Gli ebrei senesi tra le leggi razziali e il secondo dopoguerra

La comunità ebraica senese era una delle più antiche e integrate dell’intero territorio nazionale. A differenza di altri gruppi di correligionari, sparsi in varie aree d’Europa, gli israeliti senesi avevano superato con poche burrasche il medioevo e l’età moderna. La prima grande catastrofe era avvenuta in piena età napoleonica con il pogrom devastante del 28 giugno 1799, in seguito al quale 19 persone avevano perso la vita e 200, su un totale di 500, avevano preso la via dell’esilio. Coloro che decisero di rimanere ricostruirono con tenacia le proprie case e la sinagoga costituendo, negli anni a seguire, una parte vivace della vita sociale, politica e economica della città[1].

La Sinagoga di Siena

Un nuovo sconvolgimento si profilò quando, a partire dal settembre del 1938, la politica razzista di Mussolini, già presente nelle colonie ai danni delle popolazioni autoctone, venne estesa anche agli italiani di religione ebraica e ciò causò un sensibile peggioramento della vita di molti israeliti senesi. Una delle prime misure adottate (ancor prima dell’emanazione della prima legge razziale italiana[2]) fu il censimento degli ebrei disposto dalla Direzione generale per la demografia e la razza l’11 agosto 1938[3].

I dati ricavati rivelano che al momento dell’emanazione delle disposizioni antisemite, sul territorio senese vivevano 235 ebrei, più o meno tutti appartenenti alla piccola media borghesia. Le prime vittime della discriminazione furono una ventina di ebrei stranieri che studiavano presso la locale università; questi ultimi furono costretti ad abbandonare gli studi e venne loro impedito di trovare un lavoro.

Il successivo giro di vite colpì gli stessi ebrei senesi che furono costretti a lasciare scuole (sia in qualità di insegnanti, che di studenti nonché impiegati) e i posti di lavoro presso l’amministrazione comunale e il Monte dei Paschi[4].

Lo smantellamento dei diritti degli ebrei italiani procedeva spedito pur concedendo alcuni trattamenti di favore a coloro che, agli occhi del regime, avevano acquistato determinati meriti come l’essere familiari di caduti nelle guerre di Libia, mondiale, d’Etiopia e di Spagna; dei caduti, feriti e mutilati per la «causa fascista» oppure coloro che si erano iscritti al Partito nazionale fascista negli anni 1919-22 e nel semestre successivo al delitto Matteotti nonché i legionari fiumani[5].

Dopo la dignità di un posto di lavoro o di un banco di scuola il fascismo decise di colpire i patrimoni e in base al Regio decreto legge 9 febbraio 1939, n. 126, si previde, per quanto riguarda i beni immobili appartenenti agli ebrei, di individuare una quota di proprietà consentita, calcolata in base alla rendita catastale, ed una eccedente destinata a essere incamerata dall’erario che, come indennizzo, avrebbe dovuto rilasciare un certificato trentennale con un interesse al 4%[6].

In questa prima fase soltanto una persona subì una confisca a Siena[7], ma il peggio doveva arrivare e ciò sarebbe avvenuto ben presto. Dopo l’8 settembre, con

l’occupazione tedesca e la nascita della Repubblica sociale italiana, la persecuzione fascista dei diritti conobbe la sua tragica evoluzione in persecuzione delle vite[8]. La comunità israelitica senese ebbe il secondo pogrom della sua storia con il rastrellamento della notte tra il 5 e il 6 novembre 1943, quando 15 ebrei vennero arrestati e deportati nei campi di concentramento da cui soltanto una farà ritorno[9]. Fortunatamente, molti israeliti vennero avvertiti in tempo e poterono mettersi in salvo nascondendosi presso amici o enti religiosi, ma la persecuzione non si fermò nemmeno davanti a questo abbattendosi sistematicamente sui loro beni: le autorità fasciste repubblicane, nello spazio di pochi mesi, disposero il sequestro di 26 immobili[10], alcuni dei quali vennero persino saccheggiati.

Con il passaggio del fronte e la liberazione della città, avvenuta il 3 di luglio del 1944, pian piano la situazione tornò alla normalità e gli ebrei che si erano salvati poterono tornare alle loro case ma in molti casi, ad attenderli, avrebbero trovato amare sorprese. Quegli imprenditori le cui aziende erano state espropriate e affidate a amministratori nominati dalle autorità, al loro ritorno, trovarono la richiesta di corresponsione delle imposte che, pur avendo intascato gli utili, gli amministratori non avevano versato[11]; altre famiglie trovarono le loro case occupate da inquilini o depredate.

Emblematica la testimonianza di Edmea Forti Castelnuovo[12], il cui marito, Aldo, gestiva un negozio di stoffe insieme al fratello Geremia. Dopo la loro fuga, avvenuta nelle ore immediatamente precedenti il rastrellamento del 5-6 novembre, il negozio e il magazzino vennero depredati, l’appartamento espropriato per ordine del Capo della Provincia e ceduto dall’Egeli[13] a un ufficiale dell’esercito.

Ferruccio Valech, 13 anni, la vittima senese più giovane del campo di Auschwitz.

Ferruccio Valech, 13 anni, la vittima senese più giovane del campo di Auschwitz.

I Castelnuovo, in seguito alla liberazione di Siena e alla revoca dei provvedimenti di confisca emanati dal Governo dell’Italia liberata[14], decisero di tornare in città per riprendere, per quanto possibile, la loro vita normale; tuttavia, al loro arrivo, scoprirono che l’attività non esisteva più e che la casa era occupata; ma non era tutto. Al momento della restituzione dell’immobile, un solerte funzionario dell’Egeli richiese, a Aldo Castelnuovo, il pagamento dell’indennità di gestione delle sue proprietà nella misura applicata ai sudditi nemici. Di fronte a quell’affermazione, racconta il figlio Renzo, Castelnuovo, che solitamente era un uomo mite, sbottò con forza. Non era stata, a ferirlo, la richiesta di pagare un’indennità a chi gli aveva portato via la casa costringendolo a fuggire, quanto il fatto di essere trattato come un nemico dell’Italia[15].

 

[1] Cfr PAVONCELLO N., Notizie storiche sulla comunità ebraica di Siena e la sua Sinagoga, scritti in memoria di A. Milano in «Rassegna mensile d’Israele», 1970, pp. 289-313.
[2] Il Regio decreto legge 5 settembre 1938, n. 1390, Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista.
[3] CIONI P., MASOTTI F., MATTEI L., 1938-1944 documenti, storie e memorie. Gli ebrei senesi raccontano, Siena, Nuova Immagine editore, 2010, p.27
[4] Ivi p.35
[5] Cfr. Regio decreto legge 17 novembre 1938, n. 1728, Provvedimenti per la difesa della razza italiana.
[6] Regio decreto 27 marzo 1939, n. 665, art. 13.
[7] Archivio storico del Monte dei Paschi di Siena, Egeli, b. 647, «Repertorio dei beni di sudditi nemici ed ebraici sequestrati».
[8] Cfr. SARFATTI M., Gli ebrei nell’Italia fascista. Vicende, identità, persecuzione, Torino, Einaudi, 2018, capp. IV e V.
[9] Cfr. VALECH CAPOZZI ALBA, A24029, Siena, Soc. anonima poligrafica, 1946.
[10] Archivio storico del Monte dei Paschi di Siena, Egeli, b. 647, «Repertorio dei beni di sudditi nemici ed ebraici sequestrati».
[11] Voci di carta. Le leggi razziali nei documenti della città di Siena. Catalogo della mostra documentaria. Archivio di Stato di Siena 26 ottobre 2018 -31 gennaio 2019, a cura di Cinzia Cardinali, Anna Di Castro, Ilaria Marcelli, Pisa, Pacini editore, 2019, p.103.
[12] Archivio dell’Istituto Storico della Resistenza Senese e dell’Età Contemporanea, Multimediale, dvd 58, Edmea Forti Castelnuovo.
[13] Acronimo di Ente Gestioni e Liquidazioni Immobiliari; era l’istituto incaricato dell’amministrazione dei beni sequestrati e confiscati agli ebrei e ai cittadini di Paesi nemici. L’Ente, per operare sul territorio della Toscana, aveva stipulato una convenzione con il Monte dei Paschi di Siena. Cfr Atti della Commissione per la ricostruzione delle vicende che hanno caratterizzato in Italia le attività di acquisizione dei beni dei cittadini ebrei da parte di organismi pubblici e privati, «Rapporto generale», aprile 2001, http://presidenza.governo.it/DICA/beni_ebraici/.
[14] Cfr Regio decreto legge 20 gennaio 1944, n. 25 «Disposizioni per la reintegrazione nei diritti civili e politici dei cittadini italiani e stranieri già dichiarati di razza ebraica o considerati di razza ebraica» e Regio decreto legge 20 gennaio 1944, n. 26 «Disposizioni per la reintegrazione nei diritti patrimoniali dei cittadini italiani e stranieri già dichiarati o considerati di razza ebraica».
[15] 1938-1944. La politica razziale del regime fascista a Siena, documentario di J. Guerranti, Siena 2014, https://www.youtube.com/watch?v=v_4FXd6N-4w

Articolo pubblicato nell’ottobre del 2019.




Per la storia di un confine difficile: l’alto adriatico nel Novecento

Nell’ambito del progetto omonimo sostenuto dalla Regione Toscana e curato dall’Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’età contemporanea e dalla rete degli Istituti toscani della Resistenza, la Domus Mazziniana e le scuole superiori pisane Santoni, Ulisse Dini, L. da Vinci-Fascetti promuovono il corso di formazione:

16 Ottobre 2019 Auditorium IIS “Santoni”, Largo Marchesi n. 12
PAOLO PEZZINO (Istituto Nazionale “F. Parri”)
UN CONFINE DIFFICILE: VENEZIA GIULIA, ISTRIA E DALMAZIA

23 Ottobre 2019 Aula Magna IISL “Da Vinci – Fascetti”
Via Contessa Matilde n. 78
DANIELA BERNARDINI – LUIGI PUCCINI (I.T.I. “Marconi”, Pontedera)
A PROPOSITO DI JULKA, TI RACCONTO

08 Novembre 2019 Aula Magna IISL “Da Vinci – Fascetti”
Via Contessa Matilde n. 78
MATTEO MAZZONI (Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell’Età Contemporanea, Firenze)
DIMENTICATE, OBLIATE, USATE: LE “FOIBE” NEL DISCORSO PUBBLICO DELL’ITALIA REPUBBLICANA

21 novembre 2019 Auditorium IIS “Santoni”, Largo Marchesi n. 12
ENRICO MILETTO (Università di Torino)
PARTENZE E APPRODI: STORIA, DINAMICHE E TRAIETTORIE DELL’ESODO GIULIANO-DALMATA

TUTTI GLI INCONTRI SI TERRANNO DALLE ORE 15.00 ALLE 17.00




“Una miniera per il Valdarno”: mostra itinerante fra Figline e Cavriglia.

Foto, lignite, lampade d’epoca, video e tanti altri documenti, manufatti e strumenti da lavoro (in miniera). Sono questi gli oggetti e le immagini che sono stati reperiti grazie alla collaborazione tra Comune di Figline e Incisa Valdarno, Comune di Cavriglia, Circolo Fotografico Arno, Museo Mine e il collezionista Emilio Polverini (Cavriglia) e che rimarranno esposti dal 12 ottobre al 31 dicembre nella mostra itinerante dal titolo “Una miniera per il Valdarno. Comunità, lavoro e paesaggi fra Cavriglia e Figline”.

In particolare, sarà il Palazzo Pretorio di Figline a ospitare la prima tappa della mostra, in programma dal 12 ottobre al 17 novembre. Dal 23 novembre al 31 dicembre, invece, l’esposizione si sposterà al museo Mine di Cavriglia, per la sua seconda e ultima tappa.

L’idea è quella di conservare la memoria del territorio, dei suoi lavoratori e di coloro che qui risiedevano fino agli anni ‘70, analizzando come la presenza delle miniere (in particolare quella di Castelnuovo Sabbioni) abbia avuto un impatto sulla comunità valdarnese e sul suo paesaggio. Per farlo, ci si concentrerà su uno dei periodi meno esplorati dell’attività dell’industria mineraria, gli anni ‘60-’70 del ‘900, per poi riflettere su come i siti estrattivi (ormai dismessi) possano essere riqualificati e riutilizzati. Oltre all’esposizione – che a Figline rimarrà visitabile nel fine settimana e nei giorni festivi in orario 10-13 e 16-19 e che è patrocinata dalla Città Metropolitana di Firenze, dalla Provincia di Arezzo e della Regione Toscana – sono previsti laboratori didattici e incontri a tema, tra cui la presentazione del libro “San Donato in Avane” con l’autore Filippo Boni (30 ottobre, ore 18 nella sala Sarri del Palazzo Pretorio di Figline; a seguire apertura straordinaria della mostra). Inoltre, per le scuole del territorio, è possibile prenotare delle visite guidate infrasettimanali, scrivendo a c.benedetti@comunefiv.it.

Quanto alla giornata inaugurale, l’appuntamento è fissato al Pretorio (piazza San Francesco, Figline) alle 17 quando, nella sala Sarri, sono in programma i saluti istituzionali dei Sindaci Giulia Mugnai (Figline e Incisa Valdarno) e Leonardo degl’Innocenti o Sanni (Cavriglia). Interverranno anche il presidente del Circolo fotografico Arno, Silvano Monchi, Paola Bertoncini (direttrice Museo Mine, Cavriglia) e l’assessore regionale Vincenzo Ceccarelli. Seguirà il taglio del nastro e una visita guidata alla mostra, curata dal collezionista e fotografo Emilio Polverini.




Presentazione del volume di Alfonso Botti: “Luigi Sturzo e la guerra civile spagnola”

61jrmMIz8HLLunedì 7 ottobre 2019, alle ore 18.30, nella Biblioteca dell’Isgrec alla Cittadella degli studi, sarà presentato il volume di Alfonso Botti “Luigi Sturzo e la guerra civile spagnola” (Morcelliana, 2019).

L’apertura degli Archivi vaticani relativi al pontificato di Pio XI ha concesso alla storiografia di approfondire gli studi sulla posizione della Santa Sede e su quella di don Luigi Sturzo, fondatore del Partito Popolare Italiano, in merito alla Seconda Repubblica spagnola (1931- 1936) e al conflitto che si concluse con la vittoria dei nazionalisti di Francisco Franco. Il sacerdote siciliano seguì attivamente, seppur a distanza, i risvolti della guerra civile che sconvolse il paese iberico dal 1936 al 1939, analizzando la vicenda e affidando le proprie riflessioni a quotidiani e lettere private. I documenti presi in esame mostrano i tentativi dell’esiliato don Sturzo di mettere fine alle violenze antireligiose, di spingere la Chiesa a disimpegnarsi dal sostegno al campo franchista e di promuovere un negoziato che ripristinasse la pace religiosa, politica e sociale. Emergono le iniziative del movimento pacifista cattolico europeo, le attitudini delle autorità ecclesiastiche spagnole e i timori vaticani durante il pontificato di papa Ratti.

Ne discutono con l’autore: Andrea Torre (Istituto nazionale “F.Parri) e Ilaria Cansella (Isgrec).

ALFONSO BOTTI è professore ordinario di Storia contemporanea presso l’Università di Modena e Reggio Emilia. Come autore o curatore ha pubblicato numerosi volumi e articoli, in Italia e Spagna, sulla storia spagnola dei secoli XIX e XX, in particolare sugli aspetti religiosi. Dirige le riviste «Modernism» e «Spagna contemporanea».

Info: ISGREC | Via De’ Barberi, 61 | 58100 Grosseto | Tel/fax 0564 415219 | segreteria@isgrec.it | www.is




Effetto ’68: aperte le iscrizioni al corso dell’Isrpt

Il corso di aggiornamento per docenti prevede 3 incontri di 3 ore ciascuno, per un totale di 9 ore, oltre 9 ore di studio individuale. Il materiale sarà fornito dai relatori di ogni lezione. A conclusione del corso ci sarà una verifica finale. Al termine del corso di 18 ore sarà rilasciato un attestato di frequenza valido per il proprio curriculum come corso di aggiornamento.
Costo iscrizione: Gratuito
Date: 17, 24, 29 ottobre 2019
Orario: 15:00-18:15
Sede: Pistoia, Sala Nardi, Palazzo della Provincia di Pistoia, Piazza Leone 1
Per iscrizioni e info (entro 11 ottobre 2019):
m.bruschi@provincia.pistoia.it
ispresistenza@tiscali.it
Tel. 0573 374531
Il corso di formazione docenti si prefigge di trattare un anno di grandi cambiamenti, il 1968, sotto tutti punti di vista, politici, sociali e culturali, necessariamente trattato su più livelli: quello internazionale, nazionale e locale. Un anno intenso nella storia repubblicana e mondiale, scandito dall’esplosione internazionale dei movimenti studenteschi e da eventi destinati a segnarne una cornice: dall’offensiva del Tet al maggio francese, dalla primavera di Praga alle Cina di Mao, contraddistinto da una comunicazione nuova e dirompente di una generazione postbellica che in Europa e in America viveva la Guerra fredda mentre gli altri continenti affrontano guerre e mutamenti caldissimi.

A distanza di più di cinquant’anni, storia e memoria costituiscono un groviglio e per districarlo con cura non bastano le fonti tradizionali, ma abbiamo bisogno anche della dimensione soggettiva: il cinema, la fotografia, i manifesti e i muri. Erik Hobsbawm parla del dato generazionale come criterio interpretativo del’68, “l’età dell’oro”. Una generazione che vive la piena occupazione, che rifiuta il potere, che produce e consuma: l’abbigliamento come identità, la musica, i viaggi.
Rompere le regole è la regola: lo status quo, nelle istituzioni scolastiche, nei rapporti tra generi, nella contestazione al governo e ai partiti, nella famiglia, il primo ambito ad essere investito, alla quale si propone l’alternativa della comune e una nuova concezione della donna; la militanza si realizza interamente sia nella sfera pubblica che in quella privata. Ai bisogni e ai doveri familiari si sostituiscono i desideri. L’azione collettiva si unisce al riconoscimento dell’individualità. Sarà Pasolini l’unico a percepire l’unicità dell’edonismo e del consumismo della generazione del ’68.

 




Quinto Antonelli presenta il volume “Cento anni di Grande Guerra: cerimonie, monumenti, memorie e contromemorie””

Alle 17, presso la Sala Gatteschi della Biblioteca Forteguerriana, si terrà la conferenza del prof. Quinto Antonelli (Fondazione Museo Storico Trentino – Archivio trentino della Scrittura popolare) e la presentazione del libro “Cento anni di Grande Guerra: cerimonie, monumenti, memorie e contromemorie. 




Presentazione del libro “Le cicatrici della vittoria”

Alle ore 17 a Pistoia , nell’auditorium Terzani della Biblioteca San Giorgio, sarà presentato il volume “Le cicatrici della vittoria”, a cura di Alberto Coco e Francesco Cutolo.
Presenta il libro il prof. Giovanni Capecchi. Saranno presenti i curatori.




Corso di formazione docenti “Effetto ’68. Movimenti giovanili, cultura e politica in Italia e nel mondo”

Il corso di formazione docenti, che si terrà dal 17 ottobre al 29 ottobre 2019, avrà la seguente scansione:

17 OTTOBRE 2019
Corso di formazione docenti “Effetto ’68. Movimenti giovanili, cultura e politica in Italia e nel mondo”
Progetto Scenari XX Secolo, in collaborazione con la Provincia di Pistoia e sostenuto dalla Fondazione Caript
Pistoia, Sede della Provincia di Pistoia, Piazza Leone 1, Sala Nardi
1° incontro
Ore 15 – Apertura dei lavori
Ore 15:15 – La protesta del ’68: il caso italianoSimone Neri Serneri (Università degli Studi di Firenze)
Ore 16:00 – Dibattito
Ore 16:15 – Lavoro, democrazia e conflitto nel “biennio rosso”  1968-69Luca Baldissara (Università di Pisa)
Ore 17:00 – Dibattito
Ore 17:10 – Pausa
Ore 17:15 – La controinformazione. Parole e icone del movimento a cura di William Gambetta (Centro studi movimenti di Parma)
Ore 18:00 – Dibattito
Ore 18:15 – Chiusura dei lavori

24 OTTOBRE 2019

2° incontro
Ore 15 – Apertura dei lavori
Ore 15:15 – Autorità e studenti nel “lungo Sessantotto”. Il caso di PisaBreccia Alessandro (Università di Pisa)
Ore 16:00 – Dibattito
Ore 16:15 – Sessantotto. Due generazioniFrancesca Socrate (Sapienza Università di Roma)
Ore 17:00 – Dibattito
Ore 17:10 – Pausa
Ore 17:15 – Pensare la didattica. Percorsi sul ’68Alice Vannucchi (Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea in provincia di Pistoia)
Ore 18:00 – Dibattito
Ore 18:15 – Chiusura dei lavori

29 OTTOBRE 2019
3° incontro
Ore 15 – Apertura dei lavori
Ore 15:15 – La protesta globale del ’68 e la sua dimensione internazionaleMarcello Flores (Università di Siena)
Ore 16:00 – Dibattito
Ore 16:15 – Pci e movimento studentesco (1967-68): un incontro mancato?Alexander Höbel (Fondazione Gramsci)
Ore 17:00 – Dibattito
Ore 17:10 – Pausa
Ore 17:15 – Studio di caso per la didattica: il nuovo diritto di famiglia e il ruolo della donnaElena Vellati (Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’età contemporanea)
Ore 18:00 – Dibattito
Ore 18:15 – Chiusura dei lavori