Le barricate di Scandicci, 100 anni dopo.

Anche l’Istituto storico toscano della Resistenza e dell’età contemporanea ha contributo al denso programma di eventi e iniziative promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Scandicci, in particolare con l’iniziativa che sarà trasmessa domenica 27 febbraio sulla pagina FB del Comune.




Dopo una partecipata Assemblea sociale, eletto il nuovo Consiglio direttivo dell’ISRT

L’Istituto storico toscano della Resistenza e dell’età contemporanea ha un nuovo consiglio. Eletti lunedì 15 febbraio da un’assemblea dei soci per la prima volta convocata in modalità online, i 18 nuovi titolari delle cariche sociali sono in prevalenza storici, con una presenza molto qualificata e variegata della società fiorentina e toscana.

Ecco anzitutto i consiglieri eletti in rigoroso ordine alfabetico: Franca Maria Alacevich, Pier Luigi Ballini, Leonardo Bianchi, Roberto Bianchi, Luca Brogioni, Camilla Brunelli, Pietro Causarano, Francesca Cavarocchi, Paul Corner, Valeria Galimi, Stefano Grassi, Gianluca Lacoppola, Giuseppe Matulli, Andrea Morandi, Mario Rossi, Irene Stolzi, Diana Toccafondi e Luigi Tomassini. Al voto sei sono presentati 25 candidati, come prevede lo Statuto, 12 consiglieri uscenti e 13 nuovi all’esperienza operativa nell’Istituto.

“I neoconsiglieri dovranno misurarsi con i nuovi scenari del XXI secolo. Non solo pandemia sanitaria, ma pandemia “populista”, nuove culture e nuovi sistemi di valore – sottolinea il presidente dell’IRST Giuseppe Matulli nel suo messaggio all’assemblea – L’Istituto deve diventare più flessibile ma tenere saldamente la barra di una politica della storia che contrasti il rischio di impoverimento culturale in un mondo caratterizzato dal progresso tecnologico”.

Il direttore Matteo Mazzoni ricorda i risultati ottenuti nell’ultimo difficile anno di pandemia, nonostante le criticità legate alle chiusure e alla riduzione dei finanziamenti. “La prospettiva strategica dell’Istituto, che riunisce ambiti ed attività spesso suddivisi fra enti diversi (dalla tutela del patrimonio, alla ricerca storica, dalla didattica alla divulgazione), parte dal lavoro di coordinamento degli istituti provinciali realizzato in questi anni e dalla competenza e passione di tutti coloro che vi lavorano e vi collaborano”.

Matulli e Mazzoni hanno poi sottolineato il ruolo importantissimo di Simone Neri Serneri e della sua lunga gestione prima come direttore e poi come presidente ed evidenziato la particolarità dello stretto rapporto tra ISRT e Regione Toscana nel contesto della politica della memoria sempre fondata su un rigoroso approccio storico. Entrambi confidano che la Regione, pur nell’eccezionalità della situazione, confermi i contributi previsti così da poter mantenere tutte le attività culturali a servizio del territorio.

L’assemblea ha visto una larga partecipazione dei soci, più di 65 gli intervenuti che hanno animato un confronto di grande qualità insieme all’assessora regionale alle Politiche della memoria Alessandra Nardini, che ha ringraziato l’ISRT e la rete degli istituti provinciali della Resistenza e dell’età contemporanea per il loro fondamentale ruolo di “presidio” culturale in un periodo di revisionismi e sovranismi, confermando anche l’impegno finanziario della Regione.

Il confronto in assemblea ha messo in evidenza la necessità per l’ISRT di lavorare ancor più decisamente, in rapporto con le istituzioni, per “storicizzare la memoria” e per incidere sulla cultura del territorio. Grande attenzione è stata dedicata anche alla questione dell’educazione alla cittadinanza, nuova materia per le scuole italiane, e del ruolo dell’Istituto come punto di riferimento per il mondo della scuola e per l’educazione permanente degli adulti.




Rinnovo degli organismi statutari dell’Isgrec

Nell’Assemblea dei soci del 14 gennaio è stato eletto il nuovo Consiglio direttivo dell’Isgrec.

ELENA VELLATI, già consigliera nel precedente cd, storica dell’arte, archivista professionista e docente di lettere e storia in distacco presso l’Isgrec. Ha collaborato in passato con l’Archivio di Stato di Grosseto, curando lo studio e una prima descrizione di importanti fondi archivistici. Collabora con l’Associazione archeologica maremmana. Tra le numerose pubblicazioni ricordiamo la curatela con Mariagrazia Celuzza del volume “La grande Trasformazione. Maremma tra epoca lorenese e tempo presente” (collana Isgrec/Effigi) e “Il Convento di Santa Chiara di Grosseto tra storia ed arte. Recupero di un monumento urbano” pubblicato nel 2004 con la Dott.ssa Francesca Putrino, recentemente scomparsa. Dal 2014 fa parte della redazione di Novecento.org, rivista on line di didattica della storia della “Rete Parri”. Confermato anche STEFANO CAMPAGNA, il più giovane tra gli 11 membri. Laureato in storia all’Università di Pisa, è attualmente dottorando di ricerca presso l’Università di Parma con un progetto sull’uso dei mezzi di comunicazione di massa nella scuola elementare fascista tra anni Trenta e Quaranta. Si occupa in particolare dei rapporti tra cinema e Storia, della cultura di massa di epoca fascista, dei processi di ricezione e adattamento locale delle narrazioni mediatiche. Collabora con l’Istituto dal 2016. Anche FLAVIO AGRESTI è al secondo mandato; già sindaco del Comune di Scarlino dal 1970 al 1980, dal 2016 è presidente dell’ANPI provinciale “Norma Parenti” di Grosseto. Secondo mandato anche per ROBERTO COSTANTINI, membro dell’Accademia dei Georgofili dal 2017, si occupa soprattutto di produzione di cartografia, collaborando anche con il MIBACT alla realizzazione di sistemi informatizzati per la gestione dei vincoli architettonici, archeologici e paesaggistici. Nel periodo 2014-2018 è stato membro del Comitato Tecnico Scientifico del Polo Universitario Grossetano. Riconferma anche per LIO SCHEGGI, già Assessore del Comune di Grosseto dal 1993 al 1997 e Presidente della Provincia dal 1999 al 2009.

Sono invece al primo mandato 5 consiglieri. ENRICO ACCIAI, storico esperto di storia europea tra ‘800 e ‘900, con un particolare interesse per la storia del volontariato transnazionale in armi in epoca contemporanea, già ricercatore in Spagna e nel Regno Unito e professore associato presso l’Università di Copenaghen, è attualmente ricercatore dell’Università di “Tor Vergata”; collabora da anni con l’Isgrec, con il quale ha pubblicato due volumi della collana ISGREC/Effigi ed è stato membro del Comitato scientifico. Anche VINZIA FIORINO è al primo mandato; insegna Storia contemporanea all’Università di Pisa. Si è occupata prevalentemente di storia politica delle donne, di storia sociale e culturale della psichiatria e di storia delle amministrazioni locali. Fa parte della SISSCO, della Società italiana delle storiche (SIS) ed è membro del consiglio direttivo del Centro interuniversitario di Storia culturale dell’Università di Padova. Prima esperienza anche per MARCO GRILLI, storico, specializzato con un master in Storia e storiografia multimediale dell’Università Roma3; alla tesi di master è stata riconosciuta la medaglia d’argento della Camera dei Deputati. Giornalista pubblicista dal 2011, dal 2006 è ricercatore dell’Isgrec; si è occupato di fascismo locale, stragi nazifasciste e Resistenza ed ha pubblicato nella collana Isgrec/Effigi “Per noi il tempo si è fermato all’alba. Storia dei Martiri d’Istia” e un saggio in “Il fascismo a Grosseto. Figure e articolazioni del potere in provincia (1922-1938)”. Sue le schede riguardanti le stragi di civili in Maremma per il progetto “Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia”, finanziato dal governo tedesco e promosso dall’Istituto nazionale Parri. Anche GIACOMO PACINI collabora con l’Isgrec da più di un quindicennio; è uno studioso dell’Italia Repubblicana, specializzato in storia dei Servizi segreti con particolare riferimento all’eversione e ai poteri occulti. Lavorando su archivi rimasti per anni inesplorati si è occupato di violenze contro i civili nella seconda guerra mondiale, sulle attività segrete dell’Ufficio Zone di Confine lungo il fronte orientale, su vicende di violenza politica e terrorismo nell’Italia Repubblicana; ha studiato la vicenda dell’organizzazione segreta Gladio pubblicando sull’argomento con Einaudi nella prestigiosa collana “Storica”. È appena uscito, sempre per Einaudi Storia, “La spia intoccabile. Federico Umberto D’Amato e l’Ufficio Affari riservati”, giunto in meno di una settimana alla seconda ristampa. Un altro collaboratore di lunga data dell’Isgrec è entrato a far parte del Direttivo: LUIGI ZANNETTI, videomaker e fotografo, dal 2002 realizza cortometraggi e documentari, alcuni dei quali hanno vinto prestigiosi premi. Ha collaborato con i principali media nazionali e con Istituzioni pubbliche e private, risultando vincitore o finalista di importanti Festival cinematografici e concorsi fotografici. Per l’Isgrec ha realizzato documentari storici tra cui: La strage di Niccioleta (2006), La nostra storia è la storia degli altri (2011), Tutte le speranze d’un epoca (2013), Fu la loro scelta (2014), Maremma come Mediterraneo (2015), Tirar su una città non è cantare una canzone (2018), La conoscenza scaccia la paura (2018-19).

Infine, PAOLO PASSANITI, che vanta già una lunga esperienza di collaborazione con l’Isgrec, prima come membro del Consiglio direttivo (2016-2019), poi in qualità di membro del Comitato scientifico. È professore di Storia del diritto medievale e moderno presso l’Università di Siena.  Tra le numerose pubblicazioni si segnalano: “Filippo Turati giuslavorista. Il socialismo nelle origini del diritto del lavoro” del 2008 (premio Matteotti 2010), “Diritto di famiglia e ordine sociale. Il percorso storico della società coniugale in Italia” (2011), “Lavoro e cittadinanza femminile. Anna Kuliscioff e la prima legge sul lavoro femminile” (2016). Le ultime monografie riguardano la mezzadria (“Mezzadria. Persistenza e tramonto di un archetipo contrattuale”, 2017) e il paesaggio (“Il diritto cangiante. Il lungo Novecento del paesaggio italiano”, 2019). È anche membro del cda e del comitato scientifico della Fondazione di studi storici Filippo Turati, del consiglio direttivo della Biblioteca del circolo giuridico dell’Università di Siena. È stato tra i soci fondatori della Società italiana di storia del lavoro.

Nel corso della prima riunione del Consiglio direttivo, il 13 febbraio, è stato eletto il nuovo Presidente; al Prof. Luca Verzichelli succede alla guida del CD una figura altrettanto autorevole della stessa Università, il Prof. Paolo Passaniti. Eletti anche due Vicepresidenti, Lio Scheggi e Stefano Campagna. La direzione è stata invece affidata a Ilaria Cansella, dottora di ricerca presso l’Università di Siena, con alle spalle una lunga collaborazione con l’Isgrec per l’attività di ricerca e formazione, coautrice di due numeri della collana Isgrec/Effigi, “Storie di indesiderabili e di confini. I reduci antifascisti di Spagna nei campi francesi (1939-1941)” e “Volontari antifascisti toscani nella guerra civile spagnola”.

Un impegno consolidato, quello dell’Isgrec, che si colloca oggi nel difficile contesto dell’avvio dei lavori per la ristrutturazione e il recupero della sede storica e della nuova sfida della progettazione culturale e scientifica per “far vivere” la Casa della memoria al Futuro a Maiano Lavacchio.

Tanti i progetti a breve e medio periodo per l’Isgrec, la cui attività, nonostante le difficoltà imposte dal contesto pandemico, ha continuato a rivolgersi alla scuola, con una collaborazione sempre più stretta con gli insegnanti del territorio che si avvalgono dei corsi di aggiornamento e dei laboratori per gli studenti. Prosegue anche l’attività di ricerca, con un progetto editoriale dedicato alla Resistenza in Maremma, che ha ricevuto il plauso e il contributo finanziario del Mibact. L’attività dell’Istituto continua ad essere rivolta alla cittadinanza, non solo attraverso l’organizzazione di eventi culturali come in occasione delle recenti celebrazioni del calendario civile, ma anche attraverso il servizio pubblico offerto dalla sua biblioteca e dall’archivio.




“L’inchiesta, la spia, il compromesso.” Presentazione del volume

Giovedì 18 febbraio alle ore 17.30 presentazione del volume di Mario Tredici con Catia Sonetti direttrice Istoreco Livorno e Matteo mazzoni direttore ISRT.




Contro discriminazioni e sfruttamento. Le scelte di Alessandro Sinigaglia

Alessandro Sinigaglia nasce in una villa nel comune di Fiesole il 2 gennaio 1902, la madre Cynthia White è una “negra” come si diceva allora, americana, protestante, cameriera della famiglia Smith, trasferitasi pochi anni prima dagli USA, il padre, David Sinigaglia, di famiglia ebrea, meccanico, assunto presso la villa, di nove anni più giovane della moglie. Il fatto che il bimbo nasca solo sei mesi dopo le nozze alimenta le malelingue,  si diffondono anche voci che sia figlio di figure ben più illustri di quella casa. Alessandro è quindi figlio di minoranze più o meno accettate, ma che avevano conosciuto segregazioni e che anche in quel momento sperimentavano diffidenze e disprezzo. I pregiudizi sulle donne nere ammaliatrici e selvagge certo concorrono ad alimentare le false voci sulla sua nascita. I primi anni trascorrono sereni alla Villa, figlio dei domestici formato alla cultura americana dalla madre. Ma dal 1908 con l’ingresso a scuola iniziano i problemi, ad inizio Novecento non facile essere accettato per chi è diverso. Lui poi è la sintesi perfetta dei pregiudizi: figlio di madre nera e padre ebreo.

Segue gli sconvolgimenti del suo tempo fra il primo conflitto mondiale, la rivoluzione russa, un senso di crescente insofferenza per la condizione di serva della madre che peraltro muore nel 1920. Nel contesto del primo dopoguerra Alessandro è attratto dagli Arditi del popolo, anche se presto deluso dal rapido esaurirsi. Nel ’21 a seguito della volontà del padre di sposarsi in seconde nozze con un’ebrea e a fronte delle idee politiche del ragazzo, sono fatti allontanare dalla Villa. Vanno ad abitare in via Ghibellina n. 28 nel quartiere di Santa Croce, reso celebre da Pratolini nei suoi romanzi, ma il ragazzo vive male le scelte paterne.

Ad inizio ’22 è richiamato alla leva, marina, sommergibilista, è testimone della ferocia del bombardamento di Corfù nella crisi italo-greca del ’23 e ne è disgustato e anche per questo vuole lasciare e ci riesce dopo 21 mesi, congedo anticipato quale figlio unico di padre vedovo. Quando torna trova un’altra Firenze. Lavora come meccanico in vari stabilimenti. Dopo il congedo effettivo nel ’24 si avvicina al partito comunista non per scelta familiare, ma sente che la madre ne avrebbe capito l’ansia di libertà. Il suo primo impegno ufficiale sono le elezioni del ’24, quelle della legge Acerbo, ma tutto presto precipita fra l’omicidio Matteotti e la seconda ondata dello squadrismo in città a fronte di una sinistra e di un partito comunista peraltro segnati da divisioni interne e tattiche. Dopo l’instaurazione piena della Dittatura con le leggi fascistissime, sa di essere schedato anche se ancora non è diffidato né ammonito. La repressione sempre più capillare, l’assenza di informazioni con i fuoriusciti e il centro estero, il consolidarsi del regime rendono sempre più difficile la vita di chi si oppone integralmente al fascismo. Nel febbraio del ’28 la repressione distrugge la rete comunista fiorentina, Alessandro riesce a fuggire sfuggendo all’ondata di arresti, ma ormai è segnato. Alessandro lascia l’Italia, emigrando in Francia, anche per non mettere in pericolo le persone che lo hanno precedentemente aiutato. Per volontà del Partito, viene poi inviato in URSS, dove, come tutti si affida all’organizzazione del Soccorso rosso internazionale, scoprendo la presenza di centinaia di italiani a Mosca. Assume l’identità clandestina di Luigi Gallone. Non mancano i pericoli, essendo presenti anche i fascisti, essendo stati ristabiliti i rapporti diplomatici fra i due paesi ed essendo quindi presente l’Ambasciata con tutte le sue strutture, compreso i reticolo dei fiduciari ben inseriti nei circoli degli immigrati politici. Lo tengono sotto controllo anche i comunisti per valutarne affidabilità, disciplina e ortodossia, a partire dalla temuta polizia segreta sovietica. Il desiderio di dare notizie di sé al padre lo tradisce. La censura fascista intercetta una lettera e accresce la sorveglianza sia sui contatti italiani sia su di lui Mosca. Intanto segue il corso di propaganda e si innamora, ricambiato, di una giovane russa, Nina di origini asiatiche, che lavora al Soccorso rosso e che gli insegna la lingua; è portato allo studio delle lingue, conosce già francese e inglese, nel 1930 diventa padre di una bambina, Margherita, un periodo sereno mentre nelle informative della polizia fascista è indelicato sempre più come soggetto pericoloso. Nei primi anni Trenta è “emissario” cioè inviato del partito in altri paesi, ma viene tradito da Luigi Tolentino ex funzionario dell’Internazionale comunista che denuncia centinaia di compagni in cambio di un rientro protetto in Italia. Intanto deve affrontare anche i mesi cupi delle repressioni staliniane fra fine ’34 e inizio ’35 che si abbattono anche su italiani accusati di non essere in linea con lo stalinismo, deve essere sempre più riservato e guardingo. Nella primavera del ’35 lascia la Russia per la Svizzera per l’ennesima missione, salutando Nina e la bambina. Non farà più ritorno in URSS. Viene infatti arrestato il 28 agosto a poche decine di chilometri dal confine italiano, probabilmente su delazione. Il governo elvetico comunque ne decreta l’espulsione ma senza consegnarlo all’Italia e passa quindi in Francia dove riesce a scomparire per i successivi tre anni. Si trasferisce a Parigi sede del Comitato centrale del PCdI in esilio, svolge attività da corriere anche in Italia ma per viaggi sempre molto brevi. Nel ’36, dopo il golpe dei generali, parte per la Spagna, assume il nome di battaglia di Sabino. Ad Albacete incontra i volontari antifascisti fra i quali il livornese Mazzini Chiesa. Conosce l’esperienza della lotta armata in una dimensione bellica nuova rispetto ad ogni altra precedente esperienza condotta in Italia prima o durante la clandestinità. In virtù delle esperienze fatte durante il servizio militare viene arruolato nella Marina repubblicana come tecnico silurista alla base navale di Cartagena, il porto più importante della Spagna, sottotenente di vascello viene imbarcato su un incrociatore, contribuendo alla riorganizzazione dell’arma navale. Immediato lo scontro non solo con i golpisti ma anche con i fascisti italiani che intervengono attaccando le navi con i sommergibili, attuando una guerra di pirateria assolutamente illegale sulla base delle norme del diritto internazionale. Per la conoscenza delle lingue è nominato ufficiale di collegamento fra il comando della marina repubblicana e un gruppo di consulenti sovietici. Costante il rapporto con Longo che informa puntualmente delle condizioni della marina. Viene poi inviato a Barcellona per operare la bonifica degli accessi del porto, ed assiste ai bombardamenti fascisti sulla città. A fronte del crollo della repubblica, come tanti, cerca riparo in Francia. Alessandro finisce nel campo di raccolta di Saint Cyprien nei Pirenei orientali all’interno di una comunità multietnica e multirazziale di spagnoli, italiani, polacchi, rappresentanti di oltre 50 paesi. Viene poi trasferito nel campo di internamento di Gurs, il più grande del sud della Francia: 28 ettari per 18.500 “ospiti” suddivisi in 362 baracche, arriverà ad accogliere 24.500 persone. A seguito dell’invasione nazista della Francia e del rifiuto di arruolarsi nei servizi ausiliari, viene condotto nel campo di Vernet, a 100 km dalla frontiera con i Pirenei, il campo peggiore di tutta la Francia per le condizioni igienico sanitarie, la violenza dei gendarmi e l’ambiente atmosferico. Dopo l’occupazione nazista il campo passa sotto Vichy che nei mesi successivi procede ai rimpatri degli antifascisti, che di fatto sono solo costi inutili. Alessandro torna in Italia in manette.

Viene condannato al confino: a Ventotene dove arriva il 14 giugno 1941. Il confino, come sottolineano molti storici, è l’arma peggiore che il regime usa contro gli oppositori. Al di là dell’allontanamento dalla propria residenza, il confino è sottoposto a vigilanza e regole stringenti e a un sostanziale isolamento anche all’interno della comunità dove è trasferito, ad esempio non può sedere in locali e osterie ma consumare al massimo al banco “in piedi e nel più breve tempo possibile”. I confinati sono circa 850, di questi i politici sono 650 (gli altri alcolizzati, spacciatori, usurai…) fra i quali nomi noti come Terracini, Pertini, Rossi, Secchia, per i quali è previsto un pedinamento costante da parte di un milite. Lo colpisce incontrare anche qui ebrei e persone di colore, fra i primi Spinelli, Colorni, Curiel, fra i secondi l’eritreo Menghistù. Ma lo colpisce anche la storia di una ragazza di 28 anni, Monica Esposito, salernita, mandata al confino perché accusata di essere andata a letto con nero, violando così la legge 882 del 13 maggio in tema di relazioni affettive interraziali. L’attacco naziata all’URSS scuote anche i confinati e riapre dialoghi fra i diversi gruppi politici. Nel novembre del ’41 riceve la notizia della morte del padre. Il Ministero degli Interni prima tarda a concedergli la licenza per il funerale poi quando gliela assegna è troppo tardi e così gliela revoca, essendo venuto meno il motivo. Il passare dei mesi rende sempre peggiori le condizioni di vita fra freddo, penuria di cibo (tanto che viene concesso ai confinati di coltivare la terra), malattie.

Estate ’43 gli Alleati si avvicinano e l’isola è colpita dai combattimenti, viene affondato il battello che consentiva i collegamenti. Sapranno della “caduta” di Mussolini solo il 26 luglio. Tuttavia il nuovo Governo, in perfetta continuità, non muta le direttive di ordine pubblico e mantiene il confino per anarchici e comunisti. Solo le proteste variegate spingono il capo della polizia a rettificare con nuova circolare del 14 agosto.

A fine agosto ’43 Alessandro torna a Firenze. I comunisti sono fra i più organizzati, si ritrovano nella libreria di Giulio Montelatici in via Martelli o a casa di Fosco Frizzi in Santo Spirito, mentre fanno parte del Comitato interpartitico poi riorganizzato in CTLN dopo l’annuncio dell’armistizio. L’esperienza dell’attività clandestina rendono i comunisti consapevoli dei pericoli e pronti ad affrontare l’occupazione nazisti e i pericoli conseguenti. Nella riunione con Secchia del 14 settembre viene affidato ad Alessandro la responsabilità dell’organizzazione militare in città, così come in altre città della regione, come Arezzo dove invia il meccanico Romeo Landini, con cui aveva condiviso la guerra in Spagna, l’internamento in Francia, il confino a Ventotene. La scelta è dovuta alla valutazione delle sue esperienze del suo carisma e grande attivismo. Fascisti e nazisti sono consapevoli della sua pericolosità. Intanto il pci avvia l’organizzazione della propria struttura militare con le brigate Garibaldi in ottobre. Alessandro frequenta varie abitazioni di amici, cercando di sottrarsi al pericolo della cattura da parte di fascisti e nazisti, fra questi il direttore d’orchestra russo, ma con passaporto svizzero, Igor Markevitch. Contro lo strapotere nazifascista in città (segnato anche dalle razzie contro gli ebrei), i comunisti iniziano a pensare ad una strategia di lotta armata urbana, formando i GAP, istituti da fine settembre dal Comando centrale delle Brigate Garibaldi, ricalcando un tipo di lotta di resistenza armata diffusa in Francia, sia pur riadattata. Servono uomini di grande esperienza, a guidare i gap infatti di solito sono tutti ex volontari delle Brigate internazionali in Spagna, i componenti uomini di fede assoluta, consapevoli del rischio, con grandi capacità militari., fondamentale il coraggio e la segretezza (non devono conoscersi neppure fra di loro, se non i componenti di ogni piccola unità). Devono compiere attentati o azioni rapide, dimostrare che i nazifascisti non controllano le città, colpire bersagli simbolo. Il divieto di uso delle biciclette nelle città da parte dei nazisti è proprio conseguente a queste azioni, in quanto era il principale mezzo per agire e spostarsi. Alessandro dirige i GAP e coordina tutti i gruppi comunisti toscani. In provincia di Firenze azioni gappiste vi sono già in novembre in varie cittadine e conseguente è la riorganizzazione dei fascisti con la riorganizzazione della milizia nella nuova organizzazione della Guardia nazionale repubblicana. La prima azione dei GAP fiorentini è l’uccisione del ten. Col. Gino Gobbi capo della leva fascista e quindi simbolo del sistema militare imposto agli italiani per proseguire la guerra a fianco del nazismo, il 1° dicembre del ’43. La reazione è immediata all’alba del 2 dicembre cinque detenuti antifascisti sono fucilati alle Cascine (Oreste Ristori, Gino Manetti, Armando Gualtieri, Luigi Pugi, Orlando Storai). Il cardinale Della Costa condanna la violenza gappista difesa non solo dalla stampa clandestina comunista ma anche da quella azionista.

Su Alessandro pesano responsabilità sempre più complesse e solo lui ha l’esperienza necessaria ad affrontare quel tipo di lotta: dare indicazioni organizzative, di addestramento militare, gestire trasporto armi ed esplosivi, organizzare i gruppi, gestire le comunicazioni interne e con i vertici. Inizia a gestire anche contatti con gli operai delle fabbriche della città. 14 gennaio: gap fanno esplodere 9 ordigni in nove punti diversi della città contemporaneamente, impiegando di fatto tutti i gappisti e suscitando sconcerto fra fascisti e nazisti. La caccia ad Alessandro viene quindi affidata a due esponenti fra i più pericolosi della Banda Carità: Natale Cardini e Valerio Menichetti che con Luciano Sestini e Antonio Natali formano il gruppo dei così detti “4 santi” noto per i tratti di spietata ferocia. Il 17 gennaio attentato dei gap, fallito, al capitano della milizia Averardo Mazzuoli e interruzione in tre punti della ferrovia Firenze-Roma presso Varlungo. 21 gennaio bomba alla casa di tolleranza di via delle Terme, messa a disposizione di nazisti e fascisti. 27 gennaio sostegno allo sciopero alla Pignone, gli operai ottengono una distribuzione supplementare di tessere di pane, 30 gennaio bomba al Teatro La Pergola mentre è in corso una manifestazione fascista., 3 febbraio ucciso un sergente tedesco, 5 attaccata una pattuglia della GNR, uccisi due militi. Ad inizio febbraio avventori del bar Paszkosky picchiano una persona di colore. L’8 febbraio il noto tentativo di Tosca Bucarelli e Antonio Ignesti di mettere una bomba nel bar. Anche per consentire la fuga al compagno, la Bucarelli è catturata, torturata dalla Banda Carità, viene poi rinchiusa nel carcere di Santa Verdiana. 9 febbraio viene giustiziato un sergente della GNR alla Fortezza. L’11 febbraio un gap lancia sette bombe contro la sede della Feld Gendarmerie in via dei Serragli. Intanto Alessandro è   impegnato su più fronti organizzativi, a partire da uno sciopero operaio in risposta ai licenziamenti di dicembre ai danni degli operai rifiutatisi di trasferirsi a nord. 13 febbraio nuovi attentati sulla linea ferroviaria Firenze-Roma. La sera Alessandro ha fissato a cena con Antonio Lari vecchio amico e compagno, nella trattoria di via Pandolfini dove va a mangiare spesso. Ma entrano i “santi”, una spia ne ha denunciato la presenza. Vano tentare la fuga. Sinigaglia viene ucciso. Quando si sparge la notizia, tanti fiorentini scrivono sui muri scritte inneggianti ad Alessandro, tanto che è naturale e immediato che la 22 bis Brigata Garibaldi assuma il suo nome, sarà la prima ad entrare a Firenze per liberare la città.




DIRETTA STREAMING: Presentazione del volume di Giacomo Pacini “La spia intoccabile. Federico Umberto D’Amato e l’Ufficio Affari Riservati”




IN DIRETTA STREAMING: A che punto è la storia del confine alto Adriatico




Terre di confine fra fascismo e dopoguerra.

Venerdì 19 febbraio ore 17.30 in occasione del Giorno del Ricordo, Istoreco, in collaborazione con il Comune di Livorno ed il Comune di Castagneto Carducci, organizza una diretta Facebook sul tema “Terre di confine tra fascismo e dopoguerra”. All’iniziativa interverranno Francesco Dei, Scuola Normale Superiore di Pisa, Enrico Miletto, Università di Torino, e Sergio Laganà, Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia comitato provinciale di Livorno. Coordina Catia Sonetti, Direttrice Istoreco.