«Tu non sai le colline dove si è sparso il sangue».

La Resistenza ha fondato la Repubblica e la cornice dei diritti e della cittadinanza del tempo presente. Donne e uomini, in forme e con finalità diverse e talora contrastanti, hanno compiuto la loro scelta chiara e difficile, ricominciando da capo le loro vite dopo l’8 settembre, imparando a disobbedire, con costi sempre più alti man mano che passavano le settimane e i mesi. Questo libro racconta quanto accade tra 1943 e 1945 nella provincia di Lucca, parla di partigiani, di soldati e sacerdoti, di chi spara e di chi fugge, di chi protegge e di chi tradisce, e dello scenario complessivo in cui avvenne la scelta dei resistenti lucchesi – la guerra totale, la guerra ai civili nazista e la guerra civile con i fascisti. Lo fa rifuggendo la retorica e i racconti altisonanti, misurandosi con le debolezze e le tensioni, gli errori e le sconfitte: solo realismo e complessità ci paiono la via maestra per comprendere e rinnovare il fascino di quella straordinaria esperienza.




«Uomini come noi».

Nelle memorie, nelle lettere e nei diari dei combattenti italiani nella Grande guerra, il nemico emerge come una figura onnipresente, ma al contempo invisibile e intangibile. Nei confronti dell’avversario i soldati adottano pratiche e mentalità prismatiche e mutevoli, non necessariamente improntate all’ostilità e alla ricerca dello scontro. Come si legge in una celebre pagina di Emilio Lussu in Un anno sull’Altipiano, si fa largo la convinzione di fronteggiare un simile, inserito a sua volta in un sistema coercitivo che lo obbliga a lottare per obiettivi che non comprende: «Uomini e soldati come noi, fatti come noi, in uniforme come noi».
Attraverso lo studio di un corpus di testimonianze scritte, il volume esplora questo rapporto e lo precisa nelle sue diverse declinazioni (la violenza, l’odio, la solidarietà, la fraternizzazione, ecc.), tenendo conto di fattori condizionanti quali la propaganda, il contesto bellico, l’estrazione socioculturale. Il tema si conferma cruciale per comprendere l’esperienza bellica, le pratiche della lotta di trincea, le dinamiche di adesione alla guerra e i processi di mobilitazione culturale.




Condanne a morte, fucilazioni sommarie, decimazioni nella Grande Guerra: una questione ancora aperta.

Il volume raccoglie gli atti del convegno Condanne a morte, fucilazioni, decimazioni sommarie nella Grande Guerra: una questione ancora aperta (Pistoia il 24 novembre 2022), organizzato dall’ANPI Comitato Provinciale di Pistoia e dall’Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea in provincia di Pistoia, su invito del Comitato unitario per la difesa delle istituzioni repubblicane del Comune di Pistoia (CUDIR), allo scopo di avviare una discussione attorno alla possibilità di installare in città un memoriale in ricordo dei soldati italiani fucilati durante il primo conflitto mondiale. Gli autori dei tre densi saggi che compongono il libro – Irene Guerrini, Marco Pluviano e Valerio Strinati – esplorano varie questioni: il funzionamento della disciplina e della giustizia nel Regio esercito, in chiave comparativa con le altre forze combattenti; il contesto in cui operavano le corti militari italiane, specie quelle straordinarie, e le frequenti circostanze in cui si ricorse alla giustizia sommaria; il tortuoso e tutt’altro che concluso processo legislativo italiano volto a riabilitare i fucilati o, quantomeno, a ristabilirne la memoria, e l’iter che ha portato la Regione Friuli-Venezia Giulia ad approvare una legge in materia.




LIVORNO ANTIMILITARISTA

La storia di Livorno, fin dal suo sorgere, è stata segnata da una rilevante presenza di soldati, fortificazioni e caserme, dovuta all’importanza commerciale e militare del porto, ma anche per tenere sotto controllo la latente conflittualità sociale verso le autorità costituite, comprendente un’endemica refrattarietà al militarismo, tale da far registrare la più alta percentuale di renitenza alla leva della Toscana.
Dall’impresa di Libia al Primo conflitto mondiale sino ai sommovimenti post-bellici, Livorno ha quindi visto una diffusa opposizione popolare alla guerra che si è espressa con la solidarietà umana nei confronti dei giovani disertori, le agitazioni operaie nelle fabbriche militarizzate, il pacifismo sovversivo delle donne, dei ragazzi e dei “senza patria” socialisti e anarchici.
Cronache di ieri che riportano alle guerre di oggi.

Indice

7 Introduzione. Una città renitente
17 Via dall’Africa!
27 Viva Masetti, abbasso l’esercito
43 1914. Interventismo, neutralismo, antimilitarismo
73 1915. Contro i fabbricatori d’eroi
97 1916. L’ombra del disfattismo
109 1917. Caporetto sociale
121 1918. Mentre la strage dura
129 Sovversivi in divisa
145 1919. L’eredità della guerra: i moti del caroviveri
163 Fuori l’Italia dalla Russia

171 Appendice documentaria

183 Indice dei nomi




VELENO IN POLVERE

La storia ricostruita nel libro affronta l’articolata dialettica pistoiese, in fabbrica ed in città, nel quadro delle “vertenze amianto” che hanno interessato l’Italia. A Pistoia la vertenza iniziò nel 1992, con la Legge 257 sulla messa al bando dell’amianto e la nascita di una serie di sgravi pensionistici. In quegli stessi anni la Breda venne coinvolta nella liquidazione delle partecipazioni statali, che si affiancò alla vertenza amianto. Le due questioni si intrecciarono, mentre prendeva il via anche un procedimento penale e l’azienda adottava una linea ostile al riconoscimento dell’esposizione all’amianto. In questi passaggi si inserì la destra e si incrinò il rapporto tra la città, la sua classe operaia, i sindacati, i partiti e le amministrazioni di sinistra.

Indice

Prefazione di Stefano Bartolini

Ringraziamenti

Introduzione

«Nato sotto il segno dell’amianto»
«L’amianto a fibra lunga bleu»
Il 1992, la messa al bando dell’amianto e la liquidazione di EFIM
I pareri della CONTARP
La vertenza amianto tra vendita dell’azienda e scontri nei tribunali
La rottura tra i lavoratori
Gli anni 2000 e gli atti di indirizzo
Il processo penale e le costituzioni delle parti civili
La trattativa per il riconoscimento del danno
La vertenza prosegue
La sentenza “Breda 1”
Una vertenza di lungo respiro

Appendice
L’andamento epidemiologico delle malattie amianto-correlate in Italia e a Pistoia

Fonti e Bibliografia




Farestoria. Società e storia pubblica Nuova serie, Anno V, n. 2, 2023

Negli ultimi quarant’anni l’attenzione per la relazione tra scienze e imperi coloniali è divenuta sempre più ampia nell’ambito del dibattito storico. Già a partire dagli anni Ottanta la storiografia aveva iniziato a interrogarsi criticamente sulla validità del modello diffusionista di sviluppo della scienza fuori dal contesto europeo, proposto dagli studi di George Basalla; un modello che guardava al progresso scientifico come trasferimento unilaterale della conoscenza dal centro europeo al resto del mondo. Influenzate dalle prospettive marxiste e dagli studi di Michel Foucault, Edward Said e dei Subaltern Studies, le analisi si sono indirizzate, tra anni Ottanta e Novanta, sulla scienza e medicina come strumenti di consolidamento degli imperi coloniali – mezzi di sfruttamento dei territori di conquista e forze culturali di dominazione, anche se contestate e negoziate. A partire dagli anni Duemila, l’attenzione della storiografia si è progressivamente spostata sui problemi di circolazione, scambio e mobilità della scienza, indagata non più come sistema di sapere occidentale o solo come strumento dell’imperialismo europeo, ma come impresa di fabbricazione globale. All’analisi del dinamismo delle periferie si è sostituita un’attenzione per le reti, le interconnessioni e le pratiche quotidiane di produzione della conoscenza oltre le frontiere nazionali e imperiali.

Questo numero di «Farestoria» si pone in continuità con le direzioni aperte da questi studi con l’obiettivo di riflettere in maniera organica sulla costruzione e consolidamento di pratiche scientifiche nel contesto dell’espansione d’oltremare italiana. Il numero promuove una riflessione attorno a due assi di ricerca: da una parte l’esame dei processi di costruzione della conoscenza all’interno di un paesaggio allargato, quello della circolazione e riformulazione di concezioni, pratiche e “oggetti scientifici” tra spazio coloniale e metropoli, come oltre le frontiere dei domini italiani, individuando differenze e fondamenti comuni con i saperi elaborati nel contesto di altri imperi. Dall’altra l’analisi delle pratiche scientifiche intese in senso largo, esaminate nelle loro connessioni con altri campi della società, con un’attenzione per le operazioni materiali e per il corredo tecnico che accompagnano il loro sviluppo. Il numero si concentra sul rapporto tra dimensione pubblica e strutturazione della conoscenza in situazione coloniale, sugli itinerari non lineari della sua formazione, sul corredo tecnico che ne permette la costituzione.

Introduzione
Costanza Bonelli, curatrice – p. 5

Saggi
A. Ghezzi, Reti e pratiche tra fotografia ed etnografia nel primo colonialismo italiano -p. 15
R. De Robertis, Scienze e agricoltura tropicale nel ventennio fascista. Dall’Istituto Agricolo Coloniale all’Istituto Agronomico per l’Africa Italiana – p. 29
B. Falcucci, Autarchia e immaginario del safari: Vittorio Tedesco Zammarano e la caccia grossa nell’Africa italiana tra colonia e post-colonia – p. 47

Rubriche

Conversazioni storiografiche

La medicina in situazione coloniale. Una riflessione storiografica. Dialogo con Claire Fredj, a cura di C. Bonelli – p. 67

Le fonti della storia
G. Contini, Guerra di Etiopia e bombardamenti con l’iprite. Intervista audiovisiva a Sergio Belli (colonnello, nato il 17 agosto 1913 ad Abbadia Prataglia) del 19 ottobre 1993, Abbadia Prataglia (AR) – p. 83

Ricerche in Corso
M. Vernuccio, Dono diplomatico o bottino di guerra? Manti etiopici nelle collezioni museali italiane – p. 89

Memorie pubbliche e immaginari storici
S. Falocco, Roma: una sperimentazione in corso per ri-orientare la bussola – p. 99

Comunicare la storia
G. Dodi, F. Negri, Memorie consapevoli. Modena racconta il colonialismo italiano
con un progetto di public history – p. 105
H. Merini, Su Tezeta. Il Trekking UrbAfricano e altri percorsi storici, tra performatività e Public History – p. 113
F. Cutolo, A. Vannucchi, Raccontare il colonialismo e la decolonizzazione. Le iniziative dell’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea in provincia di Pistoia – p. 121
M. Fantò, «Ma davvero? lo zoo? non l’avrei mai immaginato». Quel che resta dello zoo
dei Giardini di via Palestro a Milano: gli animali, l’Impero e le memorie in città – p. 129

Autori e autrici – p. 141

ISBN 978-88-6144-089-0

ISSN 2612-7164




“Documenti e Studi”, n.54

Accanto all’articolo di Stefano Bucciarelli sulla storia quarantennale della rivista, nella sezione Saggi vengono esaminate alcune questioni immerse nel periodo tra l’Ottocento fino agli albori degli anni Duemila. L’articolo di Alessandro Labriola approfondisce un aspetto molto particolare della nascita dello stato cileno nella prima metà dell’Ottocento, ovvero il rapporto complicato tra le genti colonizzatrici provenienti dalla Spagna e dall’Europa e la popolazione locale dei Mapuche. All’estremo opposto della linea temporale, invece, Chiara Nencioni offre un’approfondita riflessione sulla guerra nei Balcani negli anni Novanta e in particolare sulla strage di Srebrenica e il tema del genocidio. In mezzo sono presente due tappe intermedie: Nicolò Paiano si sofferma sulla Bologna fascista con la storia del giornale «L’Assalto», mentre Lorenzo Ferrazzano mostra la Polonia del blocco socialista degli anni Settanta attraverso le pagine de «L’Unità» e «Rinascita».




Antifasciste e antifascisti: storie, culture politiche e memorie dal fascismo alla Repubblica

Da alcuni decenni l’antifascismo pare aver perso la sua rilevanza nel dibattito civile e storiografico. Anche il Centenario della marcia su Roma ha lasciato sullo sfondo le storie di coloro che si opposero al fascismo sin dagli anni dello squadrismo. Questo libro invece le recupera e le racconta, mettendo al centro il vissuto quotidiano, i percorsi coraggiosi e dolorosi, in nome della libertà, dentro e fuori l’Italia negli anni complicati della guerra civile europea. Si riflette anche sugli antifascismi come ideologie politiche, con saggi che prendono in esame i discorsi e le pratiche delle diverse culture antifasciste e talvolta il loro difficile dialogo. Infine, si aprono alcuni squarci su cosa accade all’antifascismo dopo il 1945, sulle dispute della memoria e sul suo utilizzo nelle battaglie politiche dei primi anni della Repubblica e della Guerra Fredda.