Presentazione del numero della rivista Farestoria intitolato “Spazi contesi. Itinerari fra i luoghi del conflitto sociale”

Il 10 maggio alle 10:00 nella bellissima cornice di San Jacopo in Castellare, presentiamo l’ultimo numero della rivista Farestoria intitolato “Spazi contesi. Itinerari fra i luoghi del conflitto sociale” curato da Brenda Fedi e Calogero Laneri.

📚 L’evento si svolge all’interno del festival dell’editoria locale “Tra i libri di Pistoia”. Per il programma completo: https://www.comune.pistoia.it/…/tra-i-libri-di-pistoia…




“Nome dopo nome” arricchire di protagonismi femminili la Resistenza senese

Nel ricostruire storie ai margini di una Resistenza che vide Siena contrapporsi al nazifascismo fino al 3 luglio 1944, Silvia Folchi si chiede: «Cosa cerco adesso, a ottant’anni di distanza, cosa vorrei farmi raccontare se ancora ne avessi la possibilità? Alcuni fatti, certo. Ma anche qualcosa che è più essenziale dei fatti. Le storie delle persone e le loro esistenze» (p. 22). Se la marginalità dei vissuti è definita dal punto di vista con cui si legge il passato, adottare uno sguardo di genere è essenziale per mettere a fuoco una articolata partecipazione femminile alla lotta di Liberazione.

Aiutandosi con una ricca storiografia ad oggi disponibile, l’Autrice si addentra nel complesso legame donne-guerra-resistenza, individuando punti di forza e limiti culturali insiti nel rovesciamento dei ruoli di genere che, in un momento di emergenza nazionale, mise uomini e donne di fronte a inedite scelte di vita.

Sul piano delle conoscenze, il quadro d’insieme appare ben definito e ci descrive una corale presenza femminile nella Resistenza italiana, in quella immediata opera di assistenza ai soldati allo sbando, a renitenti, disertori e antifascisti, in una molteplicità di compiti e incarichi svolti clandestinamente in un territorio occupato, nel diffuso ribellismo popolare e nelle diverse forme di collaborazione organizzate o spontanee, espresse con e senza armi.

Tra gli studi storici nazionali e quelli locali, tuttavia, l’Autrice individua ancora uno scarto, come è anche ingombrante il debito di memoria verso protagonismi su cui è calato il silenzio generando una grave assenza nella narrazione storica e nelle coscienze collettive. Per lunghi decenni, dal secondo dopoguerra, hanno condizionato il paternalismo, la retorica dell’uomo in armi e quella legata al “contributo” femminile al movimento di Liberazione, l’assenza di dibattito sulle donne attive in sfere d’azione maschili, quindi, il ritardo con cui ancora oggi si indaga la presenza femminile nelle istituzioni o nei luoghi di potere.

Le ricostruzioni offerte da Folchi tentano di colmare la lacuna che il caso di Siena presenta, facendosi guidare dalla storiografia locale, mettendo ordine tra fonti edite e documentazione d’archivio inedita, seguendo nuove piste d’indagine con l’intento di tessere un’unica trama discorsiva e restituire un quadro corale di partecipazioni femminili alla Resistenza senese.

46 partigiane combattenti, 67 patriote, 165 tra collaboratrici e benemerite, 20 partigiane e patriote senesi operanti fuori Provincia. Contare le donne in virtù di un incrocio tra i documenti disponibili e, «nome dopo nome» (p. 23), arricchire gli elenchi ufficiali di storie di quotidiana contrapposizione al nazifascismo, aiuta a decostruire una narrazione instillatasi nella memoria e nella storiografia locale, rigidamente fissata a 17 combattenti e 9 patriote. Gli elenchi redatti nel dopoguerra dalle Commissioni regionali scattano una foto di gruppo alle 113 combattenti senesi e definiscono i loro ritratti secondo l’età – dai 13 della più giovane ai 67 anni –, le condizioni sociali o la professione: fra loro ci sono contadine, casalinghe, impiegate, studentesse, intellettuali.

I numeri crescono in modo importante, sebbene li accompagni una costante incertezza legata alle complesse procedure per il riconoscimento delle qualifiche di guerra: la ritrosia a fare domanda e compilarla correttamente, i requisiti minimi per ottenere meriti militari, ma anche i vantaggi economici derivanti che potrebbero aver gonfiato il numero delle richieste. Il protagonismo del margine appare molto frequentato, malgrado quello che l’Autrice si aspettava di scoprire e, comunque, ancora sfuggente e incapace di ritrarre un universo difficilmente quantificabile.

«La guerra, e anche la guerriglia, richiede molto lavoro dietro le quinte, senza medaglie e senza eroi, e le collaboratrici non si occupano solo di cucire i fazzoletti rossi, ma provvedono materialmente al sostentamento delle brigate» (p. 58). Risulta essere insidioso il recupero di vissuti antagonisti, eppure, testimonianze scritte e orali, scritture autonarrative, corrispondenza e carte d’archivio gettano nuova luce su ruoli non più subalterni. Emerge allora il sostegno offerto alla Resistenza da parte delle aristocratiche residenti nelle ville o nelle tenute senesi attraverso rifornimenti, servizi di collegamento o esercitando pressioni politiche. Affiorano altresì incarichi nelle Brigate partigiane, capillari reti fiduciarie, atti di coraggio e solidarietà, azioni altruistiche, solidi legami politici stretti nei partiti e nei Gruppi di Difesa della Donna, che nascono a Siena solo nel giugno del 1944 a testimoniare, però, speranze emancipazioniste e la maturazione di un percorso di presa di coscienza.

«In diverse circostanze le donne guidano manifestazioni spontanee per protestare contro la mancanza di cibo, per opporsi al conferimento di derrate alimentari, per chiedere il rilascio di prigionieri e di renitenti alla leva» (p. 48). Fra loro ci sono le “sovversive” perseguitate dal regime fascista, arrestate, ammonite, sorvegliare e condannate al confino; sono le 27 senesi schedate nel Casellario Politico Centrale per antifascismo, dissenso e opposizione al Duce, alla guerra e alle sue conseguenze, tra cui la morte. L’Autrice, infatti, non dimentica le vittime del territorio, “cadute” sotto le raffiche di mitraglie, pallottole vaganti, fucilazioni, rappresaglie contro i civili, bombardamenti alleati; come dedica anche pagine attente a ricordare gli stupri compiuti dagli eserciti di ogni alleanza.

Raccontare vite di donne in guerra o ascoltarle raccontarsi, come fa la bella sezione biografica che chiude il volume, rappresenta una preziosa restituzione delle innumerevoli sfumature che caratterizzano la narrazione della Resistenza. Sono storie che ripercorrono traumi, stati di terrore e violenze diffuse; corpi minacciati, offesi, reattivi; emozioni contrastanti; amori, legami, trame animate da coraggio, ideali e dalle innumerevoli sfaccettature delle scelte individuali.

La lettura del volume di Silvia Folchi risulta necessaria tanto per chi studia la Storia delle donne nella Resistenza, dal quale riceve un rigoroso aggiornamento storiografico, quanto per quei lettori e lettrici desiderose di accrescere le proprie conoscenze su un evento nodale della Storia contemporanea. Riponendo il libro a scaffale, tuttavia, rimarranno delusi dal fatto che quell’allargamento dei confini partecipativi, così ben illustrato dall’Autrice, non trova corrispondenza nella memoria collettiva. A tal proposito è estremamente interessante scorrere il breve elenco di “Intitolazioni” pubbliche alle donne della Resistenza presenti in Provincia: breve, perché la toponomastica accoglie negli spazi cittadini soltanto sei profili di donne. Una maggiore consapevolezza di genere può senz’altro favorire lo sviluppo di nuovi progetti di toponomastica femminile e, in questo senso, il volume costituisce un primo passo in quella direzione.

Articolo pubblicato nel maggio 2026.




Inaugurazione della mostra diffusa: “KZ Auschwitz – 432 Marian Kołodziej. Parole disegnate. Memoria della deportazione politica . Auschwitz 1940 – Ebensee 1945.”

Inaugurazione della mostra diffusa:
“KZ Auschwitz – 432 Marian Kołodziej. Parole disegnate. Memoria della deportazione politica . Auschwitz 1940 – Ebensee 1945.”
📆Martedì 5 maggio 2026 ore 18.00
📌 Presso Museo della Deportazione e Resistenza – Via di Cantagallo 250, Prato
Saluti:
Alessandra Nardini, Assessora all’Istruzione e Cultura della Memoria Regione Toscana
Massimo Chiarugi, Presidente Fondazione Museo della Deportazione e Resistenza
Elżbieta Cajzer e Michele Andreola, Museo Statale Auschwitz Birkenau
Diego Clemente, Vice presidente ANED Prato
A seguire visita guidata
“KZ Auschwitz – 432 Marian Kołodziej. Parole disegnate. Memoria della deportazione politica . Auschwitz 1940 – Ebensee 1945.”
La mostra diffusa sarà aperta al pubblico dal 5 maggio al 26 luglio 2026.
ℹ INFO UTILI PER VISITARE LA MOSTRA :
▶️Museo della Deportazione e Resistenza, Via di Cantagallo 250 – PRATO
Sarà possibile visitare la mostra negli orari di apertura del Museo:
da Lunedì al Venerdì: dalle 9.30 alle 12.30
Lunedì e Giovedì: dalle 15.00 alle 18.00
Sabato dalle 16.00 alle 19.00
Domenica: dalle 9.30 alle 12.30 / dalle 16.00 alle 19.00
Non è necessaria la prenotazione
▶️Memoriale delle deportazioni, Viale Donato Giannotti 81-85 – FIRENZE
Sarà possibile visitare la mostra negli orari di apertura del Memoriale:
Venerdì, Sabato, Domenica e Lunedì dalle 10.00 alle 13.00
la domenica metropolitana anche dalle 15.00 alle 18.00
❗️La prenotazione è obbligatoria:
055 2768224
info@musefirenze.it
0574/461655
info@museodelladeportazione.it




Presentazione del fondo bibliografico Maurizio Antonioli

Giovedì 30 Aprile, a partire dalle 18:30, presso la Biblioteca Franco Serantini, si terrà un incontro in presenza (con possibilità di seguire anche da remoto) per presentare la fine del lavoro di riordino e catalogazione del 𝗙𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗯𝗶𝗯𝗹𝗶𝗼𝗴𝗿𝗮𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗠𝗮𝘂𝗿𝗶𝘇𝗶𝗼 𝗔𝗻𝘁𝗼𝗻𝗶𝗼𝗹𝗶, che consta di oltre 4.500 volumi.

Interverranno Franco Bertolucci, Elena Franchini e Stefano Gallo.

Diretta sul canale YouTube della Biblioteca Franco Serantini.




In ricordo di Giorgio Giorgetti

Lunedì ricorderemo Giorgio Giorgetti in un evento organizzato dall’Istituto Storico della Resistenza Senese e dell’Età Contemporanea: uno studioso militante, un marxista per niente dogmatico. Un riferimento esclusivo sul piano morale e politico.

Insegnò nei licei prima a Lucca e poi a Siena; agli inizi degli anni Settanta, ottenne l’incarico di insegnare Storia economica nella facoltà di Giurisprudenza a Siena. Dal 1975 Giorgetti divenne professore ordinario per la stessa materia alla facoltà di Magistero ad Arezzo.
Eletto consigliere dell’Amministrazione
Provinciale di Siena, fu capogruppo e assessore tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Settanta, per infine essere componente della Deputazione del Monte dei Paschi di Siena.




Inaugurazione del murales Le “Fabbrichine” di Nico Löpez Bruchi




Presentazione della nuova edizione di “Mario Piccioli. Da San Frediano a Mauthausen”




Presentazione del volume “Lorenzo Milani. Abbasso tutte le guerre”