75° anniversario della Liberazione del Comune di San Casciano Val di Pesa

Denso calendario di appuntamenti promossi dall’Amministrazione comunale per il 75° anniversario della Liberazione del Comune.

 

FABBRICA 24 luglio ore 18

Santa Messa in suffragio dei martiri di Fabbrica
MERCATALE 25 luglio ore 20

Incontro sul tema: “Libertà Uguaglianza Fraternità: a che punto siamo?”
SAN CASCIANO 27 luglio ore 21

Celebrazione della Liberazione di San Casciano. Proiezione del filmato girato dal maggiore G.H.Levien del 21° battaglione neozeolandese
SANTA CRISTINA IN SALIVOLPE 3 agosto ore 17.30

Passeggiata dalla Chiesa di S.Cristina fino al centro abitato
ore 19.00 Santa Messa in ricordo dei giorni della Liberazione




“Cinque identità, una città”: ciclo di incontri su Firenze nel Novecento

Il ciclo di incontri Cinque identità, una città, sostenuto dal Comune di Firenze ed ideato da ISRT in collaborazione con la rete delle Biblioteche comunali cittadine, sarà formato da sei appuntamenti con cadenza settimanale che si terranno presso le biblioteche comunali nei quartiere di Firenze. Durante ogni appuntamento dei relatori esperti nell’argomento tratteranno la storia del territorio, approfondendo singoli momenti, aspetti e figure, in relazione al tema oggetto dell’incontro. Il ciclo sarà introdotto da un incontro presso la Biblioteca delle Oblate che punterà a presentare il progetto e mettere l’accento su alcune questioni rilevanti dell’identità e della percezione della città fra secolo ventesimo e tempo presente.

 

Incontro introduttivo

Biblioteca delle Oblate, Via dell’Oriuolo 24 (26 settembre 2019 ore 17, Sala storica): La Firenze del ’900. Introduzione al ciclo “Cinque identità, una città”

Introduce e coordina: Giuseppe Matulli, Presidente ISRT

Relazioni:

Fra rendita e sviluppo: una città in trasformazione? Stefano Casini Benvenuti

Firenze città del mondo, Mario Primicerio

Quartiere 1

Biblioteca Thouar, Piazza Tasso 3 (3 ottobre 2019 ore 17): La Firenze del Potere: Palazzi, chiese e piazze, con Roberto Bianchi, Bruna Bocchini, Mario G. Rossi.

Quartiere 2

Biblioteca Mario Luzi, Via Ugo Schiff 8, ang. via Gabriele D’Annunzio (10 ottobre 2019 ore 17): La Firenze dello Sport e dell’associazionismo, con Massimo Cervelli, Antonio Fanelli, Luigi Tomassini.

Quartiere 3

Biblioteca Villa Bandini, Via del Paradiso 5 (17 ottobre 2019 ore 17): La Firenze che cresce: urbanistica e trasformazione della città, con Gaetano Di Benedetto, Silvia Viviani, Mariella Zoppi.

Quartiere 4

BiblioteCaNova Isolotto, Via Chiusi 4/3 A (24 ottobre 2019 ore 17): La Firenze della Cultura, con Adele Dei, Francesco Gurrieri, Francesca Tacchi.

Quartiere 5

Biblioteca Filippo Buonarroti, Viale Guidoni 188 (31 ottobre 2019 ore 17): La Firenze delle fabbriche: economia, lavoro, sviluppo, con Pietro Causarano, Alessio Gramolati, Luciano Segreto.




75° anniversario della Liberazione di San Miniato

Il 24 luglio il Comune inviata alla cerimonia di commemorazione del 75° anniversario della propria liberazione.




CELEBRAZIONE – A Empoli in ricordo di 29 cittadini fucilati dai nazisti

invito




1949: la grande vertenza della trebbiatura a Lamporecchio

Nel pistoiese la fase alta delle agitazioni mezzadrili fu più tarda rispetto alle aree centrali della Toscana, ma anche più strutturata sotto il profilo dell’organizzazione sindacale. Queste due circostanze dipendevano dalla storica debolezza del sindacalismo mezzadrile del territorio, caratterizzato dalla polverizzazione proprietaria e dalla presenza di poche, ma significative, grandi fattorie. Non fu quindi un caso che una delle più imponenti agitazioni promosse dalla Federmezzadri, capace di “fare epoca” nel 1949, partisse proprio da una delle poche zone dove il sistema capitalistico della fattoria era prevalente, gravitante geograficamente sull’empolese e nel momento di massima concentrazione fisica della manodopera. Le agitazioni dei mezzadri si concentrarono infatti intorno alle operazioni di trebbiatura, e fu l’area di Lamporecchio al centro delle lotte. I coloni di diverse fattorie si attivarono sotto la direzione del sindacato, che il 1° luglio redasse un ordine del giorno contenente numerose rivendicazioni: i contributi unificati a totale carico dei proprietari come previsto da un decreto del 2 aprile 1946; l’applicazione di quanto previsto dal Lodo De Gasperi e dalla Tregua mezzadrile, ma con la divisione dei prodotti al 53% per il mezzadro da far divenire definitiva; il trasporto dei prodotti ai proprietari; il ritiro delle denunce contro i lavoratori; l’impegno a eseguire i lavori di miglioria con il 4% di parte padronale; l’impegno a chiudere i saldi colonici entro il 30 settembre ’49; il pagamento delle operazioni di trebbiatura e di conservazione dei prodotti.

In risposta, i proprietari inibirono ai mezzadri i lavori di trebbiatura e battitura, impedendo loro di utilizzare le macchine. La Federmezzadri mise allora in pratica un’agitazione che prevedeva l’organizzazione per proprio conto della trebbiatura, di cui veniva redatto un verbale, firmato dall’addetto alla macchina, dal mezzadro e da dei testimoni, poi spedito ai proprietari. Decine e decine di comunicazioni di questo genere arrivarono nel mese di luglio alla fattoria Poggi-Banchieri di Castel Martini, all’azienda agraria di Spicchio, alle fattorie Minghetti, Talini, Comparini e Torrigiani a Lamporecchio, ed alla Confagricoltura provinciale.

La Federmezzadri al tempo stesso tentò, ma senza esito, di far firmare ai proprietari dei modelli di accordo. Ovviamente la Confagricoltura rigettò integralmente tutta la procedura, che definì come «atti lesivi contro la proprietà, la libertà, e il diritto dei proprietari», e quest’ultimi chiesero l’intervento del Prefetto e del Procuratore, tacciando i mezzadri di comportamenti ribelli e inadempienti. La Confederterra al contrario avocò ai mezzadri il merito di aver salvato il raccolto «dalle insidiose manovre degli agrari, i quali ne preferivano la distruzione, prima che concedere vittoria ai coloni» e non vedeva gli estremi dell’inadempienza contrattuale, nemmeno riferendosi «al famigerato contratto fascista con cui gli agrari (Governo compreso) ci vogliono ancora umiliare», addossando la colpa della situazione all’intransigenza padronale.

Ad agosto, dopo aver respinto una proposta di accordo, le fattorie inviarono alle operazioni loro rappresentanti, anche con intenti provocatori. Per evitare di cadere in «tranelli», la Federmezzadri diramò precise istruzioni ai propri aderenti per il non ripetersi di dichiarazioni come quelle dei mezzadri della fattoria Minghetti, che «commisero l’errore di dire che si rifiutavano di dividere il grano, alcuni dichiarando che si opponevano in attesa di ordini della Camera del Lavoro, ed altri per motivi generici» trasmettendo la formula da usare, anche con le autorità: «non ci rifiutiamo alla divisione dei prodotti. Facciamo però ogni riserva relativa all’investimento del 4% in ordine alla legge di Tregua mezzadrile; nonché agli altri diritti spettanti».

Ai primi di settembre furono inviati ai proprietari i verbali di divisione del prodotto. Veniva contestualmente redatta una prima ipotesi di accordo da parte della Confederterra con la fattoria Minghetti, dove il sindacato e il Consiglio di fattoria si impegnavano a far cessare l’agitazione e delineavano la propria capacità a dirigere i lavori. Partito con rivendicazioni tipiche da lavoro “dipendente”, il confronto si era trasformato in una vertenza che poneva anche il mutamento della mezzadria in una vera società, facendo accedere i lavoratori alla gestione aziendale tramite i consigli di fattoria, con all’orizzonte la trasformazione in cooperative.

Le propietà non accettarono né l’ipotesi d’accordo né i verbali inviati, mentre nel mese di ottobre i Consigli di fattoria liquidarono in denaro la parte di spettanza padronale del prodotto, già defalcata del 4% da investire in opere di migliorie. Il braccio di ferro era quindi destinato a prolungarsi, con la fattoria Minghetti alla guida del fronte proprietario. Un tentativo di conciliazione fra le parti avvenne nuovamente nel gennaio 1950 con trattative in Prefettura, dove si riuscì a delineare un accordo soltanto su tre dei quattro punti all’ordine del giorno, ma in un clima di sfiducia reciproca fra tutte le parti coinvolte che alla fine fece saltare l’intera trattativa.

Si arrivò così al 19 aprile, quando nel confronto intervenne una sentenza del Tribunale di Pistoia in seguito alla causa legale aperta dalla fattoria Minghetti. Nel procedimento giudiziario i proprietari furono difesi tra gli altri dall’avvocato Baldi Papini, appartenente a una nota famiglia di proprietari agrari, ed i mezzadri da un legale d’eccezione, Pietro Calamandrei. I giudici riconobbero la tortuosità della situazione venutasi a creare e le ragioni di ambo le parti, sottolineando che «se anche i mezzadri potevan esser tacciati di inadempienza delle norme contrattuali l’inosservanza da parte dei concedenti delle disposizioni di legge, la cui applicazione era con pieno diritto invocata dai mezzadri» li aveva spinti sulla via dell’agitazione, formulando di fatto un riconoscimento politico ai motivi dei coloni. Per la magistratura questo implicava che se «il mezzadro non avrebbe potuto legittimamente trebbiare il grano senza l’ordine del proprietario cui spetta la direzione dell’azienda agraria, anche il concedente non avrebbe potuto rifiutare questo ordine lesivo degli interessi e del mezzadro e della produzione in generale – specialmente quando il rifiuto di questo ordine era determinato dal rifiuto di applicare la legge; che così essendo, il punto da esaminare per la risoluzione della vertenza era quello di vedere se l’atteggiamento dei concedenti era stato legittimo o meno, in quanto se legittima era stata la richiesta dei mezzadri doveva concludersi che illegittimo era per l’atteggiamento dei concedenti quando non solo respinsero le legittime richieste dei mezzadri, ma fecero seguire a questi rifiuti un atteggiamento del tutto al di fuori della legalità presumendo valersi di un diritto che se loro compete entro certi limiti (direzione dell’azienda) non li autorizza però ad abusarne dato che la legge lo ha concesso purché ne usino secondo quelle che sono le norme della buona cultura dei campi». Ma era proprio su questo punto che il procedimento non dimostrava lo stato di colpa dei proprietari, che tramite i loro legali erano riusciti a spuntarne le armi processuali con un cavillo, inviando a ridosso dell’inizio delle operazioni supervisionate dalla Federmezzadri delle lettere dove ritiravano la proibizione e davano il via libera alla trebbiatura. Lettere che furono a suo tempo rinviate al mittente dagli sdegnati coloni.

La sentenza costituì un duro colpo per il movimento mezzadrile, dimostrando gli errori di un’agitazione impostata con molti mezzi ma senza la necessaria attenzione giuridica, confidando nei rapporti di forza sui poderi, ma rimise anche in evidenza quanto fosse necessaria una riforma del Contratto di mezzadria e del Codice Civile insieme al riconoscimento legale dei consigli di fattoria.

Per la Confagricoltura fu invece una vittoria, tant’è che la sentenza – riportando il nome delle fattorie coinvolte – fu anche stampata in forma di opuscolo, con il titolo di Il rapporto di mezzadria in una sentenza del Tribunale di Pistoia del 19 aprile 1950, per assicurarne la massima diffusione e come monito.

Tuttavia i mezzadri erano mobilitati e fermamente decisi ad ottenere quel poco che gli spettava, per cui continuarono l’agitazione. Anche le trattative andarono avanti, nonostante la sentenza, fino a quando il 6 giugno non fu raggiunto un primo accordo tra la fattoria Minghetti ed i mezzadri «dipendenti» per la pacificazione interna all’azienda. A luglio, con un atto di transazione, la vertenza ebbe termine. Dopo un anno i rapporti rientravano nella normalità, le trebbiature sarebbero state effettuate con le macchine disposte dai concedenti e la divisione a termini di legge.

La Federmezzadri ottenne una sorta di pareggio, conseguendo l’applicazione del riparto previsto dalla Tregua e mettendo un’ipoteca sui contributi unificati. Un bilancio misero, se si considera gli obbiettivi di partenza. Nessun cenno ai lavori di miglioria, scomparsi i consigli di fattoria e la parificazione del mezzadro nella gestione. Tuttavia si era riusciti ad evitare il peggio dopo le sentenze sfavorevoli.

Stefano Bartolini è Direttore di Farestoria, rivista dell’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea di Pistoia, coordina le attività di ricerca storica, archivistiche e bibliotecarie della Fondazione Valore Lavoro e fa parte del Consiglio dell’Associazione italiana di storia orale (AISO). Ha partecipato al recupero dell’archivio Andrea Devoto ed attualmente si occupa di storia sociale, del lavoro e del sindacato. Tra le sue pubblicazioni: Fascismo antislavo. Il tentativo di bonifica etnica al confine nord orientale; Una passione violenta. Storia dello squadrismo fascista a Pistoia 1919-1923; Vivere nel call center, in La lotta perfetta. 102 giorni all’Answers; La mezzadria nel Novecento. Storia del movimento mezzadrile tra lavoro e organizzazione. Ha curato le due mostre La mezzadria nel Novecento: lavoro, storia, memoria e La chiave a stella. Il lavoro industriale nel ‘900. Insieme a Giovanni Contini ha realizzato il film documentario In cerca della felicità. Storie di immigrati a Pistoia.

Articolo pubblicato nel luglio del 2019.




Buon compleanno MUME!!

Il prossimo 24 luglio ricorre il primo anno dall’inaugurazione del MuMe – Museo della Memoria di San Miniato (24 luglio 2018), il progetto nato dall’esigenza di realizzare uno spazio dedicato alla conservazione dell’insieme di valori e testimonianze della storia più recente della comunità di San Miniato, con particolare riferimento agli avvenimenti della Seconda Guerra Mondiale, ai valori dell’Antifascismo e della Resistenza, dove mantenere viva la testimonianza delle persone che hanno vissuto gli orrori della guerra, costruendo un itinerario, visuale e documentale, attraverso gli episodi che hanno interessato direttamente la Città di San Miniato.
Per celebrare questo traguardo così importante, l’Amministrazione Comunale, in collaborazione con i Musei Civici e la Cooperativa La pietra d’angolo, organizza una cerimonia che si terrà il 30 luglio p.v., alle ore 21.15, ai Loggiati di San Domenico. Nell’occasione sarà fatto un resoconto dettagliato del primo anno di attività del MuMe, saranno proiettati alcuni video inediti e sarà possibile visitare gratuitamente il Museo.




Il 75° anniversario della Liberazione di Livorno

75_anniversario_liberazione_di_livorno_dal_nazifascismo_2019Ricorrono quest’anno i 75 anni dalla Liberazione di Livorno dal nazifascismo.
Il 19 luglio del 1944, i partigiani del Comitato di Liberazione Nazionale, seguiti da reparti della V Armata degli Stati Uniti d’America, entravano in quel che rimaneva della città, liberandola dopo anni di occupazione, distruzioni e bombardamenti.

Un altro importante anniversario, legato alla fine dell’oppressione nazifascista su Livorno e sull’Italia, si celebrerà, come ormai è tradizione, il prossimo giovedì 25 luglio: la Caduta del fascismo, di cui quest’anno ricorre il 76° anniversario. Il 25 luglio del 1943, infatti, con l’estromissione e l’arresto di Benito Mussolini finiva il ventennale regime dittatoriale.

Il Comune di Livorno, in collaborazione con l’Istoreco Livorno, commemora queste due giornate con una serie di cerimonie e di iniziative collaterali che coinvolgeranno le istituzioni locali e la cittadinanza. Questo il programma:
Venerdì 19 luglio

•    alle ore 9.30 al Sacrario del Castellaccio, Onori militari e civili alla Lapide ai Caduti Partigiani (ritrovo alle ore 8.30 in piazza del Municipio per trasferimento in pullman);
•   alle ore 10 in via Ernesto Rossi, deposizione corona al Bassorilievo al Partigiano, a cura di ANPI, ANPPIA, ANEI e ANED;
•   alle ore 10.30 a Palazzo Comunale, in Sala delle Cerimonie, saluto del sindaco Luca Salvetti ai rappresentanti delle istituzioni civili e militari cittadine. È prevista una prolusione tenuta da Stefano Bartolini, dell’Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea di Pistoia.

Alle ore 21.30, alla Terrazza Mascagni, concerto del gruppo “Musica e Resistenza”, facente capo all’Istituto per la Storia della Resistenza e della Società contemporanea della provincia di Modena. Il concerto, dal titolo “Questo è il fiore del partigiano”, ripercorrerà la memoria della Resistenza nella musica italiana, con un repertorio che dagli inni della guerra partigiana arriva agli anni Duemila, di autori come Italo Calvino, Sergio Endrigo, Stormy Six, Massimo Bubola, Yo Yo Mundi, Francesco Guccini, Modena City Ramblers.
Giovedì 25 luglio

Alle ore 10 di giovedì 25 luglio, anniversario della Caduta del Fascismo, sarà deposta una corona al Monumento ai Perseguitati politici, che si trova nel “Parco Antifascisti e Perseguitati dal fascismo”, nella pinetina di viale della Libertà.

Alle ore 21 all’arena estiva Fabbricotti (viale Libertà 31) proiezione ad ingresso gratuito del film “La terra dell’abbastanza” di Damiano e Fabio D’Innocenzo. La serata inizierà con una breve tavola rotonda che introdurrà alla tematica del film (disagio e disoccupazione giovanile e conseguenti rapporti con la malavita organizzata). Parteciperanno rappresentanti delle associazioni giovanili cittadine.




Gavigno e la sua Pro Loco. Una comunità nel cuore dell’Appennino

Domenica 21 luglio 2019, ore 15.30
In occasione dei 50 anni della Pro Loco, il Comune di Cantagallo e la Pro Loco promuovono
presso La Baita, a Gavigno
Presentazione del volume della Fondazione CDSE
Gavigno e la sua Pro Loco. Una comunità nel cuore dell’Appennino
di Luisa Ciardi

Possibilità di partecipare al pranzo sociale di mezza estate organizzato dalla Pro Loco alle 13
Per info e prenotazioni: 366 8671012 Mariella – 335 8067999 Pao