“CANTIERI SALVEMINIANI”: SALVEMINI STORICO

Si terrà il prossimo martedì 7 dicembre a Firenze, presso il Centro Visite del Comune di Firenze (piazza Stazione n. 4), il primo seminario del ciclo dei “Cantieri salveminiani” promosso dal Comitato per le celebrazioni per il 150 anniversario della nascita di Salvemini, del quale fa parte anche l’Istituto storico toscano della Resistenza e d ell’età contemporanea. L’incontro sarà dedicato a “Salvemini storico” e, oltre a Luca Milani, Presidente del Consiglio comunale di Firenze, e al Prof. Renato Camurri, che introdurrà il tema, vi prenderanno parte il prof. Marino Zabbia (Magnati e popolani in Firenze), la prof.sa Cristina Cassina (La rivoluzione francese) e il dott. Mirko Grasso (Mussolini diplomatico). Come discussant prenderanno parola il prof. Mauro Moretti e il prof. Gian Maria Varanin.




A Pisa presentazione del libro di A. Giaconi “La fascistissima”.

Nell’ambito del ciclo di incontri di lettura e di studio sulla genesi del fascismo in Italia e in Europa “1922 Nascita di una dittatura”

Venerdì 10 Dicembre 2021 ore 17,00

verrà presentato il libro di Andrea Giaconi

LA FASCISTISSIMA

Il fascismo in Toscana dalla marcia alla “Notte di San Bartolomeo”.

(edizioni Il Formichiere, 2021)

Presso la Biblioteca Franco Serantini – ISSORECO-Istituto di Storia SOciale, della Resistenza e dell’Età COntemporanea della Provincia di Pisa

Via Carducci, 13 – Ghezzano – San Giuliano Terme

L’INIZIATIVA SARÀ TRASMESSA IN DIRETTA SUL CANALE YOUTUBE DELLA BIBLIOTECA

AL LINK: https://youtu.be/1zPmqogc_Zs

Intervengono:

Alessandro Volpi (Università di Pisa);

Stefano Gallo (ricercatore CNR)

Andrea Giaconi (autore)

L’iniziativa si terrà nel rispetto delle prescrizioni in vigore per il contenimento della pandemia Covid-19.

Ingresso libero fino a esaurimento dei posti (max 30 persone).

Si consiglia la prenotazione: associazione@bfs.it cell:331 1179799

Il libro si propone di cogliere tappe, protagonisti, dinamiche ed effetti dell’avvento e del consolidamento del fascismo in Toscana, visto in particolare nel suo processo evolutivo da movimento armato e “indisciplinato” a strumento del regime centrale, totalmente rispettoso e devoto alle direttive mussoliniane. Attraverso le vicende regionali intercorse tra il 1922 e il 1925, si tenta di ricostruire le lotte politiche, gli assetti del potere locale, le linee di governo del territorio, attraverso i mutamenti e le evoluzioni che si riflessero sulla trasformazione della sociabilità interna al PNF e sulla politica da esso attuata sul territorio, nei confronti degli avversari e della comunità nel senso più ampio del termine. In particolare, l’analisi si concentra su come il partito poté influire sul potere locale ed evolversi da violento strumento reazionario, ed eversivo allo stesso tempo, ad organo restauratore di un ordine in “doppiopetto” fortemente colluso con le frange conservatrici del notabilato locale.

Andrea Giaconi (1982) è dottore di ricerca in «XX secolo: politica, economia, istituzioni» e cultore della materia in Storia contemporanea. Segretario del Comitato Pratese per la Promozione dei Valori Risorgimentali, collabora con l’Università degli Studi di Firenze e con la Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha pubblicato saggi in varie riviste storiche e ha curato il riordino di fondi bibliografici e archivistici.




DIRETTA STREAMING della presentazione di “Gorbačëv e la riunificazione della Germania. L’impatto della perestrojka sul comunismo (1985-1990)”




Insegnare la contemporaneità nella scuola primaria: la didattica del ‘900

Il corso è rivolto ai docenti della Scuola Primaria, ma è aperto anche ai docenti di Scuola Superiore di Primo Grado che svolgono percorsi didattici di cittadinanza e costituzione o che affrontano tematiche di storia contemporanea nella propria classe.
Il corso, gratuito, si terrà su piattaforma “meet”, il giorno 2 dicembre dalle ore 15.30 alle ore 18.30. Sono previste 3 ore in presenza e un’ora di autoformazione.

Il corso è pubblicato su Sofia con il n. 66765

L’iscrizione è possibile al seguente link: https://forms.gle/78yRHumTha5FuB4F6




Archivi aperti: Documenti del PCI sezione Porto dal 1955 al 1989

Nell’ambito dell’iniziativa “Archivi aperti”, Istoreco organizza una piccola esposizione di documenti del Partito comunista italiano sezione Porto dal 1955 al 1989.
L’esposizione, ad ingresso gratuito, sarà visitabile da martedì 23 a venerdì 26 novembre ogni mattina dalle 10 alle 12 presso la Bibilioteca Istoreco, Via G. Galilei 40 a Livorno.
Accesso con Green Pass come da normativa in corso.




Presentazione del volume Spartaco il ferroviere. Vita, morte e memoria del ragionier Lavagnini antifascista.

La Società storica empolese vi invita alla presentazione del volume di Andrea MazzoniSpartaco il ferroviere. Vita, morte e memoria del ragionier Lavagnini antifascista in programma per venerdì 3 dicembre 2021 alle ore 17.00 presso la sala delle Adunanze della Misericordia di Empoli.

 Ne parlano con l’Autore Roberto Bianchi e Alessio Mantellassi.

 Saluti di Dario Parrini, Senatore della Repubblica.

L’evento si svolgerà in presenza e senza obbligo di prenotazione. Per partecipare sarà richiesto il Green Pass e l’uso della mascherina.




Le battute anticomuniste del 1925-1927 in provincia di Siena*

Il Pcd’I senese, nato sulla base di nuclei della frazione comunista presenti in varie sezioni del Psi già prima della scissione di Livorno, aveva raccolto nel suo primo anno di vita 483 iscritti, non molti rispetto a Massa, Pisa, Grosseto, Arezzo e ovviamente Firenze, ma distribuiti sul territorio provinciale con una capillarità unica in Toscana. Le iscrizioni erano calate nei due anni successivi – nel 1923 soltanto un centinaio – ed erano tornate a salire nel 1924 grazie anche all’arrivo nel partito dei socialisti terzointernazionalisti, il cui leader, Ricciardo Bonelli, essendo stato a lungo segretario della Federterra, aveva portato in “dote” un buon numero di lavoratori della terra, soprattutto mezzadri.

Lo squadrismo e l’azione poliziesca avevano fatto sentire i loro effetti costringendo, fin dal 1922, molti militanti all’emigrazione per conservare la propria incolumità e non essere incarcerati di continuo.

Ondate di arresti di massa non si erano tuttavia verificate neppure nei periodi più duri come durante la “battuta anticomunista” del 1923 che portò in carcere migliaia di comunisti in varie parti d’Italia e quasi l’intero gruppo dirigente nazionale.

A colmare questo vuoto intervennero, fra il 1925 e il 1927, due vaste operazioni di polizia, una con epicentro Colle Val d’Elsa e Poggibonsi, l’altra con epicentro Sinalunga.

«Nelle prime ore del giorno corrente – si legge nel rapporto dei carabinieri della stazione di Colle Val d’Elsa del 22 agosto 1925 – noi tenente Visconti siamo stati informati da fiduciario che un tale Franci Leo […] qui residente […] era in possesso di una tessera della Federazione giovanile comunista d’Italia, Sezione dell’Internazionale comunista, e che aveva pochi giorni prima promossa una sottoscrizione pro “L’Unità” fra gli aderenti alla Sezione giovanile suddetta. Rintracciato il Franci e accompagnato in questa caserma e sottoposto a stringente interrogatorio ha rilasciato l’unita dichiarazione».

Da quella dichiarazione estorta a suon di percosse – questo è il significato di “stringente interrogatorio” – emersero notizie che consentirono di proseguire le indagini e di estenderle a Poggibonsi, a S. Gimignano e a Siena. Arresto dopo arresto risultò che sia i giovani comunisti, sia i comunisti “adulti” avevano effettuato una serie di riunioni in luoghi appartati – Maltraverso, Cappellina, Poggio Tondo, Dondolo – per organizzare il tesseramento, raccogliere soldi per L’Unità e per il Soccorso Rosso.

Al termine del lavoro investigativo gli arrestati risultarono cinquantuno. Fra loro Ricciardo che, con il fratello Gino, era al vertice della federazione. Finì agli arresti anche una donna, Lina Ranucci, moglie di Ricciardo. Trentasette arrestati vennero liberati dopo alcuni giorni, quattordici rimasero in prigione.

La Corte di Appello di Firenze, chiamata ad una prima decisione sulla loro sorte, con le sentenze del 3 dicembre 1925 e del 19 gennaio 1926, decretò trentasette assoluzioni per insufficienza di prove ed una per non doversi procedere. Rinviò gli altri tredici imputati, tutti ancora in stato di detenzione, alla Corte d’Assise di Siena per rispondere dei delitti di aver voluto «mutare violentemente la costituzione dello Stato e del Governo […] e di aver determinato altri a incitare o personalmente incitato all’odio fra le varie classi sociali […] aizzando il proletariato ad abbattere la borghesia e ad instaurare la propria dittatura».

Il processo fece clamore. I carcerati arrivarono incatenati. «Il 18 maggio 1926 – è il ricordo di uno di loro, Balilla Giglioli – i tredici furono condotti in via del Casato dove ha sede la corte d’Assise. Detta via era affollata ed il camion a stento, nonostante il servizio d’ordine, poté arrivare. Fatti scendere […] furono messi in un gabbione di ferro contornato da sei carabinieri in alta uniforme […]. Il ras Baiocchi […] con occhiate e lazzi dirigeva praticamente il processo». La sentenza di condanna appariva già scritta nel clima prima ancora che nell’andamento dibattimentale – da cui peraltro risultò che nessun imputato aveva abiurato la propria fede ideale – ma a scattare fu la prescrizione dei reati politici prevista dall’amnistia del luglio 1925.

L’altra “battuta anticomunista” nel senese avvenne un anno e mezzo dopo, quando era stata ormai varata la legislazione eccezionale e il fascismo da sistema politico autoritario si era trasformato in dittatura.

Il 22 gennaio il capitano Alfonso Demitry e il tenente Arturo Bianchini dei carabinieri di Montepulciano così scrivevano: «Nonostante le recenti ed energiche misure adottate dal Governo Nazionale per lo scioglimento di tutti i partiti sovversivi, al comando della compagnia CC.RR. di Montepulciano risultava in modo certo, dopo accurate investigazioni, che nella plaga Bettolle-Sinalunga l’organizzazione comunista esisteva ancora ed era in pieno sviluppo in quelle masse di lavoratori. L’azione dell’Arma in un primo tempo fu sagace e persistente in modo da poter venire a conoscenza dei maggiori esponenti del comunismo di Bettolle e del modo come la propaganda veniva svolta. Poscia si dové agire decisamente e con rigore tanto da stroncare la criminosa associazione e così noi sottoscritti con trenta militari dell’Arma […], nelle notti del 4 e 7 corrente, favoriti dalla persistente pioggia e freddo intenso, potemmo addivenire all’arresto nei propri domicili».

Gli arrestati furono trentuno, ai quali se ne sarebbero aggiunti altri cinque, più due denunciati in stato di detenzione al confino per essere già incorsi bei rigori della legislazione speciale.

L’investigazione aveva portato a individuare il funzionamento dell’organizzazione. «Antonio Malfetti […], da poco emigrato in Francia, da prima socialista e poi fervente comunista […] poté gettare le basi dell’organizzazione comunista in Bettolle-Sinalunga, tanto che in un piccolo registro ben nascosto, ma potuto sequestrare per il modo abile e minuzioso con cui vennero eseguite le perquisizioni domiciliari, si poté leggere il proclama […] ai compagni dell’aretino: “A nome del partito comunista (socialista vero) non vi chiediamo i soldi per la  tessera […], noi vi chiediamo l’inquadramento delle forze proletarie […], in ogni paese due o tre compagni  di buona fede per trovare un buon numero di organizzati disposti a tutto per il giorno della riscossa”».

In un altro passaggio del rapporto si legge: «Il Doretti Ademaro, incensurato, in bicicletta si recava [da Siena] a Rapolano in località Armaiolo ove giunto consegnava al Ravagni [Riccardo] o al Benicchi Gurlino o al Felici Giuseppe o ad altro compagno, che riconosceva con parola d’ordine, l’involto contenente la segreta corrispondenza consistente in manifestini di propaganda sovversiva, tessere del partito e giornali. In tale maniera la stampa giungeva ai compagni di Bettolle i quali, dopo averne preso visione, dovevano, secondo le istruzioni, tutto distruggere».

Le stampe arrivavano a Siena portate da un «corriere di partito», che si faceva chiamare Metello Taddei, «rimasto sconosciuto». A Siena venivano convogliati i soldi raccolti per il Soccorso Rosso.

Al termine dell’indagine – che poté dipanarsi perché durante gli interrogatori ci fu chi cedette e si fece sfuggire delle informazioni – sedici degli arrestati vennero rimessi in libertà, seppure scaglionati in tempi diversi. Venticinque, comprendenti anche i due denunciati già detenuti al confino, furono invece mandati in giudizio.

La commissione istruttoria presso il Tribunale speciale per la difesa dello Stato con la sentenza del 30 maggio 1927 li rinviò tutti a giudizio per avere «organizzato attivamente […] le file del partito comunista, disciolto per ordine della pubblica autorità […] e avere fatto propaganda delle dottrine e dei metodi e del programma […] mediante diffusione di giornali e stampe a carattere sovversivo». Due anni dopo, il 12 giugno 1929, il Tribunale speciale pronunciò tre assoluzioni per insufficienza di prove e ventuno condanne variabili fra i dodici anni e i due anni e mezzo di reclusione.

 

*Il presente testo è la rielaborazione di una parte del saggio Il Pcd’I in provincia di Siena (1921-1926) in pubblicazione su “Bullettino senese di storia patria” 2021.

 

RIFERIMENTI ARCHIVISTICI E BIBLIOGRAFICI

Archivio Centrale dello Stato, Tribunale speciale per la difesa dello Stato, Archivio generale, Presidenza, Fascicoli processuali.

Archivio di Stato di Siena: Questura, 3° versamento; Tribunale di Siena, Corte d’Assise.

Paradisi Mino, L’antifascismo a Colle, Colle Val d’Elsa 2008.

Bardini Vittorio, Storia di un comunista, Firenze 1977.

Burresi Franco – Minghi Mauro, Poggibonsi dal fascismo alla liberazione, Poggibonsi 2019.

 




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