Eusebio Nepi, il “sindaco carraio”

  1. Ideazione, struttura e fonti del lavoro

Ideazione

L’idea di realizzare questo lavoro risale a parecchi anni addietro quando, nello scrivere un volume sul sovversivismo e l’antifascismo nel Carmignanese, ebbi occasione di dedicare qualche pagina alla giunta socialista presieduta da Eusebio Nepi.

Fin da allora, anche se ragioni di spazio non mi permisero di approfondire l’argomento, ebbi la netta sensazione che l’attività di quell’amministrazione – per quanto limitata nel tempo, dalla fine di novembre del 1920 alla fine di marzo dell’anno successivo – era stata tale da lasciare un segno nella storia politico-amministrativa del paese.

Forte di questa convinzione, anni dopo ho presentato un progetto di ricerca al Comune di Carmignano il quale, con la sensibilità culturale che lo contraddistingue (non a caso gli si deve la realizzazione di una collana come Carmignano archeologia e storia, che, per quantità e qualità dei contributi in essa pubblicati, pochi comuni possono vantare), ha accolto la mia proposta.

Struttura. Copertina

Il volume cerca di contestualizzare l’argomento specifico, delineando la realtà politica e sociale del Carmignanese fra Otto e Novecento ed accennando agli anni del primo dopoguerra, quando, anche nella zona, si assisté alla crescita dei partiti di massa (socialisti e popolari), per poi dare conto dell’operato della giunta e concludersi con la ricostruzione delle vicende che portarono all’avvento del fascismo.

Al testo fanno seguito due appendici. Nella prima sono riportati alcuni documenti che mi sono sembrati meritevoli di essere fatti conoscere al lettore nella loro interezza, nella seconda si fornisce un quadro riassuntivo delle persone nate e/o residenti a Carmignano che figurano nel Casellario politico centrale (uno schedario degli elementi giudicati pericolosi per l’ordine e la sicurezza pubblica creato in età crispina – nel 1894 – e rimasto in funzione fino al 1968, assai dopo la proclamazione della Repubblica).

Fonti: documentarie, a stampa, orali

La ricerca è stata in primo luogo condotta sui protocolli delle sedute del consiglio comunale e della giunta, consultabili presso l’Archivio del Comune di Carmignano.

Altri documenti sono stati visionati presso l’Archivio centrale dello Stato di Roma e presso l’Archivio di Stato di Firenze.

Al Centro di documentazione 11 giugno di Poggio alla Malva ho infine avuto la possibilità di visionare in copia una lettera della figlia di Eusebio Nepi, contenente notizie utilissime per tracciare un profilo biografico del padre.

Fondamentale è stata poi la lettura delle raccolte di alcuni periodici: due di Prato (Il lavoro e L’amico del popolo), quattro di Firenze (La nazione, Il nuovo giornale, La difesa e L’azione comunista), uno di Campi Bisenzio (La riscossa), uno di Pistoia (La bandiera del popolo) e poi  La cooperazione italiana (Milano) e  l’Avanti! (Roma).

Quanto alle fonti orali, ho riutilizzato alcune interviste fatte in passato (alcune con persone che, purtroppo, non sono più fra noi).

In copertina figura un disegno di Marco Perna, realizzato a partire da una foto di Eusebio Nepi. L’autore del disegno ha giustamente scelto di far risaltare lo sguardo risoluto e inflessibile di Nepi, uno sguardo che tradisce la tempra di un uomo animato da saldi principi.

 

  1. La realtà del Carmignanese

Carmignano fra Otto e Novecento: economia

Fra Otto e Novecento nel Carmignanese l’agricoltura era l’attività più importante. La produzione era essenzialmente destinata all’autoconsumo[1], se si fa eccezione per il vino e per l’olio, entrambi di ottima qualità, che già allora  venivano collocati tanto sul mercato interno quanto su quello estero.

Il settore secondario annoverava fabbriche di trecce e cappelli di paglia, fornaci di laterizi, mulini ad acqua e pastifici, ma era imperniato sull’escavazione della pietra (basti pensare alle cave della Gonfolina, agli scalpellini ed ai cavatori di Comeana).

Carmignano fra Otto e Novecento: politica

Sul piano politico, in regime di suffragio ristretto (che abbinava il censo alla capacità: subito dopo l’Unità votava alle amministrative all’incirca il 2% della popolazione, dopo la riforma crispina del 1888-1889 all’incirca il 10%)[2] i contadini e gli operai erano esclusi dal voto ed il Comune era di fatto controllato dai proprietari delle grandi fattorie della zona (Capezzana, Artimino, Bacchereto) che lo utilizzavano come uno strumento per tutelare i loro interessi.

Memorabili sono rimasti gli scontri fra il marchese Ippolito Niccolini ed il marchese Antonio Ricci – giolittiano il primo, ascrivibile all’area della destra liberale il secondo –, scontri dettati, più che da profonde divergenze politiche, dalla rivalità commerciale che li divideva in quanto entrambi produttori di vino.

Il primo dopoguerra

Le cose cambiarono nel primo dopoguerra, quando anche a Carmignano, come nel resto d’Italia, l’insoddisfazione e la rabbia dei contadini e degli operai tornati dal fronte – i primi senza la terra che era stata loro promessa nella fase più difficile del conflitto, i secondi, che scontavano la conversione dall’industria bellica a quella di pace, spesso senza lavoro e senza prospettive – si tradusse nella clamorosa affermazione dei partiti di massa alle politiche del 16 novembre 1919 (primi i socialisti, secondi i popolari, le varie correnti liberali e radicali, pur conservando la maggioranza dei voti, persero quella dei seggi).

 

  1. Le amministrative del 1920. Il comune socialista

Risultato delle elezioni

L’anno dopo quella che i giornali definirono “Caporetto liberale”, le amministrative del 31 ottobre 1920 videro anche nel comune mediceo il successo del PSI  (che, con diciassette eletti su un totale di trenta consiglieri, ottenne la maggioranza assoluta nell’assemblea) e del PPI.

In conseguenza di questo risultato si insediò una giunta monocolore socialista guidata dal poggese Eusebio Nepi (1870-1946, figlio di Romualdo e di Annunziata Nuti), carradore, una figura molto nota perché da anni attivo nel partito, nel sindacato ed in consiglio comunale (dove era entrato nel 1908, battendosi, fra l’altro, per l’esenzione dei contadini dal pagamento dei medicinali e della retta ospedaliera). I cattolici, che lo giudicavano non all’altezza del compito, ignorante e maleducato, lo definirono per scherno il “sindaco carraio”.

La giunta rossa come elemento di novità

Interrompendo la lunga serie di amministrazioni moderate, la giunta Nepi costituì una novità assoluta: con essa i rappresentanti delle classi subalterne giunsero per la prima volta al potere ed ebbero l’occasione di dimostrare, smentendo vieti luoghi comuni, di essere all’altezza della situazione, cioè di essere capaci di affrontare e di cercare di risolvere i problemi sul tappeto, in larga parte ereditati dai rappresentanti delle classi alte che li avevano preceduti (quando Nepi si insediò, il Comune registrava un passivo di mezzo milione di lire dell’epoca).

 

L’attività della giunta rossa

La giunta si fece carico delle esigenze delle classi popolari, erogando numerosi sussidi caritativi ed impegnandosi sul fronte del contenimento dei prezzi dei generi alimentari di prima necessità: nel 1921 il prezzo medio di un chilo di pane era 1,41 lire in Italia, 1,10 a Carmignano.

L’amministrazione socialista cercò di attenuare anche la gravità del fenomeno della disoccupazione, deliberando vari lavori pubblici (di cui vi era assoluta necessità: strade, cimiteri, macelli, lavatoi ecc.) per un importo complessivo di oltre tredicimila lire.

Ma l’azione più qualificante si ebbe in materia di politica impositiva, col tentativo di spostare il carico fiscale verso una maggiore tassazione della ricchezza attraverso la rimodulazione dell’imposta di famiglia e della tassa sul bestiame, ma soprattutto grazie all’applicazione della tassa di esercizio e rivendita anche alle aziende agrarie, che – a differenza di quelle del settore secondario – fino ad allora non l’avevano mai pagata (et pour cause!). Il principio della tassabilità delle aziende agrarie fissato dalla giunta venne dichiarato valido dalla GPA: l’amministrazione socialista prese dunque una decisione che, in una realtà come quella locale, dominata dalle grandi fattorie, non è eccessivo definire rivoluzionaria.

Il riparto delle imposte dopo la caduta della giunta rossa

Non per nulla chi resse il municipio subito dopo Nepi (cioè il commissario prefettizio Ferruccio Carrara e poi il commissario regio Giuseppe Rognoni) fece seguire ad una politica di perequazione fiscale una finanza attenta soprattutto alle esigenze di bilancio ed a quelle dei ceti più abbienti (raddoppio della tassa sul bestiame, riduzione delle aliquote della tassa di famiglia stabilite per i redditi maggiori, diminuzione della tassa di esercizio e rivendita).

 

  1. La fascistizzazione del paese (1921-1923)

Colpiti direttamente nei loro interessi vitali, i “poteri forti” locali non tardarono a reinsediarsi nel palazzo comunale dopo l’abbattimento della giunta Nepi ad opera dei fascisti: la parte finale del volume è appunto dedicata al processo di fascistizzazione del Carmignanese che si compì fra il 1921 ed il 1923.

 

L’uccisione di Pucci e Verdini. Verità processuale e verità storica

Tutto cominciò il 28 marzo 1921 con l’uccisione di due carabinieri (Giuseppe Verdini e Vittorio Pucci), che la stampa e le autorità attribuirono senz’altro ai “sovversivi”, anche se in paese corse subito la voce che ad organizzare l’agguato erano stati i fascisti, alla ricerca di un pretesto per scatenare la violenza ed abbattere l’amministrazione socialista democraticamente.

Nel 1925 tre comunisti seanesi (Utinio Borchi, Anchise Spinelli e Addùe Torrini) vennero condannati in contumacia all’ergastolo per l’omicidio.

Esiste dunque una verità processuale, ma sostenere, come pure qualcuno ha fatto, che essa coincida con la verità storica denota un’assoluta ignoranza delle  norme più elementari di critica delle fonti. Per stabilire la veridicità di un documento (anche se autentico, come nel caso della sentenza in questione, che però denota la parzialità dei giudici fosse solo per il linguaggio utilizzato) bisogna infatti considerare almeno quando, da chi e perché esso è stato redatto e quindi chiedersi – nella fattispecie – quale attendibilità può avere una pronunzia emessa nel 1925 da un tribunale che operava in un periodo in cui la magistratura era soggetta all’esecutivo.

D’altronde, non essendo possibile verificare la fondatezza della voce popolare che attribuì il delitto ai fascisti, la conclusione più corretta è che le fonti a disposizione non permettono di dire con certezza come siano realmente andate le cose.

La sorte di Nepi e le amministrative del 1923

Certo è che l’accaduto fornì ai fascisti il destro per defenestrare l’amministrazione socialista e ripristinare i vecchi equilibri di potere: Nepi dovette lasciare il suo paese perché minacciato di morte, quando vi tornò venne costantemente sorvegliato dai carabinieri e si trovò in ristrettezze economiche perché molti si tenevano prudentemente alla larga dalla sua bottega. Come se ciò non bastasse, nel 1925 fu selvaggiamente bastonato dai fascisti.

Il consiglio comunale venne sciolto ed a Carmignano si tornò a votare solo nel 1923, in una tornata elettorale che servì ad avallare la cacciata delle amministrazioni comunali sgradite ai fascisti avvenute nei mesi precedenti[3]: a Carmignano (dove votò il 75,16% degli aventi diritto) i fascisti ottennero il 100% dei voti.

 

  1. Conclusioni

Quella della prima giunta socialista carmignanese fu insomma un’esperienza breve, ma di notevole interesse, che finora non era mai stata analizzata in modo approfondito. Questo volume tenta di colmare tale lacuna: saranno i lettori a giudicare se l’obiettivo sia stato o meno raggiunto.

In ogni caso, lo storico non può fare a meno di sottolineare quanto giusta, feconda e ricca di insegnamenti sia stata la vita di uomini come Nepi, cioè di tutti quei militanti, di genuina estrazione popolare, profondamente convinti della bontà dei loro ideali e pronti ad affrontare per essi persecuzioni e difficoltà materiali di ogni genere.

La Carmignano antifascista che si ricorda l’11 giugno, quella di Alighiero Buricchi e dei suoi compagni, non sarebbe forse esistita se non avesse avuto alle spalle una solida tradizione di lotte e di conquiste popolari.

Di quella tradizione l’esperienza della giunta Nepi ha rappresentato un momento centrale ed è quindi giusto che non ne vada perduta la memoria.

 

NOTE

[1] Consumo da parte dei produttori (spec. agricoli) di un’aliquota del prodotto a scopo di sostentamento.

[2] Crispi estese il diritto di voto amministrativo a tutti i cittadini maschi di maggiorenni (21 anni di età) che sapessero leggere e scrivere o che pagassero un censo molto ridotto. La riforma stabilì inoltre che nei capoluoghi di provincia e nei comuni con più di 10.000 abitanti il sindaco fosse eletto dal consiglio comunale, mentre in precedenza era nominato dal governo (nel 1881 Carmignano aveva 11.001 abitanti).

[3] Alle elezioni amministrative parziali del gennaio 1923, le prime dopo la marcia su Roma, parteciparono principalmente il PNF, spesso in alleanza con il PPI, ed il PLI, mentre i partiti di sinistra (PSI e Pcd’I) subirono forti boicottaggi o scelsero l’astensione. La legge Acerbo fu applicata solo per le politiche del 1924.