“Farestoria. Società e storia pubblica“, n. 1, gennaio-giugno 2021

Anno III, n. 1 gennaio-giugno 2021
I movimenti di Genova, venti anni dopo
a cura di Stefano Bartolini

Tra il 1999 e il 2003 lo scenario politico mondiale fu attraversato dal cosiddetto movimento “altermondista”, un soggetto composito e internazionale che muoveva da istanze economico-sociali rivendicando una globalizzazione diversa e alternativa da quella che si stava imponendo dopo la fine della Guerra fredda, sintetizzata nello slogan “Un altro mondo è possibile”.
Definita anche come “il movimento dei movimenti”, questa ondata di attivismo si caratterizzò per aver posto con forza una critica di sistema al modello di globalizzazione neoliberista (da cui l’altra definizione di “No global”, utilizzata dai media e in certi casi fatta propria dagli attivisti) ma anche per una certa dose di indeterminatezza di prospettive. Al suo interno furono presenti numerosi aspetti, anche non lineari fra loro: dai Social forum agli “assedi” contro le grandi assisi degli organismi internazionali (WTO, G8, Consiglio europeo, Davos ecc.); componenti cattoliche, marxiste, ecologiste e anarchiche; uso dei nuovi media all’epoca emergenti (video e internet) e persistenza di forme di comunicazione politica novecentesca
(volantini, musica attraverso la nuova formula dei sound system ecc.); un approccio spaziale alla dimensione dell’attivismo che tentava di coniugare la consapevolezza dell’interdipendenza planetaria con i limiti geografici di azione riassunta sempre con uno slogan, “Pensa globale agisci locale”.
Crinale fra l’ultima mobilitazione del Novecento e la prima del nuovo secolo ed incubatore di una nuova “estetica” della protesta e di forme di attivismo che si sarebbero poi manifestate di nuovo dopo la crisi economica del 2008 in Grecia e in movimenti come Occupy Wall Street e 15 Mayo (Indignados), questo movimento non sempre, e non ovunque, ha lasciato un’eredità e si è trasformato successivamente in una qualche forma di progetto e/o di organizzazione politica.
Farestoria ha voluto cogliere l’anniversario dei fatti del G8 di Genova del luglio 2001, evento segnante e simbolico tra i più importanti di quel periodo e impressi nella memoria pubblica, per iniziare a storicizzare quella fase a cavallo fra i due secoli e quei movimenti politico-sociali.

Introduzione
Stefano Bartolini – curatore – p. 5

Saggi
A. Conti, Alla ricerca di un nuovo comunismo. Rifondazione comunista e il movimento no-global (1999-2003) – p. 9
L. Cappellini, Genova 2001. Una memoria multimediale – p. 25
G. Carotenuto, Il G8 di Genova attraverso l’égo-histoire: ma io ero (noi eravamo) no-global nel 2001? – p. 45

Rubriche
Ricerche in corso
S. Bartolini, Microstoria del movimento: il caso di un collettivo a Pistoia – p. 67
Conversazioni storiografiche
Dialogo con Alessandro Portelli – p. 83
Public History
G. Paoli, L. Orsi, Genova Venti Zerouno. Il mondo che verrà – p. 91
Schede
A. Vannucchi (a cura di), La memoria di Genova. Una rassegna – p. 95
Autori e autrici – p. 101




Il PCI in Toscana

Suddivise in quattro sezioni fotografiche, le 268 immagini che compongono il volume raccontano il radicamento capillare che il Partito Comunista Italiano conobbe in Toscana tra il 1945 e il 1991. Un viaggio lungo e ricco di sfumature, capace di riflettere nell’eterogeneità territoriale della regione una parte importante della storia repubblicana del Paese. Dalle battaglie civili alle grandi questioni internazionali, passando per l’attivismo richiesto dalla vita di partito e le affollatissime feste de l’Unità, gli scatti presenti in queste pagine si pongono l’obiettivo di recuperare lo spirito di partecipazione collettiva che contraddistinse l’esperienza del Partito Comunista Italiano, valorizzandone la dimensione condivisa e trasmettendone la memoria pubblica e privata.




LA MIA DIVISA

A cura di William Gambetta

Molti conoscono Guido Picelli come l’animatore delle «Barricate di Parma» del 1922, quando al comando dei suoi Arditi del popolo guidò la vittoriosa resistenza dei rioni proletari contro migliaia di fascisti. Fu quello l’episodio più eclatante della sua vita, quello che lo rese noto ben oltre i confini della sua città. Eppure la sua esistenza fu segnata da molte altre battaglie. Dopo la Grande guerra fu un dirigente del Partito socialista e poi di quello comunista. Deputato dal 1921 al 1926, venne perseguitato durante il regime fascista. Fuggito all’estero, si rifugiò in Unione sovietica da dove, nel settembre 1936, si diresse in Spagna per combattere nelle Brigate internazionali. Morì, sul fronte di Madrid, nei primi giorni del 1937, mentre guidata i suoi uomini in battaglia.

Di Picelli sono stati messi in risalto il carisma di dirigente e le abilità di uomo d’azione ma poco è stato studiato il suo percorso politico e intellettuale. In questa edizione critica dei suoi scritti e discorsi parlamentari, per la prima volta emerge con completezza il suo pensiero, segnato dalla radicale opposizione alle classi dominanti, tanto in età liberale quanto in quella fascista. Una concezione coerente con il suo modo di vivere, con il suo essere rivoluzionario, con la lotta come «sua divisa». Rileggerne i testi è il modo migliore per sottrarlo a quella distorsione politica che è stata fatta della sua figura e per restituirle lo spessore umano e intellettuale che ebbe.




Storia della Resistenza senese

La Resistenza epilogo drammatico di un conflitto civile iniziato con l’avvento del fascismo. Le scelte di campo contrapposte di chi decise di combattere il nazifascismo e di chi lo sostenne. La guerriglia partigiana e la controguerriglia, i rastrellamenti e le fucilazioni nella dissoluzione del fascismo di Salò, fra i bombardamenti aerei e i combattimenti delle truppe tedesche e alleate. Il ruolo politico dei Comitati di liberazione nazionale e dei partiti antifascisti, il rapporto dei partigiani con un mondo contadino circondato dalla guerra e le resistenze disarmate delle donne, degli internati militari, del clero. Sono questi i temi di un libro che racconta il contributo del territorio senese alla nascita della democrazia.




Der Professor. Da preside a lavoratore coatto

All’interno del volume curato da Alda Fratello sono presenti le “Memorie dalla Germania” (il Memoriale), un fascicolo di 63 pagine con numerose correzioni e qualche vuoto. Ernesto Guidi, preside del liceo scientifico “A. Vallisneri”, si trova a Monaco di Baviera quando inizia a scrivere queste memorie. Dà le coordinate di tempo e di luogo e riflette sulla motivazione che lo spinge a scrivere, poi dedica metà del memoriale alla narrazione dell’anno scolastico, del suo arresto, del viaggio a Firenze e ad Ottobrunn. L’altra metà è dedicata alla descrizione e alle riflessioni sull’esperienza nel campo di lavoro e sul suo ruolo di lavoratore coatto.
È un documento importante ed Ernesto Guidi ne è consapevole; è lui stesso a dire che questa memoria rappresenta un materiale ricco di informazioni su un periodo dei più complessi e tragici che la storia d’Italia abbia conosciuto.




“Documenti e Studi”, n.49

Nella sezione Saggi dedicati ai temi della storia contemporanea, Dario Filippi presenta un’analisi sulla retorica, gli immaginari culturali e il linguaggio politico di Matteo Salvini, sia nei discorsi pubblici che nell’attività social. Con il suo articolo, l’autore propone una prima problematizzazione del calvinismo come categoria politica. Nella sezione dedicata ai saggi locali, invece, Feliciano Bechelli porta una nuova luce sulla guerra e la Resistenza nel Morianese e in Brancoleria, con anche un prezioso documento inedito sulla formazione partigiana di Ponte a Moriano. Sempre nella stessa sezione, Marco Marchi si concentra sulla vita privata di Ginno Bibbi, personaggio importante dell’anarchismo apuano, attraverso la corrispondenza privata con la sorella Maria.




“Documenti e Studi”, n.48

Il volume si apre con una celebrazione proposta da Roberto Pizzi riguardo i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri. La sezione di storia locale è composta da saggi ambientati ad Altopascio e a Lucca. Moreno Bertolozzi ispeziona da vicino gli uomini e le vicende del fascismo di Altopascio, soprattutto attraverso la figura di Luigi Stefanini, gerarca locale fedele a Carlo Scorza. Silvia Quintilia Angelini e Sergio Sensi, invece, mostrano l’esperienza dell’internamento libero sempre ad Altopascio (1941-1943). Infine, Nicola Del Chiaro propone le vicende del periodico d’ispirazione liberale «La Torre delle Ore» durante il biennio nero lucchese, composto da visioni reazionarie, autoritarie e repressive.




Il Novecento della Cucirini Cantoni Coats: lavoro, conflittualità e territorio nella parabola lucchese della multinazionale tessile

Partecipata italiana della potenza multinazionale J. & P. Coats, la Cucirini Cantoni Coats è stata la realtà industriale più significativa della Lucchesia. Al suo interno hanno lavorato almeno quattro generazioni di lucchesi, soprattutto donne, segnando i termini di una trasformazione produttiva che nel XX secolo ha portato la città e parte della provincia a crescere attorno al grande stabilimento dell’Acquacalda. I tre capitoli che compongono il volume, arricchiti da un saggio di Andrea Ventura, ne ripercorrono la storia lungo l’arco del Novecento. Lo fanno mettendo al centro la dimensione conflittuale, analizzando diacronicamente e dal basso quei processi di rivendicazionismo che nelle lotte del 1919-1921 si protrassero fino alla prima metà degli anni Novanta.