Una commedia di Giocondo Papi

Giocondo Papi – sindaco socialista di Prato dal 1920 al 1922, quando l’amministrazione liberamente eletta venne defenestrata dai fascisti – si dilettava a scrivere poesie. Nel 1930, per i tipi delle Arti grafiche Nutini, diede alle stampe una commedia in tre atti intitolata Mia moglie…non è mia moglie?

La commedia, imperniata sulla straordinaria somiglianza fra le due protagoniste, narra una storia di infedeltà coniugale e, tenuto conto dell’epoca in cui è stata scritta, non è priva di una certa audacia. È stato osservato che la trama presenta evidenti punti di contatto con Come tu mi vuoi di Luigi Pirandello, rappresentata per la prima volta a Milano proprio nel 1930. L’ambientazione ed alcune situazioni da vaudeville rendono il tono del lavoro di Papi leggero e frivolo: la sua atmosfera è dunque ben diversa da quella della commedia pirandelliana, anche se l’opera è attraversata da una vaga inquietudine, causata dalla consapevolezza dell’impossibilità di conoscere realmente perfino i propri familiari.

La commedia non ha particolari pregi artistici, ma merita di essere ricordata come una testimonianza degli interessi che Papi coltivava, da autodidatta, in campo letterario: la famiglia degli scrittori pratesi si allarga così per far posto ad un nuovo, inaspettato, componente.

Ecco un breve riassunto dell’opera.

Tina, moglie di Mario Bruni, attende con ansia l’amante Giulio Biondi. Costui entra in scena cantando una canzone, musicata dal maestro Giovanni Castagnoli, che è stata definita dal maestro Roberto Becheri, docente di composizione al Conservatorio di Ferrara, “una serenata che scorre leggera su una fresca melodia da café-chantant”. La moglie di Giulio, Nella, è fuggita tempo addietro, colta da improvvisa pazzia, senza più dare notizie di sé.  Mentre i due amanti stanno parlando rientra in casa il marito di Tina, e Giulio è costretto a nascondersi in cucina, naturalmente dentro un armadio. Sorpresa ed irritata a causa dell’improvviso arrivo del marito, Tina si difende attaccando e sostiene che Mario la tradisce. Al culmine della finta scenata di gelosia è però colta da malore. Mario chiede allora aiuto ai vicini. Un’ inquilina gli suggerisce di andare in cucina a prendere un po’ di aceto per spruzzarlo sul viso di Tina e, nonostante la moglie cerchi di trattenerlo, Mario va in cucina, causando la fuga di Giulio che riesce ad infilare la porta di uscita. Compresa facilmente la situazione, Mario accusa Tina di avere un amante. La moglie reagisce scappando ed i vicini la prendono per pazza. Dopo aver trascorso un anno di degenza in una clinica per malattie mentali, Tina viene ricondotta a casa per un confronto col marito. Giulio, però, giocando sulla straordinaria somiglianza fra le due donne, sostiene che Tina è sua moglie Nella. Tina arriva, accompagnata da due medici, e finge di non riconoscere né la casa né lo sposo. In esecuzione di un  piano preordinato, si presenta anche Giulio, che Tina si precipita ad abbracciare come se fosse suo marito. I medici decidono allora che, per giudicare con coscienza, sono necessarie delle prove inconfutabili, e chiedono a Mario di indicare qualche segno particolare visto nell’intimità sul corpo della moglie. Mario non riesce però a ricordare nulla, mentre Giulio indica ben tre nei: uno sotto la nuca, uno sotto l’ombelico ed un altro più sotto ancora: Tina si spoglia, mostra i nei ai medici e se ne va con Giulio che sembra così aver avuto partita vinta. Subito dopo, però, entrano due vicine con un giornale contenente la notizia che una ricca signora ha lasciato il suo patrimonio ad una bella smemorata sconosciuta, ricoverata in una casa di salute a Bologna. La donna della foto che accompagna l’articolo somiglia in modo impressionante alla moglie di Mario che, insieme con i medici e con le due vicine, si reca dunque a Bologna per un nuovo confronto. La donna che Mario vede a Bologna è in realtà la moglie di Giulio, Nella, ma egli crede sinceramente di riconoscere in lei Tina e la porta a casa con sé. Si presenta però Giulio che rivela la verità a Mario, facendolo esclamare: “Perdio!…Come?…Mia moglie non è mia moglie?” Giulio insiste. Il campanello suona ed entra anche Tina che implora Mario di perdonarla. Mario però, a questo punto, non vuol saperne più nulla di lei, la respinge e va a vivere felice con Nella.

La parte di Tina e quella di Nella dovevano essere sostenute dalla stessa attrice. Una curiosità: in calce al testo della commedia figura un’errata corrige, dove fra l’altro si specifica che alla quarta riga di pagina 36, dove si dice, “sua moglie”, si deve leggere invece “vostra moglie”. L’errata corrige è del 1930. Otto anni dopo, con un foglio di disposizioni del segretario del PNF Achille Starace  il regime avrebbe imposto la sostituzione del “lei” con il “voi”. Preveggenza?

Articolo pubblicato nel marzo del 2020.




Alberto Torricini

Alberto Amilcare Torricini nacque a Prato il 9 marzo 1906. Di professione impiegato, poi rappresentante di commercio, aderì giovanissimo al Partito Comunista (quasi tutte le notizie su di lui, contenute in questo articolo, sono desunte dal fascicolo del Casellario politico centrale che lo riguarda).

Nella primavera del 1932 Torricini, che non aveva all’epoca alcun precedente, fu colpito da mandato di cattura in quanto membro di un’organizzazione comunista clandestina attiva a Prato. Rifugiatosi a Lione, il 30 giugno 1932 fu denunciato in stato di latitanza al Tribunale speciale per la difesa dello stato. Venne inoltre iscritto nel Bollettino delle ricerche e nella Rubrica di frontiera per il provvedimento di arresto.

In seguito, per incarico del PCI e sotto falso nome, si stabilì a Milano, dove continuò l’attività antifascista.

Il 22 maggio 1936 fu arrestato e denunciato nuovamente al Tribunale speciale dall’ispettore generale di PS Francesco Nudi. Torricini, si legge nella denuncia, “Sottoposto a ripetuti interrogatori […] ha ammesso […] la sua qualifica di emissario comunista, precisando di essere stato incaricato nel marzo 1936 dai dirigenti del partito comunista all’estero di venire nel Regno […] per […] diffondere la stampa. Ha dichiarato però di non voler fare alcuna rivelazione”. Dalle dichiarazioni di altri arrestati, risultò però che Torricini li aveva incaricati di spedire giornali e materiale di propaganda.

Sulla base di queste accuse, Torricini venne condannato, con sentenza emessa l’11 dicembre 1936 a ben 21 anni di reclusione (che iniziò a scontare a Fossano, Civitavecchia e Sulmona). Autodidatta avido di letture, egli chiese, durante gli anni trascorsi in carcere, di essere autorizzato ad acquistare numerosi libri: è interessante osservare che fra questi figurava anche La democrazia in America, di Alexis de Tocqueville, che il Ministero della cultura popolare (Direzione generale per il servizio della stampa italiana) giudicò, naturalmente, inadatto ad un condannato politico. Liberato nell’agosto 1943 per un “atto di Sovrana clemenza”. Torricini fece ritorno a Prato. Attivo nelle file della Resistenza, fu l’artefice della riorganizzazione dei sindacati e, dopo la liberazione, venne scelto dal CLN come segretario della ricostituita Camera del lavoro.

Negli anni successivi – stabilitosi in una casa di via Machiavelli, dove è stata poi collocata una lapide che lo ricorda – egli continuò l’attività politica, coprendo numerosi incarichi: consigliere comunale per il PCI fino al 1970, fu anche dirigente dell’ANPPIA e consigliere della Croce d’oro.

Morì a Prato il 10 dicembre 1981.

Articolo pubblicato nel marzo del 2020.




Conferenze online di storia contemporanea organizzate dall’Istituto storico della Resistenza di Pistoia

L’Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea di Pistoia propone per questi giorni di isolamento forzato delle dirette streaming, curate dai nostri ricercatori, per approfondire la storia contemporanea e mantenersi in contatto con soci, simpatizzanti, visitatori.
L’Istituto inizierà domani (18 marzo) dalle ore 18.00 alla 18.30 con la conferenza “L’influenza spagnola del 1918-1919 in Italia: assistere, curare, approvvigionare”, curata da Francesco Cutolo (SNS Pisa).



Uscito il bando “Ivano Tognarini”: premio per tesi di dottorato (terza edizione)

Premio “Ivano Tognarini” – Terza edizione

[Consulta il bando allegato in Pdf]

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L’Istituto storico toscano della Resistenza e dell’età   contemporanea, d’intesa con la famiglia Tognarini, promuove la terza edizione del premio per tesi di dottorato in Storia contemporanea al fine di onorare la memoria, l’opera scientifica e l’impegno civile del prof. Ivano Tognarini, Presidente dell’Istituto dal 2000 alla sua scomparsa nel marzo 2014. Docente di storia moderna all’Università degli studi di Siena, Ivano Tognarini si occupò anche intensamente di storia del Novecento, con particolare attenzione ai temi dell’antifascismo, della guerra mondiale, delle stragi nazifasciste e della Resistenza. Attento alle esigenze della società civile, egli dedicò sempre grande cura nell’attività di ricerca e divulgazione delle conoscenze storiche, rivolgendo una specifica attenzione ai giovani, e svolse un’attenta opera di conservazione e promozione delle memorie dei territori e delle città della Toscana. Con questa iniziativa, nel ricordarne la figura, si intende quindi riconoscere il valore della ricerca storica quale lievito di crescita culturale della nostra società e in particolare di una cittadinanza attiva e consapevole.

Il premio è reso possibile grazie al sostegno e ai contributi di Cgil Toscana, Cooperativa Cuore LiburniaSociale e Isrt.

Possono concorrere al premio i dottori di ricerca italiani e stranieri in Storia contemporanea che abbiano discusso la propria tesi negli anni solari 2018, 2019 e 2020 (entro la scadenza del presente bando) nell’ambito della storia italiana ed europea del fascismo e dell’antifascismo, della seconda guerra mondiale, della Resistenza e della storia dell’Italia repubblicana. Un’attenzione specifica, ma non vincolante, sarà rivolta alle ricerche inerenti il contesto della Toscana.

I partecipanti dovranno presentare apposita domanda su carta libera, solo in formato elettronico, indirizzandola all’Istituto storico toscano della Resistenza e dell’età contemporanea (isrt@istoresistenzatoscana.it), unitamente ad un breve curriculum vitae e a una copia digitale della tesi di dottorato, entro il 20 maggio 2020. Le tesi possono essere redatte in italiano, inglese, francese e spagnolo.

Il premio, pari alla somma di euro 2.500,00 sarà assegnato con giudizio motivato e insindacabile, eventualmente anche ex aequo, da una commissione giudicatrice composta da qualificati docenti universitari di storia contemporanea e nominata dall’Istituto Storico della Resistenza in Toscana.

Firenze, 16 marzo 2020 Dott. Giuseppe Matulli
Presidente dell’Isrt




Ai tempi del Corona

Didattica digitale e storia contemporanea: un binomio poco praticato fino a poche settimane fa, ma diventato più attuale che mai alla luce della situazione emergenziale che stiamo vivendo. Così come per le altre discipline, almeno fino al 3 aprile (se non oltre) le lezioni di storia dovranno ricorrere a tutti i supporti della didattica digitale, che vanno dai canonici Google Classroom e Google Hangouts fino alle soluzioni più fantasiose escogitate per raggiungere anche chi soffre, oggi più che mai, del digital divide. Come strutturare lezioni di storia contemporanea efficaci e agevoli? In quale modo Internet può venire in nostro soccorso? Senza alcuna pretesa di esaustività, questo articolo cerca di fornire alcuni suggerimenti – e soprattutto, alcuni link – che possano essere d’aiuto a docenti e discenti.

In primo luogo, dobbiamo notare che anche in Italia, sebbene in ritardo rispetto a Stati Uniti e Inghilterra, biblioteche e archivi stanno procedendo alla digitalizzazione delle proprie collezioni. Lezioni ed esercitazioni con le fonti storiche possono dunque comparire tra le attività didattiche da proporre. A questo riguardo, si rivela di grande utilità il deposito digitale dell’Istat (visitabile seguendo il link https://ebiblio.istat.it/digibib/) vera e propria miniera di statistiche storiche del Novecento e dell’Ottocento. Tra queste, gli Annuari Statistici Italiani acquistano un ruolo di tutto rispetto, sia per la continuità della loro pubblicazione (sul sito sono presenti, nella cartella “Annuario Statistico Italiano”, tutti i volumi pubblicati dal 1878 al 2017), sia per le informazioni che riportano in merito ai più svariati settori dell’economia e della società italiana. Un suggerimento didattico potrebbe essere quello, dunque, di invitare i propri studenti a cercare e ad esaminare con i propri occhi alcune delle statistiche dell’Annuario, come quelle sull’analfabetismo, sulla produzione industriale o – più attuali che mai – quelle sui morti dovuti a malaria, tifo, vaiolo, colera.

Internet ci aiuta anche a spiegare come la storia nazionale e internazionale influito sul territorio toscano. L’Emeroteca Digitale Toscana, attiva da alcuni anni e raggiungibile al link http://www405.regione.toscana.it/TecaRicerca/home.jsp, presenta numerosi quotidiani e periodici scannerizzati da istituzioni quali la Biblioteca Nazionale di Firenze, la Biblioteca degli Intronati di Siena e la Forteguerriana di Pistoia. Benché la maggior parte delle fonti sia tardo-ottocentesca e primo-novecentesca (degna di nota è la scannerizzazione de «La Nazione» dal 1860 al 1912), sono presenti anche fonti di epoca successiva: del ventennio, come i periodici pistoiesi «L’Alfiere», «L’Azione Fascista», il «Ferruccio» e il «Littorio» e «il Mugello: quindicinale dei fasci della XI zona» di Borgo San Lorenzo; di età repubblicana, come il «Telegrafo» scannerizzato dalla Cheliana di Grosseto per gli anni 1964 – 76.

Se invece lo scopo è quello di mostrare la ricezione dei grandi eventi del secolo scorso – dallo scoppio delle due guerre alla marcia su Roma, dalla crisi dei missili cubani al ’68 – attraverso i quotidiani a tiratura nazionale, possiamo ricorrere alle versioni digitalizzate (e gratuite) de «La Stampa» (dal 1867 al 2005: https://archiviodistatotorino.beniculturali.it/strumenti/archivio-storico-la-stampa/), «L’Avanti» (dal 1893 al 1993: https://avanti.senato.it/avanti/controller.php?page=archivio-pubblicazione) e «L’Unità» (dal 1946 al 2014: https://archive.org/details/lunita_newspaper).

Altre riviste di epoca primo-novecentesca e fascista a tiratura nazionale sono disponibili nella bellissima raccolta digitale della Biblioteca “Gino Bianco” (http://www.bibliotecaginobianco.it/), che ha recentemente caricato la rivista fiorentina «La Voce» e «Oggi» di Panunzio (1939-42). Quel che però distingue soprattutto questa raccolta è la grande attenzione riservata agli anni Sessanta e al Sessantotto, fatto che la rende uno strumento prezioso per tutti i docenti che vogliano allestire un approfondimento sul tema: tra le fonti caricate, ricordiamo soprattutto la collezione completa di due delle riviste più importanti di quegli anni, i «Quaderni Rossi» e i «Quaderni Piacentini».

Ricordiamo infine, per ultimi ma non per importanza, i materiali didattici caricati in questi cinque anni di attività su questo portale: 1222 volantini e manifesti relativi alla storia toscana tra Grande Guerra ed età repubblicana, disponibili nella sezione Volantini; e la banca dati sulle Stragi nazifasciste in Toscana, realizzata dall’Università di Pisa.

Chiara Martinelli ha conseguito nel 2015 il dottorato in storia presso l’Università degli Studi di Firenze. Ha lavorato presso il Council of the European Union; attualmente è docente a contratto presso l’Università di Firenze. Ha recentemente pubblicato “Fare i lavoratori? Le scuole industriali e artistico industriali nell’Italia liberale” (Aracne, 2019). 

Articolo pubblicato nel marzo del 2020.




Il CDSE in questa fase di emergenza virus: indicazioni

In applicazione del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’8 marzo 2020 per il contrasto alla diffusione del virus covid-19, è stato disposto che l’archivio della Fondazione CDSE resterà chiuso fino al 13 aprile p.v.
Per informazioni e consulenze alla ricerca scrivete a: info@fondazionecdse.it oppure telefonate allo 0574 942476 dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13.




Le “Letture in compagnia” di Istoreco Livorno per questa fase di emergenza COVID19

L’Istoreco di Livorno pubblica sulla propria HP una serie di interessanti contributi di lettura da “sfogliare” virtualmente, utili contributi per la didattica a distanza e non solo..

L’Istituto informa anche che, a causa dell’emergenza sanitaria in corso, uffici, biblioteca e archivio saranno chiusi al pubblico fino a data da destinarsi. Seguiranno prossimi aggiornamenti appena possibile.




L’Istituto della Resistenza di Lucca sospende attività e servizi, ma resta in contatto con voi

A seguito delle disposizioni contenute nel Dpcm 8 marzo 2020 (Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19), in particolare all’art.2, comma 1, lettera d) (è sospesa l’apertura dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura di cui all’articolo 101 del codice dei beni culturali e del paesaggio), e delle successive integrazioni normative

si informa che l’apertura al pubblico dell’Istituto e dei suoi servizi di Biblioteca e Archivio è sospesa, salvo diverse indicazioni, fino a nuove disposizioni.

Rimarrà operativa e sarà incentivata tutta l’attività effettuata da remoto (tramite telefono, posta elettronica e altri strumenti digitali).

L’Assemblea ordinaria dei Soci, già convocata per il prossimo 21 marzo, è rinviata, anche in deroga allo Statuto, a data da destinarsi.

Per contatti e informazioni:
isreclucca@gmail.com