Buriazia

Buriazia è un libro che ha al suo interno molti libri, o per meglio dire molte sono le narrazioni che sviluppano la vicenda, centro dell’interesse: una ragazzina nata poco dopo il passaggio del fronte nella campagna pisana, figlia di una partigiana locale e di un soldato atzero, sfuggito ai tedeschi e unitosi alla banda dei ribelli. Un piccolo paese di cavatori, Castellina Marittima, separato al suo interno dalla divisione tra antifascisti e fascisti. Una famiglia numerosa e articolata, quella materna, dove la protagonista trova braccia affettuose per la sua prima infanzia. Una madre segnata dalla separazione forzata dal suo giovane compagno che, una volta sceso nella grande città vicina, Livorno, viene intercettato dagli inglesi che gli fanno un foglio di rientro per la grande Unione Sovietica. Così il giovane che non sa ancora che diventerà presto padre, si imbarca a Taranto per rientrare in patria e, al suo arrivo, lo aspettano dieci anni di Siberia. Ma il libro è anche la ricostruzione dei tentativi fatti a caldo da sua madre per rintracciare il suo giovane sposo, sparito nel nulla, tramite il Partito comunista, l’associazione Italia-Urss, con risultati assolutamente negativi. Da una disponibilità iniziale si passa a risposte fredde e evasive. Intanto però Catia è stata trasferita dalla madre a Livorno, città con la quale mai si identificherà e, una volta cresciuta, comincia, in contrasto con la madre, la sua personale ricerca del padre, questo padre così diverso dagli alti: alto, biondo e che suonava il violino. Sia per la determinazione dell’autrice che per l’intervento del caso, alla fine riuscirà trovarlo.
Ha fatto bene l’Istoreco di Livorno a pubblicarlo perché la storia riguarda un periodo che è al centro delle indagini di un Istituto come questo, ma ha fatto bene anche perché è una prova narrativa di grande spessore e non ultimo, è la prima prova narrativa di una donna.




Cafiero

Carlo Cafiero occupa un posto centrale nella storia del movimento operaio italiano, per essere stato nel 1872 tra i principali ispiratori e organizzatori della prima Conferenza della branca italiana dellʼInternazionale di Rimini. Fiduciario di F. Engels e K. Marx, nonché primo divulgatore in Italia del Capitale. Cafiero dopo la rottura con Marx ed Engels diventa amico di M.A. Bakunin ed è promotore, insieme a E. Malatesta, P.C. Ceccarelli e altri, del tentativo insurrezionale della Banda del Matese nel 1877. La vita pubblica di Cafiero si compie esattamente nellʼarco di dodici anni, tanti ne corrono fra gli sviluppi internazionalisti seguiti alla caduta della Comune di Parigi (1871) sino a quando Andrea Costa ˗ amico di Cafiero e a sua volta tra i principali esponenti dellʼInternazionale in Italia ˗ con la sua lettera Agli amici di Romagna (1879) abbandona le file dellʼinsurrezionalismo antiautoritario e si prepara a entrare nel Parlamento italiano (1882) come primo deputato socialista. La vita di Cafiero, spesa nellʼappassionata, intransigente, disperata, ma vana ricerca del “sol dellʼavvenireˮ, si chiude, infine, con la tragedia della follia.

Il libro che Masini ha dedicato a Cafiero può essere considerato la migliore biografia dellʼinternazionalista pugliese uscita finora e, nel contempo, rappresenta lʼopera nella quale si riassume e si esalta la vicenda umana e intellettuale del suo autore.

Leggere e studiare lʼaffascinante e sofferta vicenda biografica di Cafiero, qui raccontata magistralmente, è utile non solo per comprendere la storia originale della diffusione in Italia del primo socialismo, in particolare di quello di matrice antiautoritaria, ma anche per capire il suo autore e il suo metodo di studio. Masini, infatti, iniziò a pensare e scrivere questʼopera ben 25 anni prima della sua pubblicazione, e la sua preparazione lo ha accompagnato per buona parte della sua vita: fino a poco prima della scomparsa aveva lavorato a una nuova edizione, rivista e aggiornata e che ora viene alla luce.

Masini, nasce il 26 marzo 1923 a Cerbaia (FI), inizia la propria attività politica e di studioso giovanissimo negli ambienti del movimento liberalsocialista di Tristano Codignola. Il 21 gennaio 1942 è arrestato per attività antifascista e condannato a tre anni di confino da scontare a Guardia Sanframondi, nel beneventano, sul massiccio del Matese. Riacquistata la libertà, il 19 maggio del 1943, tornato a Firenze riprende i contatti con i compagni e si avvicina al Partito comunista. Quando le operazioni militari della guerra coinvolgono anche la Toscana, Masini è in prima fila per aiutare la popolazione della sua zona, ricoprendo anche incarichi di responsabilità, come quello di vicesindaco di San Casciano Val di Pesa, nominato dagli Alleati, e di membro del Comitato di liberazione nazionale locale in rappresentanza del PCI, senza tuttavia partecipare mai direttamente ad azioni militari. Nel periodo compreso tra l’ultima fase del conflitto e i momenti immediatamente successivi alla Liberazione, di fronte alla svolta di Salerno di Togliatti e all’interpretazione della lotta al nazifascismo, Masini matura la scelta di abbandonare il PCI e di avvicinarsi al movimento anarchico. È una scelta fatta con convinzione e dedizione che lo coinvolgerà per oltre un quindicennio per poi approdare nelle del socialismo democratico. Masini, però, è stato soprattutto un appassionato storico e bibliofilo, una passione che lo ha accompagnato per tutta la vita e oggi buona parte della sua eredità culturale e archivistica è conservata per sua stessa volontà dalla Biblioteca Franco Serantini di Pisa. Masini muore a Firenze il 19 ottobre 1998.




Gli anarchici nell’età repubblicana

Perché manca una sintesi storica sull’anarchismo italiano dal secondo dopoguerra agli anni della Contestazione? Si è forse determinata una parentesi in questa storia? Una parentesi che parrebbe abbracciare un lungo intervallo, nel corso del quale ci sia stata un’incapacità politica a rispondere ai nuovi problemi posti dal mutamento radicale della società italiana, iniziato con la ricostruzione lungo l’asse del modello americano e giunto al suo apice con il boom economico e poi la crisi della metà degli anni Sessanta. Non è così. Certo gli anarchici non costituivano più quella forza politica e sociale che aveva segnato la storia del nostro Paese dagli ultimi decenni dell’800 fino al consolidarsi del regime fascista, ma avevano comunque ancora la forza per lanciare una sfida a quella società, nata dalla Resistenza, che si stava definendo nell’impianto repubblicano e nello scenario internazionale. Dal quadro esaminato da Pasquale Iuso emerge una pluralità di analisi e di esperienze, fatta di scontri e scissioni, ma anche di lotte sociali e di affermazione dell’unità sindacale e dell’autonomia politica del movimento dei lavoratori, che caratterizzano questo come un periodo di transizione. Non sarà così un caso che l’anarchismo, al momento della grande trasformazione della società italiana, troverà nuovo vigore nella stagione dei movimenti e della conflittualità sociale degli anni Sessanta.




I bombardamenti aerei sull’Italia

Nella seconda guerra mondiale i bombardamenti aerei hanno avuto una parte decisiva, dal Blitz tedesco su Londra fino alle atomiche sganciate nell’agosto del 1945 su Hiroshima e Nagasaki. A lungo confinato nella dimensione militare, questo aspetto della guerra sta conoscendo in anni recenti un interesse nuovo, allargato in particolare agli effetti sulle popolazioni e al dibattito sulla legittimità di tali interventi.
Il volume presenta la storia dei bombardamenti sull’Italia attraverso un’ampia serie di contributi: dalla comparazione dei bombardamenti sull’Italia con quelli avvenuti su altri Paesi europei allo studio delle misure adottate dal regime, dalle scelte delle forze armate (esercito, marina, aereonautica) alle politiche di difesa controaerea delle città, sino alle reazioni delle popolazioni.

Indice
Nicola Labanca, Presentazione. Comprendere i bombardamenti
Prima parte: Una guerra sull’Europa
Richard Overy, I bombardamenti nella seconda guerra mondiale: nuove prospettive di ricerca
Andrew Knapp, La Francia sotto le bombe degli Alleati (1940-1945)
Jörg Arnold, «Lì dove i tetti giacciono sparsi per le strade». Nuovi studi sul bombardamento della Germania
Marco Gioannini, Bombardare l’Italia. Le strategie alleate e le vittime civili
Seconda parte: La reazione del regime
Claudia Baldoli, Il regime e la minaccia dall’aria
Paolo Formiconi, La protezione e la difesa contraerea del regime fascista: evoluzione istituzionale
Nicola Labanca, L’esercito e la contraerea (1940-1943)
Mariano Gabriele, La marina e i bombardamenti
Eric Lehmann, Il fallimento dell’aereonautica italiana
Elena Cortesi, Il «primo sfollamento» (maggio 1940-ottobre 1942)
Marta Nezzo, La protezione delle città d’arte
Terza parte: Vivere e morire sotto le bombe
Marco Fincardi, Gli italiani e l’attesa di un bombardamento della capitale (1940-1943)
Anna Scattigno, Il clero in Toscana durante il passaggio del fronte. Diari e cronache parrocchiali
Michela Ponzani, Bersagli strategici. Livorno e la memoria dei bombardamenti sul porto (1943-1945)
Gabriella Gribaudi, Tra discorsi pubblici e memorie private. Alcune riflessioni sui bombardamenti e sulla loro legittimazione

 




Quaderni di Farestoria. 2014, n. 1

Indice del numero:

Prefazione di Roberto Barontini, p. 5.
Associazione Novecento (a cura di), Severino Ferrari – L’ombra dietro il sole, la lezione di Severino Ferrari, p. 9
Severino Ferrari – Il dramma interiore di un paziente illustre delle Ville Sbertoli, p. 13
Sergio Beragnoli – Discorso tenuto in Sala Maggiore agli studenti il 24 gennaio 2014, p. 21
Giorgio Ducceschi – Prunetta. In questo paese il Reno è bambino, p. 23
Matteo Grasso – Occupazione e Resistenza in Danimarca, 1940-1945, p. 25
Maurizio Lazzari – Il brusio delle città. Leggere a Pistoia il saggio di Giandomenico Amendola, p. 33
Marcello Lucarelli – 1944. Ricordi di un’estate di guerra, p. 37
Filippo Mazzoni – La memoria della deportazione nello studio e nell’opera di Andrea Devoto, p. 51
Paolo Nesti – Conservare la Memoria, p. 57
Marco Palla – Ricordo di Ivan Tognarini, p. 61




Volontari antifascisti toscani nella guerra civile spagnola

Frutto di una lunga stagione di ricerche, il volume, curato da Ilaria Cansella e Francesco Cecchetti, vede la luce grazie al sostegno accordato dal Ministerio de la Presidentia della Spagna ai progetti dell’Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’età contemporanea. Il volume si compone di saggi, che esplorano il lungo periodo dell’impegno dei volontari toscani, tra la militanza antifascista in patria o nell’emigrazione, partecipazione alla guerra e vicende successive, tra campi di concentramento della Francia del Sud, Resistenze, ritorni. Sono allegate al testo, in formato digitale, le schede biografiche dei volontari antifascisti toscani. Allo stato attuale della ricerca, sono state ricostruite 408 storie di vita (contenute integralmente nel cd allegato al volume), ma questo lungo lavoro ha l’umiltà di dichiarare la necessità di lasciare aperta la porta a ulteriori approfondimenti.




Trekking urbano. Le vie della memoria nel Novecento senese tra storia e letteratura’

“Accanto ad una Siena storica fondata sulle tracce di uno straordinario passato medievale, e per questo conosciuta e apprezzata da tutti, ne è cresciuta un’altra moderna, certamente meno significativa e tenuta in minore considerazione, ancorché non priva di interesse, che trova i suoi riferimenti e le sue tracce nella storia della città tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del XX° secolo”. Inizia così l’ultima produzione dell’Istituto Storico della Resistenza Senese e dell’Età Contemporanea, dal titolo ‘Trekking urbano. Le vie della memoria nel Novecento senese tra storia e letteratura’, che è stata di recente presentata alla Sala delle Lupe del Palazzo Comunale di Siena.

Si tratta di un lavoro che propone due diversi itinerari cittadini, uno storico ed uno letterario, che toccano i luoghi più significativi della storia senese della prima metà del Novecento e quelli che lo scrittore Federigo Tozzi descrisse in alcune delle sue opere più significative. Periodo connotato da laceranti conflitti quello preso in considerazione, oggi leggibile grazie ai segni che emergono dagli edifici costruiti in quegli anni, alle grandi opere di urbanizzazione che rivoluzionarono il volto della città, alle tracce che il regime, la guerra fascista e la Resistenza ci hanno lasciato.

Non è casuale che l’ISRSEC abbia deciso di proporre questo lavoro agli inizi del 2014, anno in cui ricorre il centesimo anniversario dello scoppio della Prima Guerra Mondiale e il settantesimo della liberazione di Siena. Due date, 1914 e 1944, che, seppure lontane tra loro e ancor più dai nostri giorni, impongono a tutti una riflessione sul significato drammatico della guerra e sull’importanza della straordinaria partecipazione del popolo italiano nella riconquista della libertà e della democrazia.

Il lavoro si articola in una produzione cartacea e in una informatica, sotto forma di un DVD. Due materiali di un unico prodotto che possono essere utilizzati in modo complementare nella convinzione che una più attenta e profonda conoscenza del territorio in cui uno vive faciliti la lettura del passato e permetta una più convinta partecipazione alle scelte del presente.

Chi fosse interessato, può contattare l’ISRSEC via telefono 0577 271510 (tutte le mattine dalle 10 alle 12) o via mail al seguente indirizzo: istituto.siena@virgilio.it




Qualcuno era comunista. “Documenti e studi”, n. 35.

Cosa è stato il Pci? Si è trattato solo, come scrive Emanuele Macaluso, di “un corpo estraneo alla nostra società, di una agenzia sovietica al soldo del Kgb, nel migliore dei casi di una Chiesa con i suoi sacerdoti e i suoi riti da studiare come fa un archeologo dopo uno scavo”? Oppure i suoi settant’anni di storia, percorsa da lotte, difficoltà, successi e insuccessi, hanno inciso profondamente nella vicenda italiana del secolo scorso e hanno fatto di questo partito, soprattutto dopo il secondo conflitto mondiale, uno dei principali protagonisti sia del rinnovamento del Paese, sia di nuovi rapporti internazionali? Quale, dunque, il suo ruolo nella storia del secondo Novecento, ancora poco indagato dalla storiografia al contrario degli anni dell’opposizione al fascismo e della Resistenza?

“Documenti e studi” dedica il numero 35 a una riflessione dell’esperienza politica del Partito comunista italiano, riservandovi la sezione principale, intitolata, con le parole del celebre monologo poetico-politico di Giorgio Gaber, “Qualcuno era comunista”.

Il saggio di Lorenzo Orsi, Comunisti e rispettabilità. Identità sessuali e moralità dei comunisti italiani 1946 -1956 prende in esame le modalità e le motivazioni della costruzione dell’identità e della rappresentazione dell’uomo e della donna comunisti, nei primi dieci anni di storia repubblicana del nostro Paese.

Con Sandrino Petri: un sindaco comunista nella provincia bianca, Stefano Bucciarelli offre ai lettori un dettagliato e argomentato lavoro sulla personalità di Alessandro Petri (1893 – 1983), viareggino, socialista antimilitarista nella Grande guerra, antifascista negli anni del regime, primo sindaco “provvisorio” della sua città e poi eletto negli anni dell’immediato dopoguerra. Nel contributo di Emmanuel Pesi, La nascita e i limiti organizzativi del partito nuovo in Lucchesia 1943-1948, è presa in esame, calandola nella realtà locale, la tematica della elaborazione della prospettiva politica della “democrazia progressiva” e della costruzione del necessario strumento per realizzarla: non più un partito di quadri, ma un “partito nuovo”, nazionale e di massa. In La questione di Trieste a Lucca (e una conferenza di Vittorio Vidali a Lucca, 1 ottobre 1953), Armando Sestani espone la tormentata vicenda del confine orientale italiano negli anni del dopoguerra e come questa sia stata rielaborata dalle forze politiche lucchesi. Francesca Gori nel suo Il fondo della federazione provinciale di Lucca del Partito comunista italiano 1969 – 1989 dà conto del lavoro di analisi, inventariazione e riordino del materiale custodito presso l’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea in Provincia di Lucca, contestualizzandolo e indicando i criteri adoperati per la sua sistemazione. La sezione si chiude con il ricordo di due figure di militanti, Fernando Cecchi, detto “il Bebi” e Milziade Caprili a cura di Lucia del Chiaro e Stefano Bucciarelli.

Seguono poi la sezione Risorgimenti dove sono pubblicati il saggio di Roberto Pizzi su Collodi, personaggio del Risorgimento, e quello sulle memorie epigrafiche e monumentali di Tito Strocchi in provincia di Lucca di Elena Profeti, e alcune recensioni di recenti volumi.