I fili della vita. Cucire, ricamare, tagliare, incontrarsi La storia di un quartiere operaio attraverso la cruna dell’ago

Mercoledì 15 giugno alle ore 17.30, Via Fratelli Bandiera
piazzetta quartiere Shangai
I fili della vita. Cucire, ricamare, tagliare, incontrarsi
La storia di un quartiere operaio attraverso la cruna dell’ago

ISTORECO Livorno, con il contributo di ARCI, CGIL prov. le Livorno, SPI – CGIL e SO. CREM, ha organizzato per Mercoledì 15 giugno nella piazzetta di Shangai un incontro sul tema I fili della vita. Cucire, ricamare, tagliare, incontrarsi. La storia di un quartiere operaio attraverso la cruna dell’ago, contestualmente ad una piccola esposizione di immagini sulle attività del Centro Donna attivo nel quartiere dagli anni Ottanta fino ai primi anni Duemila.

Vogliamo rievocare attraverso alcuni pannelli le attività che ruotarono intorno a un nutrito gruppo di donne del quartiere, fra cui Luana Di Dio. Con l’ago e il filo sono state costruite forme di socializzazione, di solidarietà, di condivisione che hanno migliorato la vita di tutte e tutti quelli che vi hanno ruotato intorno. Un’attività utile ma anche gioiosa, che comportò l’acquisizione di competenze sartoriali e la condivisione di queste all’intero quartiere tramite mostre, sfilate, incontri con la cittadinanza e con le scuole. Attive nel mondo della solidarietà, supportate anche dalle “suorine” della chiesa di quartiere, senza steccati ideologici, realizzarono migliaia di “pigotte” per le raccolte dell’Unesco a favore dell’infanzia, bandiere e striscioni della pace.
Una storia dimenticata che ci piace ricordare, in questo nostro presente così difficile sia dal punto di vista della condivisione di percorsi solidali, sia dal punto di vista della pace.

Parteciperanno all’incontro: Andrea Raspanti (assessore al Sociale Comune di Livorno), Catia Sonetti (direttrice ISTORECO), Luana Di Dio (referente del Centro Donna), Clare Hunter (autrice del volume I fili della vita. Una storia del mondo attraverso la cruna dell’ago, che interverrà da remoto) e molte altre testimoni di quell’esperienza.




Presentazione del libro «La città perduta: storie e ritratti di Carrara e del territorio apuo-versiliese tra ‘800 e ‘900»

ANPI sez. “Gino Lombardi”, la Biblioteca Franco Serantini e l’Associazione amici della Biblioteca F. Serantini
presentano il libro
«La città perduta: storie e ritratti di Carrara e del territorio apuo-versiliese tra ‘800 e ‘900»
di Rosaria BERTOLUCCI
(BFS edizioni)
19 giugno 2022 (ore 10,30)

Sala dell’Annunziata Centro culturale Luigi Russo via S. Agostino – Pietrasanta

Programma:

Indirizzo di saluto
Giovanni CIPOLLINI (presidente della sez. ANPI “Gino Lombardi)
TAVOLA ROTONDA
Monica SCHETTINO (insegnante e ricercatrice)
Gualtiero MAGNANI (insegnante e storico)
Alessandro VOLPI (storico e docente dell’Università di Pisa)
Stefano BUCCIARELLI (insegnante e storico)
La cittadinanza è invitata a partecipare
_________________

Questo libro raccoglie, oltre ad alcuni testi inediti, più di sessanta articoli e saggi di Rosaria Bertolucci – dedicati a Carrara e al territorio apuano-versiliese – pubblicati tra il 1978 e il 1990 sulle cronache locali di quotidiani, tra cui «La Nazione» e «le Città», in libri collettivi o riviste. L’idea della raccolta era nei progetti dell’autrice, che già a metà degli anni Ottanta aveva in mente una pubblicazione complessiva sulla storia della città del marmo, un tema questo che è stato al centro dei suoi interessi di studiosa negli ultimi quindici anni della sua vita.
Il volume è, dunque, prima di tutto una testimonianza viva dell’amore che la scrittrice provava per la storia di questa città e del suo territorio, e il maggior pregio degli scritti che proponiamo dovevano svolgere – nelle intenzioni dell’autrice – quella funzione di traghettare verso le nuove generazioni la consapevolezza e la conoscenza critica del suo ricco e vivace passato.
Rosaria Ciampella nei Bertolucci (1927-1990) romana di nascita ma “versiliese d’adozione” è stata una poetessa, scrittrice e giornalista che ha posto sempre alla propria attenzione lo studio per la letteratura e la storia. Tra le sue opere di critica letteraria, sempre corredate da una ricca documentazione, si ricordano «Pea, uomo di Versilia», 1978; «Il principe dimenticato», 1979; «Cardarelli sconosciuto», 1980; «Lorenzo Viani parole come colore», 1980; «Sibilla Aleramo una vita», 1983. A tali lavori si sono affiancati poi saggi storici come «Milleottocentonovantaquattro storia di una rivolta», 1981; «A come anarchia o come Apua: un anarchico a Carrara Ugo Mazzucchelli», 1988 e infine «Ilario Bessi, Luci di Marmo», 1989.




16 giugno 2022, ore 17, Niccioleta – Presentazione di “Antifascismo, guerra e Resistenze in Maremma”




23-24 giugno 2022 – Festa della Liberazione di Follonica

23-24 giugno 2022 

Festa della Liberazione di Follonica

78° anniversario

 

23 giugno | ore 17.30 | Casello idraulico

Presentazione del volume:

“Antifascismo, guerra e Resistenze in Maremma”

a cura di Stefano Campagna e Adolfo Turbanti ((Isgrec/Effigi 2021)

Saluti:

Andrea Benini | Sindaco di Follonica

Claudio Bellucci | Presidente ANPI Follonica

Giovanna Bagni| Presidente ANPI Gavorrano-Scarlino

Saranno presenti curatori e autori:

Stefano Campagna, Adolfo Turbanti, Ilaria Cansella | Isgrec

Presentazione a cura di:

Patrizia Scapin | ANPI Gavorrano-Scarlino

 

 

24 giugno | ore 10 | Sala consiliare

Celebrazione istituzionale della Liberazione di Follonica

Interventi di:

Andrea Benini | Sindaco di Follonica

Claudio Bellucci | Presidente ANPI Follonica

 

A seguire presentazione dello stato di avanzamento della ricerca

“La memoria della deportazione a Follonica. La scelta degli IMI”

a cura di Comune di Follonica, Isgrec, Anpi Follonica

Interventi di:

Giacomo Manni | Consiglio C.le di Follonica

Ilaria Cansella | Direttrice Isgrec

Gabriele Bassi | Ricercatore Isgrec

con il contributo di Rino Magagnini

 

 

24 giugno | ore 21.30 | Sala Comunale “Ex Cinema Tirreno”, Via Bicocchi, 53

Proiezione del film

“Bella Ciao – Per la libertà”

a cura dell’Associazione Piccolo Cineclub Tirreno

Saluti:

Andrea Benini | Sindaco di Follonica

Luciano G. Calì | Presidente Comitato Prov.le ANPI Grosseto

Ospite della serata la regista Giulia Giapponesi

 

Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti, consigliata la prenotazione al numero 3393880312

 




Presentazione del libro a cura di Giorgio Sacchetti Il futuro altrove. Lavoro e transizioni novecentesche nel territorio aretino

Sabato 11 giugno invece parteciperemo alla presentazione del libro a cura di Giorgio Sacchetti Il futuro altrove. Lavoro e transizioni novecentesche nel territorio aretino, alle ore 17:00 presso la CaermArcheologica a Sansepolcro (Arezzo) .
ore 16:00 visita libera alla mostra Buitoni. La città nella città, testimonianze di voci e ricordi degli operai del pastificio Buitoni. Nell’occasione l’ingresso alla mostra sarà gratuito
ore 17:00 Saluti
Francesca Mercati, assessora alla cultura del Comune di Sansepolcro
Laura Caruso, direttrice di CasermArcheologica
Luca Berti, presidente della società storica aretina
ore 17:30 introduzione di Giorgio Sacchetti, curatore del libro
ore 17:45 relazione di presentazione di Stefano Bartolini, direttore Fondazione Valore Lavoro
ore 18:15 interventi degli autori e conversazione con il pubblico




Pier Paolo Pasolini: un viaggio nell’archivio

16 giugno | ore 18.30
Pier Paolo Pasolini: un viaggio nell’archivio
Omaggio a Pier Paolo Pasolini nel centenario della nascita
Con Franco Zabagli
Incontro a cura del Gabinetto Vieusseux in collaborazione con La città dei lettori e la Biblioteca comunale di Bagno a Ripoli

Per informazioni https://www.lacittadeilettori.it/eventi/pier-paolo-pasolini-un-viaggio-nellarchivio-giovedi-16-giugno-2022/
Ingresso gratuito senza prenotazione



GIUGNO 1940: SIRENE D’ALLARME

La gente era intorno e commentava: tutto era ancora nel raggio delle cose possibili e prevedibili; una casa bombardata, ma non si era ancora dentro la guerra, non si sapeva ancora cosa fosse (Italo Calvino, L’entrata in guerra)

Il 10 giugno 1940, dalle ore 13.55 alle 14.05, a Livorno suonarono sinistramente le sirene dell’allarme aereo e «la città si paralizzò». Le disposizioni prevedevano che il segnale durasse 15 secondi, ad intervalli pure di 15 secondi. In realtà si trattava di un falso allarme, causato da un guasto tecnico, ma «nella popolazione si è manifestata una certa apprensione», anche perché per le ore 18 era atteso l’annuncio di Mussolini per l’entrata in guerra dell’Italia fascista contro Francia e Inghilterra, trasmesso dagli altoparlanti dal Palazzo Littorio in piazza Cavour.
All’entusiasmo bellicista, già nella notte tra l’11 e il 12 giugno, il Bomber Command britannico replicava colpendo Torino e Genova, seppure con incursioni aeree di carattere prevalentemente dimostrativo, nonostante alcune vittime civili. Lo stesso comando aveva individuato anche Livorno tra i primi 17 principali «obiettivi industriali in Italia» con riferimento alle raffinerie, ma fortunatamente la città si trovava, per la distanza dalle basi inglesi, al limite dell’autonomia operativa dei bimotori da bombardamento della RAF, Wellington e Whitley.
Regia Aeronautica e Armee de l'AirFu invece l’Armée de l’Air a colpire Livorno e Rosignano, in segno di reazione per l’aggressione voluta da Mussolini per sedersi, con ambizioni espansionistiche, al tavolo dei vincitori (tedeschi) a pochi giorni dalla resa francese.
Dopo aver sostenuto l’offensiva germanica sul fronte occidentale, l’aviazione francese era appena in grado di impiegare pochi velivoli, sovente inadeguati, per lo più singolarmente o in sezioni ridotte, senza difesa da parte della propria caccia, nel tentativo di danneggiare le strutture industriali, militari e portuali italiane, soprattutto delle zone costiere, isole comprese.
Nonostante tali limiti operativi l’effetto propagandistico ed anche psicologico fu comunque conseguito, mostrando al popolo italiano la vulnerabilità del territorio metropolitano e quanto poco fosse affidabile la protezione dagli attacchi aerei, a dispetto delle vantate capacità e dei mezzi della Regia Aeronautica.
Anche la provincia livornese fu raggiunta più volte – pur senza gravi conseguenze materiali – dall’aviazione francese, in quanto per la vicinanza alla Corsica e alla Costa Azzurra, era facilmente raggiungibile, senza peraltro temere danni da parte dell’evanescente reazione della Milizia Artiglieria Contraerei (13ª Legione DICAT) e dei caccia italiani, anche se presso l’aeroporto di Pontedera, in località Curigliana, vi erano dislocate due squadriglie di Fiat G.50 e una di Fiat CR 32.
Su queste incursioni, irrisorie a confronto di quelle ben più devastanti e luttuose del 1943 – ’44 compiute dai bombardieri anglo-americani (ed anche tedeschi), le informazioni sono scarse, confuse e sovente contraddittorie; stante anche la reticenza dei Bollettini di guerra e la censura che impediva – per motivi militari e politici – la pubblicazione di ogni notizia sui giornali, pur se la cittadinanza labronica ne aveva fatto esperienza diretta, tanto da indurre i primi “sfollamenti”.
Infatti, sia il prefetto Zannelli che il questore Roselli di Livorno avevano inoltrato alla stampa locale la seguente velina del Minculpop del 12 giugno: «Giornali non devono dare assolutamente notizie di allarmi incursioni aeree, bombardamenti che non siano comprese nel Bollettino del Quartier Generale delle Forze. Tali notizie non potranno essere né ampliate né commentate».
Nei diversi saggi pubblicati riguardanti i bombardamenti sull’Italia si trova a malapena appena qualche accenno a quelli compiuti da aerei francesi su Livorno e persino il fondamentale saggio di Henri Azeau sul conflitto italo-francese ignora tali incursioni.
RR Bagni PancaldiControversi e discordanti appaiono i riferimenti a date, obiettivi, bombe, antiaerea, numero e tipo degli aerei impiegati che è possibile trovare nei testi (ma anche riviste e siti web) italiani a disposizione; d’altronde persino la documentazione d’archivio esistente è tutt’altro che univoca.
Informazioni utili per la presente ricostruzione, non conclusiva, sono stati desunti da alcuni documenti militari francesi, raffrontati con i rapporti pervenuti o trasmessi dalla Questura di Livorno, peraltro non esenti da inesattezze. Esistono inoltre ben tre diverse e poco concordanti cronologie degli allarmi e dei bombardamenti: il Registro degli allarmi avuti nella città di Livorno nel periodo bellico 1940 – 1945, redatto nel 1946 dal personale addetto all’impianto delle sirene dislocato presso Villa Maria; l’elenco allegato ad una comunicazione del Prefetto di Livorno alla Procura generale della Corte dei Conti, nel marzo 1965; uno schema similare pubblicato nel 1948 all’interno del libro di Gastone Razzaguta, Livorno nostra.
le-jules-verne-avion-corsaire-1In particolare, vi è molta incertezza attorno al primo presunto raid aereo su Livorno.
Secondo quanto riportato in una pubblicazione del Comune di Livorno del 2013, il 13 giugno un Farman 223-2 dell’Armée de l’Air avrebbe colpito, non gravemente, alcuni caseggiati. Per tale data però non vi è alcun riscontro documentale dell’azione, ma nel citato Registro appare riportato un allarme dalle 3.10 alle 3.55 del 12 giugno, con l’improbabile annotazione «bombe sull’Anic», mentre sul Bollettino di guerra n. 2 allo stesso giorno risulta segnalato un più verosimile sorvolo, forse di ricognizione, da parte di aerei nemici.
Su «Il Telegrafo» non venne ovviamente fornita alcuna notizia in merito, ma il 14 giugno vi furono pubblicate le Norme generali per gli allarmi aerei emanate dal Ministero della Guerra. Nella pagina laterale, invece, era possibile leggere una cronaca dettagliata del bombardamento notturno subito da Torino il 12 giugno con 14 morti e decine di feriti ad opera di velivoli inglesi.
Il 15 giugno, ancora sul quotidiano livornese, comparve un promemoria per la Protezione antiaerea in cui, oltre a confermare la «perfetta attrezzatura antiaerea», si ricordavano i doveri della popolazione civile, concludendo che «Livorno s’è messa perfettamente in linea e nella sua veste guerriera attende, con la tranquillità dei forti, al proprio lavoro».
Nei giorni seguenti, sarebbero seguiti altri articoli in cui si richiamavano i compiti dei militi dell’UNPA (Unione Nazionale Protezione Antiaerea), dei gruppi rionali fascisti e dei «capofabbricato» per l’attuazione puntuale delle misure di oscuramento e prevenzione antincendio.
La prima, accertata, incursione avvenne nelle prime ore del 16 giugno. Il Farman 223-4 “Jules Verne”, decollato da Bordeaux-Mérignac, raggiunse nottetempo Livorno; le sirene d’allarme risuonarono attorno alle ore zero. Dopo aver sorvolato la città per circa un’ora alla ricerca dell’obiettivo, ossia la raffineria Anic a Stagno, sganciò il carico causando solo principi d’incendio nelle vicinanze di una casa colonica, anche se il pilota Henri Yonnet nelle sue memorie vantò un successo completo della missione, descrivendo fuoco e fiamme sul bersaglio.
Facendo rotta verso sud, dall’aereo furono lanciati migliaia di piccoli manifestini, così come era avvenuto su Roma, raccolti in gran numero l’indomani nel quartiere San Jacopo, su cui era possibile leggere:

Il Duce ha voluto la guerra? Eccola! La Francia non ha niente contro di voi. Fermatevi! La Francia si fermerà

Donne d’Italia ! Nessuno ha attaccato l’Italia. I vostri Figli, i vostri Mariti, i vostri Fidanzati
non sono partiti per difendere la Patria. Soffrono, muoiono per soddisfare l’orgoglio d’un uomo. Vittoriosi o vinti, avrete la fame, la miseria, la schiavitù“.

Nel resoconto della Questura non compare alcun cenno alla reazione dell’antiaerea che, invece, alcuni fonti indicano come vivace ad opera delle postazioni al Cantiere navale, nel porto (zona Piloti), a Colline, nonché da un cacciatorpediniere presente nel Cantiere. Analogamente, in alcuni testi il raid viene attribuito a bombardieri medi di diverso tipo (Amiot 143, Leo 451, Martin 167) con danni leggeri arrecati nel quartiere Venezia Nuova, piazza Vittorio Emanuele e piazza Magenta; ma tali riferimenti appaiono incerti e forse riferentesi erroneamente alla successiva incursione del 22 giugno.
Il “Jules Verne”, comandato dal leggendario capitano di marina Henri-Laurent Dailliére, aveva già compiuto sedici rocambolesche missioni, tra cui quelle su Anversa, Berlino (primo bombardamento alleato, 7 giugno 1940), Rostock, Porto Marghera e, la notte precedente, Roma (lancio di migliaia di volantini). Il velivolo, un Farman 223-4, era un imponente quadrimotore (due motori in tandem) dell’Air France nato per voli civili transatlantici, “militarizzato” e incorporato nella Aviation Navale (Escadrille de Bombardement B-5) per dare la caccia alle navi corsare tedesche, assieme ai gemelli “Camille Flamarion” e “Urbain Le Verrier”, ma poi impiegato per azioni offensive a lungo raggio, ultima delle quali fu quella su Livorno.
Cratere bomba alla SolvayLa notte seguente venne il turno di Rosignano: alle ore 3 e 5 minuti del 17 giugno, il Farman 222-2 “Arcturus” n. 16 della Escadrille d’Exploration 10E dell’Aviation Navale (con base algerina ad Oran-La Sénia), colpiva con precisione la fabbrica chimica Solvay in due o tre passaggi, sganciando tredici o quattordici bombe da 100 e 200 kg., così come risultò dalla perizia balistica su una spoletta recuperata. Una di queste abbatté 35 metri di una delle due ciminiere, alta 105 m., mentre altre lesionarono seriamente un’officina meccanica, la palazzina ad uso foresteria per il personale dirigente, condutture elettriche e tubazioni idriche, con danni alle strutture per oltre un milione di lire e la perdita di 168.00 ore lavorative, con conseguente arresto della produzione di soda per 12 giorni e la successiva riduzione ad un terzo, con rilevanti riflessi su quella dell’alluminio e nell’industria tessile.
Oltre alle bombe – per un carico totale di circa 2/2,5 tonnellate – furono lanciati in quantità i soliti volantini di propaganda disfattista su Rosignano e Cecina.
A seguito dell’incursione, alle 3.15 l’allarme suonò anche a Livorno e fu allertata la contraerea, temendo che il bombardiere francese – presumibilmente diretto in Corsica – facesse rotta su Livorno.
propaganda_1940Il 22 giugno, su «Il Telegrafo», veniva pubblicato un articolo sconcertante sulla Psicologia delle masse di fronte ai bombardamenti e, a titolo d’esempio, era riportata l’improbabile testimonianza di una «degna figlia della Roma fascista»: «La prima volta si prova quasi impressione; poi non ci si bada più e quasi ci si piglia gusto…»; ma poche ore prima dell’uscita del giornale nelle edicole, Livorno era stata nuovamente raggiunta da bombe francesi, come riportato dal Bollettino di guerra n. 11 che riferì di «danni rilevanti sulla stazione marittima e abitazioni al centro», pur riferendosi genericamente ad un’incursione nemica.
Su questo bombardamento ci sono abbastanza informazioni, grazie ai rapporti della Questura inerenti i danni riportati, ma è ipotizzabile che le incursioni siano state due, tra le 3.30 e le 4.50. Appare infatti improbabile, considerato il numero delle bombe – esplose e non – che sia stato un solo velivolo a sganciarle, anche perché il carico esplosivo risultava ridotto, per avere una sufficiente riserva di carburante.
Il solito Farman 222-2 “Arcturus”, proveniente da Oran, autore del raid su Rosignano sganciò alcune bombe da 250 Kg. – forse con target l’Accademia navale – sul viale Regina Margherita, diroccando invece l’Albergo Palazzo (già Hotel Palace, prima del fascismo) e i RR. Bagni Demaniali Pancaldi.
La stima dei danni fu di circa Lire 1.200.000 per l’Albergo, 115.000 per i Pancaldi e 25.000 per ripristinare il manto stradale davanti ai Bagni dove era rimasto un cratere di 10 metri nonché la balaustra spazzata via dall’esplosione, mentre nel quartiere erano andati in frantumi i vetri delle finestre di molte abitazioni.
Invece, come indicato dallo storico dell’aviazione Bonacina, alcuni moderni bombardieri francesi LeO 451 provenienti da Istres (Marsiglia), puntarono sulla zona portuale, dove tre bombe colpirono la stazione ferroviaria marittima (allora “Livorno Porto Vecchio”). Gli ordigni produssero crateri di circa 14 metri di diametro e profondi 5, distruggendo una dozzina di scambi e binari, oltre a deragliare tre vagoni (danni stimati per Lire 80.000), mentre altre tre bombe furono rinvenute inesplose.
Danneggiati pure i Macelli comunali presso il Forte S. Giacomo (per 40-50.000 lire) e un serbatoio della società petrolifera “Nafta” (8-10.000 lire), nonchè numerosi edifici delle zone limitrofe.
Una bomba incendiaria colpì il palazzo del Municipio, sul retro, lato scali Finocchietti, rendendo inagibile l’abitazione del segretario generale. Altri edifici colpiti furono segnalati in piazza del Luogo Pio (compreso il Dopolavoro fascista “Dino Rimediotti”), scali Rosciano, viale Caprera, via delle Galere, via della Posta, via Vittorio Emanuele (l’attuale via Grande), via Ernesto Rossi, nonché sugli scali Saffi dove un incendio disastrò il buffet del Teatro Politeama. Una bomba fu rinvenuta inesplosa in piazza Magenta.
Paradossalmente, il radiotelemetro sperimentale RDT3 della Regia Marina, situato presso l’Accademia navale, era stato in grado di rilevare gli aerei nemici in avvicinamento già a 30 km., offrendo in teoria la possibilità di allertare la contraerea e la caccia italiana per intercettarli; ma non vi fu alcun contrasto aereo e soltanto in seguito sarebbe stata piazzata una batteria antiaerea alla Terrazza Mascagni (allora intitolata a Ciano).
Eravamo comunque al baroud d’honneur: nella stessa notte Marsiglia veniva bombardata da velivoli italiani con l’uccisione di almeno 143 civili e due giorni dopo fu firmato l’armistizio tra Italia e Francia, dopo 14 giorni di inutile belligeranza, costata alle truppe italiane 631 morti, 2631 feriti e ben 2151 congelati.
Complessivamente a Livorno, in queste prime incursioni aeree del giugno 1940 risultarono colpiti e danneggiati, oltre alle strutture citate, una settantina di appartamenti privati, con danni stimati attorno a Lire 70-76.000: un preavviso dei bombardamenti che Livorno doveva ancora patire nel corso della guerra fascista, con la distruzione pressoché totale dell’area portuale e del centro storico, nonché di centinaia di vittime, senza che il regime fosse in grado di assicurare adeguate misure di difesa attiva e protezione, dato che pure i rifugi si sarebbero tragicamente rivelati delle tombe collettive.
«La storia apparentemente tecnica della contraerea di Mussolini – come osservato da Nicola Labanca – è in fondo la storia generale di un regime che parla e affretta la guerra senza prepararvisi, anteponendo l’ideologia, la politica e il partito alla razionalità delle esigenze della guerra».




Commemorazione dei partigiani del Poggio della Malva

Sabato 11 giugno
ore 11.00 – Cimitero di Carmignano
Deposizione corona di alloro al Monumento ai Partigiani

> ore 18:00 – “Sentieri partigiani”
Il sabotaggio della Brigata Buricchi
Camminata serale a cura del gruppo trekking “Sentieri partigiani”
Percorso ad anello – ritrovo davanti al circolo arci di Poggio alla Malva
Partecipazione gratuita, previa prenotazione: sentieripartigiani.prato@gmail.com

> ore 20.30 – Poggio alla Malva | COMMEMORAZIONE
Nel ricordo di Ariodante Naldi, Bogardo Buricchi, Alighiero Buricchi, Bruno Spinelli
Corteo dei Gonfaloni fino al Cippo dei Caduti
accompagnato dalla Filarmonica G. Verdi di Bacchereto
Deposizione della corona di alloro
Commemorazione ufficiale alla presenza delle Autorità
Interverrà Giuseppe Matulli, Presidente Istituto storico toscano della Resistenza