Call for Papers del numero monografico della rivista «Farestoria. Società e storia pubblica», n. 1 (2027)

Scritture di “gente comune”?

Ricerche, archivi e usi pubblici delle scritture popolari (XIX-XXI secolo)

a cura di Stefano Campagna e Francesco Cutolo

Call for Papers del numero monografico della rivista «Farestoria. Società e storia pubblica», n. 1 (2027)

Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea in provincia di Pistoia

Il ricorso alla scrittura da parte di uomini e donne estranei alle élite sociali e al ceto intellettuale, benché affondi le sue radici nell’età medievale e moderna, conobbe un ampliamento graduale e significativo a partire dal XIX secolo. L’estensione dell’alfabetizzazione e della scolarizzazione, che favorì la diffusione delle pratiche scrittorie anche tra i bambini, i processi di nazionalizzazione delle masse, che integrarono ampi settori della popolazione nello Stato nazionale, e la crescente partecipazione delle classi popolari alla vita pubblica tra Ottocento e Novecento contribuirono ad allargare progressivamente la cerchia degli scriventi. Incise altresì la democratizzazione della posta, che rese la corrispondenza epistolare una pratica accessibile anche ai ceti popolari e a quanti avevano competenze scrittorie minime[1].

Furono però i grandi fenomeni di massa, violenti e traumatici, come le guerre mondiali, le migrazioni, gli internamenti e le catastrofi, a generare condizioni di separazione e destabilizzazione che, a loro volta, spinsero la “gente comune” a ricorrere, spesso per la prima volta, alla scrittura. Da tali contesti scaturì una straordinaria varietà di pratiche scrittorie che dovevano servire a mantenere i legami con i propri cari o le proprie comunità di appartenenza, a testimoniare esperienze vissute, desideri e aspirazioni, a rivolgere suppliche alle autorità o a lasciare una traccia di sé. Parallelamente, la nascita del divismo, l’avvento della società dei consumi, l’affermazione del “culto della performance” e, più recentemente, il diffondersi delle tecnologie digitali hanno ulteriormente rafforzato il legame tra scrittura e costruzione delle identità individuali e collettive.

Tuttavia, la storiografia ha a lungo trascurato queste fonti, fino alla loro riscoperta tra gli anni Settanta e Ottanta del Novecento, nel quadro del crescente interesse per la storia “dal basso” e per le classi subalterne. Tanto in Italia quanto in Europa, «il fiume carsico delle scritture popolari»[2] — per riprendere l’espressione coniata da Antonio Gibelli in riferimento agli egodocumenti prodotti durante il primo conflitto mondiale — è tornato alla luce, rivelandosi un fecondo ambito di ricerca. In Italia, questo filone si è distinto per la diffusione di iniziative di raccolta, conservazione e valorizzazione delle scritture autobiografiche, spesso nate per iniziativa dei cosiddetti “storici scalzi” (come nel caso della scuola di Rovereto e Trento) o comunque caratterizzate dalla sinergia tra mondo accademico, ricercatori indipendenti e comunità locali. Ne è derivata una rete di archivi, istituti, seminari permanenti e riviste che hanno fatto della conservazione, dello studio e della valorizzazione di queste fonti un vasto e articolato campo d’indagine.

Ad accompagnarne lo sviluppo è stato un costante dibattito storiografico, che muove fin dalla difficoltà a denominare l’oggetto di studio. Per identificare la produzione scritta di «soggetti che non usano la scrittura in modo professionale, ma con competenze scrittorie e livelli di scolarizzazione assai eterogenei»[3] sono state impiegate nel tempo definizioni quali “scrittura popolare” e “scrittura di gente comune”, oltre alle espressioni ordinary writing ed écriture ordinaire, impiegate rispettivamente in area anglosassone e francese. Nessuna di queste definizioni, però, sembra poter restituire compiutamente la complessità e il carattere plurale di questi scritti: da questa problematicità scaturisce la forma interrogativa scelta per il titolo del fascicolo.

Ad essere oggetto di discussione sono state, inoltre, le questioni della rappresentatività e dell’attendibilità degli egodocumenti, data la loro natura soggettiva, con diversi studiosi che hanno mosso obiezioni al loro uso nell’indagine storica. Anche per questo, si è sviluppata un’articolata riflessione metodologica e lo studio di queste fonti si è arricchito di prospettive plurali, capaci di coniugare l’originario approccio “dal basso” della storia sociale con l’analisi microstorica, la storia culturale, la storia delle emozioni, la storia dei consumi, i memory studies, l’analisi linguistica e quella della materialità della scrittura e dei suoi supporti. Non è però infrequente l’uso acritico degli egodocumenti, trattati come corredo illustrativo di tesi già dimostrate o come “serbatoio” di citazioni suggestive, ignorandone il contesto di produzione e tenendoli ai margini della problematizzazione. Si tratta di approcci che offrono il fianco a quanti contestano la legittimità storiografica di queste fonti e che finiscono per indebolire tale campo di studi.

Le scritture popolari hanno poi guadagnato crescente presenza pubblica, come provano le numerose edizioni di testimonianze e i vari musei, mostre, documentari, podcast, produzioni teatrali, progetti di Public History dedicati a scritti intimi. Negli ultimi anni, questo filone si trova anche a far fronte alle trasformazioni profonde determinate dalla rivoluzione digitale, che ha modificato le pratiche di scrittura della gente comune (blog, social network, messaggistica, ecc.), ponendo nuovi problemi di raccolta, conservazione e consultazione. In parallelo, si sono sviluppati progetti di digitalizzazione e di impiego dell’intelligenza artificiale nell’analisi di queste fonti. Quest’ultima offre possibilità inedite, ma pone anche interrogativi metodologici ed etici.

All’approfondimento di questi temi, la rivista «Farestoria» dedica un numero monografico e apre una Call for Papers per sollecitare l’invio di contributi per la sezione “saggi” e per quella “rubriche”, con l’auspicio che le singole esperienze di ricerca siano poste in dialogo con il dibattito storiografico e con una riflessione metodologica sugli egodocumenti. Le proposte potranno svilupparsi lungo le seguenti traiettorie di indagine (la lista non deve considerarsi esaustiva):

  • Problemi, metodi e approcci
  • Analisi di tipologie di scritture e contesti di produzione:
    • Scritture di guerra (soldati, prigionieri, civili in guerra)
    • Scritture migranti
    • Scrittura e storia postale
    • Scritture di supplica e petizioni ai potenti
    • Scritture dei lavoratori e sul lavoro
    • Scritture dei girovaghi
    • Scritture e identità/relazioni di genere
    • Scritture educative e “bambine”
    • Scritture carcerarie e della reclusione
    • Scritture e consumi
    • Scritture della celebrity culture
    • Scritture e crisi (epidemie, catastrofi naturali)
    • Scritture esposte (graffiti, iscrizioni, scritte murali, ecc.)
    • Scritture dell’Io nell’era digitale
  • Rapporto tra scritture di gente comune e storia orale
  • Valorizzazione di singole testimonianze o di piccoli fondi documentari
  • Conservazione, valorizzazione ed esperienze di raccolta delle scritture popolari
  • Scritture popolari e Digital Humanities (ad es., progetti di digitalizzazione, portali web dedicati, uso dell’intelligenza artificiale)
  • Usi, circolazione nei media di massa (film, serie tv, videogame, ecc.) e storia pubblica
  • Progetti didattici e di Public History

CANDIDATURE

Le proposte, di massimo 3.000 battute spazi inclusi, e accompagnate da un breve curriculum del soggetto proponente, di massimo 2.000 battute spazi inclusi, dovranno essere inviate all’indirizzo e-mail farestoriaredazione@gmail.com (e per conoscenza ai seguenti indirizzi: francesco.cutolo.pistoia@gmail.com e stefano.campagna2@gmail.com) entro il 10 novembre 2026. I risultati della selezione saranno resi noti indicativamente entro la fine di novembre 2026. La consegna dei testi definitivi dovrà avvenire entro il 30 aprile 2027.

Potranno essere inviate proposte, al massimo una per proponente, da parte di studiose e studiosi, associazioni, gruppi informali, musei, enti e istituti culturali, scuole di ogni ordine e grado. Gli abstract inviati dovranno contenere un titolo provvisorio, una breve sintesi dell’argomento che si intende trattare, gli eventuali interlocutori e/o i soggetti coinvolti. Il proponente deve indicare nell’abstract se intende candidarsi per la sezione “saggi” o per quella “rubriche”, specificando in tal caso per quale tipologia intende concorrere (vedi sotto). I curatori del numero potranno in ogni caso suggerire una collocazione specifica per le proposte pervenute sulla base del loro contenuto.

I SAGGI dovranno rientrare tra le 35.000 e le 50.000 battute, note e spazi inclusi, e saranno sottoposti a referaggio.

Tipologie di RUBRICHE (non sottoposte a referaggio esterno) per le quali è possibile inviare proposte:

— “Casi studio”

Redazione di un testo di massimo 15.000 battute spazi inclusi con note all’americana e bibliografia a corredo incentrato sullo studio di uno o più casi di particolare interesse.

— “Comunicare la storia”

Redazione di un testo di massimo 15.000 battute spazi inclusi con note all’americana e bibliografia a corredo incentrato sugli obiettivi e sugli strumenti di comunicazione e divulgazione nelle attività realizzate.

— “Conversazioni storiografiche”

Realizzazione e trascrizione di un dialogo, sotto forma di intervista, di massimo 50.000 battute spazi inclusi, con un/a storico/a, da indicare nella proposta. Non sono previste note.

— “Forum storiografico”

Realizzazione e trascrizione di un dialogo a più voci, di massimo 70.000 battute spazi inclusi, con storici e storiche, da indicare nella proposta. Non sono previste note.

— “I ferri del mestiere. Fonti per la storia”

Redazione di un testo di massimo 20.000 battute spazi inclusi con note all’americana e bibliografia, nel quale vengono presentati archivi, centri di documentazione, fondi, fonti, gruppi di documenti e biblioteche, ecc., con particolare attenzione a quelli che presentano problematiche di tutela, valorizzazione e conservazione.

— “Public History”

Redazione di un testo di massimo 20.000 battute spazi inclusi con note all’americana e bibliografia a corredo incentrato su progetti di Public History che vedono forme di partecipazione del pubblico, sulla valenza pubblica degli stessi e/o sulla valorizzazione, patrimonializzazione e/o decostruzione di memorie storiche attraverso queste attività.

— “Rassegne”

Redazione di un testo di massimo 40.000 battute spazi inclusi, con note all’americana e bibliografia, dedicato all’analisi di una serie di prodotti (libri, film, serie tv, giochi, dischi e canzoni, podcast, eventi a tema, ecc.) incentrati su un tema. Il testo dovrà articolarsi in una breve parte introduttiva di contestualizzazione, con l’indicazione dei criteri di selezione, seguita dalle schede analitiche dei prodotti prescelti.

— “Storia orale”

Redazione di una ricerca di storia orale di massimo 30.000 battute spazi inclusi con possibilità di inserire note a piè di pagina inerenti ai promotori e alle promotrici e/o ai fruitori e alle fruitrici delle attività e dei progetti realizzati.


[1] D. Vincent, The Rise of Mass Literacy, Cambridge-Malden (Mass.), Polity, 2000 (trad. it: Leggere e scrivere nell’Europa contemporanea, Bologna, il Mulino, 2006).

[2] A. Gibelli, Un fiume carsico tornato. Scritture di guerra di gente comune. Il primo conflitto mondiale dalle testimonianze scritte alla memoria multimediale, in F. Caffarena, N. Murzilli (a cura di), In guerra con le parole, Trento, Fondazione Museo Storico Trentino, 2019, pp. 17-31.

[3] F. Caffarena, L’Archivio Ligure della Scrittura Popolare: origini e sviluppi, in «Revista de historiografía», 37 (2022), pp. 111-126.




*Tempo di scuola 2027*, il piano dell’offerta formativa Isgrec per insegnanti e studenti (a.s. 2026-2027)

 

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LA REPUBBLICA DEI PARTITI. Il nuovo corso di formazione Istoreco Livorno.

LA REPUBBLICA DEI PARTITI
Ideologie, famiglie politiche e pratiche nella democrazia italiana

Al via il prossimo 9 ottobre un corso di formazione per docenti aperto a tutta la cittadinanza a cura di ISTORECO

Quest’anno si sono celebrati gli ottant’anni della Repubblica italiana. Oltre alle iniziative organizzate per il 2 giugno scorso abbiamo pensato di proporre un approfondimento attraverso un corso di formazione per docenti – aperto a tutta la cittadinanza – dedicato alle famiglie politiche, ai partiti e alle figure più rappresentative della prima fase di vita della società italiana, dal dopoguerra ai primi anni Novanta.

Benché la quasi totalità delle strutture che hanno regolato quel capitolo di vita pubblica – e non solo – della nazione sia oggi scomparsa, ci è parso fondamentale cercare di capire che cosa sono state, cosa hanno rappresentato e quali suggestioni possono suggerire per il futuro. Lo faremo attraverso alcuni tra i libri più aggiornati della storiografia nazionale, con l’aiuto dei loro autori, di qualificati docenti universitari, ricercatori e protagonisti di quelle vicende. Lo scopo non è certo quello di rifugiarsi nel passato, ma di comprenderlo al fine di tentare di decifrare – almeno in parte – la società odierna e i dubbi che ci pone quotidianamente.

 

– GLI INCONTRI

9 Ottobre, ore 17.00 / L’idea di Repubblica

Lessico della Repubblica. Dal Risorgimento all’integrazione europea, diretto da Maurizio Ridolfi, il Mulino, 2026

Dicembre / Il cattolicesimo

Alcide De Gasperi. La cultura di un politico cattolico, di Jacopo Cellini, Carocci, 2025

Febbraio / Il socialismo

Malgrado tutto dobbiamo farcela: i socialisti e lo Shock of the Global, di Jacopo Perazzoli, Biblion, 2024

Marzo / Il comunismo

Donne comuniste nell’Italia del Novecento. Partito, società, identità di genere, a cura di Fiammetta Balestracci, Viella, 2025

Aprile / L’ azionismo

Ferruccio Parri. Dalla genesi dell’antifascismo alla guida del governo, di Andrea Ricciardi, Biblion, 2023

 

– SEDE

Edificio dell’Orologio – Sede ISTORECO (Piazza Luigi Orlando, Livorno)

 

– ORARIO

Tutti gli incontri si terranno indicativamente alle ore 17.00. Nel corso dei mesi sarà pubblicata, per ciascun appuntamento, un’apposita locandina con la data, l’orario definitivo e i nomi dei relatori.

 

– ATTESTATO

ISTORECO ETS è parte della Rete degli istituti associati all’Istituto Nazionale “Ferruccio Parri” (già INSMLI), riconosciuto agenzia di formazione accreditata presso il MIM. Sarà rilasciato ai richiedenti un attestato di partecipazione, che potrà essere richiesto attraverso la piattaforma SOFIA.




“KZ Auschwitz – 432 Marian Kołodziej. Parole disegnate. Memoria della deportazione politica . Auschwitz 1940 – Ebensee 1945.”

MOSTRA PROROGATA fino a DOMENICA 11 OTTOBRE 2026:
“KZ Auschwitz – 432 Marian Kołodziej. Parole disegnate. Memoria della deportazione politica . Auschwitz 1940 – Ebensee 1945.”
Visto il grande apprezzamento siamo lieti di condividere con voi la proroga della mostra, sarà aperta al pubblico fino a domenica 11 Ottobre 2026.
Seguiranno informazioni sulla giornata conclusiva.
ℹ INFO UTILI PER VISITARE LA MOSTRA :
▶️Museo della Deportazione e Resistenza, Via di Cantagallo 250 – PRATO
Sarà possibile visitare la mostra negli orari di apertura del Museo:
da Lunedì al Venerdì: dalle 9.30 alle 12.30
Lunedì e Giovedì: dalle 15.00 alle 18.00
Sabato dalle 16.00 alle 19.00
Domenica: dalle 9.30 alle 12.30 / dalle 16.00 alle 19.00
Non è necessaria la prenotazione
▶️Memoriale delle deportazioni, Viale Donato Giannotti 81-85 – FIRENZE
Sarà possibile visitare la mostra negli orari di apertura del Memoriale:
Venerdì, Sabato, Domenica e Lunedì dalle 10.00 alle 13.00
la domenica metropolitana anche dalle 15.00 alle 18.00
❗️La prenotazione è obbligatoria:
055 2768224
info@musefirenze.it
0574/461655
info@museodelladeportazione.it




Lutto: ci ha lasciato il prof. Renzo Martinelli esimio studioso del PCI

Con immenso dispiacere annunciamo la scomparsa del professor Renzo Martinelli, docente di Storia dei partiti e dei movimenti politici all’Università degli Studi di Firenze e autori di numerose pubblicazioni.
L’ISRT lo ricorda con affetto per il suo ruolo di consigliere, incarico che ha ricoperto, non continuativamente, dal 1991 al 2017, e per la passione e l’impegno con cui lo ha svolto.




Inventariato l’archivio storico dell’ANPI provinciale di Prato

Il 3 settembre 2026 si è svolta a Prato, presso il Salone della Casa delle memorie di guerra per la pace, la presentazione dell’Archivio storico dell’ANPI provinciale, riordinato ed inventariato di recente. Proponiamo il testo dell’intervento pronunciato in quell’occasione da chi si è occupato del riordino e dell’inventariazione dell’Archivio stesso.

  1. Il ruolo dell’ANPI nella società italiana

Lo scopo del mio intervento è quello di descrivere la struttura dell’Archivio provinciale di Prato, ma, prima di entrare nel merito, desidero ringraziare la presidente Angela Riviello, per la fiducia dimostratami nell’affidarmi l’incarico, il Museo della deportazione, che ha validamente contribuito alla realizzazione del progetto,  e Massimo Nocentini, che mi ha aiutato a risolvere alcuni problemi di ordine pratico riguardanti la sistemazione fisica del materiale.

Opportuno mi sembra anche ricordare brevemente il ruolo che l’ANPI ha svolto nella società italiana, un ruolo che può essere compendiato da queste parole: impegno per l’allargamento della democrazia.

Fondazione. Primi anni. Costituita a Roma nell’ottobre del 1944 ed eretta in ente morale con decreto legislativo luogotenenziale dell’aprile 1945, l’ANPI, portata a termine la lotta di liberazione, dedicò gran parte delle sue energie all’assistenza a favore delle famiglie dei partigiani caduti e dei reduci dai campi di concentramento (cioè degli internati militari, a proposito dei quali si è giustamente parlato di “Resistenza senz’armi”).

Antifascismo, Costituzione, Resistenza. Negli anni Cinquanta l’attività dell’Associazione si spostò su un terreno che potremmo definire politico, ispirandosi sempre a tre parole d’ordine fondamentali: antifascismo, Costituzione e Resistenza.

Fu in questo periodo che l’ANPI, dopo aver promosso i Comitati di difesa dei valori della Resistenza, chiese (ed ottenne nel 1958) il riconoscimento del Corpo volontari della libertà come corpo appartenente alle forze armate. Da ricordare anche il suo impegno contro la cosiddetta “legge truffa” (1953), in base alla quale la lista o il gruppo di liste collegate che avesse ottenuto il 50% più uno dei voti validi avrebbe ottenuto il 65% dei seggi alla Camera. Vale la pena di ricordare che la legge non poté essere applicata grazie anche ai voti raccolti da Unità popolare, una piccola formazione politica guidata da un dirigente nazionale dell’ANPI, Ferruccio Parri, che, con Luigi Longo, era stato vicecomandante del CVL.

Nei decenni successivi fra le tante battaglie sostenute dall’Associazione vanno ricordate almeno quelle per la salvaguardia della pace; per l’attuazione di politiche di accoglienza ed integrazione, e non di mero ordine pubblico, per quanto concerne l’immigrazione; per la rivendicazione (in linea con quanto affermato nell’art. 3 della Costituzione) di un lavoro dignitoso per tutti e per la difesa dell’unità d’Italia, messa in discussione dai movimenti leghisti: come si vede, si tratta di battaglie purtroppo ancor oggi attualissime.

Ma in questa sede mi preme soprattutto sottolineare che costante è stato l’impegno dell’ANPI nel contrastare i tentativi di denigrare il movimento partigiano e le pulsioni negazioniste, un impegno, questo, a cui è legata l’attività dell’Associazione nelle scuole per far conoscere ai giovani la Resistenza ed i suoi ideali (per lo stesso motivo l’ANPI ha sottolineato più volte la necessità di uno svecchiamento dei programmi scolastici).

Né si possono dimenticare, in anni a noi più vicini, l’opposizione al progetto di legge volto ad equiparare i soldati saloini ai partigiani e le prese di posizione contro ogni tentativo di stravolgere la carta costituzionale (2006, 2016 e 2026).

Il Congresso di Chianciano (2006). Un anno di grande importanza per l’Associazione è stato il 2006 quando il XIV Congresso nazionale (svoltosi a Chianciano Terme dal 24 al 26 febbraio) decise l’apertura delle iscrizioni agli antifascisti, vale a dire a tutti i cittadini che si riconoscevano nel programma e nelle finalità dell’ANPI. La decisione presa a Chianciano ha favorito l’afflusso dei giovani nelle fila dell’Associazione, che oggi conta più di centomila iscritti, è organizzata in sezioni, comitati provinciali e comitati regionali e presieduta attualmente da Gianfranco Pagliarulo.

  1. Il riordino dell’Archivio

L’iniziativa del riordino. Delineate così la natura e l’attività dell’Associazione, vengo adesso a parlare del tema di oggi, cioè del riordino dell’Archivio.

In occasione dell’ 80° anniversario della nascita della Repubblica italiana, il Comitato provinciale ANPI di Prato ha deciso di promuovere un’iniziativa che – a differenza delle celebrazioni, comunque doverose – sia destinata a rimanere nel tempo.

Poiché tra le finalità statutarie dell’Associazione figura in primo luogo la difesa della memoria della Resistenza, è del tutto evidente che la salvaguardia dei documenti (intesi in senso ampio come supporti in grado di contenere informazioni: lettere, libri, periodici, manifesti, foto…) che riguardano il periodo resistenziale riveste un’importanza centrale: per questo motivo l’ANPI di Prato ha promosso il riordino del proprio Archivio, un lavoro che ha richiesto alcuni mesi, è stato portato a termine nel maggio del 2026 ed ha messo capo alla redazione di un inventario sommario su carta ad uso interno.

Estremi cronologici. Un primo risultato. L’inventario sommario che oggi presentiamo si riferisce ai documenti facenti parte dell’Archivio storico dell’ANPI di Prato, che va dal 1945 al 2006.

La scelta del 2006 come terminus ad quem è facilmente spiegabile: si tratta, come si è detto, dell’anno del  Congresso di Chianciano. Ma perché l’anno di inizio è il 1945? Perché il riordino dell’Archivio – e già questa è una prova provata della sua utilità – ha consentito di stabilire con certezza che a Prato esisteva già in quell’anno una Sezione dell’ANPI: ciò è attestato da due documenti recanti rispettivamente la data del 30 luglio e del 2 agosto 1945. Da tali carte si ricava che la Sezione era già attiva ai primi di giugno: appena due mesi dopo l’erezione dell’Associazione in ente morale. (l’attendibilità di queste documenti  ci è stata confermata direttamente da Fiorello Fabbri, che è stato a lungo ai vertici dell’Associazione pratese).

Criteri per il riordino. Le buste da 1 a 12. Una volta separata la parte storica dell’Archivio da quella corrente, si è proceduto al lavoro di scarto ed al riordino del materiale conservato.

A tal fine si è deciso di raggruppare le carte raccogliendole in buste ordinate cronologicamente e, all’interno di ogni busta, in fascicoli.

I fascicoli si riferiscono, di norma, ad uno o più anni. I documenti di cui si compongono sono stati ordinati per data (da gennaio a dicembre e non il contrario perché non suscettibili di aggiornamento). In taluni casi abbiamo indicato per ciascun fascicolo i documenti che ci sono sembrati di maggior interesse. È ovvio che tale scelta, in quanto frutto di una valutazione dell’archivista, ha un carattere del tutto soggettivo e non significa in alcun modo che le altre carte contenute nei fascicoli siano prive di valore documentario.

Detti fascicoli, oltre ad una ricca corrispondenza, assai utile per ricostruire l’attività quotidiana dell’Associazione, contengono carte di altra natura (programmi di manifestazioni, elenchi di vario tipo, ritagli di stampa ecc.). Accanto alla dicitura “corrispondenza in partenza ed in arrivo” si è quindi ritenuto opportuno adottare la categorizzazione generica di “varie” e le buste sono state rubricate come Corrispondenza in partenza ed in arrivo. Varie.

In questa maniera sono state create dodici buste che coprono il periodo 1945-2006. Scorrendole, ci si imbatte con una qualche emozione in firme di personalità di primo piano: il generale Alexander, Walter Audisio, papà Cervi, Ferdinando Targetti, Umberto Terracini ed altri.

Le buste da 13 a 29. Le buste che vanno dalla numero 13 alla numero 29 sono invece dedicate a nuclei tematici “forti”: si tratta, in altre parole, di raccolte strutturate di documenti focalizzate su argomenti specifici.

Anche queste buste sono suddivise in fascicoli all’interno dei quali si è continuato a seguire l’ordine cronologico precedentemente indicato.

In questa sede non possiamo ricordarle tutte. Ci limitiamo quindi a rammentarne alcune: la busta che contiene gli elenchi dei partigiani del Pratese (b. 14), quella sui processi subìti dai partigiani nel dopoguerra (b. 16), quella sulle onorificenze concesse ai partigiani (b. 17), quella sui dati del tesseramento dal 1950 al 2006 (b. 23) e quella sulle iniziative concernenti le stragi nazifasciste (b. 24).

Particolarmente interessanti sono poi le buste dedicate all’attività dell’ANPI di Prato, coi verbali delle riunioni del Comitato di zona e del Comitato provinciale (bb. 20.1; 20.2; 21; 22.1; 22.2 e 23), perché, pur presentando delle lacune, costituiscono una base documentaria cui potrà utilmente attingere chi vorrà un giorno tentare di ricostruire la storia dell’Associazione nel Pratese.

Aggiungo che una busta analoga concerne il Comitato provinciale ANPI di Firenze (b. 26).

L’ultima busta (la numero 29) non riguarda l’ANPI, ma l’Associazione nazionale perseguitati politici italiani antifascisti (ANPPIA). Tale associazione (sorta nel 1947-1948), pur esistendo ancora a livello nazionale, non è più attiva a Prato.

Altri documenti: schede personali e manifesti. Ma l’Archivio contiene anche altri documenti: schede personali e manifesti.

Le schede personali, cioè quelle degli aderenti all’ANPI-Zona di Prato, sono state ordinate alfabeticamente e poi collocate in un apposito contenitore (SP1).

 In otto buste a parte (da M1 a M8) sono stati infine raccolti i manifesti prodotti dall’ANPI, dal Comune di Prato e da altri soggetti. L’inventario segnala i manifesti che meglio si prestano all’eventuale allestimento di mostre

Conclusione

Com’è noto, l’inventario di un archivio è uno strumento, una guida per la ricerca. Ci auguriamo quindi che questo inventario, rendendo fruibile un complesso di documenti di cui molti ignoravano perfino l’esistenza, possa risultare utile a studenti e studiosi, facilitandoli nel loro lavoro.

E ci auguriamo anche che possa essere presto avviata la seconda fase della valorizzazione delle risorse documentarie dell’ANPI di Prato, che sta a cuore al Comitato provinciale, vale a dire la catalogazione dei volumi della biblioteca e dei periodici dell’emeroteca, un materiale assai spesso di difficile reperibilità.

In questo modo verrebbe reso completamente fruibile il patrimonio documentario dell’Associazione: si raggiungerebbe così un obiettivo importante perché i documenti parlano a chi li sa interrogare e rappresentano, nella loro nuda oggettività, l’arma più potente contro ogni manovra volta ad infangare la Resistenza.

Alessandro Affortunati




FACCIAMO STORIA! Online sul sito ISTORECO Livorno l’offerta formativa 2026/2027

È online il nuovo fascicolo con tutte le proposte didattiche che ISTORECO Livorno rivolge alle scuole del territorio.
Anche quest’anno proponiamo percorsi pensati non solo per conoscere il Novecento, ma per imparare a leggere il presente attraverso le sue radici.
📖 6 moduli tematici
🗂️ Carte che parlano – Alla scoperta degli archivi attraverso i documenti.
⚽ Il regime scende in campo – Sport e fascismo.
📰 Chi scrive le notizie – La stampa livornese durante il Ventennio.
🔍 Le intenzioni e le idee – La sorveglianza politica nelle dittature, tra Italia e DDR.
🗳️ Il giorno del voto – Il 2 giugno 1946 e la nascita della democrazia.
✊ Un percorso pieno di contraddizioni – La storia dell’emancipazione femminile in Italia.
🚶 3 itinerari di urban trekking
Per tre ore la città diventa un’aula: Pietre d’Inciampo, luoghi del Novecento politico livornese, guerra e ricostruzione.
🎓 Formazione per docenti
Corsi e seminari riconosciuti sul portale SOFIA del MIM, aperti anche a cittadini e studenti interessati. Tra le proposte di quest’anno: La Repubblica dei partiti e Gli Archivi raccontano, realizzato in collaborazione con l’Archivio di Stato di Livorno.
✨ Tutti i percorsi sono gratuiti, compatibilmente con la disponibilità dell’Istituto. Ogni classe può partecipare a un massimo di due moduli; per i progetti con l’Archivio di Stato sono ammesse al massimo 4 classi.
Siamo disponibili a confrontarci con gli insegnanti per adattare i percorsi alle esigenze delle singole classi e alla programmazione didattica.
📩 Per aderire: didattica.istoreco.li@gmail.com
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FACCIAMO STORIA! L’offerta formativa ISTORECO per l’anno scolastico 2026/2027 – Istoreco Livorno




Online i nuovi inventari degli archivi CGIL sul portale storialavorotoscana.it

Online i nuovi inventari degli archivi CGIL
Completato l’aggiornamento del database archivistico Archivio lavoro toscana, che porta a 21 i complessi archivistici disponibili per la consultazione online, di cui alcuni completamente o parzialmente digitalizzati. Il database è raggiungibile anche attraverso il portale storialavorotoscana.it

Con questo aggiornamento si conclude anche il lavoro di traduzione in formato elettronico dei precedenti inventari a stampa, realizzato attraverso l’utilizzo del software Archimista, in dotazione alla FVL in versione file server.

Sono inoltre in lavorazione altri 4 complessi archivistici di origine sindacale, che saranno resi disponibili al termine dei lavori.

Gli inventari ad oggi disponibili sono i seguenti:

Archivi Confederterra Toscana

Archivio Associazione G. Biondi – G. Bartolini

Archivio Consiglio di Fabbrica/RSU Nuovo Pignone (Firenze) – Si tratta dell’unico inventario di archivio di una rappresentanza sindacale aziendale ancora attiva e conservato nel luogo di lavoro ad oggi realizzato in Italia

Archivio del Movimento Operaio e Contadino in provincia di Siena (AMOC) – Si tratta dell’archivio della CGIL provinciale di Siena, delle categorie e dei comprensori

Archivio della Associazione nazionale licenziati per rappresaglia politica e sindacale, Comitato provinciale di Firenze

Archivio della Camera del Lavoro di Firenze

Archivio Manifesti Pistoia

Archivio sindacato Nuove Identità di Lavoro (NIdiL) provinciale di Firenze – parzialmente digitalizzato

Confederazione Nazionale dei Lavoratori della Terra Pistoia

Fondo fotografico Camera del lavoro Pistoia- completamente digitalizzato

Fondo Fotografico Camera del Lavoro Prato – completamente digitalizzato

Fondo manifesti Centro di documentazione Archivio CGIL Toscana – primo riversamento completamente digitalizzato

Inventari degli archivi FIDAE-FNLE, Regionale Toscana (1945-1990), Provinciale Firenze (1945-1987), Larderello (1944-1990)

Inventario degli archivi: Fidac (1944-1982), Filda (1944-1982), Fisac (1982-1989)

Inventario dell’archivio del Sindacato dei pittori e scultori di Firenze

Inventario dell’archivio della Camera del lavoro di Pontassieve (1949-1985) e dell’archivio aggregato della Camera del lavoro di Pelago (1945-1982)

Inventario dell’Archivio della Federazione Italiana Dipendenti Aziende Telecomunicazioni 1944 – 1954

Inventario dell’archivio della Fiom provinciale di Firenze

Periodico Federmezzadri Pistoia

Periodico Informazioni Sindacali, Camera del Lavoro Pistoia

Archivio lavoro toscana è un database sviluppato attraverso il software Archimista che contiene gli inventari di fondi archivistici prodotti da una pluralità di soggetti di natura economica, sociale, politica e sindacale.

Il database è promosso dalla Fondazione Valore Lavoro e dal Centro di Documentazione Archivio Storico CGIL Toscana ed è aperto ad ospitare, a titolo gratuito, i materiali e gli elenchi dei fondi in possesso di altre istituzioni pubbliche, culturali, sociali o economiche toscane.

La piattaforma offre anche la possibilità di navigare i fondi già digitalizzati di immagini (fotografie, manifesti) e di documenti scritti.

Il portale è stato realizzato grazie al contributo del Ministero della Cultura, Direzione Generale Educazione, ricerca e istituti culturali.