Sebbene questo contributo sia innegabile, la conduzione da parte del comando alleato della campagna italiana è stata militarmente dura: l’avanzata delle truppe era preceduta da bombardamenti massicci che avevano lo scopo di colpire obiettivi strategici e di fiaccare l’animo della popolazione. Il bombardamento a tappeto di gran parte del territorio italiano messo in atto dalle fortezze volanti faceva parte pertanto della strategia bellica degli alleati.

In questa strategia rientrava anche l’attacco a Livorno che, a partire dalla primavera del 1943, divenne obiettivo di primissimo piano della guerra aerea grazie alla presenza di alcune infrastrutture fondamentali: il porto, il cantiere navale, la Motofides, l’Azienda Nazionale Idrogenazione Combustibili (ANIC). Il danneggiamento di tali strutture industriali risultava fondamentale sia per compromettere la capacità bellica dell’Italia, sia (dopo la caduta del fascismo) per evitare che potesse servire alle forze armate tedesche presenti sul territorio italiano. I bombardamenti su Livorno furono complessivamente 56 e si collocano tra giugno 1940 e luglio 1944. Cominciarono da parte dell’aviazione francese subito a ridosso dell’entrata in guerra dell’Italia anche se i danni provocati da tali attacchi furono molto limitati e non particolarmente presenti nella memoria di chi li ha subiti. Il primo attacco avvenne il 16 giugno del 1940 e provocò danni nel quartiere Venezia, in Piazza Grande e in Piazza Magenta; il secondo del 22 giugno dello stesso anno colpì abbastanza gravemente l’albergo Palazzo e i Bagni Pancaldi; il terzo del 9 febbraio 1941 riguardò la zona dell’ANIC nella periferia nord della città.

Un rifugio sugli Scali D'Azeglio bombardato (Fondo fotografico Sandonnini: Istoreco, Livorno)

Il rifugio sugli Scali D’Azeglio bombardato (Fondo fotografico Sandonnini: Istoreco, Livorno)

L’incursione che è rimasta fortemente impressa nella memoria collettiva della città è però quella del 28 maggio del 1943 ad opera dell’aviazione americana. Secondo quanto scritto dal generale del corpo d’armata, comandante generale della protezione civile antiaerea (UNPA), alle 11.30 di quella mattina (per pochi minuti) e alle 12.15 (per la durata di un quarto d’ora) circa 60 aerei dell’aviazione americana si abbatterono sulla città e l’intera zona portuale provocando ingenti danni a stabilimenti e attrezzature militari. Secondo le stime prefettizie le bombe sganciate in due ondate successive, a distanza di 30 minuti una dall’altra, corrispondevano a 180 tonnellate: i morti accertati furono 225 (tra cui 13 militari) destinati però a salire dopo poche ore a 280 a causa dei decessi avvenuti in ospedale, i feriti 232. Ma tutta la città venne duramente colpita: vennero completamente distrutti 200 edifici, come anche la Centrale telefonica e il Palazzo del governo.

Dalle testimonianze di molti anziani emerge il ricordo drammatico di quel giorno perché fu il primo bombardamento che coinvolse completamente tutta la città. Per la prima volta la popolazione si è sentita veramente in pericolo, oggetto della guerra totale. Così ricorda il farmacista Aleardo Lattes, esponente di primo piano della borghesia ebraica livornese, in una pagina delle sue Memorie inedite, conservate presso l’archivio dell’Istoreco di Livorno:

“Il 28 maggio 1943 alle ore 11,30 la sirena di allarme suonò lugubre. Il popolo, ormai abituato ai falsi allarmi, ripetutisi da circa tre anni, passeggiava per le strade non curante quando, dopo pochi minuti, una prima ondata di bombardieri pesanti sganciò alla periferia della città, e principalmente sullo stabilimento Anic, produttore della benzina sintetica, un centinaio di bombe incendiarie seminando ovunque rovina e distruzione.

Ugo ed io, venne anche Emma, eravamo in farmacia. Era con noi anche qualche passante ritardatario   che non aveva fatto in tempo a raggiungere il rifugio di Piazza Cavour, tanto la carica delle bombe fu fulminea. Dal segnale di allarme alla caduta della prima bomba passarono tre minuti esatti. Le muraglie della farmacia ed il rendi resto, collocato sul banco centrale, tremavano come se un violento terremoto ne scuotesse le fondamenta.

Alle 11,45 il bombardamento cessò, o meglio ebbe una sosta. Cautamente uscimmo fuori per constatare il tragico effetto del bombardamento. Una nuvola immensa di fumo nero copriva l’orizzonte. Erano saltati in aria i depositi della benzina sintetica che bruciavano spandendo per l’aria un calore acre e soffocante che rendeva soffocante la respirazione. Le persone uscite, come noi dai rifugi, (poiché non era ancora segnalato il pericolo) si guardavano muti come per dire: E’già finita? E già la popolazione riprese a circolare per le strade quando, alle 12,30 una seconda ondata di bombardieri proveniente dal mare investì la città rovesciandovi un numero imprecisato di bombe di grosso calibro che, a giudicare dagli effetti disastrosi prodotti, doveva essere di circa un centinaio. Fu uno di quei bombardamenti cosiddetti a catena di una violenza tale da far rimanere annichiliti muti e rattrappiti sotto la volta reale della farmacia stretti gli uni agli altri, come se si attendesse da un momento all’altro che una bomba cadesse su di noi, tanto si avvicinavano al centro della città con fragore sempre più assordante. […] Una bomba cadde sugli scali d’Azeglio, al centro della strada proprio sopra un rifugio dove si trovavano una cinquantina di persone. Fu un vero macello, sulla via si aprì una voragine dove un mucchio informe di agonizzanti si dibattevano nel dolore. La violenza delle schegge e lo spostamento di aria aveva fatto crollare, come se fosse di carta, il terzo e il secondo piano dello stabile n.9.

Sebbene da parte dell’autorità podestarile e della Prefettura vennero messe in atto azioni per riportare la vita cittadina ad un livello di relativa normalità, i problemi abitativi, di gestione dei rifugi antiaerei (che si erano rivelati del tutto inefficaci di fronte al pericolo reale), quelli di approvvigionamento di acqua e di materie prime contribuirono a diffondere in città la sensazione di un crollo immanente e di una incapacità da parte delle autorità preposte di assicurare una vera protezione alla popolazione.

In questa situazione già notevolmente compromessa il 28 giugno avvenne un secondo bombardamento che risultò ancora più devastante del primo: in appena nove minuti la città venne sorvolata da 97 fortezze volanti che sganciarono circa 237 tonnellate di  bombe da 500, 1000 e 2000 libbre provocando 209 vittime (tra cui 29 militari italiani e 3 tedeschi), la distruzione di 180 edifici, fra cui gli stabilimenti Moto Fides, Vetreria italiana ed altre industrie, la stazione ferroviaria, il mercato centrale, i cimiteri, i rifugi di recente costruzione nelle vie Galilei, Mastacchi e Garibaldi. Le conseguenze dell’incursione sono descritte, con parole drammatiche, dal prefetto della città accompagnato dal podestà e dal generale dei carabinieri Carlino, nella sua prima ricognizione

Il duomo di Livorno distrutto dai bombardamenti (Fondo fotografico Sandonnini: Istoreco, Livorno)

Il duomo di Livorno distrutto dai bombardamenti (Fondo fotografico Sandonnini: Istoreco, Livorno)

 “da una rapida visita eseguita in città si poté avere la percezione esatta della potenza del bombardamento nemico e dei gravi danni provocati al centro cittadino, agli stabilimenti della zona industriale e alla stazione ferroviaria (…) si ebbe anche purtroppo notizia che quattro ricoveri pubblici (…) erano stati colpiti in pieno da bombe e che la quasi totalità dei rifugiati erano rimasti o morti o feriti. Qui l’opera di soccorso fu lunga e assai faticosa perché feriti, corpi umani e brandelli di carne si trovavano frammisti a grossi blocchi di calcestruzzo provenienti dal crollo dei ricoveri e per la cui rimozione occorsero argani e lunghe ore di febbrile lavoro. Qualche ora più tardi, alle squadre di pronto intervento si aggiunsero altre squadre di operai da Rosignano e da Pisa e alcune centinaia di soldati e decine di automezzi messi a disposizione dall’Autorità portuale”.

Proprio il crollo dei rifugi antiaerei che fu la causa del gran numero di vittime rafforzò nella popolazione il convincimento della loro inutilità e dell’assenza di ogni protezione. In città non si poteva più panificare, i negozi erano chiusi, le vettovaglie erano portate in autocarro da Firenze, l’acqua arrivava da Pisa con le motocisterne. La città non era più vivibile e moltissimi furono gli sfollati nelle campagne circostanti la città. Il 25 luglio 1943, in concomitanza con la caduta del regime, Livorno subì un terzo bombardamento in piena notte alle 0,15: morirono 43 civili nell’Istituto Maddalena (41 bambini e 2 suore) e vennero colpite numerose fabbriche alla periferia della città. Le incursioni aeree si susseguirono ancora a settembre e dicembre del ’43 e proseguirono nella primavera del ’44 fino alla liberazione della città avvenuta il 19 luglio dello stesso anno.

La memoria del conflitto si presenta pertanto a Livorno soprattutto come memoria della “morte che viene dal cielo”. Per la maggior parte della popolazione locale il periodo tra il ’43 e il ’44 è associato ad un profondo senso di precarietà e di smarrimento che solo lentamente, con la ricostruzione della città e del tessuto sociale al suo interno, verrà superato. Il ricordo però di queste esperienze emerge con prepotenza anche a decenni di distanza nei racconti di chi ha vissuto quei terribili giorni.

Articolo pubblicato nell’aprile del 2019.




75° Anniversario dell’eccidio di Santa Lucia

I comuni di San Giovanni Valdarno e Cavriglia, come consuetudine, celebreranno insieme il 25 aprile e il 75esimo anniversario dell’Eccidio di Santa Lucia. E’ compito delle Istituzioni infatti, far sì che il significato e l’insegnamento lasciatoci in eredità dai tragici fatti del passato non venga disperso, e che quindi anche i giovani riescano a comprendere che proprio in quei giorni il nostro popolo ha ritrovato la sua strada. Per questo la cerimonia vedrà il coinvolgimento di una delegazione di studenti delle scuole medie superiori di San Giovanni, i quali arricchiranno le celebrazioni dell’Eccidio con alcune letture su come persero la vita, nell’aprile del 1944, il giovane comandante Gian Maria Paolini ed i partigiani Settimio Berton e Francesco Fiscaletti.

Le commemorazioni si terranno mercoledì 17 aprile. Il programma si aprirà alle 9.00 con la Santa Messa nella Chiesa di San Lorenzo a San Giovanni, successivamente, alle 10.00, la delegazione si sposterà al Cimitero Urbano di San Giovanni dove sarà deposta una corona al Sacrario dei Caduti. Alle 10 e 30 celebrazioni solenni presso il Cippo di Santa Lucia con intervento delle autorità e letture degli studenti, alle 11 e 45 deposizione di una corona di fiori presso il Monumento ai Caduti sito di fronte al Palazzo Comunale di Cavriglia. Alla cerimonia prenderanno parte, oltre al Sindaco di Cavriglia Leonardo Degl’Innocenti o Sanni ed il Vicesindaco di San Giovanni Valdarno Sandra Romei, i rappresentanti delle autorità civili e militari ed il presidente dell’Anpi Valdarno Giuseppe Morandini.




Conferenza sulla promulgazione delle leggi razziali

Lunedì 29 aprile alle ore 17.00 presso la Biblioteca Ernesto ragionieri di Sesto fiorentino, conferenza della prof.sa Marta Baiardi (istituto storico toscano della Resistenza e dell’età contemporanea) sulla promulgazione delle leggi razziali.

L’iniziativa si inserisce all’interno del ciclo di incontri “Fatti, luoghi, personaggi”.




Nuovo seminario di storiografia con Enzo Collotti

Venerdì 22 maggio alle ore 15.30 presso la sede dell’Isrt nuovo appuntamento del ciclo di seminari di storiografia a cura del prof. Enzo Collotti.

Sarà discusso il libro di G.Ranzato “Alleati e Resistenza. La Liberazione di Roma” Ed.Laterza.

Si invitano i partecipanti a leggere il volume prima del seminario.

Per i docenti in servizio sarà possibile richiedere la certificazione delle ore per attività di formazione.

 




Online il trailer del film “Pistoia 1944”

Silvano Fedi, morto a 24 anni nella lotta contro il nazifascismo, e gli altri giovani pistoiesi che lo affiancarono nella Resistenza. Su di loro e sulle vicende della loro formazione – le Squadre Franche Libertarie – si incentrerà il film “Pistoia 1944”, realizzato da quattro giovani registi. L’ISRPt, che ha patrocinato la produzione, ha fornito consulenza storica durante le riprese. Il film, di cui è visibile il trailer all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=0XFSUcZL5Qw, è stato prodotto grazie al crowdfunding.




“Campo Tizzoro e la Società Metallurgica Italiana (1910-45)”

Giovedì 23 maggio 2019, ore 17.00, presso la Biblioteca Forteguerriana, avrà luogo la presentazione del libro “Campo Tizzoro e la Società metallurgica italiana. L’utopia di un paese fabbrica (1910-1945)”, di Rachele Lenzi. Pistoia, ISRPt, 2019.

Intervengono Daniele Amicarella e Roberto Barontini

Sarà presente l’autrice

La Società metallurgica italiana, la fabbrica di munizioni della famiglia Orlando, si impiantò sulla Montagna pistoiese all’inizio del Novecento, sconvolgendo equilibri presenti da secoli e legati ad attività e ritmi lavorativi tradizionali, ma nell’arco di qualche generazione si fece spazio nell’identità culturale della popolazione fino a diventarne parte integrante, e si impose come principale fonte di lavoro per la popolazione della zona oltre che come una delle maggiori industrie del pistoiese. Il saggio ripercorre parallelamente la storia della fabbrica e della montagna, degli Orlando e di Campo Tizzoro, dell’utopia che ne ha tenuto uniti i destini per quasi un secolo, tra guerre mondiali, lotte e Resistenza, toccando i vari temi che via via essa interseca.




“Cambio Bargiacchi, diari di guerra 1911-16”

Giovedì 16 maggio 2019, ore 17.00, presso la Biblioteca Forteguerriana, avrà luogo la presentazione del libro “Cambio Bargiacchi. Diari di guerra 1911-1916”, a cura di Dorando Baldi. Pistoia, Il metato, 2019

Intervengono Calogero Armato, Andrea Ottanelli e Claudio Rosati
Sarà presente il curatore.

Il volume riproduce tre diari di guerra del pistoiese Cambio Bargiacchi, nato a Pupigliana nel 1890 e morto in combattimento nel 1916, a soli ventisei anni, sulla cima del Colbricon. Di questi il primo racconta della guerra italo-turca del 1911-1912, gli altri della prima guerra mondiale e sono stati scritti dal maggio 1915 fino a pochi giorni prima della sua morte. Quelle di Bargiacchi sono pagine scritte con linguaggio chiaro e diretto, che narrano in modo schietto le ingiustizie subite e le vicende di due guerre non condivise, ma sopportate con disciplina e coraggio. Le sue parole hanno lasciato la testimonianza diretta di fatti tragici e delle sofferenze inaudite sopportate da giovani inconsapevoli, che spesso nemmeno conoscevano le ragioni della guerra che erano chiamati a combattere.




PRESENTAZIONE DEL LIBRO: Sulla strada per Firenze

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