“Una memoria viva”

Sarà trasmessa in diretta streaming venerdì 11 giugno alle ore 17.30 l’iniziativa organizzata dalla Casa della Memoria e della Pace in collaborazione con la Città di Lucca e l’ISRECLU in ricordo della strage di Forno (13 giugno 1944), dove per mano dei tedeschi e dei reparti della X MAS persero la vita complessivamente 60 persone. Sarà possibile seguire l’evento sia sulla pagina Facebook della Casa della Memoria, sia richiedendo il link di accesso a Zoom al seguente indirizzo e-mail: casadellamemoria@comune.lucca.it .
Interverranno:
Ilaria Vietina – assessore alla Memoria del comune di Lucca
Gianluca Fulvetti – Università di Pisa, ISRECLU
Massimo Michelucci – ANPI Massa, ISR Apuano
Maria Tonarelli – Associazione “Fanti Valenti” di Forno
“Italia ribelle” a Pontremoli

Sabato 12 giugno ore 17.00 ai Giardini del teatro della Rosa a Pontremoli ANPI Pontremoli “Laura Seghettini” vi invita alla presentazione del libro di Andrea Ventura proprio nel giorno in cui ricorre il centenario della spedizione fascista contro il Dopolavoro ferrovieri di Pontremoli e il Circolo Operaio della Annunziata.
Intervengono Andrea Ventura autore del libro e direttore dell’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea di Lucca e Maurizio Verona Sindaco di Stazzema.
Eccidio di Radio Cora, domenica 6 giugno la commemorazione a Firenze e Sesto Fiorentino
Domenica 6 giugno si terrà la commemorazione dell’Eccidio di Radio Cora nel 77esimo anniversario della strage nazifascista.
Alle 9,30, a Firenze, in piazza Massimo D’Azeglio, avverrà la deposizione delle corone sul Monumento ai Caduti.
Alle 11, a Cercina, si terrà la celebrazione presso l’area monumentale del bosco. Interverranno Alessandro Martini, assessore del Comune di Firenze, Ilaria Santi, assessore del Comune di Prato, Lorenzo Falchi, sindaco del Comune di Sesto Fiorentino, Renato Romei, membro della segreteria provinciale ANPI, Laura Piccioli, presidente ANED Firenze.
Ricordando Ivan Della mea. presentazione dei numeri 29 e 30 della rivista “Il de Martino”

Sabato 12 giugno alle ore 17.30, in presenza presso la sede dell’Istituto de Martino a Sesto fiorentino.
Prenotazione obbligatoria.
il 2 giugno della Domus mazziniana
In occasione della Festa della Repubblicana, riprendono le attività in presenza alla Domus mazziniana.
2 giugno alle ore 16.00 lectio 2 Giugno 1946 – una data europea del prof. Francesco Bonini.
L’evento sarà trasmesso in diretta sui canali social dell’Istituto (facebook e Youtube) raggiungibili dal sito internet dell’istituto: www.domusmazziniana.it
La Memoria legata al filo rosso: presentazione

Sabato 5 giugno alle ore 16.00 presso il cinema Accademia (via Montanelli 33) a Pontassieve, presentazione del volume curato da Orlando Materassi e Silvia Pascale La memoria legata al filo rosso. Il ricordo negli occhi di mio padre (Ciesse edizioni).
Programma dell’evento:
SALUTI ISTITUZIONALI
ANNA MARIA CASAVOLA
Direttrice Noi dei Lager
FILIPPO FOCARDI
Università Padova
HARALD GRÖTE
Dirigente Baracke Wilhelmine
ORLANDO MATERASSI SILVIA PASCALE
Autori
MATTEO MAZZONI
Direttore ISRT
PAOLO DE SIMONIS
SIMBDEA
Coordina
LUCIANA BIGLIAZZI
Nascita di una democrazia

«La Repubblica non fu e non doveva essere soltanto un cambiamento di forma di governo: doveva essere, e sarà, qualcosa di più profondo, di più sostanziale: il rinnovamento sociale e morale di tutto un popolo; la nascita di una nuova società e di una nuova civiltà» (Piero Calamadrei)
La nascita della Repubblica è stata giustamente considerata una data storica per il nostro paese, ma non è stata quello che si potrebbe definire ‘un parto facile’, tutt’altro. Non a caso intorno alle circostanze della sua proclamazione si addensano ancora oggi molti interrogativi cosi come le accorate e solenni parole di Piero Calamandrei sopra riportate non sono che un’aspirazione alla nascita di una ‘religione civile’ repubblicana nutrita a lungo da una componente dell’antifascismo.
Dopo una guerra sanguinosa e vent’anni di dittatura fascista, proprio il 2 giugno 1946 l’Italia è chiamata ad un doppio compito: esprimersi sulla forma dello Stato (monarchico o repubblicano) e votare i partiti che saranno rappresentati all’Assemblea Costituente.
Alcuni decreti luogotenenziali avevano posto le basi legislative per il referendum: quello del Governo Bonomi (n. 151 del 25 giugno 1944) e soprattutto tre del governo De Gasperi (16 marzo 1946, n.74, n. 98 e n. 99) che integravano e modificavano la normativa precedente, affidando appunto ad un referendum popolare la decisione sulla forma istituzionale dello stato e fissando le norme per la contemporanea effettuazione delle votazioni per il referendum e l’Assemblea costituente, quest’ultima da eleggersi con sistema proporzionale.
Dopo molto tempo gli italiani tornano a votare democraticamente (in Italia non accade dal 1924, escludendo i plebisciti del 1929 e del 1934) e, inoltre, si tratta della prima consultazione in cui hanno diritto di voto le donne.
Il 31 gennaio del 1945, infatti, con il Paese ancora diviso ed il nord sottoposto all’occupazione tedesca il Consiglio dei Ministri presieduto da Ivanoe Bonomi emanò un decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne (Decreto legislativo luogotenenziale 2 febbraio 1945, n. 23).
Questo è esercitato nel corso delle elezioni amministrative del marzo 1946 ma è sicuramente con il voto del giugno che la rappresentanza politica femminile acquista un valore che si può definire sicuramente fondativo della nuova democrazia repubblicana. Sui banchi dell’Assemblea costituente sedettero una prima pattuglia di donne: nove della Democrazia Cristiana, nove del Partito Comunista Italiano, due del Partito socialista ed una dell’Uomo qualunque.
Riguardo alla scelta istituzionale, le forze politiche si schierarono diversamente: il partito comunista, il partito socialista e il partito d’azione manifestarono apertamente la loro posizione repubblicana, insieme ovviamente al partito repubblicano.
Un’analisi più attenta va fatta sulla posizione tenuta dalla democrazia cristiana, che al suo interno aveva posizioni variegate. Nell’aprile 1946 si tenne il congresso di Roma dove la maggioranza della DC si schierò a favore della repubblica, ma con dei distinguo poiché al suo interno i rappresentanti del Nord erano quasi tutti in favore della repubblica, quelli del Sud per la monarchia. Nonostante questa scelta, probabilmente per la presenza di queste queste posizioni contrapposte, il partito non obbligò i suoi membri a votare in un senso piuttosto che in un altro. La stessa libertà venne lasciata ai membri del partito liberale, a netta maggioranza monarchica.
Un tentativo per portare la bilancia a proprio favore fu fatto dalla monarchia italiana: il 9 maggio 1946 il re Vittorio Emanuele III (che portava con sé la responsabilità di avere spalancato le porte al fascismo) abdicò in favore del figlio Umberto, una mossa che cercava di dare nuova luce alla monarchia ma che giunse troppo tardi.
Il 2 giugno 1946 il popolo italiano si espresse in favore della repubblica. La campagna elettorale fu assai vivace, e l’affluenza alle urne fu altissima: votò l’89,1 per cento dei 28.005.449 aventi diritto, per un totale di 24.947.187 votanti. La forma repubblicana venne sostenuta da 12.717.923 voti contro i 10.719.284 a favore della monarchica.
I risultati del referendum mostrarono concretamente come le forze politiche del Paese erano geograficamente spaccate tra Nord e Sud. Culla dei voti monarchici fu proprio il Mezzogiorno dove questi cercarono il loro consenso nel tentativo di colmare le distanze nei confronti dei repubblicani, ben consci del fatto che sarebbe stato inutile condurre tale operazione al Centro e al Nord. Lo stesso Piemonte, padre della dinastia, a seguito del referendum darà una netta maggioranza repubblicana.
Nelle elezioni per la Costituente, la Democrazia cristiana divenne il primo partito (35,2%), seguito da due partiti di sinistra, il Psiup (20,7%) e il Pci (19%).
Il 13 giugno, dopo la pubblicazione ufficiale dei risultati, Umberto II lasciò l’Italia e partì in esilio per il Portogallo. Luigi De Nicola, liberale, venne eletto Presidente provvisorio.
In Toscana la scelta repubblicana è nettissima. Nel referendum istituzionale i voti a favore della repubblica sono il 71,6 per cento; alla monarchia solo il 28,4 dei voti validi. Nelle elezioni per l’assemblea costituente, il Pci raccoglie il 33,6 dei suffragi, la Dc il 28,2, il Psiup-Psi il 21,9, il Pri il 5,6 mentre il Fonte dell’uomo qualunque il 4,2. Seguono il Partito d’azione (1,6) e i cristiano sociali (1,1). Il Pci sarà rappresentato da 14 costituenti, la Dc da 13, il Psiup-Psi da 10, gli azionisti da 2 e 1 il Pri. Il Partito d’azione, dalle cui fila provenivano esponenti di primo piano della Resistenza toscana e che non a caso aveva dato i tre presidenti del Comitato toscano di liberazione nazionale (CTLN) si scioglierà e i suoi rappresentanti confluiranno in diversi partiti. Tra i capoluoghi di provincia italiani, Grosseto e Livorno furono rispettivamente terzo e quarto nei voti a favore della repubblica (primi Ravenna con 91,2 e Forlì con 88,3).
La percentuale dei voti espressi per la Repubblica nei capoluoghi di provincia toscani fu la seguente:
Grosseto 80,9
Livorno 80,5
Pistoia 74,3
Pisa 71,2
Massa 70,0
Arezzo 64,4
Firenze 63,4
Siena 59,2
Lucca 55,8
Una pagina fondamentale e fondativa della Repubblica democratica veniva cosi scritta e vedeva proprio la Toscana tra le regioni italiane che con più diffusa convinzione contribuiranno attraverso i propri rappresentati (tra gli altri basti qui ricordare il ruolo di primo piano svolto da Piero Calamandrei e Giorgio La Pira) ai lavori dell’Assemblea Costituente che porteranno alla stesura della nostra Carta costituzionale entrata in vigore dal 1 gennaio 1948.
Festa nazionale già dal 1947 la celebrazione della data del 2 giugno non decollerà mai del tutto nella sua dimensione popolare, spesso ristretta ad uno stanco cerimoniale fatto di parate militari e ricevimenti nei giardini del Quirinale fino ad essere soppressa nel 1977. Con la Presidenza di Carlo Azelio Ciampi invece, in seguito alla L.336 del 20 novembre 2000, il 2 giugno è tornata ad essere una festa nazionale del calendario civile repubblicano, celebrata quale momento essenziale della storia unitaria.

