PRESENTAZIONE DEL VOLUME: Inventario delle lettere a Raffaello Ramat conservate presso la BNC di Firenze
Le carte di “Lorenzo Gestri”: il fondo archivistico di un cultore degli archivi

Il mestiere dello storico – ha sostenuto di recente Adriano Prosperi – può essere descritto come una «deliberata immersione nelle profondità del dimenticato». Lo studioso di storia sarebbe quindi una sorta di sub, un palombaro che si avventura scendendo negli abissi oscuri per poi tornare in superficie e riportare alla luce reperti dimenticati o perduti, brandelli di realtà del passato.
In questa avventura nell’ignoto, diventa cruciale l’atto di scegliere, di individuare «ciò che si deve raccontare». Il momento della selezione è tanto importante in quanto ciò che si può trarre in salvo dall’oblio è appena una porzione infinitesimale rispetto a ciò che è destinato a rimanere sommerso: la storia è in realtà «una macchina per dimenticare», poiché «lo strato del ricordato e del ricostruito vi galleggia come una sottile zattera sull’oceano del dimenticato»[1].
Accostare l’oblio agli abissi oceanici è un luogo ricorrente. Ritroviamo una simile metafora marittima nella prefazione dell’ultima opera di Lorenzo Gestri, storico venuto a mancare esattamente venti anni fa. Le lotte legate all’«utopia igienista», ricostruite magistralmente da Gestri per il contesto pisano tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, rappresentavano una «sorta di Atlantide riemersa», una vicenda che aveva avuto in quegli anni «la forza trascinante di una grande prospettiva di palingenesi e resurrezione per l’intera umanità», ma che in seguito era stata dimenticata dagli storici, lasciata in disparte per concentrarsi su altre piste interpretative. «L’oblio – spiegava Gestri – ha radici diverse. Raggiunte le attese, trasformatesi le conquiste in prassi quotidiana, intervengono umanamente i meccanismi della memoria: il passato sgradevole viene lasciato cadere»[2].
La «macchina per dimenticare» tratteggiata da Prosperi veniva collocata nella riflessione di Gestri sul terreno delle grandi battaglie ideali e del conflitto sociale. Così facendo i contorni di alcuni degli ingranaggi dell’oblio si facevano più precisi: si dimentica perché non fa piacere né è utile tenere sempre davanti agli occhi le lacerazioni e gli scontri del passato, anche se questi hanno portato a un avanzamento positivo nella vicenda umana. Come «ogni cittadino francese deve aver dimenticato la notte di San Bartolomeo», secondo la nota formula di Ernest Renan[3], è normale che ogni cittadino delle nostre travagliate democrazie dimentichi quanto il paesaggio sociale, politico e istituzionale che lo circonda sia frutto delle innumerevoli occasioni in cui i suoi antenati si sono trovati su fronti contrapposti a sostenere con veemenza diversi principî e ideali.
Salvare dall’abisso del dimenticato quei nostri antenati è stato uno dei compiti della vita – prematuramente interrotta – di Lorenzo Gestri. Nato nel 1943 a Piazza al Serchio, in provincia di Lucca, Gestri visse a Parigi parte dell’infanzia, per poi trasferirsi con la famiglia a Carrara. Figlio di insegnanti con ruoli dirigenziali e grande passione politica (il padre Leo, socialista, fu il primo sindaco rosso del comune apuano tra il 1956 e il 1961), ereditò e sviluppò sia l’amore per gli studi che l’impegno civile. Iscritto non appena maggiorenne al partito socialista nel 1961, l’anno seguente scelse di frequentare il corso di laurea in Lettere moderne dell’Università di Pisa, con l’idea di approfondire la conoscenza della grande tradizione del socialismo italiano, «il desiderio […] di “rivisitare” le origini del movimento, origini che, come sempre accade per tali fenomeni, sono pure, autentiche, “rivoluzionarie”, prima che il movimento, passando sul terreno dell’organizzazione strutturata e permanente, perda la sincerità delle sue fonti, iniziando appunto a “fare politica”, a secolarizzarsi»: «volevo affinare la mia preparazione storica, per avere più strumenti nelle scelte che ero chiamato a fare appunto nel presente», avrebbe scritto più tardi[4].
La passione per lo studio prese invece il sopravvento, e invece che intraprendere la carriera politica – pure intesa come una continuazione della storia con altri mezzi – Gestri intraprese la carriera accademica, intesa come una continuazione della politica con altri mezzi. Laureato nel 1969 con una tesi intitolata Il movimento operaio e socialista nella provincia di Massa-Carrara dal 1895 al 1905 (relatore Mario Mirri), divenne prima assistente ordinario presso la cattedra di Storia del Risorgimento, retta da Giorgio Candeloro con cui stringe un forte legame, poi titolare della cattedra di Storia del movimento operaio e sindacale. Un ricco profilo della produzione storiografica è rintracciabile in rete nella pagina a lui dedicata dalla Biblioteca Franco Serantini, con cui Gestri ebbe un rapporto intenso e appassionato. Sin dalla nascita infatti, scrive Franco Bertolucci, «non c’è stata iniziativa della biblioteca che non abbia visto in Gestri l’interlocutore naturale, attento, sempre pronto a offrire un consiglio per migliorare il nostro lavoro»[5].
Non è un caso quindi se la famiglia ha scelto di affidare le sue carte di studio alla Biblioteca Serantini, oggi anche Istituto di storia sociale, della Resistenza e dell’età contemporanea della provincia di Pisa. Il fondo archivistico di Lorenzo Gestri è composto da 53 buste, 47 unità tra quaderni piccoli, agende, block notes, raccoglitori di appunti manoscritti, e 14 schedari a fogli mobili. Di questi solo 3 buste e 2 schedari, versati alla Biblioteca precedentemente, sono già inventariati; per le altre al momento esiste solo un elenco sommario curato da chi scrive. Le buste sono composte in gran parte da fotocopie di materiale archivistico e di pubblicazioni coeve, sistemate tematicamente attorno ad alcuni nuclei di ricerca. Di questi, solo alcuni hanno poi trovato uno sbocco in pubblicazioni compiute, come il libro già citato sulla cremazione a Pisa; altri invece rappresentano materiali preparatori per lavori da completarsi. Corposa la documentazione raccolta ad esempio sulla situazione sociale ed economica del centro portuale di La Spezia tra la seconda metà dell’Ottocento e la Prima guerra mondiale, che occupa quasi nove buste; oppure sull’emigrazione lunigianese a cavallo tra Diciannovesimo e Ventesimo secolo, contenuta in tre buste, di cui lo stesso Gestri aveva segnalato di avere pubblicato «solo […] un primo contributo derivato da un lungo lavoro di spoglio delle fonti ufficiali a stampa, che comparirà in termini più esaustivi nell’ambito di uno studio più generale dedicato all’economia ed alla società della Val di Magra, al momento in attesa di pubblicazione»[6]. Nelle buste si trovano anche le tracce dell’attività culturale e politica di Gestri: la creazione dell’Istituto storico Apuo-Lunense nella seconda metà degli anni Settanta, la commemorazione di Giorgio Candeloro nel giorno del commiato, la presentazione alle elezioni politiche del 1994 con una lista socialista.
Sono impressionanti però soprattutto gli schedari e i raccoglitori, dove con una scrittura minuta e precisa Gestri ha registrato centinaia di nomi di militanti di base dall’esistenza oscura e di associazioni di lavoratori dalla vita spesso effimera, i cui riferimenti però erano stati rintracciati negli archivi, sia pubblici che privati, e nella stampa militante dell’epoca e di cui venivano annotati fino ai minimi riferimenti: gli indirizzi, le informazioni biografiche, le cariche ricoperte, le quote versate per le sottoscrizioni pubbliche. È un segno della passione per «quell’universo affascinante della storia dei “vinti” e degli “irreducibili” che sempre ha attirato la curiosità storica e la passione civile di Gestri»[7]. Di questa inclinazione alla ricostruzione meticolosa e certosina si trova prova in alcuni fascicoli dedicati a Pisa, dove a partire dagli elenchi elettorali del 1908 erano state tratte delle elaborazioni non conclusive, ma che sicuramente hanno contribuito ad arricchire la conoscenza profonda della realtà popolare pisana dello studioso. «La ricerca – ha scritto Gestri – comporta realmente vivere in lunghe frequentazioni con le ombre, ascoltarne le voci»[8]: a partire dalle voci che Lorenzo Gestri ha scelto di ascoltare nella sua carriera di storico, ha voluto selezionare nella sua personale immersione nell’oceano del dimenticato, è possibile apprezzare lo spessore di uno studioso profondo e sensibile, che molto ha lasciato alla storiografia del movimento operaio e sindacale e che ancora di più avrebbe potuto lasciare. Le sue carte sono oggi disponibili per chi voglia continuare a immergersi in quelle stesse acque.
[1] Adriano Prosperi, Un tempo senza storia. La distruzione del passato, Einaudi, Torino 2021, p. 54.
[2] Lorenzo Gestri, Le ceneri di Pisa. Storia della cremazione. L’associazionismo laico nelle lotte per l’igiene e la sanità (1882-1939), Nistri-Lischi, Pisa 2001, p. 6.
[3] Ernest Renan, Che cos’è una nazione? Conferenza tenuta alla Sorbona l’11 marzo 1882, in Id., Che cos’è una nazione?, introduzione di Silvio Lanaro, Donzelli, Roma 2004, p. 8.
[4] Lorenzo Gestri, Lettera di dimissioni dal Partito Socialista Italiano (1992), in Id., Storie di socialisti. Idee e passioni di ieri e di oggi, a cura di Laura Savelli, Dipartimento di Storia moderna e contemporanea. Università di Pisa – Bfs, Pisa 2003, p. 174.
[5] Franco Bertolucci, Gestri, Lorenzo: https://www.bfscollezionidigitali.org/entita/99-gestri-lorenzo
[6] Lorenzo Gestri, Incombenze e tribolazioni accorse ad un propagandista libertario in un anno di grazia di fine ‘800, in Id., Storie di socialisti cit., p. 193.
[7] Bertolucci, Gestri, Lorenzo cit.
[8] Gestri, Le ceneri di Pisa cit., p. 13.
23 maggio: “Trame d’odio. Riconoscerle, decostruirle, contrastrarle”
L’Istituto storico grossetano per la Resistenza e l’età contemporanea (Isgrec) ha organizzato per il 23 maggio p.v., orario 10-12.30 un’iniziativa online nell’ambito delle iniziative legate alla Festa della Toscana 2021.
In accordo con la tematica scelta dalla Regione Toscana – la lotta all’incitamento mediatico e non solo, all’odio di qualsiasi genere, contro individui o intere fasce di popolazione, a salvaguardia dei diritti fondamentali della persona – l’Isgrec ha scelto di coinvolgere il Centro di ricerca multidisciplinare “Grammatica e sessismo” dell’Università di Tor Vergata per offrire alle scuole un incontro su tematiche relative alle narrazioni massmediali del femminile.
L’evento, coordinato dalla Delegata del Rettore per le Pari opportunità dell’Università di Tor Vergata, Francesca Dragotto, è intitolato “Trame d’odio. Riconoscerle, decostruirle, contrastrarle” e si articolerà in sessioni dedicate a specifici argomenti di attualità:
– “Troppi Grillo per la testa!”Allusioni misogine nelle narrazioni multimediali dello stupro (Alice Migliorelli)
– “Faccio giornalismo non spettacolo”. Striscia la Notizia, Giovanna Botteri e il rapporto tra competenza e bellezza in tv (Luca Ippoliti)
– Icone curvy, quando il grasso fa arrabbiare: “Stai bene?Bene! Stai male?Fai qualcosa!” (Beatrice Martini)
L’incontro si svolgerà online su piattaforma Zoom. Gli studenti e le studentesse potranno interagire con i relatori attraverso l’app per smartphone Mentimeter e in questo modo saranno coinvolti in questionari anonimi su parole chiave legate ai temi trattati e nella successiva discussione dei risultati in una modalità interattiva e coinvolgente.
Per prenotazioni e informazioni ulteriori possono contattarci a segreteria@isgrec.it o telefonicamente allo 056415219.
Democratici e mazziniani pratesi fra guerra, regime e Resistenza

Martedì 17 maggio alle ore 17, all’interno del ciclo di incontri “la democrazia pratese da Mazzini ai nostri giorni”, conferenza alla Biblioteca Roncioniana su “Democratici e mazziniani pratesi fra guerra, regime e Resistenza”. Interventi di Alessandro Affortunati, Alessandro Bicci e Andrea Giaconi.
“Giornalismo fiorentino del primo Novecento fra politica e cultura”.

Si terrà lunedì 16 maggio alle 17.00 al Teatro Niccolini (via Ricasoli, 3) il terzo incontro del ciclo Lezioni di Storia dedicato al Novecento. Ospite sarà Cosimo Ceccuti con una conferenza intitolata “Giornalismo fiorentino del primo Novecento fra politica e cultura”. Modera la giornalista Sandra Salvato. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti (info tel. 055 0946404 – 055 7378721).
Ceccuti, già docente di Storia del Giornalismo e del Risorgimento alla facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri”, è presidente e segretario generale della Fondazione Spadolini Nuova Antologia e direttore della storica rivista «Nuova Antologia». Il suo intervento si concentra sulla Firenze di inizio secolo, una città conservatrice che si rifiuta di cogliere le aperture positive della svolta liberale di Giolitti. Ancorata a un liberalismo vetusto, di stampo ottocentesco, si mostra rigidamente chiusa ai fermenti che provengono dal socialismo e dal mondo cattolico del cristianesimo sociale. Le spinte innovatrici scaturiscono, nel giornalismo dei periodici, dai giovani di una nuova destra che pongono la cultura fiorentina in primo piano attraverso le correnti nazionaliste e futuriste. Resta invece statica, chiusa, ai margini della società che cresce, la stampa politica quotidiana, a cominciare dall’antica e gloriosa «Nazione».
Il ciclo proseguirà il 23 maggio con la conferenza di Carlo Sisi su Cézanne a Firenze. Ospiti successivi saranno Marco Marchi (30 maggio), Pier Luigi Ballini (6 giugno), Marco Fagioli (13 giugno), Mario Ruffini (20 giugno), Erasmo D’Angelis (27 giugno), Francesco Gurrieri (4 luglio), Maria Concetta Salemi (11 luglio), Eugenio Giani (18 luglio).



