Iniziative per il Giorno del Ricordo 2026 a Livorno e provincia, a cura Istoreco Livorno

Iniziative per il Giorno del Ricordo 2026 a Livorno e provincia

Livorno – 6 febbraio

ore 15.30, Sala conferenze Bottini dell’Olio: Le problematiche del Confine orientale: un approfondimento

Saluti delle autorità

Saluti dell’ Amm. Roberto Cervino, presidente del Comitato provinciale di Livorno Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia

Introduzione di Giovanni Brunetti (ISTORECO Livorno)

Intervento di Tommaso Piffer (Università di Udine) “L’esodo giuliano-dalmata. Un inquadramento storico”

Testimonianza dell’esodo della dott.ssa Marzia Colani, consigliera ANVGD Livorno

Castagneto Carducci – 10 febbraio

ore 17, Biblioteca Comunale “I. Alpi”: intervento di Giovanni Brunetti “L’Istria, l’Italia e il mondo: una storia di confini, violenze e migrazioni”

Cecina – 10 febbraio

ore 11, Piazza Martiri delle Foibe, intervento di Giovanni Brunetti.

San Vincenzo – 13 febbraio

pomeriggio: intervento di Ilaria Cansella (Direttrice ISGREC) I luoghi del Ricordo: proposta per un itinerario di conoscenza storica delle vicende della frontiera alto-adriatica

Campiglia Marittima – 14 febbraio

ore 16,30: incontro in collaborazione con UNILIBERA Val di Cornia, intervento di Catia Sonetti “Storie di luoghi, storie di persone. I conflitti del Confine orientale dal fascismo al dopoguerra”




“L’esodo giuliano-dalmata. Un inquadramento storico”

Livorno – 6 febbraio

ore 15.30, Sala conferenze Bottini dell’Olio: Le problematiche del Confine orientale: un approfondimento

Saluti delle autorità

Saluti dell’ Amm. Roberto Cervino, presidente del Comitato provinciale di Livorno Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia

Introduzione di Giovanni Brunetti (ISTORECO Livorno)

Intervento di Tommaso Piffer (Università di Udine) “L’esodo giuliano-dalmata. Un inquadramento storico”

Testimonianza dell’esodo della dott.ssa Marzia Colani, consigliera ANVGD Livorno




Un catanese sulle rive dell’Arno Giuseppe Motta dalla lotta antifascista al Movimento Comunità di Adriano Olivetti.

L’avventura con Adriano Olivetti e il Movimento Comunità

L’ingresso nel governo di Romita apre nuovamente le porte di Roma a Motta, perché nella primavera del 1954 viene nominato responsabile dell’Ufficio stampa del Ministero dei lavori pubblici, incarico che ricopre fino al 1957, condividendo questo nuovo impegno con quello assunto ad Ivrea con Olivetti. La frequentazione con movimenti e organizzazioni culturali della sinistra “atipica”, federalista e laica, spesso emarginati dai grandi partiti, lo porta a incontrare e relazionarsi con personaggi come Aldo Capitini e Altiero Spinelli ed altri, arricchendo notevolmente il suo bagaglio culturale e politico. È il rapporto però con l’imprenditore Adriano Olivetti, al quale lo lega una sincera amicizia costruita su una stima reciproca, che lo segnerà definitivamente sul piano intellettuale e politico. Olivetti coinvolge Motta nel suo progetto politico-sociale fin dal 1949 e l’intellettuale catanese inizia a svolgere per conto dell’ingegnere piemontese un’intensa attività di promozione e organizzazione del Movimento Comunità, sia in Piemonte che in Toscana e Lazio. Nell’estate del 1955, la Commissione per la revisione delle strutture del Movimento Comunità composta da Franco Ferrarotti, Duccio Innocenti, Riccardo Musatti, Umberto Serafini e Giuseppe Motta conclude i suoi lavori con la proposta di modificare due articoli dello statuto del 1949, con una maggiore accentuazione delle motivazioni politiche culturali nell’azione del movimento[1].

Motta sarà sempre più preso da questo impegno, tanto che per le sue qualità in breve tempo è nominato direttore degli Uffici di Presidenza dell’industria Olivetti e contemporaneamente è chiamato a far parte dell’esecutivo nazionale del Movimento Comunità.

L’industria Olivetti in questi anni grazie alla direzione dell’ingegnere Adriano ha un impulso notevole, vantando, con circa 36.000 dipendenti di cui oltre la metà all’estero, una presenza su tutti i maggiori mercati internazionali[2]. In particolare, l’industria elettro-meccanica italiana si è fatta promotrice, grazie all’incontro tra Olivetti e Mario Tchou avvenuto negli USA nel 1955, anche di un ambizioso e innovativo progetto[3]. Enrico Fermi aveva suggerito un nuovo progetto all’Università di Pisa, che il 4 ottobre 1954 delibera un grosso finanziamento per la costruzione a Pisa della nuova calcolatrice elettronica CEP (Calcolatrice Elettronica Pisana); fra le motivazioni che spingono verso la costruzione della macchina, vi è la decisione di Olivetti di collaborare con l’Università. L’ingegnere di Ivrea, infatti, si associa all’impresa stipulando, il 7 maggio 1956, una convenzione con l’Ateneo pisano che stabilisce il supporto finanziario alla struttura e ai suoi ricercatori, finalizzato alla costruzione del calcolatore e all’avvio di un progetto autonomo – il Laboratorio di Ricerche Elettroniche (LRE) – della Olivetti, volto alla realizzazione di un elaboratore elettronico di facile uso che possa essere prodotto su scala industriale per la commercializzazione.

Adriano Olivetti

Olivetti, comprendendo le capacità scientifiche e organizzative di Tchou, gli affida l’incarico di formare un gruppo di lavoro riunito in un laboratorio appositamente costruito che, in collaborazione con l’Università di Pisa, ha dunque l’obiettivo di progettare e costruire un calcolatore elettronico a valvole e transistor[4]. Così a Barbaricina, a pochi chilometri dalla città di Pisa, si insedia il Laboratorio di Ricerche Elettroniche, che sotto la direzione di Mario Tchou segna la nascita del progetto ELEA (Elaboratore Elettronico Automatico).

Motta è completamente immerso in questo ambiente culturale e scientifico, fiducioso nel progresso tecnico come portatore di benefici sociali ed economici e fondatore di una nuova comunità umana, nazionale e internazionale, di ispirazione socialista. Nel suo lavoro a fianco di Romita partecipa attivamente ai programmi statali di incremento edilizio e di programmazione urbanistica, tema questo fortemente condiviso con lo stesso Olivetti, che in questi anni promuove e sostiene lo sviluppo di una nuova concezione dell’organizzazione delle città in fase di ricostruzione postbellica. In questo periodo, Motta si integra fortemente nell’area socialdemocratica per la quale ricopre vari incarichi, tra cui quello di membro della Commissione nazionale di studi del PSDI, interessandosi in particolare dello sviluppo delle nuove aree industriali. I suoi propositi si basano su una concezione moderna dell’idea socialista, riformista e democratica, capace di far fronte all’esigenza, fortemente sentita nelle élites progressista, di un rinnovamento delle strutture economiche e statali del Paese. Impegno che si rafforza dopo la morte improvvisa di Romita, avvenuta a Roma il 15 marzo 1958, che costringe Motta a lasciare i suoi incarichi al ministero[5].

Motta è sicuramente l’artefice di molte situazioni nelle quali si costituiscono i nuovi Centri Comunitari, non solo in Piemonte e nel Lazio, ma anche in Toscana e precisamente nel Pisano. Qui l’intellettuale catanese riesce a costituire un nucleo di elementi e a editare un periodico, «L’informatore sociale della Valdera», che tra il 1955 e il 1958 diffonde il verbo del Movimento olivettiano coinvolgendo giovani e intellettuali come Francesco Bagatti, che ne diviene ben presto il coordinatore[6]. L’azione svolta da Motta nella provincia di Pisa favorisce la costituzione di nuclei e simpatizzanti anche in altre località come Terricciola, Peccioli, Casciana Terme e Volterra. La diffusione del movimento però si arresta dopo l’esito negativo delle elezioni politiche del 1958, quando in questi territorio viene raccolto solo lo 0,28% delle preferenze[7]. Precedentemente il nucleo di Casciana Terme aveva anche proposto Motta come candidato sindaco alle elezioni amministrative.

Motta si impegna strenuamente in due campagne elettorali, quelle delle amministrative della primavera del 1956 e quelle successive politiche del 1958, nel quale il Movimento Comunità tenta di fare un balzo in avanti sulla scena politica italiana. Tra il 1955 e l’inizio del 1956, il Movimento cerca di proporre un’alleanza con il Partito sardo d’azione, Unità popolare, il Partito repubblicano e il Partito radicale, al fine di costruire un fronte democratico-progressista. Difficoltà varie fanno arenare il progetto e il Movimento Comunità decide di partecipare da solo alle elezioni concorrendo nel Canavese, a Torino, nella Valdera, nel Basso Lazio e in Basilicata, dove la presenza dei Centri comunitari è già radicata da tempo. È Motta a stilare la dichiarazione politica del Movimento del 14 febbraio, in cui si delinea l’analisi del mancato accordo con le altre forze politiche e si annuncia la determinazione di presentare liste indipendenti[8].

L’11 aprile 1956, la Lista Comunità si presenta alle elezioni comunali ad Ivrea con Adriano Olivetti come candidato sindaco, l’ex sindaco Umberto Rossi e il motociclista Ermanno Ozino. La lista vince le elezioni e Olivetti è nominato sindaco dal Consiglio Comunale con 18 voti su 20[9]. Questa vittoria fa sì che il Movimento Comunità sia al centro delle attenzioni della direzione del PSI e in particolare di Pietro Nenni. Quest’ultimo, dopo la denuncia dei crimini staliniani da parte di Chruščëv al XX Congresso del PCUS del febbraio 1956, sente la necessità di abbandonare l’alleanza con il PCI, che aveva contraddistinto la politica del PSI nell’ultimo decennio, per riavviare un progetto di riunificazione delle diverse anime del socialismo italiano. Per questo ha bisogno di riallacciare i rapporti con tutte le schegge socialiste “eretiche” e tra queste anche il Movimento Comunità, che considera ispirato da un socialismo pragmatico e umanistico. A tal fine chiede un incontro ad Adriano Olivetti. Il mediatore di questo appuntamento è Motta, che in passato ha conosciuto Nenni e ha buoni rapporti con il suo entourage. L’incontro si svolge il 30 ottobre 1956 a Roma, un momento di forte tensioni internazionali con le notizie della rivolta popolare che arrivano dall’Ungheria, e insieme a Motta presenziano anche Fichera e Musatti. Nonostante il cordiale colloquio, Olivetti esce deluso dall’incontro, a causa soprattutto della mancanza di concretezza nelle posizioni del segretario socialista[10]. L’occasione persa con Nenni si ripresenta in breve tempo con il PSDI ed è ancora Motta ad essere al centro della trattativa, insieme a coloro che nel movimento sono indicati come «politici», cioè Fichera, Lunati e Serafini. Anche questo tentativo di accordo non trova sbocchi pratici dal momento in cui al successivo congresso nazionale del PSDI la vittoria del centro-destra emargina chi, come Matteo Matteotti è stato l’ispiratore del progetto all’interno del partito[11].  Certo, però, che i dodicimila potenziali voti, tanti sono gli iscritti al Movimento, fanno gola e comunque, in gran parte, confluiranno nell’area socialista, dopo la rinuncia alla politica del 1961.

In occasione delle elezioni politiche del 1958, il movimento decide di presentarsi insieme al Partito dei Contadini d’Italia e al Partito Sardo d’Azione nel cartello Comunità della Cultura, degli Operai e dei Contadini d’Italia. Motta è incaricato dell’Ufficio stampa della Concentrazione ubicato a Roma in Piazza di Spagna n. 15[12].

La lista ottiene 173.227 voti alla Camera dei deputati, pari allo 0,59%, e 142.897 voti al Senato, lo 0,55%. Olivetti con 18.923 preferenze riesce ad essere eletto alla Camera[13], ma si dimetterà poco tempo dopo per incompatibilità col suo ruolo nella giunta tecnico-consultiva dell’INA-Casa. Gli subentra il 12 novembre 1959 Franco Ferrarotti, che poi aderirà al PSDI.

La scomparsa dell’Ingegnere e la continuazione dell’impegno politico nelle file socialiste

A sconvolgere la vita di Motta arriva la notizia il 27 febbraio 1960 dell’improvvisa morte dell’ingegnere Olivetti, avvenuta sul treno mentre si reca a Losanna nei pressi della cittadina svizzera di Aigle, poco distante dal confine italo-svizzero[14]. La famiglia, divisa in cinque rami, si scontra nella gestione dell’azienda, ostacolando l’ascesa di Roberto, figlio di Adriano. A capo dell’industria di Ivrea è nominato Giuseppe Pero, che cerca di dare continuità all’impresa assicurando pieno sostegno alle attività di ricerca e sviluppo nel campo dell’elettronica.

La morte di Olivetti è seguita il 9 novembre 1961 da quella tragica dell’ingegner Tchou morto, a soli 37 anni, con il suo autista in un incidente stradale. Le morti di Olivetti e di Tchou hanno conseguenze immediate. Nel giro di pochi anni la Olivetti, in seguito a una crisi industriale, è costretta dai soci che la salvano, tra cui la FIAT e Mediobanca, a cedere, nel silenzio omertoso della politica italiana, la Divisione elettronica alla statunitense General Electric, segnando così la fine dell’avventura appena agli albori dell’informatica italiana.

La scomparsa dell’ingegnere Adriano determina anche un cambiamento repentino sul piano politico. Il 10 settembre 1961 il Comitato Centrale del Movimento Comunità, riunito a Milano, approva la «rinuncia alla lotta politica elettorale attraverso una propria organizzazione», invitando al contempo i propri iscritti a continuare a far politica «nell’ambito della tradizione socialista fabiana», cosa che, d’altra parte, Motta non aveva mai smesso di fare mantenendo la propria iscrizione al PSDI in contemporanea a quella del Movimento di Olivetti.

Motta, dopo dopo la morte di Adriano, che considerava e considerò sempre, molto di più di un datore di lavoro e di un imprenditore-intellettuale di cui condivise fino in fondo le ispirazioni, ma anche e soprattutto un padre e un Maestro, collabora attivamente con testimonianze e documenti alla ricerca già avviata da tempo dello storico Caizzi[15], tesa a ricostruire la genesi e lo sviluppo della storia familiare degli Olivetti. La collaborazione non è semplice, dal momento che Motta non condivide in toto l’impostazione che Caizzi offre alla propria ricerca, critica che muove attraverso un’argomentata lettera che invia allo storico nel luglio 1961[16]. L’anno successivo verrà alla luce l’opera di Caizzi pubblicata per i tipi della UTET nella collana «La vita sociale della nuova Italia»[17].

Motta in questi anni partecipa alla discussione sulla costituzione della Fondazione Olivetti e nei primi anni Sessanta ricopre anche l’incarico di membro dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, dell’Associazione Italiana per il Consiglio dei Comuni d’Europa e della Società Filosofica Italiana. Per un certo periodo, tra il 1962 e il 1963, è assistente volontario di diritto costituzionale all’Università di Firenze, presso l’Istituto per il progresso dell’amministrazione pubblica.

La sua passione per la politica non si ferma con la morte di Olivetti. Nel 1963 si presenta come candidato del PSDI nella Circoscrizione di Pisa, Lucca, Livorno e Massa Carrara alle elezioni politiche, senza però essere eletto, nonostante uno sforzo notevole sul piano personale[18]. Durante la campagna elettorale tiene 56 comizi, di cui 24 in provincia di Pisa, 13 in quelli di Massa Carrara, 10 in quella di Lucca e 9 in quella di Livorno. Complessivamente Motta raccoglie 1.954 preferenze, così distribuite: 764 a Pisa, 218 a Livorno, 210 a Lucca e 762 a Massa Carrara[19]. In questo periodo, nonostante i molteplici impegni che spesso lo portano a viaggiare, mantiene sempre un forte legame con il territorio della provincia di Pisa, occupandosi in particolar modo delle condizioni economiche e sociali delle Colline pisane, con l’obiettivo di un organico programma di trasformazione rurale, attraverso l’introduzione di nuovi tipi di colture e di nuovi rapporti di lavoro nell’organizzazione dell’azienda agraria. Le sue realizzazioni in questo settore – suggerite da un’aggiornata interpretazione delle funzioni dell’imprenditore agricolo, ai fini dell’incremento del reddito e del miglioramento sociale delle campagne – sono seguite con crescente interesse sia nell’ambito locale, sia per il loro valore esemplare, da parte delle autorità statali, soprattutto in vista dell’integrazione dell’agricoltura italiana nel Mercato comune europeo. Va qui ricordato, come esempio concreto del suo agire, il ruolo di imprenditore agricolo “illuminato” svolto insieme alla moglie, Lilia Borri, nella conduzione dell’azienda agricola di Fichino nei pressi di Casciana Terme, risollevandola dalla grave crisi in cui era caduta durante il Secondo conflitto mondiale, dotandola di impianti di coltivazione e macchinari moderni ma soprattutto superando, ben prima della legge di riforma agraria (Legge stralcio n. 841 del 21 ottobre 1950) e per primi nella Provincia di Pisa, l’arcaico istituto della mezzadria con il passaggio a quello del rapporto datore di lavoro-operaio.

Contemporaneamente Motta è uno dei più attivi militanti del PSDI della Toscana Nord-Occidentale, occupandosi non solo di propaganda ma anche di organizzazione, tanto che il partito in questi anni cresce sensibilmente in consensi e numeri di tesserati[20]. Non si contano le riunioni e i comizi tenuti da Motta in questi anni in tutte le principali località delle province di Livorno, Pisa, Lucca e Massa Carrara, in particolare durante la campagna elettorale per le amministrative del novembre 1964. La linea politiche che sostiene è quella di Giuseppe Saragat, volta a rafforzare il centro-sinistra con l’alleanza con la DC al fine di sostenere gli interessi generali dei lavoratori, dello sviluppo economico e della democrazia in Italia[21].

Il 2 febbraio 1965 il Consiglio di amministrazione della società Olivetti, presieduto da Bruno Visentini, lo nomina Segretario dello stesso Consiglio, nonché segretario del Comitato esecutivo, mantenendo nel contempo la direzione degli Uffici della Presidenza[22]. Entra poi a far parte del Consiglio direttivo della Fondazione Adriano Olivetti, costituita allo scopo di preservare e valorizzare il lascito culturale dell’ingegnere oltre agli archivi documentari della famiglia.

Al 14° congresso nazionale del PSDI che si svolge a Napoli dall’8 all’11 gennaio 1966, Motta è eletto nel Comitato centrale del partito[23]. È favorevole alla unificazione con il PSI, proposito che viene concretizzato il 30 ottobre 1966 a Roma al Palazzo dello Sport, in occasione di una grande manifestazione che battezza la nascita del Partito socialista unificato (PSU).

Gli insuccessi elettorali degli anni successivi e le forti divisioni interne del partito portano tra la fine del 1968 e l’inizio del 1969 alla nuova scissione e alla rinascita di un’area socialdemocratica indipendente. Motta nell’occasione decide di rimanere nel partito, che nel frattempo ha ripreso la vecchia denominazione di Partito socialista italiano (PSI).

Nelle elezioni amministrative del giugno del 1970 è il terzo eletto, in rappresentanza del PSI, nel Consiglio provinciale; nella nuova giunta di sinistra guidata dal comunista Renzo Moschini è nominato Assessore alla programmazione e allo sviluppo economico, incarico che mantiene per due legislature. Il nuovo impegno è portato avanti con quello dell’Olivetti che svolge nella sede romana dell’azienda, dove cura i rapporti con gli Enti locali e territoriali.

Nel 1974 è attivo nelle file socialiste nella campagna per il “fronte del no” nel referendum abrogativo della legge sul divorzio. Alla fine del 1975 assiste la moglie, afflitta da un male incurabile che la porta via nella primavera dell’anno successivo.

Epilogo

Nei primi anni Ottanta abbandona ogni impegno politico, non condividendo il nuovo corso dato al Partito dalla segreteria di Bettino Craxi.

Nei decenni successivi si dedica alle sue passioni di lettore accanito, cinefilo e assiduo frequentatore del Cine-club Arsenale, agli amici del Gorgona-Club, alla campagna, ai lavori agricoli della fattoria del Fichino e soprattutto al mare che tanto amava.

Di lui ha scritto un ritratto affettuoso Sandra Lischi:

Per me, per tutta la vita, è stato uno di casa, uno dei vice-padri che hanno contribuito alla mia formazione, in quel gruppo di amici dei miei genitori. Una presenza ruvida e tenera, sempre attenta e lucida, divertita, provocatoria. Implacabile e preciso nel sottolineare con sincerità difetti e limiti ma anche potenzialità e talenti. Senza mai fronzoli né compiacimenti. E poi antiborghese, anche nel vestire eccentrico, nel parlare senza ipocrisie, nel chiedere di conoscere – e nel valutare – felicità o frustrazioni prima ancora dei successi o degli insuccessi materiali[24].

Motta muore a Pisa all’alba del 15 febbraio 2018.

 

Nota per le immagini: tutte le illustrazioni provengono dall’Archivio personale di Giuseppe Motta

 

NOTE

[1] Cfr. G. Iglieri, Storia del Movimento Comunità, Roma, Edizioni di Comunità, 2019, pp. 119-132.

[2] Si veda il v. pubblicato in occasione del 50° anniversario della fondazione delle industrie Olivetti, Olivetti 1908-1958, a cura di R. Musatti, L. Bigiaretti, G. Soavi, Zurich, Ing. C. Olivetti & C. spa, 1958. Il volume contiene i saggi di L. Bigiaretti, Camillo Olivetti, Domenico Burzio e F. Fortini, Introduzione ai capitoli; didascalie.

[3] Cfr. J. De Tullio, Mario Tchou e l’elettronica italiana, München, GRIN, 2014.

[4] Cfr. M. Gazzarri, Elea 9003. Storia del primo calcolatore elettronico italiano, Roma, Edizioni di Comunità, 2021.

[5] L’impegno di Motta nel lavoro di responsabile dell’Ufficio stampa del Ministero del lavoro viene premiata il 2 giugno 1957 con il conferimento dell’onorificenza a Cavaliere Ufficiale al merito della Repubblica Italiana. BFS-AS, Carte Motta/Borri, Corrispondenza, Lettera di Giuseppe Romita, Roma, 5 agosto 1957.

[6] Cfr. G. Iglieri, Storia del Movimento Comunità, cit., pp. 193 e 196-197.

[7] Ib.

[8] BFS-AS, Carte Motta/Borri, Serie Comunità, fasc. Elezioni amministrative 1956 [da controllare].

[9] Ivi, pp. 187-193.

[10] Cfr. V. Ochetto, Adriano Olivetti, cit., pp. 260-261.

[11]Ivi, pp. 263-264.

[12] Cfr. G. Iglieri, Storia del Movimento Comunità, cit., p. 239.

[13] Il Movimento di Comunità aveva già tentato l’avventura parlamentare nelle elezioni del 1953 con il nome Humana Civilitas, in tre collegi del Senato (Torino centro, Biella, Ivrea) candidando Adriano Olivetti e ottenendo 39.912 voti (10,19%), insufficienti però per ottenere un seggio a palazzo Madama.

[14] Vasta all’epoca è stata l’eco della scomparsa di Adriano Olivetti. Per una sintesi delle testimonianze di affetto e riconoscimento per l’opera prestata nel campo industriale e sociale si v. Ricordo di Adriano Olivetti, a cura della rivista «Comunità», Milano, Edizioni di Comunità, 1960.

[15] Bruno Caizzi (1909-1992), storico d’origine romagnola e di cultura cattolica, laureatosi nel 1932 all’Università di Venezia in scienze economiche con Gino Luzzatto. Nel 1936, a causa delle sue scelte antifasciste, si trasferisce in Svizzera, nel Canton Ticino, dove insegna materie economiche e storia presso la Scuola Superiore di Commercio di Bellinzona. Nelle sue ricerche e nei suoi studi si occupa della questione meridionale, dei trasporti, dell’economia lombarda nella storia e dei suoi legami con quella ticinese. Nel 1963 diviene libero docente di Storia economica presso l’Università degli Studi di Milano, cattedra che mantiene fino al 1979.

[16] La lunga lettera è poi stata pubblicata in appendice al volume Fabbrica, Comunità, democrazia, a cura di F. Giuntella e A. Zucconi, Roma, Fondazione Adriano Olivetti, 1984, pp. 247-269.

[17]Cfr. B. Caizzi, Camillo e Adriano Olivetti, cit.

[18] Si v. la presentazione della sua candidatura nei periodici «Il Collocatore d’Italia», n. 3, marzo 1963, p. 2; «La Sentinella del Canavese», n. 13, 29 marzo 1963; «Corriere elbano», n. 17, 25 aprile 1963; «Il Telegrafo», 28 aprile 1963, p. 5.

[19] Il primo eletto è l’onorevole Lami Starnuti con 4.891 preferenze. Lami poi opta per il Senato lasciando il posto a Giuseppe Averardi. Le informazioni sull’andamento elettorale di Giuseppe Motta sono tratte da BFS-AS, Carte Motta/Borri, Serie Politica, fasc. PSDI, 1963-64, Lettera di G. Motta a R. Di Palma, Ivrea, 11 giugno 1963.

[20] Il PSDI nella Circoscrizione Livorno, Pisa, Lucca e Massa Carrara alle elezioni politiche del 1963 raccoglie 49.338 pari al 5,94 % risultando il quarto partito dopo DC, PCI e PSI. Nelle precedenti elezioni del 1958 aveva raccolto 28.977 preferenze (3,6%) risultando il quinto partito dopo la DC, il PCI, il PSI e il MSI.

[21] G. Motta, Programmazione, servizio sociale e socialismo, «Socialismo democratico», organo della Federazione provinciale di Massa-Carrara del PSDI, n. 9-10, febbraio 1963, pp. 1 e 4. Si v. inoltre, G. Motta, Socialismo democratico e programmazione. 1. Il significato del Centro sinistra, e 2. Pianificazione democratica e Regioni, «Nuova politica», organo della Federazione lucchese del PSDI, a. 2, n. 2, febbraio 1963, pp. 1-2 e a. 2, n. 3 marzo 1963, pp. 1 e 4.

[22] BFS-AS, Carte Motta/Borri, fasc. Documenti personali, Estratto di nascita del Comune di Belpasso, 17 settembre 1949.

[23] G. Averardi, I socialisti democratici. Da Palazzo Barberini alla scissione del 4 luglio 1969, Milano, SugarCo. 1977, pp. 415-418.

[24]S. Lischi, L’ultimo, in S. Lischi-A. Nannicini, Guernica a Pisa. Storie di amicizia e di impegno, Pisa, ETS, 2019, pp. 11-14.

Articolo pubblicato nel febbraio del 2026.

 




Profughi dalla Venezia Giulia a Firenze: la vicenda dei Vanchetoni. Presentazione

Vi invitiamo a partecipare, in occasione del Giorno del Ricordo 2026, alla presentazione del libro di S. Bino “Profughi dalla Venezia Giulia a Firenze: la vicenda dei Vanchetoni (1947-1948”, promossa da Regione Toscana, Isgrec e dall’ISRT, il prossimo 10 febbraio alle ore 17.30 nella Sala Pegaso, P.za Duomo 10.

Dialogherà con l’Autrice il nostro direttore Matteo Mazzoni.

Programma dettaglia nella locandina/invito.

Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.




MASSONERIA E FASCISMO Dalla Grande Guerra alla messa al bando delle logge

Venerdì 6 febbraio 2026, ore 16

Accademia La Colombaria

Seminario con il patrocinio del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Pisa
e dell’Istituto Storico Italiano per l’Età moderna e contemporanea

 

Riflessioni intorno al volume di Fulvio Conti

MASSONERIA E FASCISMO
Dalla Grande Guerra alla messa al bando delle logge

Carocci editore, 2025

 

Interventi di
Fabrizio Amore Bianco
(Università di Pisa)
Fulvio Conti
(Università di Firenze)
Paolo Nello
(Accademia “La Colombaria”)




Un ricordo di Adriana Dadà

Ieri, 29 gennaio 2026, dopo una breve malattia, ci ha lasciati Adriana Dadà. Compagna impegnata fin dagli studi universitari, ha declinato la sua attività politica e sindacale attraverso un approccio materialista, di classe e libertario. Originaria della Lunigiana, ha dedicato anni alla ricerca storica presso l’Università di Firenze, distinguendosi per i suoi studi sull’emigrazione femminile e sui movimenti politici.

Nella prima fase della sua attività, Adriana si è concentrata sulla storia dei partiti e dei movimenti, con un interesse specifico per l’anarchismo italiano tra il XIX e il XX secolo e la sua diffusione nelle comunità italo-statunitensi. Tra i suoi lavori più significativi di questo periodo si ricordano: L’anarchismo in Italia fra movimento e partito: storia e documenti dell’anarchismo italiano (Milano, Teti, 1984) e la curatela di Gli anarchici nella Resistenza apuana di Gino Cerrito (Lucca, M. Pacini Fazzi, 1984) e Antifascismo anarchico: 1919-1945: a quelli che rimasero di Nino Malara (Roma, Sapere 2000, 1995).
Dagli anni Novanta, il suo focus si è spostato verso la storia delle migrazioni, in particolare i flussi in entrata e uscita dalla Toscana. Il suo lavoro è stato pionieristico nel far emergere l’invisibilità delle donne nei processi migratori, adottando una prospettiva di genere che ha restituito voce a figure storicamente rimosse.

La sua ricerca, definita spesso come uno “scavo stratigrafico”, si è avvalsa di un uso incrociato di fonti: documenti d’archivio, epistolari familiari e, soprattutto, fonti orali. Grazie a queste ultime, Adriana ha ricostruito le storie di:
– Balie da latte e migranti stagionali, considerate archetipi delle odierne collaboratrici domestiche;
– Barsane, le venditrici ambulanti della Lunigiana;
– Gruppi familiari emigrati verso la California.
Queste indagini hanno dato vita a una “memoria corale” che esplora le trasformazioni dell’identità femminile e l’impatto delle migrazioni sulle società di partenza.

Oltre alla produzione accademica, Adriana ha tradotto le sue ricerche in strumenti multimediali, mostre e videodocumentari. Il suo video Le Barsane ha vinto, nel 2009, il premio per la videoricerca indetto dall’Associazione di Storia Orale.

È stata inoltre consulente per la Regione Toscana e ha collaborato attivamente con scuole ed enti locali per promuovere percorsi didattici sui temi della multiculturalità, della pace e dell’antirazzismo. Negli ultimi anni, in occasione del cinquantenario del 1968, si è dedicata alla ricostruzione della storia del movimento studentesco fiorentino, curando pubblicazioni sull’immaginario visivo della protesta.

Bibliografia dedicata ai fenomeni migratori
a) volumi
Gente di Toscana. Nostre storie nel mondo (consulenza scientifica e parti del volume), Firenze, Consulta Regionale dei Toscani all’Estero, 2000, p. 192.
Il lavoro di balia. Memoria e storia dell’emigrazione femminile da Ponte Buggianese nel ‘900, Pacini, Pisa, 1999, p. 126.
Storia e storie della Val di Bisenzio e della Corsica. Travagliu annantu à u terrenu etnograficu corsu – toscanu, a cura di Adriana Dadà, Prato, 2000, p. 64.
Percorsi di ricerca, di storia, di vita. Dieci anni del Premio Franca Pieroni Bortolotti, a cura di Adriana Dadà, Firenze, 2000, p. 109.
Balie da latte. Istituzioni assistenziali e privati in Toscana tra XVII e XX secolo, Firenze, 2002, p. 160.
Donne e uomini migranti: ieri e oggi, Prato, Provincia di Prato, 2002 ( con DVD allegato), p. 16.
DADA’, A. – ALUIGI NANNINI, N., Verso altri mondi: donne e uomini migranti, Pisa, Pacini, 2004, p. 144.
Donne e uomini migranti. Il valore sociale della memoria, Prato, Provincia di Prato, 2006, p. 48 (con DVD allegato)
La Merica. Bagnone, Toscana – California. Donne e uomini che vanno e che restano, Firenze, 2006, p. 94.
Le Barsane. Venditrici ambulanti dalla Toscana al Nord Italia, Firenze, 2008, p. 96.

b) saggi
Emigrazione e storiografia. Primi risultati di una ricerca sulla Toscana, “Italia Contemporanea”, 1993, 192, p. 487 –502.
Introduzione ai saggi sull’emigrazione, “Documenti e studi”, a cura di Adriana Dadà, 1993, 14/15.
Dalla Lunigiana alla ‘Barsana’. Il processo di trasformazione da lavoratori agricoli stagionali in venditori ambulanti specializzati, “Bollettino di Demografia Storica”, 1993, 19, p. 111- 133.
Lavoratori dell’Appennino toscano in Corsica nel secolo XIX, “Altre Italie”, 1995, n.12, pp. 6-38 (numero monografico dedicato a “Gli italiani nel Mediterraneo”).
Partire per un figlio altrui: i racconti delle balie del Novecento, in Altrove. Viaggi di donne dall’antichità al Novecento, a cura di Dinora Corsi, Roma, 1999, p. 111 – 134.
Regioni ed aree migratorie. La Toscana e il Pistoiese, “Quaderni dell’emigrazione toscana”, n. 2, a cura di Adriana Dadà, Firenze, 2001, p. 3-10.
Strade e mestieri degli emigranti dell’Appennino toscano, in La montagna mediterranea: una fabbrica d’uomini?. Mobilità e migrazioni in una prospettiva comparata (sec. XV- XX), Torino, Gribaudo, 2000, p.153-64.
Rileggere oggi Franca Pieroni Bortolotti, in Divorare l’infinito, a cura di K. Franceschi, Firenze, Morgana, 2001, p.6-13.
Territorio e memoria: tra generi e generazioni, “La Nuova Città”, giugno 2003, pp. 22-28.
Il lavoro di balia in Valdinievole, in Il lavoro delle donne. Attività femminili in Valdinievole tra Ottocento e Novecento, Buggiano (Pistoia), 2004, pp. 83 – 126.
Donne e uomini migranti, in Viaggio nell’interpretazione della città, Prato, 2004, pp. 52 – 9.
La memoria delle donne migranti di ieri e oggi, relazione al convegno su “Le fonti orali”, Roma, maggio 2003, ora in Memorie di “classe”, Roma, 2005.
Donne e uomini migranti. Percorsi di ricerca e di azione sociale, Massa, 2006.
Migrazioni interne / migrazioni estere. Bagnone, Lunigiana 1840-1940, relazione al convegno di studi della SIDES: Le grandi transizioni tra ‘800 e ‘900. Popolazione, società, economia. Pavia, 28-30 sett. 2006, Udine, 2008.
Migrazioni di donne “invisibili”: serve e balie fra Ottocento e Novecento, in Donne in viaggio, viaggi di donne, a cura di Rita Mazzei, Firenze, Le Lettere, 2009.
Balie, serve, tessitrici, in Storia d’Italia. Annale: Migrazioni, Torino, Einaudi, 2009

b) Mostre, Cd-rom, video, DVD
Gente di Toscana. Nostre storie nel mondo, consulenza scientifica per la mostra di 45 pannelli e Cdrom, (con catalogo a stampa e Cd rom) Firenze, Consulta Regionale dei Toscani all’Estero, 2000.
Balie da latte. Istituzioni assistenziali e privati in Toscana tra XVII e XX secolo, mostra di 43 pannelli, Regione Toscana – Comune di Ponte Buggianese, Istituto degli Innocenti di Firenze, Firenze, 2001-2002 (con catalogo a stampa e video di 10 minuti).
Donne e uomini migranti: ieri e oggi, video di 35 minuti, Prato, Provincia di Prato, 2002 (con allegato opuscolo di 16 pagine).
La Merica. Bagnone, Toscana – California. Donne e uomini che vanno e che restano, mostra di 7 pannelli, Firenze, Consiglio Regionale della Toscana – Comune di Bagnone, Firenze, 2004.
Donne, uomini e bambini in guerra, video di 37 minuti, Comune di Bagnone – Firenze, Consiglio Regionale, 2004.
Donne di Lunigiana nel Novecento, parte I, video di 45 minuti, Regione Toscana – Comune di Bagnone-Portofranco – Provincia di Massa, 2006.
Bagnone-Losanna-Casablanca. Da Bruno a Omar, video di 90 minuti 8 e versione ridotta di 35 minuti) realizzato con riprese a Bagnone, Losanna e Casablanca, Regione Toscana, Comune di Bagnone, 2007.
Donne e uomini migranti: il valore sociale della memoria, DVD (allegato al volume), Prato, Provincia di Prato, 2007.
Donne di Lunigiana nel Novecento, parte II, video di 65 minuti, Regione Toscana – Comune di Bagnone, – Provincia di Massa, 2007.




Presentazione del volume di Arturo Marzano “Storia di Gaza. Terra, politica, conflitti”

L’Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’età contemporanea ha organizzato per il 5 febbraio alle ore 17, nella Sala conferenze del Museo di storia naturale della Maremma (strada Corsini 5, Grosseto) la presentazione del volume di Arturo Marzano (Università di Roma Tre), “Storia di Gaza. Terra, politica, conflitti” (il Mulino, 2025). Discute con l’autore Enrico Acciai (Università di Roma Tor Vergata), coordina Stefano Campagna (Isgrec).

La storia di Gaza è cruciale per comprendere il conflitto israelo-palestinese e le dinamiche degli equilibri politici in Medio Oriente. Simbolo di lutti, dolore e distruzione è allo stesso tempo teatro di una quotidianità che ha cercato a lungo e cerca ancora di resistere e immaginare il futuro. È anche il luogo in cui sono nate esperienze di non violenza, dialogo, tolleranza e sfida al patriarcato. Gaza non può essere identificata esclusivamente con le rovine, così come la sua popolazione non può essere ridotta ad Hamas. Nell’intento di restituire a Gaza la complessità che la cronaca da sola non può raccontare, l’autore ricostruisce la vicenda della Striscia dalla fine dell’Ottocento ad oggi, andando oltre pregiudizi e semplificazioni ideologiche, affidandosi alla metodologia storica per ricomporre una vicenda che non è solo politica e militare, ma è anche culturale, demografica, sociale ed economica.

Arturo Marzano insegna Storia contemporanea nel Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo dell’Università di Roma Tre. Si occupa di storia del sionismo, dello Stato di Israele, del conflitto israelo-palestinese e dei rapporti tra Europa e Medio Oriente. Ha lavorato in Palestina nell’ambito della cooperazione internazionale. Tra le ultime pubblicazioni: «Storia dei sionismi. Lo Stato degli ebrei da Herzl a oggi» (Carocci 2017); «Terra laica. La religione e i conflitti in Medio Oriente» (Viella 2022) e «Questa terra è nostra da sempre. Israele e Palestina» (Laterza 2024).

Info: Isgrec | 0564415219 | segreteria@isgrec.it | www.isgrec.it

presentazione-marzano




Beppe Matulli. Un uomo a cavallo del Millennio

Il 13 febbraio, alle ore 15.00, nel Salone dei Duecento in Palazzo Vecchio, il Comune di Firenze e il nostro Istituto vi invitano al seminario in ricordo di Beppe Matulli a due anni dalla scomparsa.

Ai saluti istituzionali, seguiranno le relazioni di P. Castagnetti, T. Albini, M. Mazzoni. M. C. Sechi presenterà l’inventario del fondo archivistico di Beppe depositato presso l’Istituto. R. Saccenti presenterà il volume degli atti del convegno tenuto nel 2025.

Partecipazione libera fino ad esaurimento dei posti disponibili, ma è richiesta la prenotazione, scrivendo a presidente.consiglio@comune.fi.it

INVITO_Consiglio Comunale Firenze_Beppe Matulli