Inventariato l’archivio storico dell’ANPI provinciale di Prato

Il 3 settembre 2026 si è svolta a Prato, presso il Salone della Casa delle memorie di guerra per la pace, la presentazione dell’Archivio storico dell’ANPI provinciale, riordinato ed inventariato di recente. Proponiamo il testo dell’intervento pronunciato in quell’occasione da chi si è occupato del riordino e dell’inventariazione dell’Archivio stesso.

  1. Il ruolo dell’ANPI nella società italiana

Lo scopo del mio intervento è quello di descrivere la struttura dell’Archivio provinciale di Prato, ma, prima di entrare nel merito, desidero ringraziare la presidente Angela Riviello, per la fiducia dimostratami nell’affidarmi l’incarico, il Museo della deportazione, che ha validamente contribuito alla realizzazione del progetto,  e Massimo Nocentini, che mi ha aiutato a risolvere alcuni problemi di ordine pratico riguardanti la sistemazione fisica del materiale.

Opportuno mi sembra anche ricordare brevemente il ruolo che l’ANPI ha svolto nella società italiana, un ruolo che può essere compendiato da queste parole: impegno per l’allargamento della democrazia.

Fondazione. Primi anni. Costituita a Roma nell’ottobre del 1944 ed eretta in ente morale con decreto legislativo luogotenenziale dell’aprile 1945, l’ANPI, portata a termine la lotta di liberazione, dedicò gran parte delle sue energie all’assistenza a favore delle famiglie dei partigiani caduti e dei reduci dai campi di concentramento (cioè degli internati militari, a proposito dei quali si è giustamente parlato di “Resistenza senz’armi”).

Antifascismo, Costituzione, Resistenza. Negli anni Cinquanta l’attività dell’Associazione si spostò su un terreno che potremmo definire politico, ispirandosi sempre a tre parole d’ordine fondamentali: antifascismo, Costituzione e Resistenza.

Fu in questo periodo che l’ANPI, dopo aver promosso i Comitati di difesa dei valori della Resistenza, chiese (ed ottenne nel 1958) il riconoscimento del Corpo volontari della libertà come corpo appartenente alle forze armate. Da ricordare anche il suo impegno contro la cosiddetta “legge truffa” (1953), in base alla quale la lista o il gruppo di liste collegate che avesse ottenuto il 50% più uno dei voti validi avrebbe ottenuto il 65% dei seggi alla Camera. Vale la pena di ricordare che la legge non poté essere applicata grazie anche ai voti raccolti da Unità popolare, una piccola formazione politica guidata da un dirigente nazionale dell’ANPI, Ferruccio Parri, che, con Luigi Longo, era stato vicecomandante del CVL.

Nei decenni successivi fra le tante battaglie sostenute dall’Associazione vanno ricordate almeno quelle per la salvaguardia della pace; per l’attuazione di politiche di accoglienza ed integrazione, e non di mero ordine pubblico, per quanto concerne l’immigrazione; per la rivendicazione (in linea con quanto affermato nell’art. 3 della Costituzione) di un lavoro dignitoso per tutti e per la difesa dell’unità d’Italia, messa in discussione dai movimenti leghisti: come si vede, si tratta di battaglie purtroppo ancor oggi attualissime.

Ma in questa sede mi preme soprattutto sottolineare che costante è stato l’impegno dell’ANPI nel contrastare i tentativi di denigrare il movimento partigiano e le pulsioni negazioniste, un impegno, questo, a cui è legata l’attività dell’Associazione nelle scuole per far conoscere ai giovani la Resistenza ed i suoi ideali (per lo stesso motivo l’ANPI ha sottolineato più volte la necessità di uno svecchiamento dei programmi scolastici).

Né si possono dimenticare, in anni a noi più vicini, l’opposizione al progetto di legge volto ad equiparare i soldati saloini ai partigiani e le prese di posizione contro ogni tentativo di stravolgere la carta costituzionale (2006, 2016 e 2026).

Il Congresso di Chianciano (2006). Un anno di grande importanza per l’Associazione è stato il 2006 quando il XIV Congresso nazionale (svoltosi a Chianciano Terme dal 24 al 26 febbraio) decise l’apertura delle iscrizioni agli antifascisti, vale a dire a tutti i cittadini che si riconoscevano nel programma e nelle finalità dell’ANPI. La decisione presa a Chianciano ha favorito l’afflusso dei giovani nelle fila dell’Associazione, che oggi conta più di centomila iscritti, è organizzata in sezioni, comitati provinciali e comitati regionali e presieduta attualmente da Gianfranco Pagliarulo.

  1. Il riordino dell’Archivio

L’iniziativa del riordino. Delineate così la natura e l’attività dell’Associazione, vengo adesso a parlare del tema di oggi, cioè del riordino dell’Archivio.

In occasione dell’ 80° anniversario della nascita della Repubblica italiana, il Comitato provinciale ANPI di Prato ha deciso di promuovere un’iniziativa che – a differenza delle celebrazioni, comunque doverose – sia destinata a rimanere nel tempo.

Poiché tra le finalità statutarie dell’Associazione figura in primo luogo la difesa della memoria della Resistenza, è del tutto evidente che la salvaguardia dei documenti (intesi in senso ampio come supporti in grado di contenere informazioni: lettere, libri, periodici, manifesti, foto…) che riguardano il periodo resistenziale riveste un’importanza centrale: per questo motivo l’ANPI di Prato ha promosso il riordino del proprio Archivio, un lavoro che ha richiesto alcuni mesi, è stato portato a termine nel maggio del 2026 ed ha messo capo alla redazione di un inventario sommario su carta ad uso interno.

Estremi cronologici. Un primo risultato. L’inventario sommario che oggi presentiamo si riferisce ai documenti facenti parte dell’Archivio storico dell’ANPI di Prato, che va dal 1945 al 2006.

La scelta del 2006 come terminus ad quem è facilmente spiegabile: si tratta, come si è detto, dell’anno del  Congresso di Chianciano. Ma perché l’anno di inizio è il 1945? Perché il riordino dell’Archivio – e già questa è una prova provata della sua utilità – ha consentito di stabilire con certezza che a Prato esisteva già in quell’anno una Sezione dell’ANPI: ciò è attestato da due documenti recanti rispettivamente la data del 30 luglio e del 2 agosto 1945. Da tali carte si ricava che la Sezione era già attiva ai primi di giugno: appena due mesi dopo l’erezione dell’Associazione in ente morale. (l’attendibilità di queste documenti  ci è stata confermata direttamente da Fiorello Fabbri, che è stato a lungo ai vertici dell’Associazione pratese).

Criteri per il riordino. Le buste da 1 a 12. Una volta separata la parte storica dell’Archivio da quella corrente, si è proceduto al lavoro di scarto ed al riordino del materiale conservato.

A tal fine si è deciso di raggruppare le carte raccogliendole in buste ordinate cronologicamente e, all’interno di ogni busta, in fascicoli.

I fascicoli si riferiscono, di norma, ad uno o più anni. I documenti di cui si compongono sono stati ordinati per data (da gennaio a dicembre e non il contrario perché non suscettibili di aggiornamento). In taluni casi abbiamo indicato per ciascun fascicolo i documenti che ci sono sembrati di maggior interesse. È ovvio che tale scelta, in quanto frutto di una valutazione dell’archivista, ha un carattere del tutto soggettivo e non significa in alcun modo che le altre carte contenute nei fascicoli siano prive di valore documentario.

Detti fascicoli, oltre ad una ricca corrispondenza, assai utile per ricostruire l’attività quotidiana dell’Associazione, contengono carte di altra natura (programmi di manifestazioni, elenchi di vario tipo, ritagli di stampa ecc.). Accanto alla dicitura “corrispondenza in partenza ed in arrivo” si è quindi ritenuto opportuno adottare la categorizzazione generica di “varie” e le buste sono state rubricate come Corrispondenza in partenza ed in arrivo. Varie.

In questa maniera sono state create dodici buste che coprono il periodo 1945-2006. Scorrendole, ci si imbatte con una qualche emozione in firme di personalità di primo piano: il generale Alexander, Walter Audisio, papà Cervi, Ferdinando Targetti, Umberto Terracini ed altri.

Le buste da 13 a 29. Le buste che vanno dalla numero 13 alla numero 29 sono invece dedicate a nuclei tematici “forti”: si tratta, in altre parole, di raccolte strutturate di documenti focalizzate su argomenti specifici.

Anche queste buste sono suddivise in fascicoli all’interno dei quali si è continuato a seguire l’ordine cronologico precedentemente indicato.

In questa sede non possiamo ricordarle tutte. Ci limitiamo quindi a rammentarne alcune: la busta che contiene gli elenchi dei partigiani del Pratese (b. 14), quella sui processi subìti dai partigiani nel dopoguerra (b. 16), quella sulle onorificenze concesse ai partigiani (b. 17), quella sui dati del tesseramento dal 1950 al 2006 (b. 23) e quella sulle iniziative concernenti le stragi nazifasciste (b. 24).

Particolarmente interessanti sono poi le buste dedicate all’attività dell’ANPI di Prato, coi verbali delle riunioni del Comitato di zona e del Comitato provinciale (bb. 20.1; 20.2; 21; 22.1; 22.2 e 23), perché, pur presentando delle lacune, costituiscono una base documentaria cui potrà utilmente attingere chi vorrà un giorno tentare di ricostruire la storia dell’Associazione nel Pratese.

Aggiungo che una busta analoga concerne il Comitato provinciale ANPI di Firenze (b. 26).

L’ultima busta (la numero 29) non riguarda l’ANPI, ma l’Associazione nazionale perseguitati politici italiani antifascisti (ANPPIA). Tale associazione (sorta nel 1947-1948), pur esistendo ancora a livello nazionale, non è più attiva a Prato.

Altri documenti: schede personali e manifesti. Ma l’Archivio contiene anche altri documenti: schede personali e manifesti.

Le schede personali, cioè quelle degli aderenti all’ANPI-Zona di Prato, sono state ordinate alfabeticamente e poi collocate in un apposito contenitore (SP1).

 In otto buste a parte (da M1 a M8) sono stati infine raccolti i manifesti prodotti dall’ANPI, dal Comune di Prato e da altri soggetti. L’inventario segnala i manifesti che meglio si prestano all’eventuale allestimento di mostre

Conclusione

Com’è noto, l’inventario di un archivio è uno strumento, una guida per la ricerca. Ci auguriamo quindi che questo inventario, rendendo fruibile un complesso di documenti di cui molti ignoravano perfino l’esistenza, possa risultare utile a studenti e studiosi, facilitandoli nel loro lavoro.

E ci auguriamo anche che possa essere presto avviata la seconda fase della valorizzazione delle risorse documentarie dell’ANPI di Prato, che sta a cuore al Comitato provinciale, vale a dire la catalogazione dei volumi della biblioteca e dei periodici dell’emeroteca, un materiale assai spesso di difficile reperibilità.

In questo modo verrebbe reso completamente fruibile il patrimonio documentario dell’Associazione: si raggiungerebbe così un obiettivo importante perché i documenti parlano a chi li sa interrogare e rappresentano, nella loro nuda oggettività, l’arma più potente contro ogni manovra volta ad infangare la Resistenza.

Alessandro Affortunati




“Resistere per l’arte” il nuovo podcast della Fondazione CDSE

Condividiamo con piacere l’ultimo progetto della Fondazione CDSE, il podcast Resistere per l’arte.
5 storie di arte e Resistenza: dalla Primavera del Botticelli e il Fauno di Michelangelo, alla Piazza dei Miracoli di Pisa,
dalle opere di Piero della Francesca e il tabernacolo di Filippino Lippi a Prato, al Ponte Santa Trinita di Firenze.
Insieme a testimoni e documenti inediti, vi accompagneremo in un viaggio tra opere d’arte in pericolo e salvate,
e tra le storie di chi ha scelto di resistere per proteggerle.
La realizzazione del podcast è stata resa possibile grazie al contributo della Regione Toscana, attraverso l’Avviso 2025/2026 “per la valorizzazione del patrimonio storico, politico e culturale dell’antifascismo e della Resistenza 2025/2026″, per il quale il CDSE si è classificato secondo in tutta la Toscana.

Puoi ascoltare il Podcast gratuitamente qui: www.fondazionecdse.it/wp/resistere-per-larte-nuovo-podcast-della-fondazione-cdse/

Questo il servizio di RAI3-TGR Toscana dedicato al podcast “Resistere per l’arte”:
www.rainews.it/tgr/toscana/video/2026/06/podcast-resistere-per-larte-8d2fa36c-9c92-4e2d-b81c-05afdd558b62.html




Los sieneses en la Guerra Civil Espanola

In corso a Siena nelle Stanze della Memoria questa interessante mostra sui senesi che hanno partecipato alla Guerra civile spagnola.

La mostra, avvalendosi di tre video, presenta i volti e le biografie dei 18 antifascisti senesi che presero parte alla guerra civile spagnola, con informazioni e grafici sulle Brigate Internazionali e sul volontariato toscano.
Rimarrà aperta fino all’8 di aprile.




Edito “Italia 1943. La stagione dell’incertezza” a cura di F. Focardi e M. Mazzoni

Pubblicato in queste settimane il volume curato da Filippo Focardi e Matteo Mazzoni, L’Italia del 1943. La stagione dell’incertezza da Viella nella collana dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri (n. 12).

Il volume origina dal Convegno promosso e realizzato nell’autunno del 2023 dall’Istituto storico toscano della Resistenza e dell’età contemporanea e dall’Istituto Ferruccio Parri a Firenze presso la sede del Consiglio regionale della Toscana.

Qui la scheda illustrativa: L’Italia del 1943.




Mostra: Carlo Carli, “Umanità Perduta e Abbandonata” al Memoriale delle Deportazioni




Presentato alla Domus Mazziniana il numero speciale della rivista “Modern Italy” dedicato alla Resistenza

Oggi, giovedì 4 settembre alle 17.30, sono riprese nel segno della Resistenza le attività della Domus Mazziniana con la presentazione, in collaborazione con ANPI e Associazione Mazziniana, del numero speciale della rivista Modern Italy – una delle più importanti riviste scientifiche sull’Italia contemporanea pubblicata dalla Cambridge University Press – dedicato alla Resistenza Italiana.
Questa iniziativa si colloca nell’ambito delle attività per ricordare gli 80 anni della Liberazione –che prendono avvio, ricorda il direttore della Domus Mazziniana, Pietro Finelli, in concomitanza con la celebrazione della liberazione di Pisa e continueranno per tutto l’anno a creare un vero e proprio ponte con la nascita della Repubblica, di cui l’anno prossimo ricorrerà l’80° anniversario, e che vedranno momenti di approfondimento scientifico alternarsi a mostre, spettacoli e concerti.
A discutere oggi con uno dei curatori del numero speciale della rivista Modern, il Prof. Gian Luca Fantoni, direttore della rivista ufficiale dell’Association for the Study of Modern Italy, e con due autori del volume -Francesco Fusi e Chiara Nencioni- , c’è Marta Baiardi, storica e collaboratrice dell’Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell’Età contemporanea. Modera l’incontro Pietro Finelli, Direttore dalle Domus Mazziniana.
Il numero 30 del maggio 2025 di Modern Italy, curato da Gian Luca Fantoni, che insegna Storia contemporanea presso la Nottingham Trent University, e Rosario Forlenza, docente di Relazioni internazionali presso la LUISS, come spiega lo stesso Fantoni, decostruisce l’immagine consolidata della Resistenza e dà conto, in linea con la storiografia più attenta, degli aspetti meno noti di essa, come i gruppi marginali, le esperienze di genere e le prospettive transnazionali.
Questo numero speciale di Modern Italy, infatti, osserva Baiardi “raccoglie sotto il titolo accattivante di La Resistenza italiana: nuovi snodi e nuove prospettive, ben otto contributi e una rassegna di luoghi della Resistenza”. “Una Resistenza plurale che coinvolse decine di migliaia di italiane e di italiani nei venti mesi tra l’8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945, e che appare centrale e imprescindibile nella ridefinizione dell’identità politica e culturale del Paese nella transizione dalla monarchia fascista alla democrazia repubblicana”, sottolinea Finelli.
E di fronte alla crisi odierna di questa democrazia e per sottrarsi alla fascinazione sempre più forte del fascismo, secondo Forlenza e Fantoni, serve che gli storici operino un deciso spostamento, focalizzandosi non sul fascismo, ma sulla Resistenza, che infine del fascismo è la creatura, perché da lì nasce, costituendone una sorta di indispensabile contravveleno, come anche il saggio di Andrea Rampini ipotizza.
Come esplicitato nell’Introduzione è l’idea che tutto sommato oggi “il cittadino medio conosca molto sul fascismo -anche grazie a film e documentari- ma molto poco degli uomini e donne che vi si opposero”, osserva Baiardi.
Fantoni sottolinea la volontà, in questo volume, di portare in evidenza storie meno note o considerate marginali della Resistenza, prestando attenzione anche all’elemento di genere, come dimostrano il contributo di Iara Meloni, che propone che alle tre guerre di Pavone (patriottica, civile, di classe) se ne aggiunga una quarta, di genere, non solo per marcare la specificità dell’esperienza femminile nella guerra totale, ma anche per dare respiro e visibilità compiuta alle protagoniste, e il contributo di Rossella Pace, la quale si focalizza sulle donne liberali, che non solo aiutavano gli uomini, ma, al pari delle partigiane socialiste, comuniste, cattoliche e azioniste, svolsero un compito di fondamentale importanza sul fronte dell’organizzazione, del coordinamento e della direzione della resistenza partigiana.
Già a prima vista, come semplici lettori, solo a scorrere i titoli dei saggi che costituiscono il volume, si rileva una certa anomalia, rispetto a molte pubblicazioni che hanno caratterizzato l’ottantesimo della Liberazione. Un’anomalia che Baiardi definisce “centrifuga” sotto almeno due aspetti:
• il tempo: una cronologia non limitata soltanto al biennio 1943-1945 ma che invece privilegia i tempi lunghi della Resistenza, per poter misurarne eredità difformità, silenzi, censure.
• i protagonisti: qui le bande partigiane sono guardate dal punto di vista delle minoranze, l’idea di occuparsi di persone concrete si invera del tutto.
È stato d’altronde esplicito il criterio dei curatori di mettere al centro la marginalità. Oltre alle donne, ci sono i partigiani cattolici nel saggio di Alessandro Santagata, che si impernia sui diversi aspetti dell’autorappresentazione dei cattolici resistenti, messi davanti ai dilemmi etico religiosi che la guerra civile proponeva e imponeva.
La rivista dedica spazio alle minoranze più sorprendenti e inedite: zone inesplorate e affascinanti della guerra partigiana, viste da vicino, che della Resistenza tutta restituiscono plasticamente la qualità irriducibilmente multiforme” osserva Baiardi. Ad esempio, Chiara Nencioni ricostruisce l’impegno di Rom e Sinti nella Resistenza, assai poco noto soprattutto in Italia, dove la popolazione chiamata dispregiativamente “zingara” è tutt’ora soggetta a un fortissimo stigma e non riconosciuta per lo più come parte della compagine del nostro paese.
E ci sono i soldati americani di origine italiana in guerra nel paese dei loro avi nel saggio di Francesco Fusi, che, da una prospettiva inedita, attraverso fonti autodiegetiche scritte o orali prodotte a diverse altezze cronologiche, indaga con perizia i vissuti dei soldati di questo particolar settore dell’esercito americano.
In conclusione, la conoscenza della Resistenza, grazie a questo volume di Modern Italy, si è arricchita di altre resistenze, di un senso di multiformità che ancora oggi stupisce.
Dopo questa carrellata di vite vere – donne, uomini; rom e sinti; soldati americani e paisà; cattolici alle prese con il dramma di dare la morte; altolocate signore liberali che dirigono la lotta armata da ville e salotti, giovani della Pantera degli anni Ottanta – il lettore di Modern Italy può acquisire una conoscenza maggiore, una confidenza salutare con le “periferie” della nostra Resistenza, che ne documentano la miracolosa e vivace varietà, conclude Baiardi.
Il numero della rivista è consultabile gratuitamente al seguente indirizzo: https://www.cambridge.org/core/journals/modern-italy/latest-issue
La collaborazione fra la Domus Mazziniana e l’Association for the Study of Modern Italy continuerà con la Postgraduate Summer School che si terrà a Pisa, proprio nei locali della Domus mazziniana, il 25 e 26 settembre prossimi.

 




I bunker di Cecina nella seconda guerra mondiale. Nuovo percorso storico-turistico.

L’ultima volta che la guerra ha attraversato le nostre strade. Scopri i bunker tedeschi di Cecina Mare e la storia che hanno da raccontare.
Grazie alla collaborazione tra Comune di Cecina, Toscana ’44, il Nucleo Biodiversità dei Carabinieri e la sezione Anpi Cecina, i bunker tedeschi che si trovano nella Pineta della Mazzanta sono stati recuperati e resi accessibili per conoscere da vicino ciò che accadde tra il 1943 e il 1944.
L’Istituto della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Livorno ha contribuito alla stesura della brochure informativa per pubblicizzare un’occasione volta a riscoprire la #memoria storica del nostro territorio.




Summer school 2025: Resistenza, Costituzione, Autonomie

28-30 agosto 2025
Aosta, Università della Valle d’Aosta, Sant Anselmo, strada Cappuccini /2
Resistenza, Costituzione, Autonomie
Summer school 2025 dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri
Pronti/e per la nuova edizione della Summer school dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri?
Quest’anno il corso intende celebrare gli 80 anni dalla Liberazione riflettendo su un trittico di temi molto significativo: Resistenza, Costituzione, Autonomie.
L’appuntamento è ad Aosta, da giovedì 28 a sabato 30 agosto 2025.

Per info e iscrizioni: Summer school 2025: Resistenza, Costituzione, Autonomie – Istituto Nazionale Ferruccio Parri