Presentazione del volume “Diventare archivisti”

Giovedì 10 dicembre, alle ore 16,30, presso la Soprintendenza Archivistica della Toscana (via Ginori 7, Firenze), si terrà la presentazione del volume di Federico Valacchi Diventare archivisti. Competenze tecniche di un mestiere sul confine (Milano, Bibliografica, 2015).

Emilio Capannelli e Ilaria Pescini ne parleranno con l’autore.
Coordina Monica Valentini.




Presentazione del libro “La mezzadria nel Novecento”

Mercoledì 9 dicembre a Palazzo Sozzifanti – vicolo dei Pedoni (angolo via Abbi Pazienza), alle ore 17:00:

Presentazione del volume di Stefano Bartolini
La mezzadria nel Novecento. Storia del movimento mezzadrile tra lavoro e organizzazione

Con un saggio di Francesca Perugi, Racconti di vita e di lotta. Storie di mezzadri pistoiesi

Saluto di Sergio Frosini, Presidente Fondazione Valore Lavoro
Intervengono:
Elisa Castellano, Fondazione Di Vittorio – Roma
Giovanni Contini, Presidente Associazione Italiana di Storia Orale
Pietro Causarano, Università degli Studi di Firenze
Samuele Bertinelli, Sindaco di Pistoia

Introduce e coordina
Gessica Beneforti, Segretaria generale CGIL Pistoia

Saranno presenti gli Autori

L’esposizione “La mezzadria nel Novecento. Lavoro, storia, memoria” con la sezione speciale “Gli artisti pistoiesi e il lavoro dei campi”, visitabile gratuitamente sempre in Palazzo Sozzifanti è prorogata al 9 dicembre.




“I GIOVANI RICORDANO LA SHOAH”

Mercoledì 9 dicembre alle ore 10.30 presso l’Auditorium della Regione Toscana (via Cavour 4)

Saluti del Presidente del Consiglio Regionale Eugenio Giani

Saluti delle Autorità:
Dario Nardella, Sindaco di Firenze
Gabriele Toccafondi, Sottosegretario di Stato MIUR
Renzo Gattegna, Presidente UCEI
Domenico Petruzzo, Direttore Generale Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana
Sara Cividalli , Presidente Comunità Ebraica di Firenze

Ore 11
Incontro con Franco Schoneit, reduce di Buchenwald – Una storia finita bene

Ore 11.30
I ragazzi delle scuole toscane presentano i loro lavori

Ore 12
Presentazione del promo “Network didattico Shoah”

Palazzo Medici Riccardi (Via Cavour, 3)
Ore 12.30
Visita guidata alla mostra “I giovani ricordano la Shoah” – Palazzo Medici Riccardi




Presentazione del libro ‘Margherita Sarfatti’ di Rachele Ferrario

Mercoledì 9 dicembre, alle 17.30, per Pagine d’arte la storica dell’arte Rachele Ferrario presenterà il suo ultimo libro Margherita Sarfatti. La regina dell’arte nell’Italia fascista. Interverranno con l’autrice il sindaco di Firenze Dario Nardella, il giornalista del Corriere della Sera Aldo Cazzullo e lo storico dell’arte e critico Marco Fagioli.

Strano destino quello di Margherita Sarfatti, giornalista, scrittrice e primo critico d’arte donna in Europa. Ha fondato il gruppo del Novecento, ha progettato e allestito mostre in patria e all’estero, ha frequentato gli intellettuali all’avanguardia del suo tempo, per oltre vent’anni ha influenzato in modo profondo la cultura e l’arte italiane. Eppure, per una sorta di damnatio memoriae, la maggior parte del pubblico la conosce solo come «l’amante del duce». La sua figura è rimasta a lungo «appiattita» su quella di Mussolini. In realtà rivestì un ruolo da protagonista, soprattutto in campo artistico, ma anche in politica e nel forgiare l’ideologia del fascismo.

Colta, elegante, raffinata, Margherita nasce a Venezia nel 1880 da una ricca famiglia ebrea, i Grassini. Fin da giovane frequenta Antonio Fogazzaro e Guglielmo Marconi, conosce la regina Elena e il patriarca Sarto, futuro papa Pio X. Il suo salotto di Milano, un vero laboratorio del pensiero artistico del tempo, è frequentato da futuristi come Marinetti e Carrà, Russolo e Boccioni – con cui intreccia una storia d’amore –, i pittori di Novecento (Sironi, Funi, Bucci), letterati e poeti come d’Annunzio e Ada Negri, e da un giovanotto trasandato ma ambizioso di nome Benito Mussolini. Tra i due scoppia presto la passione, ma nasce anche un proficuo sodalizio in cui ognuno si serve dell’altro. Il duce usa la lucida intelligenza, la spregiudicatezza, le entrature internazionali e nel mondo dell’arte di Margherita; lei, anche grazie al suo rapporto con l’uomo più potente d’Italia, riesce a imporsi sulla scena culturale e a compiere il suo progetto: un’avanguardia artistica in linea con la tradizione classica italiana. Costretta a espatriare nell’imminenza delle leggi razziali, rientra in patria solo dopo la caduta del fascismo, ma resta relegata ai margini della storia.

Oggi il libro di Rachele Ferrario, grazie a una capillare ricerca documentaria e a carteggi inediti, ci restituisce il temperamento di una donna libera, capace di affrontare con coraggio anche il dolore estremo della morte del figlio diciassettenne Roberto, arruolatosi volontario nella Prima guerra mondiale contro la volontà dei genitori. Una donna che vive in anticipo sul proprio tempo e non ama sentirsi dire di no. Nemmeno dal duce, a cui scrive, rivendicando la propria indipendenza: «Mi hai presa, mi hai conquistata, ti sei fatto amare oggi? Sì? Tanto meglio, domani bisogna ricominciare da capo … Io sono nuova; io nasco ogni mattina. Ciò che feci ieri non è la ragione determinante di quanto farò domani…».

Rachele Ferrario, storico e critico d’arte, insegna Fenomenologia delle arti all’Accademia di Brera e Storia delle tecniche artistiche allo Iulm. Cura archivi d’arte e mostre. Collabora con il Corriere della Sera. Nel 1998 ha scoperto un nucleo di 45 opere inedite di Paresce, di cui ha curato mostre antologiche, dirige l’Archivio, ha pubblicato la biografia (Lo scrittore che dipinse l’atomo. Vita di René Paresce da Palermo a Parigi, Sellerio, 2005) e il catalogo generale (Skira, 2012). È autrice di Giulio Paolini. Un viaggio a distanza (Nomos Editore, 2009) e, per Mondadori, di Regina di quadri (2010), la prima biografia di Palma Bucarelli, e Le signore dell’arte (2012), ritratti di Carol Rama, Carla Accardi, Giosetta Fioroni e Marisa Merz.

L’ingresso, libero fino a esaurimento posti, non prevede l’accesso al percorso museale




Anghiari a fuoco! Il salvataggio della città dalle distruzioni naziste nel 1944

Sabato 5 dicembre, alle ore 17,30 presso la Biblioteca di Anghiari si terrà un incontro con Santino Gallorini.

Verranno illustrati alla cittadinanza i risultati delle ricerche storiche sulla Banda del Russo, sul rapimento del colonnello tedesco Maximilian von Gablenz e sul mortale pericolo corso da Anghiari, salvata all’ultimo momento grazie al coraggio del partigiano Gianni Mineo e all’azione di altri personaggi.

Tra la fine dell’inverno e la primavera 1944, sulle montagne sopra Anghiari si formò una banda partigiana di pochi elementi (verso la fine di giugno arrivò a circa 25), in massima parte locali, pochissimi slavi, qualche italiano sbandato, un disertore tedesco. Essa era comandata da uno strano personaggio, alquanto giovane, soprannominato “il Russo”.

Questo Russo, che forse si chiamava Vassili (Basilio), era un personaggio molto ideologizzato, molto duro, prepotente, amante del vino, spesso violento. Guidava la banda con pugno di ferro e la portava a compiere azioni non condivise dalla maggioranza dei suoi membri, quali furti, estorsioni, rapine, violenze e perfino uccisioni di “sospette spie”.

Inutili tutti i tentativi messi in atto dal Comando della XXIII Brigata garibaldina “Pio Borri”, per tentare di inquadrarla nei suoi ranghi nonché controllarne e coordinarne le azioni.

Il 26 giugno 1944 la banda del Russo rapì lungo la via della Libbia, poco distante dal Ponte di Sigliano, il colonnello tedesco Maximilian von Gablenz e il suo aiutante.

La reazione tedesca fu immediata e decisa: centinaia di ostaggi fermati e rinchiusi nella Chiesa della Chiassa, ma anche ad Anghiari e Ponte alla Piera. Affissione di bandi con un ultimatum di 48 ore, che minacciava la fucilazione di tutti gli ostaggi assieme all’incendio e alla distruzione del centro storico di Anghiari, oltre agli abitati di Montauto, Chiassa e Borgo a Giovi.

Ad Anghiari la maggior parte della popolazione fuggì via, trascinandosi dietro quello che poteva, compresi materassi e coperte.

Vennero fatti vari tentativi, per convincere il Russo a rilasciare il colonnello e il suo collaboratore, ma senza risultati. Il Russo continuava a ripetere: «anche se bruciare tutta Italia io non lasciare».

Il 28 giugno, alla scadenza dell’ultimatum, il Russo e la sua banda erano a San Piero di Anghiari, a mangiare, bere e gozzovigliare.

Fu grazie all’intuizione del Comandante della “Pio Borri”, capitano Rosseti, che si giunse ad una soluzione. Rosseti spedì il sottotenente partigiano Gianni Mineo, di Bagheria (PA) al Comando tedesco della Chiassa per chiedere uno spostamento della scadenza dell’ultimatum di almeno 24 ore. Mineo, coraggiosamente andò alla Chiassa e riuscì a far spostare l’ultimatum. Si recò poi sulle montagne di Anghiari alla ricerca del Russo, che trovò a Montemercole.

Ci volle una lunga, laboriosa e paziente trattativa tra Gianni Mineo e il Russo. Mineo scrisse poi di essere stato aiutato nel buon esito della mediazione da due uomini del russo: Altero Scimia detto “Tigre” e Giuseppe Rosadi detto “Barba”. Alla fine il Russo consegnò a Mineo i due tedeschi. I partigiani Giuseppe Rosadi e Bruno Zanchi collaborarono nel riaccompagnarli verso la Chiassa.

Quando Mineo, Rosadi, il colonnello von Gablenz e il suo aiutante arrivarono alla Chiassa, l’ultimatum era già scaduto da poco tempo e i primi prigionieri erano già stati portati fuori dalla chiesa per essere fucilati.

Il suono delle campane a festa mise fine all’incubo durato tre giorni e sancì sia la salvezza degli ostaggi, che quella di Anghiari.

Una drammatica vicenda, stranamente dimenticata dalla storiografia ufficiale, ma ben viva nella memoria di coloro che la vissero in prima persona.




Arturo Carlo Jemolo: un giurista nell’Italia del ‘900

Venerdì 4 dicembre in Palazzo Panciatichi, Sala degli Affreschi, presentazione del volume di Sergio La Riccia, Arturo Carlo Jemolo, un giurista nell’Italia del ‘900 e dei cinque tomi degli scritti del giurista editi da Pellegrini editore.

Saluti del Presidente del Consiglio regionale, Eugenio Giani

Interventi

Ugo De Siervo, Presidente emerito della Corte costituzionale

Andrea Becherucci, Fondazione Ernesto Rossi e Gaetano Salvemini

Francesco Margiotta Broglio Professore emerito di Storia e sistemi di rapporti fra Stato e Chiesa, Università di Firenze

Francesco Onida, già Professore ordinario Diritto ecclesiastico Università di Firenze




A Niccioleta “Cronache di guerra: la strage dei Minatori”

Niccioleta 4 dicembreAnche quest’anno il Comune di Massa Marittima celebra il 4 dicembre, giorno di Santa Barbara, protettrice dei minatori. Lo fa con un incontro nella Saletta Centro Sociale di Niccioleta alle ore 17 in compagnia di Katia Taddei ricercatrice che parlerà del suo recentissimo libro “Cronache di guerra: la strage dei Minatori”. Il 13 e 14 giugno del 1944, 83 minatori furono prelevati dalla miniera di Niccioleta, portati a Castelnuovo Val di Cecina e fucilati. Katia Taddei, allieva di Paolo Pezzino dell’Università di Pisa, negli anni Novanta ha condotto una serie di ricerche con interviste dirette ai discendenti dei minatori uccisi, pubblicate nel volume Coro per voci sole. Ma con quelle interviste la Taddei non ha esaurito le ricerche, anzi, negli anni si sono aperti nuovi filoni e sono emersi nuovi indizi che la ricercatrice ha seguito e che hanno portato alla stesura di questa sua nuova pubblicazione.

La serata sarà introdotta da Luciana Rocchi, direttore dell’Istituto Storico della Resistenza di Grosseto, esperta degli eventi che si sono susseguiti in Maremma durante la Resistenza e la Liberazione. Al termine dell’evento, curato dalla Biblioteca Comunale G. Badii di Massa Marittima, sarà possibile cenare presso il Bar Insieme, sempre in Piazza della Miniera. Il menù sarà fisso ad un costo di 15 Euro.

È preferibile prenotare chiamando o inviando un sms al numero 338. 2131786.




Pietro Bunigiani: il colore del tempo

Domani, venerdì 4 dicembre alle ore 18 presso Palazzo Sozzifanti a Pistoia, si terrà l’inaugurazione della mostra “Pietro Bugiani. Il colore del tempo”, con cui la Fondazione Caript rende omaggio a Pietro Bugiani (1905-1992), uno dei più significativi artisti pistoiesi del Novecento.

In mostra un’ampia raccolta di dipinti, affreschi e incisioni, oltre ad una serie di cartoni preparatori inediti risalenti agli anni Trenta, esposti per la prima volta al pubblico dopo un lungo e delicato intervento di restauro.

La mostra sarà visitabile fino al 31 gennaio 2016, per maggiori informazioni: http://www.fondazionecrpt.it/notizia/pietro-bugiani-il-colore-del-tempo/