“Distruggono Firenze!”: la notte dei ponti, 3-4 agosto 1944

Da poco era cominciato ad imbrunire lievemente perché siamo nel plenilunio, quando cinque minuti avanti le ventidue è parso che un terremoto scuotesse la terra, abbiamo udito un boato prima sordo e poi fragoroso […] Ci siamo guardati in faccia: evidentemente i tedeschi cominciano la loro opera di infame distruzione”.

Con queste parole l’avvocato Gaetano Casoni rievoca nel suo diario il momento in cui, chiuso nella propria abitazione con i suoi familiari, avverte come tutti i fiorentini che i nazisti hanno iniziato a far saltare le mine posizionate ai piloni dei ponti. L’ora da tempo attesa è scoccata.

La rapida avanzata degli eserciti Alleati, dopo lo sfondamento della Linea Gustav e la liberazione di Roma, da questi agevolmente attraversata grazie allo status di “città aperta” riconosciuto dalle parti belligeranti, aveva spinto i comandi nazisti a rapide contromisure. Per consentire il completamento dei lavori della linea Gotica fra Spezia e Rimini, lungo la dorsale appenninica, viene attuata una strategia di “ritirata aggressiva” che grava sui comuni e sulle popolazioni della costa e dell’interno. Ai disagi e alle rovine causate dal passaggio delle truppe dei diversi eserciti si uniscono quelle dei combattimenti lungo le diverse linee di difesa tracciate sul territorio, oltre che ad una specifica strategia di “guerra ai civili” con il conseguente stillicidio di saccheggi, rappresaglie, singole uccisioni, stragi delle comunità delle aree attraversate dalle truppe in ritirata.
L’Arno rappresenta l’ultima grande trincea naturale su cui potersi attestare. Il passaggio del fiume deve essere impedito. Firenze, che ne è attraversata, diviene così centrale nelle strategie naziste. Il destino dei ponti è segnato.  I comandi nazisti non vogliono ripetere l’esperienza di Roma, anche se il confronto sull’attribuzione dello status di “città aperta” anima le giornate di luglio fra illusorie speranze e volontà di attribuire al nemico la responsabilità della mancata proclamazione. Al tempo stesso  si fa riferimento al presunto impegno  nazista a risparmiare la città dalle conseguenze “di un’azione combattuta entro l’abitato urbano”, come si legge nell’Avvertenza ai fiorentini, fatta pubblicare sulla “Nazione” del 27 luglio, viene usato per premere sulla popolazione affinché non compia atti di sabotaggio o aggressione nei confronti delle truppe tedesche.

Ma ogni illusione viene meno il pomeriggio del 29 luglio quando viene affissa sui muri della città l’ordinanza di sgombero dei Lungarni, pubblicata il giorno dopo sull’ultimo numero della “Nazione”. Consapevoli del pericolo imminente, a sera si riuniscono in Arcivescovado con il cardinale Elia Dalla Costa, il vice prefetto Gigli, il vice podestà De Francisci, il Soprintendente alle Belle Arti, il console svizzero Steinhäuslin. Dopo la fuga delle autorità fasciste repubblicane, gli ultimi rappresentanti delle Istituzioni cercano di adoperarsi per Firenze. Redigono un “Memorandum” per ricordare le precedenti assicurazioni date da Hitler e da Kesselring a tutela della città, che, insieme anche al rettore Marsili Libelli consegnano il giorno dopo al colonnello Fuchs, da pochi giorni comandante in capo della piazza di Firenze. Precedentemente, fino alla sua partenza il giorno 25, anche il console tedesco Gerhard Wolf si era mosso nella stessa direzione, cercando di tutelare il patrimonio artistico della città. Ma Fuchs non lascia spazio ad illusioni, richiamando le conseguenze negative subite dall’esercito nazista a seguito della proclamazione di Roma “città aperta” e mostrando un volantino lanciato da aerei inglesi in cui si invitava la popolazione a difendere la città e favorire la rapida avanzata alleata. La scelta è già stata presa. L’ultimo tentativo avanzato dalla delegazione di ottenere un lasciapassare per raggiungere il comando Alleato e ottenere precise garanzie sulla loro condotta si spenge, infatti, nella mancata risposta tedesca.

Il Comitato toscano di liberazione nazionale (CTLN) non aveva creduto nella possibilità di una trattativa e riteneva che la città potesse essere salvata solo da un’azione insurrezionale, ma è colto di sorpresa dall’ordinanza del 29 luglio. Le truppe alleate sono ancora troppo distanti dalla città, così come le formazioni partigiane, e il caos diffusosi fra la popolazione dei lungarni rende impossibile qualsiasi azione immediata.

Subito dopo l’annuncio dello sgombero, decine di migliaia di persone devono abbandonare le proprie case, con la consapevolezza di non farvi più ritorno, e trovarsi un luogo sicuro dove potersi riparare nell’imminenza della battaglia. Il carcere delle Murate, chiese, caserme, abitazioni di amici e conoscenti diventano mete ambite. In Oltrarno moltissimi sfollano a Palazzo Pitti. La reggia dei Granduchi e dei re d’Italia diviene l’alloggio del popolo di Firenze che ne occupa sale, corridoi, cortili e loggiati, dove vivranno i giorni della battaglia e trascorreranno il mese di agosto in condizioni di grave precarietà, ma sperimentando anche diffuse manifestazioni di solidarietà umana, grazie all’organizzazione che viene approntata per gestire i bisogni più imminenti e naturali.

Il precipitare della situazione è palesato il 3 agosto dalla proclamazione dello stato d’emergenza. Il comando tedesco ordina ai fiorentini di non uscire dalle proprie case. Chiusi nelle abitazioni, spesso senza adeguate riserve di acqua e di vivere, i fiorentini attendono la battaglia imminente. A sera squadre partigiane cercano di tagliare i fili delle mine al Ponte della Vittoria e alla Carraia, ma sono respinti dalle preponderanti e ben armate truppe tedesche.

I resti di Ponte Santa Trinita

I resti di Ponte Santa Trinita

Nel corso della notte fra il 3 e il 4 agosto le esplosioni provocano boati e scosse che fanno tremare la città, come un terremoto. Scrive sempre Casoni: “Ogni due ore circa si rinnovano gli scoppi di grossissime mine, i boati, i colpi che sembrano determinati da proiettili destinati a cadere su di noi; nuove nuvole si innalzano paurose quasi a precipitare l’enormità del disastro”. Ad uno ad uno sono abbattuti i ponti, fino a quello di Santa Trinita che è così saldo sui suoi piloti da richiedere tre cariche di esplosivo prima di crollare. La scelta di salvare Ponte Vecchio, particolarmente ammirato da Hitler nelle sue visite in città, comporta la distruzione del cuore medioevale di Firenze, alle sue estremità, su entrambe le sponde dell’Arno. I quartieri di Por Santa Maria e di Borgo San Jacopo, via Bardi e via Guicciardini, con le antiche e caratteristiche case torri e la casa di Machiavelli, sono dilaniati e rasi al suolo.

Al mattino, quando i fiorentini più coraggiosi salgono sui tetti o cercano di raggiungere i lungarni si trovano di fronte uno spettacolo spaventoso: monconi di pietre al posto dei piloni in Arno e montagne di macerie fumanti ai lati di Ponte Vecchio. Le esplosioni sono state così forti che pezzi del Santa Trinita sono giunti fino in via Cerretani. L’avvicinarsi del fronte ha così drammaticamente marchiato Firenze e la sua popolazione. Mentre le primi truppe delle truppe coloniali britanniche avanzano da via Senese ed entrano da Porta Romana in città e le brigate partigiane, dopo i primi combattimenti a Gavinana il giorno precedente, penetrano in Oltrarno fra l’entusiasmo della popolazione, la città è divisa in due nell’imminenza della battaglia per l’insurrezione.




“Le fabbriche della memoria” al festival sulla contemporaneità a Lucca

Verrà presentato il 13 agosto, nel quadro del “Lontani Così Vicini Lucca Fest – Festival sulla contemporaneità” il progetto curato dall’Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea in provincia di Lucca “Le manifatture come luoghi di memoria collettiva: dalla storia alle testimonianze dei centri produttivi della città”. Il progetto – ospitato sul sito dell’ISREC e realizzato grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca – è stato curato da Andrea Ventura, Federico Creatini e Stefano Lazzari, e raccoglie interviste e testimonianze di studiosi, lavoratori e attivisti sindacali, nonché una ricca sezione fotografica con centinaia di immagini concesse dall’Archivio Fotografico Lucchese e una biblioteca digitale in costruzione;  a tutto questo si aggiunge un’apposita sezione archivistica che raccoglie migliaia di articoli di giornale dedicati alle vicende legate alle realtà industriali del territorio.

La presentazione si terrà alle ore 21.00 sul prato di Piazzale San Donato, di fronte alla ex-Cavallerizza: l’ingresso è gratuito fino a esaurimento posti; le prenotazioni vengono prese fino alle ore 21.00 del 12 agosto inviando una e-mail all’indirizzo lontanicosiviciniluccafest@gmail.com




Alla scoperta di FIUME, città del Novecento europeo

Il prossimo 27 ottobre alle ore 17.00, presso la Biblioteca delle Oblate, a Firenze, siamo lieti di invitarvi al seminario di Marco Abram (Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa), Fiume. Storia di una città di confine. Una passeggiata digitale.

Sarà l’occasione di presentazione della APP Rijeka Fiume in flux

La partecipazione è gratuita ma è obbligatoria la prenotazione, scrivendo a isrt@istoresistenzatoscana.it

Gli insegnanti che lo desiderano potranno richiedere l’attestato di partecipazione.




76° Anniversario della strage di Sant’Anna di Stazzema. Ricco programma di eventi.

Sarà il Ministro per le gli Affari europei Vincenzo Amendola a tenere l’Orazione Ufficiale nella cerimonia in occasione del 76° Anniversario della strage di Sant’Anna di Stazzema, il prossimo 12 agosto 2020.
Da Sant’Anna di Stazzema si estende una prospettiva europeista, un messaggio di pace e di comunione tra i popoli come recentemente sancito dalle onorificenze che la Repubblica Federale di Germania ha conferito a due superstiti della strage, Enrico Pieri ed Enio Mancini.
“A Sant’Anna di Stazzema abbiamo intrapreso un percorso di diffusione della memoria tra le giovani generazioni che non ha confini”- commenta il Sindaco di Stazzema Maurizio Verona. “I valori che ci trasmettono i superstiti e i familiari delle vittime, gli insegnamenti dei Martiri di Sant’Anna sono un richiamo alle nostre coscienze: tocca anche a noi fare la nostra parte. I valori di Sant’Anna sono le fondamenta per un’Europa di popoli”.
Sant’Anna di Stazzema come luogo di riflessione, sul passato e sul futuro; pilastro della democrazia e dell’Europa unita. Enrico Pieri, Presidente dell’Associazione Martiri di Sant’Anna, da europeista convinto lo dice sempre ai ragazzi che incontra: “L’Europa è una conquista che ha garantito al nostro continente la pace. Dobbiamo impegnarci per difenderla e migliorarla”.
La cerimonia del 12 agosto 2020 a Sant’Anna di Stazzema sarà aperta al pubblico e si svolgerà nel rispetto delle normative anti-COVID. In particolare si invitano fin da ora tutti coloro che parteciperanno ad un corretto utilizzo della mascherina e al rispetto delle distanze interpersonali. Non sono previste restrizioni al traffico veicolare né navette.
Il programma del 12 agosto 2020 a Sant’Anna di Stazzema prevede alle ore 9:00 la deposizione della corona di alloro sulla Piazza della Chiesa, al Cippo in memoria delle vittime. Alle ore 9:15 avrà inizio la Santa Messa celebrata dall’Arcivescovo di Pisa S.E. Giovanni Paolo Benotto. Al termine della funzione, alle ore 10:15 circa, la cerimonia si sposterà al Monumento Ossario per la deposizione di una corona di alloro da parte delle autorità cui seguiranno i saluti del Sindaco di Stazzema, Maurizio Verona, e del Presidente dell’Associazione Martiri di Sant’Anna, Enrico Pieri. Il Ministro per le Politiche Europee, Vincenzo Amendola, terrà l’Orazione ufficiale. Per tutta la giornata del 12 agosto 2020 saranno esposti presso il Sacrario i disegni dei bambini di tutto il mondo, raccolti dall’associazione “Colori per la pace”, ed alcuni pezzi del Tappeto del Mondo.
Nel pomeriggio, alle ore 17:00, nella Chiesa di Sant’Anna di Stazzema si svolgerà il concerto d’organo del maestro Ferruccio Bartoletti, a cura dell’Associazione italo-tedesca “Amici dell’Organo di Sant’Anna”.

Il programma completo delle celebrazioni
Nell’ambito delle celebrazioni del 76° Anniversario della Strage di Sant’Anna di Stazzema si svolgeranno, nel comune di Stazzema, numerose celebrazioni ed iniziative culturali.

– Venerdì 7 agosto 2020 nell’ambito della rassegna Musica sulle Apuane sarà visibile online, al sito www.musicasulleapuane.it, con inizio alle ore 18:00, il concerto per pianoforte e violoncello eseguito dai maestri Gioia Giusti e Francesco Dillon registrato nei giorni scorsi al Sacrario di Sant’Anna di Stazzema, senza pubblico per rispettare le normative anti-Covid.
– Sabato 8 agosto a Farnocchia, alle ore 18:00, sarà ricordato l’incendio che l’8 agosto 1944 distrusse il paese.
– Martedì 11 agosto è la giornata dedicata a due importanti parroci. Alle 9:30 a Pontestazzemese si svolgerà la cerimonia per le onoranze a Don Innocenzo Lazzeri, Medaglia d’Oro al Valor civile, Giusto tra le Nazioni, parroco di Farnocchia e ucciso a Sant’Anna di Stazzema il 12 agosto 1944. Sarà deposta una corona di alloro al busto che lo ricorda. Alle 9:45, sul sagrato della Chiesa di Mulina di Stazzema, si svolgeranno le onoranze ai caduti di Mulina, Don Fiore Menguzzo e famiglia, uccisi il 12 agosto 1944. Sarà deposta una corona di alloro al Monumento ai Caduti e al Monumento in memoria di Don Fiore Menguzzo. Alle ore 10:00 si terrà la Santa Messa officiata dal Parroco Don Simone Binelli; a seguire il saluto del Sindaco di Stazzema, Maurizio Verona e l’Orazione del Prof. Emmanuel Pesi.
La giornata di martedì 11 agosto si chiuderà a Sant’Anna di Stazzema con la Fiaccolata Silenziosa, una cerimonia suggestiva e molto sentita da superstiti e familiari delle vittime della strage, che inizierà alle 21:15 dalla piazza della chiesa con arrivo al Sacrario. Per l’occasione resterà aperto il Museo storico di Sant’Anna di Stazzema.
– Mercoledì 19 agosto, a partire dalle ore 7:30 presso il cimitero di Pietrasanta, saranno ricordati i Martiri di Bardine San Terenzo, nel comune di Fivizzano (MS). Nell’eccidio di Bardine infatti furono uccise dai nazifascisti alcune persone rastrellate fra Sant’Anna e Valdicastello il 12 agosto 1944. Successivamente i presenti si sposteranno a San Terenzo dove si svolgerà la cerimonia.
– Domenica 23 agosto alle ore 17:00 nella Chiesa di Sant’Anna di Stazzema si terrà il Concerto d’organo del maestro Andrea Vannucchi nell’ambito della XIV stagione concertistica Organo della Pace Sant’Anna di Stazzema a cura dell’Associazione italo-tedesca “Amici dell’Organo di Sant’Anna”.
– Sabato 21 settembre con inizio alle ore 15:30, nella Piazza Anna Pardini a Sant’Anna di Stazzema ci sarà il Raduno di Pace, nell’ambito della Giornata Internazionale della pace
– Durante il mese di agosto 2020 saranno organizzate le “Camminate della Memoria”: il 9 agosto dal Sacrario della Tecchia ad Azzano; il 10 agosto da Vitoio a S. Anna di Stazzema; il 15 agosto in Germania a Überlingen (Lago di Costanza), al campo di concentramento in cui soprattutto prigionieri italiani a partire dal 1944 erano costretti ai lavori forzati per l’industria bellica; il 22 agosto a Stoccarda nei vari luoghi della memoria. Iniziativa a cura delle associazioni tedesche Naturfreundejugend Württemberg, Die AnStifter e. V., Initiative Lern- und Gedenkort Hotel Silber e.V.

Nello svolgimento delle cerimonie saranno adottate tutte le misure previste dalle normative finalizzate al contenimento della diffusone del COVID-19. Si raccomanda il corretto utilizzo delle mascherine e il rispetto delle distanze interpersonali.

Locandina con programma completo 12 agosto 2020
https://drive.google.com/…/1Jo3kSyCNvVUcsoZKG5AohQZnG…/view…

Museo Storico della Resistenza Sant’Anna di Stazzema Parco Nazionale della Pace
Via Coletti 22, 55040 Sant’Anna di Stazzema (LU) Tel. 0584/772025
santannamuseo@comune.stazzema.lu.it
www.santannadistazzema.org
www.facebook.com/SantAnnaDiStazzema
@SAnnaStazzema
www.instagram.com/santannadistazzema




Clero e Resistenza. Il 76° anniversario dell’uccisione di don Aldo Mei

Dal 2 al 6 agosto un ricco calendario di eventi e occasioni di riflessione ed approfondimento (in presenza e online) sulla figura di don Aldo Mei e sul rapporto fra clero e Resistenza.




Quel 25 luglio: il crollo del fascismo e la pastasciutta dei fratelli Cervi a Fosdinovo

Fosdinovo, 25 luglio. Sotto gli antichi castagni “Fino al cuore della Rivolta” straordinariamente inizia, nonostante la pandemia. La Resistenza resiste anche al Covid 19. Naturalmente sono state prese tutte le misure precauzionali ma la pastasciutta antifascista, in memoria di quella dei fratelli Cervi, comunque viene servita e non manca neppure il momento culturale, in cui il Professor Paolo Pezzino, Presidente dell Istituto nazionale Ferruccio Parri, ricorda quel 25 luglio 1943, quando cadde il fascismo.

“Era l’estate del 1943; la guerra aveva prodotto un generale peggioramento delle condizioni di vita degli Italiani. Fenomeno inevitabile in situazioni eccezionali e che certo investiva tutti i paesi belligeranti, ma che in Italia era accentuato dalla incapacità del regime di organizzare l’emergenza e di creare attorno allo sforzo bellico quel consenso che in altri paesi rinsaldava la solidarietà di fondo fra governanti e popolazioni civili, nonostante l’aggravarsi delle condizioni di vita di queste ultime. In Italia, viceversa, si era accentuata l’estraneità della popolazione al regime.

Insomma, le conseguenze della guerra si facevano sentire in misura sempre crescente: a partire dal giugno 1940 con il razionamento dei principali generi di prima necessità -a dispetto della roboante propaganda fascista sugli eccellenti risultati raggiunti dall’autarchia-, il mercato nero –a cui comunque i ceti popolari non potevano ricorrere per i prezzi alti-, la forte inflazione che colpiva salari e stipendi.

Così progressivamente si distaccavano dal regime non solo le classi popolari ma anche quella piccola borghesia impiegatizia che aveva rappresentato una delle basi del suo consenso. Dall’autunno 1942 la situazione si era aggravata per i massicci bombardamenti ai quali cominciarono ad essere sottoposte le città italiane -i civili italiani morti nei bombardamenti sono stati circa 60.000- a partire dai principali centri industriali. Conseguenza: lo sfollamento di ingenti masse di persone, mentre la mancanza di carbone per riscaldamento rendeva particolarmente dura la stagione invernale.

L’indifferenza degli Italiani si trasforma prima in una sorda ostilità alla guerra, manifestandosi poi in aperte manifestazioni di dissenso. Clamoroso lo sciopero -di chiara rilevanza politica- degli operai delle fabbriche del Nord che nel marzo 1943, partendo dalla FIAT, si era esteso al Piemonte e poi a Milano e alla Lombardia. Grande il risultato: un generale aumento salariale, il colpo alla credibilità del regime. Gli scioperi del marzo rappresentano per gli industriali e per le stesse forze moderate che avevano sostenuto il fascismo la dimostrazione che era necessario per l’Italia porre fine ad una guerra che rischiava di tradursi in una disfatta per il regime, con gravi pericoli per  quello stesso ordine sociale in nome del quale il fascismo aveva goduto fino ad allora dell’appoggio della borghesia italiana. Del resto anche la Chiesa aveva assunto, a partire dallo scoppio delle ostilità, un atteggiamento di prudente distacco dal fascismo: nonostante la proclamata neutralità del Vaticano, le allocuzione natalizie di Pio XII nel 1941 e nel 1942 sembravano echeggiare i principi formulati da Roosevelt e Churchill nella Carta Atlantica del 14 agosto.

A causa della debolezza dei partiti e delle forze antifasciste, l’iniziativa passa alle forze più moderate del fascismo, alla Corona e alle gerarchie militari, che pensavano di contrattare l’uscita dalla guerra dell’Italia, con lo sganciamento dall’alleanza tedesca: via tardiva e incerta. Era il tentativo di rigettare sul solo Mussolini e su pochi gerarchi le responsabilità del conflitto, evitando pericolosi sovvertimenti sociali o decise aperture in senso democratico. Ma l’incertezza del re rende più impraticabile una soluzione come quella escogitata. L’11 giugno 1943 cade in poche ore Pantelleria; la notte fra il 9 e il 10 luglio gli Americani e gli Inglesi sbarcano in Sicilia e in poco più di un mese conquistano l’isola, mentre la popolazione si schiera a fianco di coloro che venivano accolti come liberatori e non come invasori. In alcuni reparti dell’esercito si verificano fenomeni di sbandamento e di diserzione di massa, anche di ufficiali e sottufficiali.

Il precipitare della situazione con lo sbarco alleato costringe ad accelerare i tempi: i gerarchi fascisti dissidenti costringono Mussolini a convocare per il pomeriggio del 24 luglio il Gran Consiglio del fascismo, che non veniva più riunito dal dicembre del 1939, nel quale ha una schiacciante maggioranza (19 voti a favore su 28 partecipanti) un ordine del giorno che suonava di critica a Mussolini, si rivolgeva al Sovrano chiedendogli di assumere le prerogative previste dallo Statuto, cioè l’effettivo comando delle forze armate, e “l’immediato ripristino di tutte le funzioni statali attribuendo alla Corona, al Gran Consiglio, al Governo, al Parlamento, alle Corporazioni i compiti e le responsabilità stabilite dalle nostre leggi statutarie e costituzionali”.

L’iniziativa decisiva nella caduta di Mussolini è quella del re: d’accordo con le più alte cariche militari e con uomini a lui fedeli, aveva progettato già dalla metà di luglio un colpo di stato militare contro Mussolini; nell’udienza nel pomeriggio del 25 luglio lo fa arrestare (nella mattinata aveva già provveduto a nominare capo del governo il maresciallo Badoglio). Carabinieri, esercito e polizia presidiano le stazioni radio, i ministeri e i principali punti della città, e alle 22:45 la radio trasmette il comunicato relativo all’accettazione da parte del re delle dimissioni di Mussolini e alla nomina di Badoglio a capo del governo. Seguivano due comunicati, il primo a firma del re, che annunziava di assumere il comando generale  delle forze armate e invitava tutti a riprendere il posto di combattimento;  con il secondo lo stesso Badoglio, “per ordine di S.M. il Re e Imperatore” assumeva il governo militare del paese: “La guerra continua. […] Si serrino le file intorno a S.M il Re e Imperatore, immagine vivente della patria, esempio a tutti. La consegna ricevuta è chiara e precisa: sarà scrupolosamente eseguita e chiunque si illuda di poterne intralciare il normale svolgimento o tenti di turbare l’ordine pubblico sarà inesorabilmente colpito”.

Evidente la continuità di Badoglio col passato e la stessa composizione del governo -6 generali e 11 funzionari civili- lo dimostra. La caduta di Mussolini del resto era provocata da un colpo di mano interno allo stesso regime, compiuto cioè da quelle stesse forze che avevano condiviso con lui le principali responsabilità fino ai primi rovesci militari. E’ fuori discussione che il fascismo non era caduto per una coerente azione delle forze antifasciste, ancora deboli e incapaci di organizzare e dirigere politicamente il malcontento del paese. Ma la mancata reazione delle organizzazioni fasciste e le dimostrazioni di giubilo nelle città italiane il 25 e il 26 luglio dimostrano a quale livello di corrosione interna fosse arrivato il regime e quanto ormai Mussolini fosse estraneo a quel popolo che fino all’entrata in guerra l’aveva osannato come Duce.

Il 28 luglio un decreto scioglieva il Partito Nazionale Fascista e le sue organizzazioni, abrogava il Gran Consiglio ed il Tribunale Speciale ma in compenso, per frenare le manifestazioni popolari, il generale Roatta, capo di stato maggiore dell’esercito, emana una circolare che ordinava alle forze armate di sparare contro i manifestanti.  Così si dissipano rapidamente le speranze di un immediato ritorno alla libertà: nei primi cinque giorni dopo il 25 luglio, 83 sono i morti, oltre 300 i feriti, 1.554 gli arrestati. Se il fascismo era caduto, i fascisti erano ancora ai posti di comando. Il personaggio chiave della situazione era un Re, vecchio ed indeciso, che aveva indelebilmente legato il nome proprio e di Casa Savoia al regime fascista.

Il vero riscatto morale dell’Italia inizia dopo l’armistizio con la Resistenza”.

 




Proiezione del film: L’Italia liberata

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76° anniversario della Liberazione di Scandicci

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