Diario fiorentino

Pubblicato originariamente nel 1946 con una tiratura assai limitata, il Diario fiorentino (giugno-agosto 1944) dell’avvocato Gaetano Casoni costituisce una fonte storica di grande interesse per Firenze, descrivendo le più drammatiche giornate dell’occupazione fascista della città. Vi si presentano i protagonisti della Liberazione e si descrive in particolare l’impegno dell’arcivescovo cardinale Elia Dalla Costa per la salvezza della popolazione civile e del patrimonio artistico della città. Da tempo introvabile, il prezioso testo torna oggi in una pregiata edizione anastatica.
Presentazione di Umberto Tombari, introduzione di Giulio Conticelli.




Una bibita mescolata alla sete.

Il testo – suddiviso in tre parti – ripercorre l’avventura teorico/pratica dell’Internazionale Situazionista (1957-1972) attraverso l’analisi del contesto storico in cui si è sviluppata la critica situazionista all’alienazione prodotta dallo spettacolo della merce in una società dell’abbondanza che ha trasformato il consumo della merce in un canovaccio in cui ciascuno recita il proprio ruolo dettato dal benessere a lui consentito come unica fonte di felicità.
Nella prima parte, “Una bibita mescolata alla sete”, l’analisi si concentra sull’età del cambiamento – ossia l’età d’oro del capitalismo riformato (1947-1973) – che nel secondo dopoguerra ha modificato e, in alcuni momenti, travolto i valori culturali, morali, comportamentali di un’estesa categoria sociologica [la gioventù] non più circoscrivibile né entro la semplice età anagrafica, né contenuta tra i rigidi steccati dell’appartenenza sociale. In tale tempra, l’Internazionale Situazionista sembrò assumere il ruolo di una nuova e fresca bibita in grado di placare – ma non soddisfare del tutto – la sete di giustizia, uguaglianza, libertà, bellezza, felicità che il progresso tecnologico e lo sviluppo economico suscitava all’interno di un cambiamento imposto dalle regole di controllo del sistema capitalistico. In tal modo l’aver accettato la posta in gioco del cambiamento, ha spinto l’I.S. a gareggiare con il sistema capitalista al fine di rompere le regole di controllo e di addomesticamento del progresso tecnologico e dello sviluppo economico, proponendo una nuova idea di felicità centrata sulla costruzione di situazioni dove “vivere senza tempi morti e gioire senza ostacoli” sia il preludio di una nuova civiltà non più basata sullo scambio economico, bensì sul dono.
La seconda parte, “Il ciclo vitale di un’avanguardia”, nel cogliere gli elementi artistici e filosofici che hanno caratterizzato l’operato dell’I.S. all’interno del milieu gauchiste, ripercorre le tappe evolutive dell’organizzazione situazionista dai suoi prodromi sino al suo epilogo attraverso una disamina dei documenti pubblicati dall’omonima rivista, della corrispondenza fra i membri dell’organizzazione e i gruppi/movimenti/personalità ad essa collegati, degli archivi dell’I.S., delle Conferenze promosse e degli scandali orchestrati nelle gallerie d’arte come nelle università, dai quali poter evincere non tanto l’originalità del movimento, quanto piuttosto la sua contemporaneità, nel senso di esser stato al passo coi tempi della trasformazione economica, scientifica, tecnologica e di costume in atto nella società dell’opulenza che ha contraddistinto i Paesi occidentali durante la seconda metà del Novecento.
La terza e ultima parte del presente lavoro consta di un “Glossario di architettura e urbanistica situazionista”, in cui sono esposti i concetti e gli aspetti nodali del pensiero situazionista così come si è formato e trasformato nel corso del tempo. Ciascuna VOCE rappresenta un momento fugace, ma essenziale, della sperimentazione fattiva dei protagonisti di un’avventura iniziata nei primi anni ’50 del secolo scorso (quando la modificazione radicale dell’ambiente era ancora acerba) tesa a contrastare il dominio assoluto del capitalismo sullo spazio/tempo della vita quotidiana attraverso la pianificazione del territorio urbano. Tutto ciò si è concretizzato in una critica della GEOGRAFIA UMANA come metodo e prassi per una RIVOLUZIONE SOCIALE in cui gli individui e le comunità – per dirla con Guy Debord – possano finalmente «costruire le località e gli avvenimenti corrispondenti all’appropriazione, non più soltanto del lavoro, ma della loro storia totale».




La prima estate di guerra. Diario di un anarchico (1 maggio-20 settembre 1915)

Il diario di Luigi Fabbri è un documento straordinario nel suo genere, rimasto chiuso nei cassetti dell’archivio familiare per oltre 85 anni e riemerso alla luce del sole grazie alla generosità della amata figlia Luce, che alla fine del secolo scorso ne volle fare un gentile omaggio agli amici e compagni italiani. Il diario è un unicum, primo perché è un’opera rara e originale di tipo memorialistico che proviene dal campo libertario e forse non solo, secondo perché è la testimonianza viva del perturbamento e della drammatica divisione tra interventisti e anti-interventisti scatenata dall’esplodere del Primo conflitto mondiale.
Scritto durante i primi mesi di guerra, dalla riflessione quotidiana del leader anarchico emerge, oltre la propria adesione convinta ai principi dell’internazionalismo e del cosmopolitismo libertario, la persuasione che l’unica possibilità di frenare il massacro fosse quella di un’opposizione reale anti-monarchica e anti-giolittiana in considerazione del fatto che la monarchia era la principale sostenitrice del fronte bellicista e che il sistema politico clientelare giolittiano avesse contribuito notevolmente a favorire le scelte interventiste dei moderati.
Fabbri, nella sua riflessione quotidiana, non disgiunge l’analisi della politica interna dagli avvenimenti internazionali e dalle condizioni di difficoltà che attraversava il movimento anarchico stretto nella morsa della repressione e della guerra. Il Diario si interrompe il 20 settembre, senza apparenti ragioni, il giorno prima l’«Avanti!» era uscito con un articolo dedicato alla Conferenza di Zimmerwald dal titolo L’Internazionale non è morta.




Sulle tracce della memoria

Pubblicata in occasione del 70° anniversario della Liberazione, con il finanziamento della Regione Toscana, questa guida storica curata dall’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea in provincia di Pistoia propone a turisti, scuole e appassionati alcuni itinerari da percorrere per conoscere i luoghi e le vicende della seconda guerra mondiale e della Resistenza.

L’opera è suddivisa in cinque itinerari ideali, percorribili in alcuni casi a piedi, in bicicletta o con altri mezzi di trasporto, e toccano monumenti, lapidi, targhe, cippi disseminati in provincia di Pistoia. A colori, corredata di mappe e fotografie, unisce notizie sul contesto storico e naturalistico della zona.
Punto di partenza la città capoluogo, oggetto del primo itinerario, spostandosi poi verso la Montagna pistoiese (secondo itinerario), la Valdinievole, la Svizzera pesciatina e il Padule di Fucecchio (terzo e quarto itinerario), fino alla Piana pistoiese, comune di Montale e dintorni (quinto itinerario).




Spaesamenti

Sono ormai passati 70 anni dal 25 aprile 1945: gli studi storici non hanno mai smesso di indagare le vicende della Resistenza e della società italiana in tempo di guerra, questioni fondamentali per la comprensione del nostro paese oggi. Ogni tempo pone domande differenti al passato, segno del cambiamento degli strumenti concettuali e delle sensibilità interpretative. Questo libro cerca di portare un contributo articolato e innovativo su temi poco frequentati dalla storiografia, partendo da alcune ricerche relative al territorio di Livorno. Lo spaesamento è la parola chiave che riunisce tutti i saggi, in primo luogo come disorientamento soggettivo, provato dalle persone a causa delle distruzioni e dei drastici cambiamenti imposti dalla guerra. Ma uno spaesamento vi fu anche in senso figurato: sia come alterazione oggettiva del paesaggio tradizionale che come negazione del concetto stesso di Paese, ormai in balia di forze militari straniere. In questa accezione Livorno rappresenta certamente un caso limite: nella seconda metà del 1943 la città venne completamente evacuata dai bombardamenti alleati e dall’esercito di occupazione nazista. La provincia fu così privata del capoluogo, la sua popolazione completamente rimescolata.

I saggi contenuti nel presente volume partono da questa riflessione per declinare domande differenti che toccano molteplici aspetti della società livornese nel corso della guerra: il faticoso tentativo di organizzare una rete clandestina antifascista nel territorio provinciale, la storia della deportazione di un nucleo di famiglie ebraiche rifugiate al Gabbro, nelle colline livornesi, la ricostruzione delle giornate a ridosso del 25 luglio ’43 a Rosignano, piccola città-fabbrica della costa, lo straordinario resoconto del vissuto quotidiano di un internato militare in Germania, lo sfollamento del clero della diocesi di Livorno impegnato nella ricerca di salvezza fisica ma anche nel dare sostegno spirituale alle comunità. Si tratta di lavori che pongono nuove domande alla nostra storia, proponendo altrettante piste di ricerca per la storia locale e non solo.




Firenze in guerra 1940-1944

Il volume riproduce il percorso documentario della mostra Firenze in guerra 1940-1944 promossa dall’Istituto Storico della Resistenza in Toscana in occasione del 70° anniversario della Resistenza e della Liberazione.
I contributi introduttivi illustrano il work in progress che ha accompagnato il progetto espositivo e intendono guidare il lettore attraverso una serie di questioni storiografiche al centro della mostra.
Obiettivo della ricerca è stato quello di indagare da vicino l’impatto della guerra sulla popolazione di una grande area urbana, provando ad evidenziarne specificità e connessioni con la cornice nazionale.

Indice del Catalogo

Presentazione, Sara Nocentini

Premessa, Andrea Barducci

Firenze, la guerra e il Novecento. Le ragioni di una mostra, Simone Neri Serneri

Firenze in guerra: il percorso espositivo, Valeria Galimi, Francesca Cavarocchi

Site specific per i luoghi e le storie di Firenze in guerra, Giacomo Pirazzoli, Francesco Collotti

Memorysharing a Firenze, Filippo Macelloni, Lorenzo Garzella

Saggi
Firenze in guerra 1940-1943

Dal fascismo alla guerra: il ruolo di Firenze nel contesto nazionale, Enzo Collotti
L’economia fra guerra e dopoguerra, Andrea Giuntini
La città di fronte alla guerra: lo “spirito pubblico” a Firenze, Valeria Galimi
La Chiesa a Firenze durante la guerra, Bruna Bocchini Camaiani
La rete degli enti culturali fra mobilitazione e assistenza bellica, Valeria Galimi
Cultura e propaganda: musica, teatro, arti figurative, Francesca Cavarocchi
La stampa quotidiana a Firenze dalla dichiarazione di guerra al 25 luglio 1943, Renzo Martinelli
La tutela del patrimonio artistico fiorentino negli anni di guerra, Francesca Cavarocchi
Alessandro Pavolini, Mimmo Franzinelli

Dopo l’8 settembre
Firenze in guerra: dall’estate del 1943 alla Liberazione, Francesca Cavarocchi
La deportazione politica a Firenze e in Toscana, Camilla Brunelli
Persecuzioni antiebraiche a Firenze: dalla guerra alla Shoah (1940-1944), Valeria Galimi
La città della Resistenza, Simone Neri Serneri
I “ragazzi di San Frediano”: attorno alla storia dei GAP, Santo Peli
Nello Baroni nei giorni dell’emergenza, Claudio Cordoni
«Qui gli Alleati trovarono una nuova Italia», Pier Luigi Ballini

Documenti

Cronologia essenziale, a cura di Carmelo Albanese

 




Dopo la Liberazione

Il libro, secondo volume di una ricerca promossa dalle amministrazioni comunali di Barberino Val d’Elsa, Tavarnelle e San Casciano Val di Pesa e coordinata dall’Istituto Storico della Resistenza in Toscana, ricostruisce il processo di uscita dal conflitto e di transizione dal fascismo alla democrazia che prende avvio tra Val d’Elsa e Val di Pesa successivamente alla liberazione del luglio 1944.

A fronte delle elevate perdite materiali e umane che la guerra aveva comportato, il volume analizza il quadro di profonda emergenza che caratterizzò all’indomani della liberazione queste comunità, ripercorrendo al contempo gli sforzi profusi dalle autorità locali per risolvere le molteplici criticità lasciate dal conflitto. L’assistenza agli sfollati, ai senzatetto, ai reduci e alle famiglie dei caduti, la scarsità di cibo e la conseguente diffusione di malattie, la penuria di risorse, la distruzione di case, strade e infrastrutture, l’interruzione delle attività lavorative e la dispersione della manodopera, sono appunto alcune delle pressanti questioni alle quali dovettero porre rimedio le amministrazioni locali dopo il passaggio del fronte. Il cammino di uscita dalla guerra, per quanto difficoltoso, è però sostenuto e stimolato dal contemporaneo rifiorire di nuove libertà politiche e sociali che si affermano all’insegna di un’evidente discontinuità col passato del paese, benché ancora in presenza di alcuni nodi irrisolti, eredità della precedente storia italiana. Condizioni che, una volta ricondotte entro la cornice storica degli eventi nazionali e locali, contribuiscono così a mettere in luce l’opera straordinaria svolta in quegli anni cruciali da amministrazioni civili e comuni cittadini nel tracciare il percorso di rinascita del paese.

 Indice del volume

Capitolo 1 – “Uscire dalla guerra”: il Comune e l’assistenza postbellica

Capitolo 2 – Governare l’emergenza: fame e malattia

Capitolo 3 – Offese belliche e ricostruzione

Capitolo 4 – Rapporti di potere e trasformazione democratica

Francesco Fusi è laureato in Storia presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze ed è attualmente dottorando in Storia presso l’Università di Pisa. Collabora con l’Istituto Storico della Resistenza in Toscana e fa parte della redazione di ToscanaNovecento, portale di storia contemporanea. Ha collaborato con suoi contributi alla realizzazione di 21 luglio – 4 agosto 1944. I giorni della liberazione. Le truppe neozelandesi da San Donato alle porte di Firenze (Firenze, 2009), Cento anni. Banca del Chianti Fiorentino. Una storia di territorio, mercato, società a cura di Alberto Ciampi (Firenze, 2009) e Dal Chianti alla nazione. Patrioti, comunità e “paesaggio” nel Risorgimento italiano (Firenze, 2011). Insieme a Pietro Brunelli pubblica nel 2012 il libro Patria, libertà e progresso. Storia e simboli di Mutuo Soccorso dall’archivio della Fratellanza Artigiana di Greve in Chianti (1882-1956).




Otello Gaggi. Vittima del fascismo e dello stalinismo

Otello Gaggi (1896-1945) è un anarchico, operaio nella Ferriera di San Giovanni Valdarno, riparato in modo avventuroso in Russia per sfuggire alle persecuzioni fasciste. Nel periodo delle purghe staliniane è arrestato a Mosca e, in quanto “controrivoluzionario”, relegato per oltre un decennio in vari Gulag, fino a trovarvi la morte dopo indicibili sofferenze. Archetipo di vittima dei totalitarismi novecenteschi, caso di risonanza internazionale, la sua tragica fine – insieme a quella di altri antifascisti italiani rifugiati in urss – è la diretta conseguenza dei silenzi, delle omertà e delle complicità dei dirigenti del pci. Queste pagine ne ricostruiscono la storia di vita sia sotto il profilo umano che politico, attraverso testimonianze familiari esclusive e anche, rispetto alla prima edizione del 1992, con documenti inediti provenienti dagli archivi sovietici.