Online i nuovi inventari degli archivi CGIL sul portale storialavorotoscana.it

Online i nuovi inventari degli archivi CGIL
Completato l’aggiornamento del database archivistico Archivio lavoro toscana, che porta a 21 i complessi archivistici disponibili per la consultazione online, di cui alcuni completamente o parzialmente digitalizzati. Il database è raggiungibile anche attraverso il portale storialavorotoscana.it

Con questo aggiornamento si conclude anche il lavoro di traduzione in formato elettronico dei precedenti inventari a stampa, realizzato attraverso l’utilizzo del software Archimista, in dotazione alla FVL in versione file server.

Sono inoltre in lavorazione altri 4 complessi archivistici di origine sindacale, che saranno resi disponibili al termine dei lavori.

Gli inventari ad oggi disponibili sono i seguenti:

Archivi Confederterra Toscana

Archivio Associazione G. Biondi – G. Bartolini

Archivio Consiglio di Fabbrica/RSU Nuovo Pignone (Firenze) – Si tratta dell’unico inventario di archivio di una rappresentanza sindacale aziendale ancora attiva e conservato nel luogo di lavoro ad oggi realizzato in Italia

Archivio del Movimento Operaio e Contadino in provincia di Siena (AMOC) – Si tratta dell’archivio della CGIL provinciale di Siena, delle categorie e dei comprensori

Archivio della Associazione nazionale licenziati per rappresaglia politica e sindacale, Comitato provinciale di Firenze

Archivio della Camera del Lavoro di Firenze

Archivio Manifesti Pistoia

Archivio sindacato Nuove Identità di Lavoro (NIdiL) provinciale di Firenze – parzialmente digitalizzato

Confederazione Nazionale dei Lavoratori della Terra Pistoia

Fondo fotografico Camera del lavoro Pistoia- completamente digitalizzato

Fondo Fotografico Camera del Lavoro Prato – completamente digitalizzato

Fondo manifesti Centro di documentazione Archivio CGIL Toscana – primo riversamento completamente digitalizzato

Inventari degli archivi FIDAE-FNLE, Regionale Toscana (1945-1990), Provinciale Firenze (1945-1987), Larderello (1944-1990)

Inventario degli archivi: Fidac (1944-1982), Filda (1944-1982), Fisac (1982-1989)

Inventario dell’archivio del Sindacato dei pittori e scultori di Firenze

Inventario dell’archivio della Camera del lavoro di Pontassieve (1949-1985) e dell’archivio aggregato della Camera del lavoro di Pelago (1945-1982)

Inventario dell’Archivio della Federazione Italiana Dipendenti Aziende Telecomunicazioni 1944 – 1954

Inventario dell’archivio della Fiom provinciale di Firenze

Periodico Federmezzadri Pistoia

Periodico Informazioni Sindacali, Camera del Lavoro Pistoia

Archivio lavoro toscana è un database sviluppato attraverso il software Archimista che contiene gli inventari di fondi archivistici prodotti da una pluralità di soggetti di natura economica, sociale, politica e sindacale.

Il database è promosso dalla Fondazione Valore Lavoro e dal Centro di Documentazione Archivio Storico CGIL Toscana ed è aperto ad ospitare, a titolo gratuito, i materiali e gli elenchi dei fondi in possesso di altre istituzioni pubbliche, culturali, sociali o economiche toscane.

La piattaforma offre anche la possibilità di navigare i fondi già digitalizzati di immagini (fotografie, manifesti) e di documenti scritti.

Il portale è stato realizzato grazie al contributo del Ministero della Cultura, Direzione Generale Educazione, ricerca e istituti culturali.




BANDO DI CONCORSO per studenti e studentesse delle classi III delle scuole superiori “Oltre il confine: i luoghi del Ricordo”.

Il progetto “Oltre il confine: i luoghi del Ricordo. Un itinerario di conoscenza storica delle vicende della frontiera alto-adriatica” intende diffondere conoscenza storica e attivazione in ambito di educazione civica relativamente ai temi richiamati dalla legge 92/2004 (“Istituzione del
«Giorno del ricordo» in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale”) nelle scuole secondarie di secondo grado della Regione Toscana attraverso un percorso di formazione diretta rivolto a un gruppo di studenti e studentesse a cui si intende affidare la disseminazione nei contesti scolastici e provinciali di riferimento, attraverso iniziative di peer education, nonché movimenti di presentazione pubblica del progetto, realizzati anche attraverso la presenza sui territori provinciali della Rete degli Istituti storici della Resistenza e dell’età contemporanea. A questo fine saranno coinvolti 2 studenti/studentesse per ogni provincia della Regione e a loro si uniranno 2 rappresentanti del Parlamento degli studenti toscano a cui sarà affidato il compito di farsi portavoce del progetto per ampliare il numero complessivo di ragazze e ragazzi sensibilizzati sul tema.
La conoscenza storica è alla base del progetto per un’attivazione didattica elaborata su due annualità, grazie all’attraversamento dei luoghi di memoria e allo scambio culturale tra il gruppo di 22 studenti e studentesse toscani/e e gruppi studenteschi oggi residenti nelle zone del “confine orientale” italiano, inteso come confine odierno e/o come confine del periodo tra le due guerre mondiali (i rapporti con le scuole croate e auspicabilmente slovene per lo scambio culturale saranno costruiti nella fase di avvicinamento al secondo anno di progetto).
Per il 2026 è previsto un percorso incentrato sulla conoscenza dei luoghi legati alle vicende storiche dell’esodo in Italia. Precedute da un primo incontro di formazione online sulla storia del “confine orientale italiano”, aperto a tutte le classi delle scuole coinvolte, le attività del 2026 si avvieranno dalla seconda metà di settembre con un primo incontro dei/delle partecipanti selezionate/i a Firenze, per la visita guidata ai luoghi del Ricordo della città (quartiere Isolotto, Congregazione dei Vanchetoni, Manifattura tabacchi, ecc.). Altre visite guidate saranno previste nell’autunno al Museo storico di Fiume a Roma e nella zona di Arezzo (campo profughi Laterina, campo di internamento di Anghiari, Archivio-museo della Confraternita della Misericordia di Anghiari, Monumento agli slavi di San Sepolcro, Archivio museo della Resistenza di San Sepolcro). Nei mesi di dicembre e gennaio si svolgerà invece il lavoro didattico a distanza per la predisposizione di un diario di viaggio, che i/le partecipanti presenteranno in occasione dell’evento regionale per il Giorno del Ricordo 2027 e in eventi scolastici di condivisione peer to peer. Docenti, studentesse e studenti partecipanti dovranno impegnarsi a realizzare nei propri istituti scolastici dei momenti di restituzione aperti alle classi quinte nel corso dei quali riportare l’esperienza vissuta in questa prima annualità del progetto, le cui ricadute verranno quindi a coinvolge e interessare un’ampia parte della popolazione scolastica di tutta la regione.

La seconda annualità sarà dedicata invece allo scambio fra il gruppo di 22 studenti e studentesse toscani/e (accompagnati/e da 12 docenti delle scuole di appartenenza) e 22 studenti e studentesse di Scuole italiane croate e auspicabilmente slovene sui luoghi di memoria della frontiera alto-adriatica (lo scambio è previsto a febbraio 2027). Da marzo a giugno, le dodici coppie italiane, abbinate a dodici coppie croate/slovene e coadiuvate dai/dalle docenti di riferimento e dal personale di progetto, dialogheranno invece online per predisporre le iniziative per la presentazione e la diffusione peer to peer dei risultati del proprio progetto formativo a livello provinciale, in collaborazione con le scuole e gli Istituti della Resistenza del proprio territorio. Anche in questa seconda annualità quindi, le scuole partecipanti dovranno impegnarsi a realizzare momenti di restituzione complessiva all’interno dei propri Istituti così da coinvolgere un’ampia popolazione scolastica.

Docenti, studentesse e studenti coinvolte e coinvolti nel progetto dovranno anche essere disponibili a eventuali iniziative organizzate dal Parlamento degli studenti della Toscana così come dalle Amministrazioni comunali dei rispettivi territori così da portare alla cittadinanza i riscontri dell’esperienza formativa vissuta nelle diverse annualità del progetto, favorendo un progetto di disseminazione intergenerazionale che promuova la conoscenza della storia del confine orientale nelle scuole e nella società toscana.

Modalità di partecipazione
Il bando di concorso è aperto a coppie di studenti e studentesse delle scuole toscane – delle classi III degli istituti secondari superiori – coadiuvate da un/una docente referente, (le tematiche della proposta sono quelle delineate dalla Legge 92/2004).
La partecipazione alla selezione avviene attraverso la compilazione del modulo online raggiungibile al seguente link https://forms.gle/f5iXHtBLdHXhwPiM7 con l’invio di un’ipotesi di progetto formativo sui temi oggetto delle attività e che possa avere ricaduta sull’intera classe e sull’intero istituto d’appartenenza.

È possibile presentare una sola proposta per gruppo costituito da 2 studenti/esse + 1 docente
– possono essere presentate più proposte dalla stessa scuola (purché i membri dei gruppi siano differenti).
Per eventuali informazioni è possibile scrivere a floriana.pagano@regione.toscana.it e segreteria@isgrec.it (inviare ad entrambi gli indirizzi mail).

Il bando di concorso si chiude alle ore 12.00 del 30 giugno 2026.

Saranno selezionate le dieci migliori proposte (su base provinciale) tra quelle ricevute entro la scadenza del bando. La selezione sarà effettuata da una commissione di esperti/e individuati/e da ISGREC e ISRT e darà accesso alla fase iniziale del progetto che si svolgerà a partire dalla seconda metà di settembre 2026. Il programma delle visite guidate e degli incontri della prima annualità sarà comunicato a inizio anno scolastico, mentre le date del viaggio di formazione del 2027 saranno definite successivamente in collaborazione con la/le scuola/e gemellata/e, così come la durata della permanenza (che potrà variare da un minimo di 4 a un massimo di 6 giorni, in base all’organizzazione logistica).




Bando per Premio per tesi di dottorato in Storia contemporanea “Ivano Tognarini” VI edizione

L’Istituto storico toscano della Resistenza e dell’età contemporanea, d’intesa con la famiglia Tognarini, promuove la sesta edizione del premio per tesi di dottorato in Storia contemporanea al fine di onorare la memoria, l’opera scientifica e l’impegno civile del prof. Ivano Tognarini, Presidente dell’Istituto dal 2000 alla sua scomparsa nel marzo 2014. Docente di storia moderna all’Università degli studi di Siena, Ivano Tognarini si occupò anche intensamente di storia del Novecento, con particolare attenzione ai temi dell’antifascismo, della guerra mondiale, delle stragi nazifasciste e della Resistenza. Attento alle esigenze della società civile, egli dedicò sempre grande cura nell’attività di ricerca e divulgazione delle conoscenze storiche, rivolgendo una specifica attenzione ai giovani, e svolse un’attenta opera di conservazione e promozione delle memorie dei territori e delle città della Toscana. Con questa iniziativa, nel ricordarne la figura, si intende quindi riconoscere il valore della ricerca storica quale lievito di crescita culturale della nostra società e in particolare di una cittadinanza attiva e consapevole.

Il premio è reso possibile grazie al sostegno e ai contributi di Cgil Toscana, CISL Toscana, Cooperativa Cuore Liburnia Sociale e della famiglia Tognarini.

Possono concorrere al premio i dottori di ricerca italiani e stranieri in Storia contemporanea che abbiano discusso la propria tesi negli anni solari 2024 (da luglio a dicembre), 2025, 2026 (entro la scadenza del presente bando) nell’ambito della storia italiana ed europea del fascismo e dell’antifascismo, della seconda guerra mondiale, della Resistenza e della storia dell’Italia repubblicana. Un’attenzione specifica, ma non vincolante, sarà rivolta alle ricerche inerenti il contesto della Toscana.

I partecipanti dovranno presentare apposita domanda su carta libera, solo in formato elettronico, indirizzandola all’Istituto storico toscano della Resistenza e dell’età contemporanea (isrt@istoresistenzatoscana.it), unitamente ad un breve curriculum vitae e a una copia digitale della tesi di dottorato, entro il 3 luglio 2026. Le tesi possono essere redatte in italiano, inglese, francese e spagnolo.

Il premio, pari alla somma di Euro 3.500,00 sarà assegnato, entro il 21 dicembre 2026, con giudizio motivato e insindacabile, eventualmente anche ex aequo, di una commissione giudicatrice composta da qualificati docenti universitari di storia contemporanea e nominata dall’Istituto storico toscano della Resistenza e dell’età contemporanea. Il/la vincitore/trice si impegna a partecipare ad una successiva iniziativa di promozione del proprio lavoro e del premio stesso da tenersi nella primavera del 2027 a Firenze.

La commissione giudicatrice è composta da: Roberto Bianchi (Università di Firenze), Valeria Galimi (Università di Firenze), Simone Neri Serneri (già Università di Firenze), Catia Papa (Università della Tuscia), Manoela Patti (università di Palermo) e Niccolò Tognarini in rappresentanza della famiglia.

 

 

Firenze, 15 marzo 2026




È online il nuovo portale di ISTORECO Livorno!

È online il nuovo portale di ISTORECO Livorno! 📚💻
 https://istorecolivorno.it/…/un-nuovo-sito-web-per…/
Un sito tutto nuovo, pensato per chi ama la storia, la cultura e… la navigazione facile! 😄
Che tu sia uno studente curioso, un insegnante appassionato o semplicemente un cittadino con voglia di sapere, qui trovi:
🗂️ Archivi e collezioni digitali
🎧 Podcast storici (da ascoltare anche in spiaggia!)
📖 Pubblicazioni fresche di stampa
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ISTORECO, dal 2008 cuore pulsante della memoria storica livornese, si rinnova per parlare a tutti, con un linguaggio accessibile e contenuti che fanno riflettere, emozionare e… cliccare! 😉
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Uscito il nuovo numero de “Il de Martino”

Il numero doppio del 2024 si era appena chiuso quando la perdita improvvisa del nostro compagno di redazione Valerio Strinati ci ha colpito come un fulmine, lasciandoci orfani della sua intelligenza, del suo entusiasmo, della sua amicizia. Per ricordarlo, pubblichiamo in apertura un suo lungo articolo sulle leggi memoriali, un tema che – al confine tra competenze professionali e impegno civile – lo aveva molto appassionato negli ultimi anni.

Per la rubrica Saggi, Brenda Fedi analizza la storia del Concerto sindacale del primo maggio, fornendone una prima lettura quale punto di osservazione dal quale ricostruire una storia culturale della sinistra italiana degli anni Novanta.

L’Ottantesimo anniversario della Liberazione rappresenta un’occasione che «Il de Martino» non poteva eludere. Entrambi i fascicoli del 2025 ospiteranno contributi che offrono nuove prospettive e interrogativi sul significato di questo importante anniversario. In nessun caso sarebbe stato possibile dimenticarsi di questo 25 aprile, ma nella congiuntura storica attuale lo è ancora meno. Il contributo di Stefano Bartolini e Martina Lopa sulle bandiere della pace delle donne lavoratrici degli anni Cinquanta – ospitato nella rubrica Il lavoro si racconta – risuona ugualmente di temi e pratiche che oggi è più che mai necessario conoscere e discutere.

Nella rubrica Interviste, accanto al dialogo familiare di Matteo Grasso con suo nonno, Guido, Alfiero Boschiero ci presenta una lunga intervista a Sergio Pellegrini, prete, contadino e operaio nel Veneto del secondo dopoguerra.

La rubrica Storie, infine, presenta un racconto inedito del fotografo e cineasta Lionetto Fabbri, scoperto e presentato da Mario Spiganti.

È possibile acquistare una copia cartacea della rivista su IBS o scrivendo a iedm@iedm.it.

La rivista è liberamente scaricabile al seguente link: Isrpt editrice – Il de Martino.

 

Sommario

Editoriale

Copertina

Simona Pezzano

Memoria pubblica e legislazione: un corto circuito?

Valerio Strinati 

Raccontare per restare: il museo come spazio di memoria partecipata

Ilaria Cordovani

Per un cinema di cura. Il cinema di Margarethe von Trotta visto dall’Italia

Cristina Jandelli

Socievolezza. Andrea Caffi e i suoi amici (1923-1951)

Piero Brunello

 

a ottant’anni dalla Liberazione

L’ozio, la noia e i giochi partigiani

Marco Cerri

«Il 25 aprile tricolorato». Il ventennale della Liberazione al magnetofono

Chiara Paris

 

Interviste

«Quel che manca è la profezia…». Ascoltando Sergio Pellegrini, contadino, operaio e prete
Alfiero Boschiero

Una storia di vita tra migrazione e costruzione di un’identità familiare. Intervista a Guido Grasso

Matteo Grasso

 

Saggi

 Per una storia culturale del Concerto del primo maggio. Culture del lavoro e linguaggi musicali nell’Italia degli anni Novanta

Brenda Fedi

 

Storie

Una nota su Lionetto Fabbri

Mario Spiganti

 Il Sondaggio. Un racconto ritrovato

Lionetto Fabbri

 

Il lavoro si racconta

«Era come se si volesse occupà l’azienda».

Pacifismo, agentività femminile e lotte del lavoro nelle bandiere della pace delle donne

Stefano Bartolini, Martina Lopa

 

Note e recensioni

 Parole confiscate e memoria riaccesa: dare voce al silenzio delle immagini. Una nota a partire dal film di Raphaël Pillosio, Les mots qu’elles eurent un jour, Francia, 2024 (di Greta Gorzoni)

 Ripartire dagli errori. Una nota a partire dal numero monografico di «Acta Histriae», vol. 31 (2023), n. 3, a cura di Alessandro Casellato e Urška Lampe (di Enrico Ruffino)

Leggere il “Veneto profondo” attraverso le sue rivolte contadine del ’900. Una nota a partire da Livio Vanzetto, Rivolte di paese. Una nuova storia per i contadini del Veneto profondo, Sommacampagna-Verona, Cierre edizioni, 2022 (di Bruno Anastasia)

Stefano Cavazza, Folklore in camicia nera. Studi su fascismo e tradizioni popolari, Pisa, Pacini, 2024; Id., Nazione, nazionalismo e folklore. Italia e Germania dall’Ottocento a oggi, Bologna, il Mulino, 2024 (di Alessandro Casellato)

Voci da piccoli mondi. Le eredità toscane di Nuto Revelli, a cura di Caterina Di Pasquale, Pisa, Pacini, 2023 (di Silvia Calamai)

Ma noi non potevamo aspettare più. Memorie e storia della lotta per la casa a Roma, a cura di Bruno Frusciardi con il contributo di Giulia Zitelli Conti, Firenze, Editpress, 2024 (di Ilaria Bracaglia)

Alessandra Gissi e Paola Stelliferi, L’aborto. Una storia, Roma, Carocci, 2023 (di Elisa Bellè)

Sindacaliste. La storia della Cgil e delle sue protagoniste, a cura di Maria Paola Del Rossi, Debora Migliucci, Ilaria Romeo, Bologna, Bologna University Press, 2022 (di Martina Lopa)

Primo Sacchetti, La scalata dell’Everest in ciabatte. Saga Coffee, una lotta lunga 100 giorni, Roma, Futura editrice, 2022 (di Eloisa Betti)

Sian Lazar, How We Struggle. A Political Anthropology of Labour, London, Pluto Press, 2023 (di Stefano Bartolini)




Convegno: Dal postfascismo al neofascismo e il caso di Arezzo




SCENARI DEL XX SECOLO 2025-2026 “CAPIRE GLI ANNI SETTANTA. NUOVE PROSPETTIVE PER LEGGERE IL PRESENTE”

Clicca qui per consultare il programma completo 2025-2026 del progetto Scenari del XX Secolo: un corso di formazione per docenti e un percorso per studenti delle scuole secondarie di secondo grado.

Progetto realizzato da Istituto storico della Resistenza di Pistoia e Provincia di Pistoia. Con il sostegno di Fondazione Caript. In collaborazione con Istituto Nazionale Ferruccio Parri.

Per info e iscrizioni, entro il 5 novembre, scrivere all’indirizzo mail: i.barontini@provincia.pistoia.it

 




Memorie solide. Luoghi e oggetti di memoria, e la loro vita. A cura di Luca Bravi, Chiara Martinelli e Stefano Oliviero

Nel corso del XX secolo, seminale si è rivelata la discussione, attivata dal sociologo Maurice Halbwachs, sulla preminenza nelle comunità umane di una memoria collettiva o di una memoria individuale. Sulla contrapposizione, e, più spesso, sul dialogo tra queste due istanze, sono state costruite alcune delle tendenze che negli ultimi decenni hanno segnato i Memory studies.

Tuttavia, il processo di dematerializzazione che, complice anche la pandemia da Covid-19, ha attraversato la cultura e la società odierne ha introdotto, per converso, un’ulteriore, capitale, variante: quella connessa alla valorizzazione dei processi materiali della memoria, nei suoi luoghi e nei suoi oggetti. La stessa connessione dei luoghi e degli oggetti, fondata sulla constatazione della loro materialità, è parzialmente inedita e frutto di contaminazioni interdisciplinari da esplorare. Da una parte, infatti, lo studio dei “luoghi di memoria” ha connotato le pratiche storiografiche – e, in seguito, quelle relative alla storia pubblica – dalla seconda metà degli anni Novanta: si pensi, in primo luogo, alle pionieristiche ricerche del compianto Pierre Nora, ma anche allo studio di Mario Isnenghi del 1997. Dall’altro, la riflessione sugli oggetti si rivela connessa alle discipline storico-educative, e soprattutto alla riflessione articolata da Dominique Julia e di Agustin Benito Ascolano, anche se alcune recenti pubblicazioni (come ad esempio Cultura materiale della Resistenza di Marchetti, o Scarpe rotte eppur bisogna andar) ne hanno evidenziato le implicazioni anche sul fronte storiografico.

Luoghi e oggetti, in quanto tali, si sono profilati quali sostrato ineludibile dei processi di costruzione, ri-significazione, trasformazione delle pratiche memoriali individuali, collettive e pubbliche, che su di essi hanno spesso costituito un processo di pubblica legittimazione. Un esempio di tali pratiche può essere costituito dalla riconfigurazione di luoghi, produzioni artistiche e oggetti provenienti dall’antica Roma; dal riutilizzo di strumenti contadini e artigiani appartenenti all’età antica e al Medioevo; dai metodi e dalla diffusione dell’archeologia contemporanea; o ancora, nell’ambito delle commemorazioni resistenziali, dalla Casa Cervi, dal Monte Sole o dalle Fosse Ardeatine; ulteriore presenza di oggetti caratterizza anche luoghi di riflessione dedicati alla memoria di vicende più recenti, come le guerre dei Balcani o altri conflitti che si sono spinti fino al genocidio (si pensi ad esempio a Srebrenica).

Eppure, luoghi e oggetti possono assistere anche alla rimozione dei processi memoriali a essi legati, se questi ultimi non sono ritenuti funzionali alla costruzione di una memoria collettiva politicamente accettabile. Da questo punto di vista, l’esempio di Arbe resta particolarmente pregnante: campo di concentramento italiano nel corso della Seconda Guerra Mondiale, ceduto alla Jugoslavia con la fine del conflitto, è adesso, con il nome croato di Rab, una popolare destinazione turistica estiva, oppure, nello stesso contesto e sul territorio italiano, lo scomparso campo di Gonars, tuttora in provincia di Udine, che fu luogo di deportazione di slavi da parte del fascismo, ma il cui memoriale (presso il cimitero di Gonars) è parte soltanto della memoria di Slovenia e Croazia. Di contro, la cristallizzazione di luoghi come Auschwitz al tempo dell’occupazione nazista, produce una consistente pratica legata a viaggi di formazione nei luoghi di sterminio che si muovono parallelamente a un crescente dark tourism che segnala un indotto economico rilevante. Sono elementi di criticità che richiedono il ripensamento critico e un’analisi attenta dei contesti di relazione con i luoghi e le loro storie, per evitare la cristallizzazione simbolica.

All’approfondimento di questi temi, la rivista «Farestoria» dedica un fascicolo monografico e lancia una Call for Paper per strutturare la sezione saggi e quella rubriche. I contributi potranno declinare il tema percorrendo (ma non solo) le seguenti traiettorie di ricerca:

  • I processi di ri-significazione culturale e sociale attraversati dai luoghi e dagli oggetti di memoria;
  • Le pratiche di localizzazione e di oggettivazione nei processi di memoria individuale, collettiva e pubblica;
  • Le trasformazioni, anche nel senso di una loro mercificazione, dei luoghi di memoria;
  • Le modalità con cui luoghi e oggetti di memoria sono rappresentati nei media e in cui, a loro volta, i media sono influenzati dalle vicende dei luoghi e degli oggetti di memoria;
  • Gli effetti dei processi di rimozione memoriale così come risultano percepiti attraverso il prisma dei luoghi e degli oggetti coinvolti;
  • La relazione tra le tradizioni – tradizioni culturali, sociali, economiche -, i luoghi e gli oggetti;
  • La relazione tra quei luoghi di memoria che, nella stessa comunità o negli stessi spazi urbani, rappresentano modalità contrapposte di interpretare la memoria collettiva;
  • L’utilizzo dei luoghi di memoria da parte di attori politici e pubblici nell’ambito dell’uso pubblico della storia;
  • L’utilizzo, nell’ambito delle pratiche di storia orale, dei luoghi e degli oggetti, intesi nella loro funzione rievocativa;
  • Dialoghi e contrasti tra la comunità, il territorio, i luoghi e gli oggetti di memoria, nel senso di come il loro sostrato memoriale si ponga in relazione con la vita della collettività che vi risiede;
  • Le modalità con cui luoghi e oggetti di memoria si interfacciano con il patrimonio culturale, nonché con il paesaggio circostante;
  • La relazione tra processi educativi, luoghi e oggetti di memoria, con il loro utilizzo sia in chiave di veicolo di un determinato messaggio politico, sia, d’altro canto, di possibile volano per la formazione di una coscienza critica;
  • Le pratiche didattiche di utilizzo dei luoghi e degli oggetti di memoria per l’insegnamento della storia e delle altre discipline;
  • Pratiche di musealizzazione dei luoghi e degli oggetti di memoria, e loro influenza su come le comunità vivono e percepiscono questi ultimi.

CANDIDATURE

Le proposte, di massimo 3.000 battute spazi inclusi, e accompagnate da un breve curriculum del soggetto proponente, di massimo 2.000 battute spazi inclusi, dovranno essere inviate all’indirizzo e-mail farestoriaredazione@gmail.com (e per conoscenza ai seguenti indirizzi: stefano.oliviero@unifi.itluc.bravi@unifi.itchiara.martinelli@unifi.it) entro il 3 novembre 2025. I risultati della selezione saranno resi noti entro fine dicembre 2025. La consegna dei testi definitivi dovrà effettuarsi entro il 30 aprile 2026.

Potranno essere inviate proposte — al massimo una per proponente — da parte di studiose e studiosi, associazioni, gruppi informali, musei, enti e istituti culturali, scuole di ogni ordine e grado. Gli abstract inviati dovranno contenere un titolo provvisorio, una breve sintesi dell’argomento che intendono trattare, gli eventuali interlocutori e/o i soggetti coinvolti. Il proponente deve indicare nell’abstract se intende candidarsi per la sezione “saggi’’ o per quella “rubriche’’, specificando in tal caso per quale tipologia si intende concorrere (vedi sotto). I curatori del numero potranno in ogni caso suggerire una collocazione specifica per le proposte pervenute sulla base del loro contenuto.

SAGGI dovranno rientrare tra le 35.000 e le 50.000 battute, note e spazi inclusi, e saranno sottoposti a referaggio.

Tipologie di RUBRICHE (non sottoposte a referaggio esterno) per le quali è possibile inviare proposte:

— “Comunicare la storia”

Redazione di un testo di massimo 15.000 battute spazi inclusi con note alla americana e bibliografia a corredo incentrato sugli obiettivi e sugli strumenti di comunicazione e divulgazione nelle attività realizzate.

— “Casi studio”

Redazione di un testo di massimo 15.000 battute spazi inclusi con note alla americana e bibliografia a corredo incentrato sullo studio di uno o più casi di particolare interesse.

— “I ferri del mestiere. Fonti per la storia”

Redazione di un testo di massimo 20.000 battute spazi inclusi con note alla americana e bibliografia dove vengono presentati archivi, centri di documentazione, fondi, fonti, gruppi di documenti e biblioteche, ecc., con particolare attenzione a quelli che presentano problematiche di tutela, valorizzazione e conservazione.

— “Storia orale”

Redazione di una ricerca di storia orale di massimo 30.000 battute spazi inclusi con possibilità di inserire note a piè di pagina con i promotori e le promotrici e/o con i fruitori e le fruitrici delle attività e dei progetti realizzati.

— “Public History”

Redazione di un testo di massimo 20.000 battute spazi inclusi con note alla americana e bibliografia a corredo incentrato su progetti di Public History che vedono forme di partecipazione del pubblico, sulla valenza pubblica degli stessi e/o sulla valorizzazione/patrimonializzazione/decostruzione di memorie storiche attraverso queste attività.

— “Conversazioni storiografiche”

Realizzazione e trascrizione di un dialogo, sotto forma di intervista, di massimo 50.000 battute spazi inclusi, con un/a storico/a, da indicare nella proposta. Non sono previste note di nessun tipo.

— “Forum storiografico”

Realizzazione e trascrizione di un dialogo a più voci, di massimo 70.000 battute spazi inclusi, con storici e storiche, da indicare nella proposta. Non sono previste note.