ISTORECO: FINANZIATI DUE NUOVI PROGETTI PER IL 2026

Pochi giorni fa, gli istituti culturali che avevano presentato domanda all’inizio dell’anno hanno ricevuto gli esiti dei bandi del Ministero della Cultura (MiC) dedicati a convegni e pubblicazioni per il 2026.
Anche quest’anno ISTORECO ha ottenuto finanziamenti, un riconoscimento che valorizza il lavoro di ricerca del nostro gruppo e ci consentirà di realizzare due importanti progetti dedicati alla storia del Novecento.
CONVEGNI DI STUDIO
Organizzeremo un convegno nazionale sull’immediato secondo dopoguerra nelle città portuali dell’Italia centro-settentrionale, come Livorno. L’obiettivo sarà comprendere chi difese, promosse o trasformò la portualità italiana dopo il 1945, attraverso quali modalità e con quali mezzi. Un’occasione per approfondire una fase decisiva della storia economica e sociale del Paese.
PUBBLICAZIONI
Pubblicheremo uno studio dedicato ai maestri elementari e alla loro transizione dal fascismo ai primi anni della Repubblica. Conosciamo diversi aspetti del ruolo di questi insegnanti durante il regime e sappiamo qualcosa del periodo successivo, ma la fase di passaggio resta ancora poco esplorata. Il volume intende contribuire a colmare questa lacuna storiografica.
🤝 Questo risultato ricorda che il lavoro culturale non si esaurisce nella ricerca, nei progetti e nelle iniziative pubbliche. Esiste anche un’attività meno visibile, fatta di bandi, rendicontazioni e ricerca di finanziamenti: un lavoro complesso, che richiede tempo ed è indispensabile per rendere possibili le attività quotidiane dell’Istituto.
🙏 Un ringraziamento speciale va a tutte le persone che hanno contribuito a raggiungere questo traguardo e alla Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali del MiC per la fiducia accordata.

Istoreco Livorno




LA REPUBBLICA DEI PARTITI. Il nuovo corso di formazione Istoreco Livorno.

LA REPUBBLICA DEI PARTITI
Ideologie, famiglie politiche e pratiche nella democrazia italiana

Al via il prossimo 9 ottobre un corso di formazione per docenti aperto a tutta la cittadinanza a cura di ISTORECO

Quest’anno si sono celebrati gli ottant’anni della Repubblica italiana. Oltre alle iniziative organizzate per il 2 giugno scorso abbiamo pensato di proporre un approfondimento attraverso un corso di formazione per docenti – aperto a tutta la cittadinanza – dedicato alle famiglie politiche, ai partiti e alle figure più rappresentative della prima fase di vita della società italiana, dal dopoguerra ai primi anni Novanta.

Benché la quasi totalità delle strutture che hanno regolato quel capitolo di vita pubblica – e non solo – della nazione sia oggi scomparsa, ci è parso fondamentale cercare di capire che cosa sono state, cosa hanno rappresentato e quali suggestioni possono suggerire per il futuro. Lo faremo attraverso alcuni tra i libri più aggiornati della storiografia nazionale, con l’aiuto dei loro autori, di qualificati docenti universitari, ricercatori e protagonisti di quelle vicende. Lo scopo non è certo quello di rifugiarsi nel passato, ma di comprenderlo al fine di tentare di decifrare – almeno in parte – la società odierna e i dubbi che ci pone quotidianamente.

 

– GLI INCONTRI

9 Ottobre, ore 17.00 / L’idea di Repubblica

Lessico della Repubblica. Dal Risorgimento all’integrazione europea, diretto da Maurizio Ridolfi, il Mulino, 2026

Dicembre / Il cattolicesimo

Alcide De Gasperi. La cultura di un politico cattolico, di Jacopo Cellini, Carocci, 2025

Febbraio / Il socialismo

Malgrado tutto dobbiamo farcela: i socialisti e lo Shock of the Global, di Jacopo Perazzoli, Biblion, 2024

Marzo / Il comunismo

Donne comuniste nell’Italia del Novecento. Partito, società, identità di genere, a cura di Fiammetta Balestracci, Viella, 2025

Aprile / L’ azionismo

Ferruccio Parri. Dalla genesi dell’antifascismo alla guida del governo, di Andrea Ricciardi, Biblion, 2023

 

– SEDE

Edificio dell’Orologio – Sede ISTORECO (Piazza Luigi Orlando, Livorno)

 

– ORARIO

Tutti gli incontri si terranno indicativamente alle ore 17.00. Nel corso dei mesi sarà pubblicata, per ciascun appuntamento, un’apposita locandina con la data, l’orario definitivo e i nomi dei relatori.

 

– ATTESTATO

ISTORECO ETS è parte della Rete degli istituti associati all’Istituto Nazionale “Ferruccio Parri” (già INSMLI), riconosciuto agenzia di formazione accreditata presso il MIM. Sarà rilasciato ai richiedenti un attestato di partecipazione, che potrà essere richiesto attraverso la piattaforma SOFIA.




FACCIAMO STORIA! Online sul sito ISTORECO Livorno l’offerta formativa 2026/2027

È online il nuovo fascicolo con tutte le proposte didattiche che ISTORECO Livorno rivolge alle scuole del territorio.
Anche quest’anno proponiamo percorsi pensati non solo per conoscere il Novecento, ma per imparare a leggere il presente attraverso le sue radici.
📖 6 moduli tematici
🗂️ Carte che parlano – Alla scoperta degli archivi attraverso i documenti.
⚽ Il regime scende in campo – Sport e fascismo.
📰 Chi scrive le notizie – La stampa livornese durante il Ventennio.
🔍 Le intenzioni e le idee – La sorveglianza politica nelle dittature, tra Italia e DDR.
🗳️ Il giorno del voto – Il 2 giugno 1946 e la nascita della democrazia.
✊ Un percorso pieno di contraddizioni – La storia dell’emancipazione femminile in Italia.
🚶 3 itinerari di urban trekking
Per tre ore la città diventa un’aula: Pietre d’Inciampo, luoghi del Novecento politico livornese, guerra e ricostruzione.
🎓 Formazione per docenti
Corsi e seminari riconosciuti sul portale SOFIA del MIM, aperti anche a cittadini e studenti interessati. Tra le proposte di quest’anno: La Repubblica dei partiti e Gli Archivi raccontano, realizzato in collaborazione con l’Archivio di Stato di Livorno.
✨ Tutti i percorsi sono gratuiti, compatibilmente con la disponibilità dell’Istituto. Ogni classe può partecipare a un massimo di due moduli; per i progetti con l’Archivio di Stato sono ammesse al massimo 4 classi.
Siamo disponibili a confrontarci con gli insegnanti per adattare i percorsi alle esigenze delle singole classi e alla programmazione didattica.
📩 Per aderire: didattica.istoreco.li@gmail.com
Indicate scuola, classi coinvolte, percorso scelto e un recapito telefonico.
👉 Scoprite tutte le proposte nel nuovo fascicolo!
FACCIAMO STORIA! L’offerta formativa ISTORECO per l’anno scolastico 2026/2027 – Istoreco Livorno




ISTORECO Livorno – Un anno di transizione e rinnovamento

Benvenuti in questo nuovo anno
Nel corso di questa annata, l’ISTORECO di Livorno si prepara ad affrontare una fase importante di transizione e rinnovamento, che segnerà un nuovo capitolo nella vita dell’Istituto.
Tra gli obiettivi principali:
🏛️ il trasferimento della sede presso l’Edificio dell’Orologio del Cantiere Orlando, a Porta a Mare;
🔄 il ricambio degli organi e l’avvio di una nuova direzione;
👥 l’ingresso di nuovi ricercatori, studiose e studiosi, e nuovi membri dell’Istituto;
📚 il rafforzamento delle attività di ricerca, divulgazione e collaborazione con il territorio.
Si tratta di un percorso in divenire, che accompagnerà l’ISTORECO nel corso dei prossimi mesi.
👉 Seguiranno aggiornamenti, informazioni e dettagli sulle novità e sulle iniziative in programma.
Continuate a seguirci per restare aggiornati.

Istoreco Livorno




Seriacopi confermato presidente dall’Assemblea dei soci ISTORECO Livorno

Si è svolta oggi, 11 dicembre 2025, l’assemblea di ISTORECO Livorno, un momento importante di confronto e di riorganizzazione interna. Dopo l’approvazione del nuovo Direttivo – composto da 17 rappresentanti tra enti locali, associazioni antifasciste e realtà del territorio – l’assemblea ha confermato Claudio Massimo Seriacopi come Presidente e nominato Lilia Benini Vicepresidente.

L’incontro si è svolto all’indomani dell’anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: un forte richiamo al valore della memoria, della democrazia e al ruolo degli organismi sovranazionali in un contesto internazionale sempre più complesso.

Tra le novità più significative:
– l’ingresso di ANED – Associazione Nazionale ex Deportati nei Campi nazisti e Arci Livorno nel Direttivo,
– l’ammissione di nuovi soci, tra cui giovani ricercatori e figure attive nella vita culturale e civile del territorio,
– la nomina di un nuovo Comitato Scientifico (composto da: Catia Sonetti, Enrico Mannari, Mario Tredici, Angelo Gaudio, Federico Creatini, Ilaria Pavan, Maurizio Bettini, Daniele Menozzi e Marco Manfredi) ampliato per rafforzare la ricerca e la programmazione culturale delle nostre attività.

Buone notizie anche sul fronte delle sedi:
– prosegue l’allestimento della biblioteca in via Galilei;
– a inizio 2026 è prevista l’assegnazione definitiva della nuova sede presso la Torre dell’Orologio a Porta a Mare. In tale occasione, come ha annunciato il Presidente Seriacopi, ci saranno ulteriori novità sull’organigramma di ISTORECO con il passaggio alla direzione scientifica tra Catia Sonetti e Giovanni Brunetti.

L’Istituto ringrazia tutte le realtà presenti – dai Comuni alle associazioni, dalla Cgil Livorno, a So.crem Livorno, a Anpi Provinciale Livorno, Anppia Federazione Livorno e ai singoli soci – per la partecipazione e per il contributo al lavoro condiviso sul calendario civile, sulla didattica della memoria e sulla ricerca storica.




È online il nuovo portale di ISTORECO Livorno!

È online il nuovo portale di ISTORECO Livorno! 📚💻
 https://istorecolivorno.it/…/un-nuovo-sito-web-per…/
Un sito tutto nuovo, pensato per chi ama la storia, la cultura e… la navigazione facile! 😄
Che tu sia uno studente curioso, un insegnante appassionato o semplicemente un cittadino con voglia di sapere, qui trovi:
🗂️ Archivi e collezioni digitali
🎧 Podcast storici (da ascoltare anche in spiaggia!)
📖 Pubblicazioni fresche di stampa
🎓 Risorse didattiche per scuole e associazioni
ISTORECO, dal 2008 cuore pulsante della memoria storica livornese, si rinnova per parlare a tutti, con un linguaggio accessibile e contenuti che fanno riflettere, emozionare e… cliccare! 😉
💬 La storia non è solo nei libri: è online, è viva, è partecipazione.
Scoprila, esplorala, condividila. Il futuro ha bisogno di memoria!



I bunker di Cecina nella seconda guerra mondiale. Nuovo percorso storico-turistico.

L’ultima volta che la guerra ha attraversato le nostre strade. Scopri i bunker tedeschi di Cecina Mare e la storia che hanno da raccontare.
Grazie alla collaborazione tra Comune di Cecina, Toscana ’44, il Nucleo Biodiversità dei Carabinieri e la sezione Anpi Cecina, i bunker tedeschi che si trovano nella Pineta della Mazzanta sono stati recuperati e resi accessibili per conoscere da vicino ciò che accadde tra il 1943 e il 1944.
L’Istituto della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Livorno ha contribuito alla stesura della brochure informativa per pubblicizzare un’occasione volta a riscoprire la #memoria storica del nostro territorio.




Anche la Toscana nel nuovo Atlante dei centri per profughi giulino dalmati promosso dall’Istituto nazionale F. Parri

è stato messo online, al seguente link:
Si ricorda che il progetto prevede l’implementazione progressiva delle informazioni e dei dati e che finora sono state mappate 60 delle 109 strutture note.
Dal Portale dell’Atlante:

Il progetto di ricerca sui centri di raccolta dei profughi giuliani e dalmati è promosso da Istituto Nazionale Ferruccio Parri e Consiglio Nazionale delle Ricerche – Dipartimento di Scienze umane e sociali, patrimonio culturale (CNR-DSU), in collaborazione con la rete degli istituti associati alla Rete Parri, la Società di studi fiumani – Archivio Museo storico di Fiume (Roma).

Il coordinamento scientifico è affidato a Maurizio Gentilini (CNR) e Paolo Pezzino (Istituto nazionale Ferruccio Parri).

La ricerca è stata svolta da Costantino di Sante (Università degli studi del Molise) ed Enrico Miletto (Università degli Studi di Torino).

Oggetto della ricerca
Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, scatenata dalla Germania nazista e dall’Italia fascista, l’intera Europa fu interessata dal flusso, spesso obbligato, di milioni di persone, che a causa degli eventi bellici e delle assegnazioni dei territori a seguito di nuovi protocolli furono costrette a lasciare i luoghi dove avevano vissuto per anni.

Il processo interessò direttamente anche l’Italia, che dovette firmare Trattati di pace che imponevano la perdita di territori, comprese le zone dell’Adriatico orientale: infatti con il Trattato di Parigi (1947) e il Memorandum di Londra (1954) l’Istria, Fiume e Dalmazia passarono sotto l’amministrazione della Jugoslavia. Di conseguenza la quasi totalità della popolazione italiana appartenente a queste regioni decise di abbandonarle, anche per sfuggire al regime comunista realizzato da Tito.

Tale processo, meglio noto come esodo giuliano-dalmata, coinvolse, oltre alla Venezia Giulia, anche Fiume e la Dalmazia, e rappresentò dunque il tassello italiano del più ampio mosaico degli spostamenti forzati di popolazione dell’Europa postbellica.

Arrivati nel nostro Paese come profughi, i giuliano-dalmati, nelle cui maglie si inserivano anche i molti fiumani che avevano abbandonato la propria città, furono sventagliati in una rete di campi e centri di raccolta dislocati sull’intero territorio nazionale.

Il progetto Atlante dei centri di raccolta dei profughi giuliani e dalmati si propone quindi di individuare, mappare e censire queste strutture, con esclusivo riferimento a quelle gestite dal Ministero dell’Interno.

Campi ma non solo, poiché l’Atlante presenta anche approfondimenti su alcuni luoghi che, pur non ricoprendo prettamente una funzione di centri di raccolta, divennero simbolo e simbolici dell’esodo: Fertilia, nei pressi di Alghero; il Quartiere Giuliano Dalmata di Roma; il Villaggio San Marco di Fossoli di Carpi; la Caserma di via Pradamano a Udine, che funzionò come centro di smistamento per migliaia di profughi.

Le schede georeferenziate dei campi ricostruiscono i principali passaggi che hanno scandito l’attività e il funzionamento delle diverse strutture, consentendo di allargare lo spettro: si restituisce così non solo la geografia dell’esodo e il suo impatto nelle diverse aree del Paese, ma anche i meccanismi delle politiche di gestione e assistenza ai profughi adottate dal Governo italiano. Quest’ultimo, muovendosi in un quadro nazionale e internazionale estremamente complesso, si trovò, di fronte a flussi divenuti sempre più consistenti, nella condizione di mettere in moto una vera e propria macchina dell’accoglienza che ebbe nei campi un segmento decisivo.

Un segmento che, oltretutto, ben descrive le dinamiche che portarono gli apparati governativi, dopo una fase iniziale di prima assistenza, a orientarsi, lentamente e non senza difficoltà, verso indirizzi più organici e sistematizzati che, basati prevalentemente sulle direttrici dell’inserimento lavorativo e della sistemazione abitativa poi sfociata nella costruzione dei Villaggi Giuliani, costituirono la risposta a una situazione improvvisa e di vasta portata, inserita nei contorni fragili dell’immediato dopoguerra. Dalla storia dei centri di raccolta emergono anche le politiche migratorie adottate a livello nazionale e internazionale per ricollocare o favorire l’emigrazione in altri paesi dei profughi e dei rifugiati. Queste politiche potrebbero essere ulteriormente indagate ampliando la ricerca ai campi specificamente destinati a tale scopo.

Il campo rappresenta dunque un punto di osservazione imprescindibile per lo studio della diaspora giuliano-dalmata e per la ricostruzione delle politiche assistenziali intraprese dai vertici governativi nei confronti degli esuli: la loro storia, se inquadrata in una prospettiva più ampia, racconta quella della lunga e difficile ricostruzione che precede la stagione della grande trasformazione del nostro Paese.

Metodologia
Attraverso un’accurata indagine condotta su un ampio ventaglio di fonti, in larga parte ma non esclusivamente italiane, si è cercato di arrivare a una quantificazione, il più precisa possibile, delle strutture e dei profughi che, in momenti diversi, transitarono al loro interno.

A essere considerati, come sottolineato in precedenza, sono stati i complessi gestiti, attraverso le prefetture, direttamente dal Ministero dell’Interno, che li ereditò dal dissolto ministero dell’Assistenza post-bellica.

Luoghi inutilizzati, riadattati, rifunzionalizzati e ricondizionati per il nuovo uso: un totale di 109 strutture – numero ampiamente condiviso sul piano storiografico – destinate a ridursi negli anni seguenti (41 nel 1952, 25 nel 1955), prima di chiudere i battenti intorno alla prima metà degli anni Settanta.

Le schede presentate in questa prima fase del progetto riguardano 60 campi e ricostruiscono anche la storia delle strutture analizzate sia prima del loro utilizzo per accogliere i profughi giuliano-dalmati, sia dopo la loro dismissione. Sono state inoltre segnalate le eventuali significazioni dei luoghi in cui sono state collocate targhe o segni di memoria relativi alla presenza dei profughi.

Centri ufficiali – questa la definizione che potrebbe essere applicata – ai quali se ne affiancarono certamente altri, dall’attività più breve e dai contorni più frastagliati, al cui interno l’assistenza era demandata a soggetti diversi, pubblici e privati, ma che – per il loro carattere frammentario – sono rimasti al di fuori del campo di indagine del presente lavoro, pur restando un possibile oggetto di approfondimento in uno studio successivo. Uno studio che dovrebbe evidentemente concentrare l’attenzione anche su una serie di strutture che assunsero rilevanza nell’economia della gestione dell’esodo, come, solo per citare alcuni esempi, i centri di prima accoglienza funzionanti nei porti di Venezia e Ancona o, ancora, i molti centri di ricovero temporaneo sparsi nelle diverse regioni della penisola.

Attraverso una scheda tipo, variabile in base alle informazioni reperite e al periodo di funzionamento, la storia e l’evoluzione di ogni singolo campo è ricostruita non solo attraverso fonti primarie, a cominciare dalla documentazione archivistica, e secondarie, ma anche mediante l’utilizzo di fonti narrative (testimonianze e cronache) ed emerografiche (articoli di quotidiani dell’epoca), unitamente a citazioni letterarie, cinegiornali e fotografie

Una prospettiva in grado di far emergere anche le politiche avviate da agenzie internazionali come la United Nations Relief and Rehabilitation Administration (UNRRA), l’International Refugee Organization (IRO) e, in una fase successiva, l’Amministrazione per gli Aiuti Internazionali (AAI) che, preposte al rimpatrio, all’assistenza e al ricollocamento (resettlement) attraverso programmi di emigrazione assistita in altri paesi di rifugiati e Displaced Person’s (DP), tracciarono traiettorie che in più di un’occasione si incrociarono, anche nei campi, con quelle dei profughi giuliano-dalmati. Questi ultimi, come emerge dalle schede, costituirono il nucleo numerico più rappresentativo nei diversi campi, trovandosi però a condividere, spesso con esiti diversi, gli stessi spazi e i medesimi ambienti con altre tipologie di profughi, in primis quelli provenienti dalle ex colonie dell’Africa orientale italiana, dalla Grecia e dal Dodecaneso, cui si aggiunsero, in alcuni casi, ebrei, ex prigionieri, sfollati e sinistrati di guerra in attesa di definitiva collocazione.

Un’umanità varia, vittima della guerra,, le cui vicende richiamano certamente a una cornice più ampia, che il progetto intende indagare nelle sue fasi successive, attraverso la mappatura di altre strutture e di profuganze diverse per tipologia e provenienza geografica. di profuganze diverse per tipologia e provenienza geografica.